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Non mangia fave, prestanome di Provenzano lascia il carcere

La notizia, in teoria, dovrebbe farmi anche piacere. Visto che chi scrive non mangia né piselli, né fave, qualora commettesse qualche reato, non rischierebbe di marcire in carcere. Pensate che sia scherzando? No, non è così, anche se mi piacerebbe che questa sulla fave e i piselli fosse solo una battuta. E’ di queste ore la notizia che Michele Aiello, il regista della rete di talpe della Procura di Palermo, condannato in via definitiva a 15 anni e 6 mesi, non può restare  in prigione in quanto esposto “a serio e concreto rischio di vita o a irreversibile peggioramento delle già scadute condizioni fisiche”. L’ex dirigente della sanità privata è affetto da favismo: semplicemente, non mangia fave perché rischia la salute.

Il tribunale di sorveglianza dell’Aquila gli ha dunque concesso, nei giorni scorsi, la detenzione domiciliare. Aiello, ritenuto dai giudici vicinissimo al boss mafioso Bernardo Provenzano e condannato nello stesso processo dove è risultato colpevole anche Salvatore Cuffaro, potrà starsene a casa per un anno. L’ex governatore della Regione Sicilia è invece a Rebibbia, dove sta scontando una pena sette anni.

Nello stabilire i domiciali per Aiello, i giudici si sono affidati a due periti, Brigida Galletti e Antonello Colangeli, secondo cui il favismo è malattia grave e seria. Una persona di medio intelletto, a questo punto, si chiederebbe:  possibile che nelle carceri italiane si mangino solamente fave e piselli? Possibile che non si riesca a stabilire un dieta ad hoc per i detenuti con determinati problemi di alimentazione? Possibile che una persona colpevole di gravi reati sconti la pena a casa propria?

Ma forse porsi queste domande ha davvero poco senso. Non si può che prendere atto, più semplicemente, di come le vie dell’impunità siano infinite. E, per i ricchi, passano anche attraverso il cibo più povero che esista: le fave.

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One comment

  1. Piccolo Scrivano Malandrino

    L’Ircocervo Italia sta morendo; è tutto infetto, ormai.

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