Non parla l’autista del bus maledetto In Italia le salme di tre studentesse

ROMA È lui l’uomo chiave per capire l’insensata strage delle ragazze dell’ Erasmus. Ma l’autista del bus maledetto tace, ricoverato nel reparto terapia intensiva dell’ospedale Verge de la Cinta di Tortosa, a poche stanze da dove sono ricoverati alcuni studenti feriti nell’incidente. Per le famiglie di tre delle sette ragazze italiane morte domenica è arrivato ieri sera il momento di tornare a casa. Le procedure del riconoscimento dei corpi per Francesca Borrello, Serena Saracino ed Elisa Scarascia Mugnozza si sono concluse. Un aereo dell’aeronautica militare ha riportato le tre bare in Italia.

Atterraggio a Pisa, dove ad accoglierle c’era il ministro Stefania Giannini, poi il trasferimento fino a casa a Genova, Torino e Roma. Per la genovese Francesca Bonnello i funerali sono stati annunciati già per oggi. Per la torinese Serena Saracino per domani. Per i famigliari delle altre 4 ragazze la dolorosa attesa nel castello di Tortosa durerà invece ancora uno o due giorni. Ma tutte le salme dovrebbero partire per l’Italia entro domani, ha detto l’ambasciatore italiano in Spagna Stefano Sannino. Rinchiusi da due giorni nel castello-albergo del X secolo, madri e padri delle ragazze vagano come fantasmi affranti, volti arrossati, solcati dalle lacrime.

L’uomo che potrebbe chiarire definitivamente la dinamica della strage del bus però per ora non parla. Secondo la stampa spagnola, è probabile che si sia addormentato al volante. L’avrebbe confessato, ancora sotto choc, ai primi soccorritori. Poi, seguendo i consigli di un avvocato d’ufficio, scrive La Vanguardia, si sarebbe rifiutato di rispondere alla polizia. L’uomo, di 63 anni, non ha mai avuto un incidente secondo l’impresa proprietaria del bus, da due giorni è ricoverato.

I medici hanno scoperto 24 ore dopo l’incidente che la cintura di sicurezza che gli ha salvato la vita gli ha però provocato una lesione polmonare. È grave, ma non in pericolo di vita. Non potrà essere interrogato dal magistrato ancora per diversi giorni. A poche stanze di distanza è ricoverata nello stesso ospedale – una vertebra forse incrinata – la cuneese Annalisa Ri- ba, 22 anni, studentessa di Farmacia. Deve essere operata a Barcellona o Torino. I genitori non hanno avuto il coraggio di dirle che Serena, sua cara amica, è morta. Per i quattro giovani italiani feriti ancora ricoverati non c’è pericolo di vita. E anche per i loro genitori la vita può continuare.

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