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Oggi voto di fiducia sulle unioni civili Cei: tutti sconfitti Il no di Marchini

imageCome previsto da giorni, ieri il Governo ha posto la fiducia sul disegno di legge delle unioni civili che si voterà oggi dalle 14,10 con il testo che dovrebbe essere definitivamente approvato tra stasera e domani. Ma la questione di fiducia annunciata dalla ministra delle Riforme Maria Elena Boschi, nonostante fosse stata pubblicamente comunicata da Matteo Renzi già domenica nel corso della trasmissione Che tempo che fa, ha scatenato l’opposizione e ha fatto scendere in campo la Cei. Mentre Alfio Marchini, il candidato civico al Campidoglio, ha aperto un nuovo fronte avvertendo che, nel caso dovesse vincere le elezioni, da sindaco «non celebrerò unioni gay».

Lunedì il ddl Cirinnà sulle unioni civili era stato incardinato nell’aula di Montecitorio, ieri dopo la discussione sulle pregiudiziali di costituzionalità, la ministra Boschi ha posto la questione di fiducia a nome del governo, spiegando che questo testo «ha significato politico perché per il governo questa legge è un elemento prioritario dell’agenda che è incentrata non solo sulle riforme strutturali, ma anche sui diritti. I sindaci devono rispettare la legge».

Subito dopo si è scatenata la protesta sia in aula che fuori. A partire dal capogruppo della Lega Nord Massimiliano Fedriga che ha ammonito i colleghi del Pd che avevano applaudito la Boschi come «servili colleghi della maggioranza che applaudono quando
mettono la fiducia. E’ la dimostrazione plastica in questo Parlamento dei servi della gleba per essere ricandidati». Il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta, in conferenza stampa, ha definito «ignobile e aberrante mettere la fiducia su una materia sensibile come le unioni civili» e ha chiamando in causa il Colle perché «il fatto di mettere la questione di fiducia in maniera così violenta, irrispettosa della democrazia, è veramente il segno che stiamo dentro una deriva autoritaria. E questo è inaccettabile e va gridato ad alta voce, e soprattutto va posta la questione al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella». Forti contestazioni anche da parte del M5S con Alfonso Bonafede che ha detto che «il Parlamento è per il governo uno zerbino su cui pulire i piedi, i parlamentari dovrebbero rispondere ai cittadini e non ubbidire a un capo padrone abituato a calpestare quest’aula».
Una presa di posizione pesante è arrivata da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei che afferma: «Il voto di fiducia, non solo per questo governo ma anche per quelli passati, spesso rappresenta una sconfitta per tutti» Galantino chiede che «ci sia una politica familiare molto più attenta che metta in conto l’importanza della famiglia costituita da padre, madre e figli».

Intanto le dichiarazioni di Marchini hanno scatenato i dem contro il candidato sindaco a partire dall’autrice del ddl Monica Cirinnà che ha ammonito che se «non celebrerà le unioni civili tra persone dello stesso sesso non soltanto andrà contro i diritti dei cittadini romani, ma anche contro una legge dello Stato con tutte le conseguenze civili e penali». Marchini non ha fatto passi indietro, chiarendo di essere «favorevole al riconoscimento di tutti i diritti civili nel rispetto delle leggi. Ma credo di esser libero di dire che non celebrerò matrimoni». accompagna fino all’Ergife. Dove si celebra – con rito laico – l’unione politica e civica tra lui, Alfio Marchini, e Silvio Berlusconi. Il candidato sindaco di prima mattina sembrava avesse detto «no alle unioni gay», salvo specificare che avrebbe risposto alle domande dei cronisti dell’Ansa di essere contrario ai matrimoni. Sottigliezze? Forse. Di sicuro in serata, quando la campagna elettorale di Roma ha già fatto il paio con la polemica politica parlamentare diventando un unicum sul tema dei diritti, è la posizione di Marchini a tenere banco. Con un’ulteriore specifica, l’ultima: «Ho detto millevolte che l’amore è sacro e che le leggi si rispettano. A domanda se le celebrerei (le unioni civili ndr) come ad esempio ha fatto Marino ho detto no». Traduzione, quando ci sarà la legge non si opporrà, ma niente photo opportunity ed eventi come fece appunto l’ex sindaco.

La polemica, si diceva, arriva fino all’Ergife, dove non c’è solo l’incontro tra Berlusconi e Marchini ma anche un’altra riunione “programmatica”. A fianco, infatti, si celebra il congresso delle Madri superiori provenienti da tutto il mondo. Quando finisce il loro appuntamento sta per iniziare quello di Forza Italia. Le due compagnie si mischiano nell’andirivieni. «Ecco il motivo di questa uscita – dice un esponente azzurro molto vicino a Berlusconi, indicando lo sciamare di suore davanti all’ingresso -: Giachet- ti è agnostico, la Raggi vuole tassare tutti i beni del Vaticano, la Meloni non andrà contro il Papa sul tema dell’accoglienza. Rimane Alfio che con questa uscita punta a erodere voto a destra e ad avere l’appoggio della Chiesa, che al momento è senza candidato». Sarà davvero così? Il Pd, con Matteo Orfini in testa, lo tranquillizza: «Ci penserà Giachetti». E proprio il candidato Pd, che è
anche parlamentare, aggiunge: «Io invece non vedo l’ora di votare la legge alla Camera: se la legge viene approvata il sindaco deve applicarla». Il cantante Scial- pi, fresco di sì a New York con il suo manager, si accoda: «Dopo questo tweet la invito alla mia festa compleanno il 24 maggio per parlare del mio matrimonio che celebrerà futuro sindaco di Roma». Ma se è vera la teoria di Forza Italia sulla mossa strategica di Alfio, ecco la risposta dell’altra competitor nel campo del centrodestra, Giorgia Meloni: «Unioni gay? Dubito mi chiederanno di celebrarle comunque se ci sarà una legge andrà rispettata». Tace invece Virginia Raggi che però in passato disse che, pur essendo cattolica e sposata in Chiesa, di non trovare nulla di strano nel regolare convivenze stabili «anche per gli omosessuali».

Ma la polemica è su Marchini. E subito scappa fuori dalla rete, un suo tweet di due mesi fa: «Da sindaco non tollererò più che una coppia gay non possa passeggiare tranquillamente al Colosseo come avvenuto in passato». Affermazione accompagnata da un’intervista alla Zanzara pro registro gay, sempre di due mesi fa. Acqua passata. Intanto adesso il Pd è scatenato. Monica Cirinnà, la senatrice dem firmataria del disegno di legge sulle unioni, parla di dichiarazioni «omofobe» ricordando a Marchini che il sindaco «non può andare contro la Costituzione». La difesa arriva dal centrodestra e da diversi di Forza Italia (non tutti: la Pascale, lady Berlusconi, è da sempre
un’attivista arcobaleno). «Alfio» non perde la rotta e insiste: «Rispetto tutti». Facendo capire che qualora diventasse sindaco manderebbe un funzionario del Comune senza presentarsi in prima persona con la fascia tricolore al petto. La mossa, dietro le quinte, mette in difficoltà la Meloni, che si sente scavalcata su questo tema a destra. «Lo ha detto solo per raccattare i voti cattolici». I marchiniani rilanciano: «E’ una sfumatura più personale che amministrativa».

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