Obama e Putin, telefonata da guerra fredda

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I toni si sono abbassati, e visto come sembravano essersi messe le cosa già non è affatto poco. Perché anche il resto mostri segnali di miglioramento, invece, è ancora questione di tempo. Sta di fatto che la contesa tra americani e russi alla voce Siria registra un allentamento di tensione sul piano formale.

Tutto merito di una provvidenziale telefonata conciliatoria andata in scena ieri tra Barack Obama e Vladimir Putin. L’inquilino della Casa Bianca e quello del Cremlino hanno archiviato le incomprensioni di sabato tra i rispettivi bracci destri – il premier russo Dimitri Medvedev ad evocare una «nuova guerra fredda» ed il segretario di Stato statunitense John Kerry a minacciare «ulteriori truppe di terra» qualora il rais di Damasco Bashar el Assad non rispetti gli impegni presi – e gettato almeno in apparenza le basi per una fase di collaborazione.

In cosa debba consistere materialmente questa collaborazione non è ancora chiarissimo. Quel che si sa è che i due hanno concordato di intensificare la cooperazione tra le rispettive agenzie e altre strutture per implementare la dichiarazione di cessate il fuoco del Gruppo Internazionale di Supporto sulla Siria. Come raggiungere l’obiettivo, però, va ancora stabilito. Da Washington, inoltre, fanno sapere che Obama ha chiesto con forza l’interruzione dei bombardamenti.

Il punto è che, al di là delle buone intenzioni, il problema politico di fondo che divide Washington e Mosca resta immutato: secondo gli americani, il tempo di Assad è terminato e le operazioni di pace hanno da essere prodromiche alla sua rimozione; per i russi, invece, l’uomo forte di Damascoè e resta un alleato a tutti gli effetti, e l’intervento internazionale in Siria deve essere finalizzato ad aiutare il governo locale a riprendere il controllo della situazione. Queste le premesse e questa la divergenza, è naturale che quello tra Casa Bianca e Cremlino sia destinato a rimanere un dialogo in salita.

Sul terreno, intanto, la situazione continua ad essere fluida. Le truppe di As- sad, aiutate da iraniani e libanesi, continuano ad avanzare. Vanno avanti con i bombardamenti su Aleppo e si muovono velocemente verso Raqqa.Sul fronte opposto, la Turchia – bissando le operazioni di sabato – è tornata a bombardare le postazioni della milizia curda dell’Ypg, nelle immediate vicinanze del passo di frontiera di On- cupinar, poche ore dopo averla avvertita che non consentirà minacce alle sue frontiere.

E proprio l’atteggiamento di Ankara apre un caso con l’Europa. I cui leader stanno negoziando col presidente Tayyp Erdogan un delicato accordo per il controllo delle frontiere e che non può che guardare con preoccupazione ad uno scenario di guerra. Pertanto, da Parigi è arrivato un altolà al governo turco: «La Francia», si legge in una nota diramata dal ministero degli Esteri, «è preoccupata dal peggioramento della situazione nella Siria del nord e chiede che Turchia e Russia sospendano immediatamente i bombardamenti sulle forze curde in Siria».

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