Novità pensioni minime: Matteo Renzi a Porta a Porta “Più soldi ai pensionati e sblocco contratti pubblici”

Il Premier Matteo Renzi è tornato a fare promesse agli italiani nel corso di un’intervista effettuata nel salotto di Bruno Vespa, a Porta a Porta. Nel corso del suo intervento il Presidente del Consiglio ha fatto una lunga lista degli interventi possibili che dovrebbero entrare nel disegno di legge di Bilancio, la vecchia Finanziaria che il Governo dovrà presentare in Parlamento entro la metà di ottobre e tra questi citiamo l’intervento sulle pensioni minime, lo sblocco dei contratti e l’adeguamento degli stipendi per i pubblici dipendenti. Il Premier Renzi, inoltre, conferma anche il bonus da 500 euro per gli insegnanti, soldi che gli stessi potranno scegliere di spendere in formazione, ed ancora conferma un alleggerimento dei contributi per i lavoratori autonomi.

” Quest’anno ci sarà un intervento di aiuto a chi prende poco di pensione e sarà nella legge di stabilità 2017. Quando si dice `intervento sulle pensioni´ vuol dire che metteremo più denari in tasca a chi di pensione prende poco poco”, ha dichiarato Renzi a Porta a Porta annunciando le misure della prossima legge di bilancio.Riguardo le pensioni, il Premier annuncia due misure specifiche, ovvero la prima riguarda le minime e la seconda prevede più soldi ma non per chi prende due pensioni. “E’ una misura che è stata fatta in passato, il governo Prodi aveva fatto una sorta di quattordicesima per chi prende meno di 750 euro al mese e ne intasca in più 50-40. Noi ragioniamo su questa ipotesi” annuncia Renzi.

Novità in arrivo anche per chi è agli ultimi anni di lavoro e vuole lasciare il mondo del lavoro in anticipo, ai quali verrà concesso una sorta di “scivolo”, ovvero potranno lasciare prima rinunciando ad una quota della pensione stessa. Il Premier Renzi, nello studio di Bruno Vespa inoltre ha promesso uno sconto sui contributi versati dagli autonomi non iscritti agli ordini professionali, circa 500 mila persone,tutti lavoratori ai quali, se iscritti alla gestione separata Inps, secondo i calcoli del Premier arriverà un risparmio di circa mille euro l’anno, che corrispondono più o meno agli 80euro che percepiscono sotto altra forma i lavoratori dipendenti. Il premier torna anche a parlare di nuove regole per il gioco d’azzardo.

“Via subito le slot machine da bar e tabacchi” ha ribadito. “I bar e i tabaccai che hanno una stanzetta e due macchinette su un nuro, le togliamo”, ha detto Renzi che ha sottolineato la necessità che questo tipo di attività siano collocate lì “dove ci sono controlli”. In conclusione il Premier ha anche parlato del tanto discusso Referendum che stando a quanto emerso dovrebbe svolgersi tra il 15 novembre ed il 5 dicembre ed in riferimento alle dimissioni annunciate nel caso di una vittoria del No, il Premier ha dichiarato: “Non ci ho ripensato. Ma siccome in tanti mi hanno detto che non dovevo personalizzare, ho detto solo che non parlo più del mio futuro. C’è tanta gente che si preoccupa del futuro dell’Italia. Questo referendum non riguarda il futuro di una singola persona, ma il fatto che si possano ridurre delle poltrone, che solo la Camera darà la fiducia al governo e che si interverrà sulle regioni”.

A Anticipo pensionistico e quattordicesima allargata per i trattamenti bassi. Il presidente del Consiglio ha ribadito ieri quali sono le due direttrici principali del pacchetto sociale a cui lavora il governo in vista della legge di bilancio. Anche se le misure sono in realtà più articolate (e la sintesi finale sarà fatta alla luce delle risorse finanziarie disponibili) l’idea di fondo è da una parte dare una mano a chi non ha ancora maturato il diritto alla pensione, soprattutto se si trova in difficoltà, dall’altra migliorare il reddito di una quota di popolazione anziana. Il prestito, noto con la sigla Ape, è forse il provvedimento che ha attirato maggiormente l’attenzione,ma in queste ultime settimane si sta sempre di più caratterizzando come una forma di sostegno a disoccupati e lavoratori in stato di bisogno, più che come uno strumento generale di flessibilità. Siccome la somma provvisoria percepita dal lavoratore nel periodo intermedio dovrà essere restituita con detrazione sulla pensione futura, il nodo più delicato è l’individuazione della platea alla quale lo Stato azzererà sostanzialmente il prelievo, attraverso corrispondenti detrazioni fiscali. I dettagli potrebbero ancora subire dei ritocchi, ma il criterio individuato prevede un incrocio tra requisiti soggettivi e reddituali. Dunque la gratuità (o quasi) del prestito scatterà per disoccupati di lungo periodo (che abbiano esaurito gli ammortizzatori sociali), addetti ad attività usuranti, precoci e disabili (o con un parente disabile da assistere), purché la pensione a cui hanno diritto, certificata dall’Inps, non superi i 1.50 euro lordi. Al di fuori di questi casi l’onere della rata da restituire e della polizza assicurativa sarà invece a carico dell’interessato, salvo eventuali interventi delle imprese nell’ambito di accordi per l’esodo.

Quanto alle pensioni basse già in essere, Renzi ha ribadito che il canale di intervento sarà la cosiddetta “quattordicesima”, la somma aggiuntiva introdotta dal governo Prodi che oggi è riconosciuta a 2,2 milioni di persone, con una soglia misurata dal reddito complessivo. Se oggi la percepiscono – nel mese di luglio – coloro che hanno un reddito non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo, 750 euro al mese, circa, dal 2017 la soglia dovrebbe salire a 1.000. Ma non è escluso un innalzamento anche dell’importo, che oggi va dai 336 ai 504 euro a seconda della carriera contributiva e potrebbe essere maggiorato del 25 per cento. Naturalmente l’intero pacchetto dovrà confluire nella legge di bilancio con i suoi vincoli finanziari. Il premier ieri ha ricordato che per quest’anno il rapporto tra deficit e Pil si fermerà al 2,3-2,4 per cento, senza specificare l’obiettivo per il 2017 che sulla carta è fissato all’1,8 ma probabilmente è destinato a crescere. Nella legge di bilancio ci saranno altre misure che assorbiranno risorse, come il potenziamento della detassazione del salario di produttività, il taglio delle aliquote contributive per circa 500 mila partite Iva ed eventuali nuovi stanziamenti per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici. In questo ambito si collocano le risorse per la previdenza, che secondo i sindacati non possono scendere sotto i due miliardi. «Servono almeno due miliardi di soldi freschi – argomenta Cesare Damiano, presidente della commissione Lavo della Camera e già ministro del Lavoro proprio con il secondo governo Prodi – più i fondi che sono già in bilancio per la cosiddetta opzione donna e per la salvaguardia degli esodati». Per Damiano «è prioritario risolvere una questione sociale che influenza milioni di persone e quindi di elettori, anche in vista del referendum».

 Sul tavolo del confronto coordinato dal sottosegretario Tommaso Nannicini, che riprenderà sul tema della previdenza la prossima settimana, ci sono anche altri possibili correttivi alle norme, sempre a favore di categorie come i lavoratori precoci e quelli che svolgono mansioni usuranti. Per i primi è allo studio un abbuono contributivo di almeno 2-3 per ogni anno lavorato prima dei 18,ma la scelta ancora da fare è tra un beneficio uguale tutti o più incisivo a favore di chi ha iniziato prestissimo. Per i lavori usuranti si ragiona su un allargamento della platea (in prima fila macchinisti ed edili) mentre l’accesso alla pensione sarebbe ulteriormente avvicinato dalla cancellazione delle attuali “finestre” (periodi di attesa di un anno) e dallo stop al meccanismo di adeguamento alla speranza di vita.

Anticipo pensionistico e quattordicesima allargata per i trattamenti bassi. Ma anche sblocco dei contratti pubblici e adeguamento dei relativi salari. Conferme e annunci ieri dal presidente del Consiglio che in tv ha ribadito ieri le direttrici principali del pacchetto sociale a cui lavora il governo in vista della legge di bilancio. Per le pensioni in particolare, l’idea di fondo è da una parte dare una mano a chi non ha ancora maturato il diritto alla pensione, soprattutto se si trova in difficoltà, dall’altra migliorare il reddito di una quota di popolazione anziana.
Il prestito, noto con la sigla Ape, è forse il provvedimento che ha attirato maggiormente l’attenzione, ma in queste ultime settimane si sta sempre di più caratterizzando come una forma di sostegno a disoccupati e lavoratori in stato di bisogno, più che come uno strumento generale di flessibilità. Siccome la somma provvisoria percepita dal lavoratore nel periodo intermedio dovrà essere restituita con detrazione sulla pensione futura, il nodo più delicato è l’individuazione della platea alla quale lo Stato azzererà sostanzialmente il prelievo, attraverso corrispondenti detrazioni fiscali. I dettagli potrebbero ancora subire dei ritocchi, ma il criterio individuato prevede un incrocio tra requisiti soggettivi e reddituali. Dunque la gratuità (o quasi) del prestito scatterà per disoccupati dilungo periodo (che abbiano esaurito gli ammortizzatori sociali), addetti ad attività usuranti, precoci e disabili (o con un parente disabile da assistere), purché la pensione a cui hanno diritto, certificata dall’Inps, non superi i 1.500 euro lordi. Al di fuori di questi casi l’onere della rata da restituire e della polizza assicurativa sarà invece a carico dell’interessato, salvo eventuali interventi delle imprese nell’ambito di accordi per l’esodo.

Quanto alle pensioni basse già in essere, Renzi ha ribadito che il canale di intervento sarà la cosiddetta «quattordicesima», la somma aggiuntiva introdotta dal governo Prodi che oggi è riconosciuta a 2,2 milioni di persone, con una soglia misurata dal reddito complessivo. Se oggi la percepiscono – nel mese di luglio – coloro che hanno un reddito non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo, 750 euro al mese, circa, dal 2017 la soglia dovrebbe salire a 1.000. Ma non è escluso un innalzamento anche dell’importo, che oggi va dai 336 ai 504 euro a seconda della carriera contributiva. Naturalmente l’intero pacchetto dovrà confluire nella legge di bilancio con i suoi vincoli finanziari. Il premier ieri ha ricordato che per quest’anno il rapporto tra deficit e Pil si fermerà al 2,3-2,4 per cento, senza specificare l’obiettivo per il 2017 che sulla carta è fissato all’1,8 ma probabilmente è destinato a crescere. Nella legge di bilancio ci saranno altre misure che assorbiranno risorse, come il potenziamento della detassazione del salario di produttività, il taglio delle aliquote contributive per circa 500 mila partite Iva ed eventuali nuovi stanziamenti per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pub – blici. Per le risorse della previdenza, «servono almeno due miliardi di soldi freschi» argomenta l’ex ministro Cesare Damiano.
L’altro caposaldo sul fronte pensionistico resta l’Ape, la possibilità di uscire in anticipo «rinunciando a pochino», con un intervento che costi «un’inezia», dice in tv Renzi, e consenta di uscire fino a 3 anni prima dal mondo del lavoro. Il «pacchetto sociale» si dovrebbe completare, come ha confermato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, con uno stanziamento aggiuntivo per il piano povertà, per il quale si punta ad aumentare le risorse fino a 1,5 miliardi (dal miliardo già stanziato per il prossimo anno con l’ultima legge di Stabilità

Matteo Renzi nel salottino di Bruno Vespa fa gli occhi dolci, indossa la maschera del buon samaritano e dice che lui mai e poi mai gongolerebbe per i guai degli avversari politici. Arriva pedino a dire del caso Roma che a lui «dispiace. Noi siamo perché Roma risolva i suoi problemi e siamo pronti a dare una mano. Non siamo contro l’amministrazione di Roma». Dice che rispetta un sindaco votato dai cittadini. E in un crescendo rossiniano arriva alla vetta: «A Virginia Raggi dico in bocca al lupo…».È a quel momento che dalla maschera renziana escono luccicanti due incisivi da fare paura: ecco il lupo, che se ne stava placido su quella poltroncina. E giti una prima sbranatimi: «Il gruppo di Grillo ogni anno prende 2 milioni 400mila euro dal Senato. Non lo dice nessuno, ma è così perché i parlamentari Cinque Stelle non rinunciano ai rimborsi ai gruppi. Prendono un sacco di soldi, Casalino e la struttura di comunicazione di Casaleggio la pagano così. Ma con la mia riforma né loro né il Pd li prenderanno più».

«I Cinque Stelle», morde il premier gongolante, «hanno anche amministratori validi, penso a Pizzarotti, poi in altre città hanno fallito, ma non credo che sia finito. C’è una cosa peri» che fa storce re il naso: il loro atteggiamento da doppia morale. Ecco: 5 stelle, ma due morali. Se uno del Pd riceve un avviso di garanzia, urla, strepiti e richieste di dimissioni. Se lo riceve uno di loro diventano garantisti e urlano al complotto della magistratura».A dire il vero non uno di loro ha mai criticato i magistrati che li indagavano, ma quando si sbrana non si va per il sottile. Lupo Renzi mica ha finito il suo pasto, perché quello stesso leader politico che si diceva dispiaciuto per le disavventure romane e fingeva sostegno alla Raggi, addenta ancora: «1 Io visto scene indecorose in queste ore» e più che lupo è sembrato coccodrillo aggiungendo: «Sono triste per questo».

Potili gli crederanno, eppure nel suo pasto c’è ancora posto per qualche ossicino della preda grillina: «Mi dispiace perché vedo in questa vicenda tante, troppe bugie. Mai \istc tante bugie tutte insieme». Equi sentire un professionista come lui concedere il doc, fa una qualche impressione. Poi però Lupo Renzi ha un momento di sincerità: «Mi dispiace anche perché Roma rischia di perdere Olimpiadi».È stato il piano forte dello show di ieri sera a Porta a Porla, con un premier decisamente a suo agio e tun’altro che rimbecillito dal jet lag come aveva lamentato prima che si accendessero le luci di studio. La pelliccia da lupo gli calzava a pennello, c ha lasciato altri segni di suoi incisivi. Morso però da intenditori, di quelli di cui non si accorge il grande pubblico. Le carni questa volta erano quelle di un assente, Marco Travaglio, direttore del fatto Quotidiano.

Renzi le ha sbranate per interposta persona. In studio cera il dircnore editoriale del Fatto, già direttore responsabile, Antonio Padellato. Deve essergli sembrato un po’ petulante con quel suo insistere sugli errori e gli interessi del governo nella gestione della crisi bancaria, e nelle critiche alla riforma costituzionale. Il premier l’ha spento in un secondo, facendogli un complimento. Ha ricordato una vecchia intervista che aveva concesso al l’atto Quotidiano, «quando direttore era lei c le copie erano assai più di ora…». Padellaro è andato in brodo di giuggiole, poi si è reso conto e ha provato la difesa di ufficio: «Anche ora le copie sono tante…». A Renzi non basta va, e dieci minuti dopo ha riaffondato gli incisivi: «Guardi che il mio complimento al vecchio
Fatto non era una marchetta nei confronti di Padellaro. Era un giudizio sull’attuale direttore».

Visto che il lupo perderà il pelo ma non il vizio di affondare i canini, in trasmissione la mascella ha lavorato anche su Massimo D’Alema. Occasione venuta dalla discussione sulla crisi Mps. Renzi sostiene di non essersi mai occupato delle vicende interne delle banche. Anzi, di avere cacciato la politica di fi. Perché prima di lui a Mps la politica «suggeriva perfino le banche da comprare, ad esempio una banchetta in Pu glia». E il suggeritore del disastroso acquisto di quella piccola preda pugliese (banca 121) che tanta pane ha nei guai di Mps fu proprio D’Alema.
In trasmissione c’erano anche altri incisivi, di quelli che lasciano morsi profondi. Li portava Vittorio Feltri, direttore di Ubero, che non ha mollato la presa sui guai italiani dipendenti dall’Euro e da questa Europa, e sulla felicità cie si respira in Inghilterra dopo la Brexit. Renzi ha nicchiato, ha provato a svicolare lodando la coerenza di Feltri e mostrando di seguire ogni anicolo di quella che ha chiamato «la battaglia di Libero», poi ha mezzo ceduto di fronte alla domanda di Feltri: «Ma non le sembra da matti questa Europa?». Il premier ha risposto di ritenere utile restare nell’euro, ma ha ammesso che molte riunioni con i partner europei «sono sì da matti».

Infine le promesse prima della legge di stabilità. Renzi ha annunciato due interventi sui pensionati, uno per dare una quattordicesima simile a quella che offrì il governo di Romano Prodi a chi ha pensioni da fame. Ottanta euro ancora? No, meno: 40-50. Seconda misura. l’uscita anticipata e volontaria dal mondo di lavoro di chi è al massimo a tre anni dalla pensione. Perderà qualcosina dell’assegno, e potrà ricevere un eventuale scivolo dal datore di lavoro. Ma i particolari non ci sono ancora. Altra promessa: 1000 euro di sconto sui contributi previdenziali annui a cure a mezzo milione di partite Iva. Anche qui particolari rimandati a un secondo tempo. E ancora: il rinnovo – con aumenti salariali – del contratto dei pubblici dipendenti fermo da sette anni. Ma come e con quanto è ancora da stabilire. In fine, la data del referendum: verrà fissata dal Consiglio dei ministri il 25 settembre e, quindi, si terrà ira il 15 novembre e il 5 dicembre.

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