Nuove regole per i beni confiscati alla mafia, per evitare altri casi ‘Silvana Saguto’

Un nuovo emendamento sul codice antimafia è già stato presentato a Montecitorio, esso servirà a gestire l’enorme quantità di beni sequestrati alla mafia. Il governo decide così che i beni sottratti alla criminalità organizzata non verranno più gestiti come in passato, ma la gestione passerà direttamente alla polizia giudiziaria. La polizia giudiziaria potrà mettere determinati locali a disposizione degli stessi uomini della polizia, dei vigili del fuoco e delle forze armate, affinché possano occuparli tramite un regolare affitto, versato agli organi preposti alla riscossione da parte dello stato. Un percorso più semplice e che dovrebbe essere, almeno sulla carta, più chiaro per fare in modo che su tutti quei tesori recuperati dallo stato, non gravi l’ombra di una mala gestione. Infatti adesso il baricentro della gestione dell’enorme e fruttuosa macchina si sposta verso il ministero dell’Interno.
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Ed è così che dopo lo scoppio del caso del giudice di Palermo, Silvana Saguto, la quale gestiva i beni sottratti alla mafia quasi come una sua personale proprietà, con questo nuovo emendamento il governo spera di mettere fine ad una gestione altrettanto mafiosa dei beni immobili sottratti alla criminalità organizzata. Tramite Silvana Saguto sembrava che i beni confiscati a Cosa Nostra ritornassero dritti dritti nelle mani della stessa. Il giudice infatti decideva nomine “in cambio di incarichi o consulenze assegnate a componenti del nucleo familiare del magistrato [una nomina al CARA di Mineo, affinché il figlio venisse assunto in un Hotel 5 stelle], da amministratori nominati in occasione di procedure di prevenzione disposte da tribunali diversi da quello di Palermo”, secondo quanto si legge sui documenti stilati dal Guardasigilli sulla base dell’inchiesta svolta dai giudici del tribunale di Enna. L’inchiesta sulla Saguto ha inoltre portato all’allontanamento del prefetto Francesca Cannizzo – anch’essa ingranaggio della macchina corrotta – nonché al nome di Davide Faraone, il cui nome è venuto a galla durante le intercettazioni.

Secondo il nuovo codice invece ai membri delle forze dell’ordine sarà possibile prendere in affitto determinati beni sulla base di contratti della durata di quattro anni, rinnovabili fino a due volte, non di più. Gli affittuari potranno anche effettuare modifiche e ristrutturazioni agli immobili, rivalendosi sul canone d’affitto, qualora manchino i fondi agli enti preposti per agire in maniera autonoma. Più rigide diventano le norme anche per gli amministratori giudiziari, i quali verranno scelti trai i nomi presenti sull’albo e verranno sottoposti ad una rotazione periodica degli incarichi, proprio per evitare che si affaccino alla magistratura altre vicende simili a quella del giudice Silvana Saguto. Inoltre nessun parente o affine dell’amministratore giudiziario potrà ricoprire l’incarico. Una sequela di norme e regole insomma che cercano di rendere la macchina più snella e facilmente controllabile direttamente dal Ministero dell’Interno, al fin di evitare ogni infiltrazione di stampo mafioso, che possa inquinare quello stesso sistema che dovrebbe invece mettere chiarezza, tramite la legalità e la giustizia.

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