Omicidio Litvinenko Londra accusa Putin: Secondo l’inchiesta inglese, l’ex spia russa è stata uccisa dai servizi di Mosca

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«The FSB operation to kill Mr Litvinenko was probably approved by Mr Patruscev and also by President Putin». Sono appena due righe, a dir poco inconsuete in un atto giudiziario, alla fine delle 247 pagine del corpo principale del Livtinenko Inquiry Report:il rapporto dell’indagine sulla morte di Alexander Litvinenko, exagente prima del Kgb sovietico e poi dell’Fsb russo, morto a Londra il 23 novembre 2006 a 43 anni. Avvelenato con l’isotopo radioattivo polonio-210 ingerito mentre beveva del tè nel bar del Millennium Hotel a Mayfair. Seguono poi 11 appendici, portando il totale del documento a 326 pagine. Ma bastano quelle due righe a scatenare una tempesta diplomatica dalle conseguenza imprevedibili.

«L’operazione dell’Fsb per uccidere Mr. Livtinenko è stata probabilmente approvata dal signor Patruscev e anche dal Presidente Putin». Secondo le indagini della Commissione Pubblica d’Inchiesta britannica presieduta da Sir Robert Owen, exgiudice della Alta Corte di Inghilterra e Galles, sarebbero stati il presidente russo e il segretario del suo Consiglio di Sicurezza, all’epoca direttore dell’Fsb, a ordinare l’avvelenamento dell’agente che si era rifugiato nel Regno Unito e stava tirando fuori una quantità di segreti la gran parte dei quali era altrettanto e anche più imbarazzante di questo omicidio.

«Convocheremo l’ambasciatore russo a Londra al ministero degli Esteri, dove esprimeremo la nostra profonda insoddisfazione per l’incapacità della Russia di cooperare e di fornire risposte soddisfacenti», ha subito annunciato il ministro dell’Interno Theresa May parlando alla Camera dei Comuni. La stessa May ha inoltre reso noto che Londra ha scritto ai suoi partner della Nato e dell’Ue per chiedere loro di adottare una politica congiunta in grado di prevenire tali omicidi in futuro, definendo il caso Litvinenko una «violazione aperta e inaccettabile del diritto internazionale e di comportamenti civili».

È stato anche annunciato il congelamento deibeni dei due principali indiziati dell’omicidio, i due agenti russi Andrei Lugo- voi e Dmitry Kovtun. May ha inoltre precisato che il governo britannico sta studiando nuove iniziative legali: in parti- colare,valutando con la procura di Stato la possibilità di ottenere l’espulsione dei due. «Sono certo che Lugovoi e Kovtun misero il polonio-210 nella tazza da tè al Pine Bar, il 1° novembre del 2006», afferma Owen. «Le parole pronunciate da mio marito nel suo letto di morte, quando accusò Putin, sono state confermate da un tribunale inglese» ha commentato Marina, la vedova di Livtinenko.

«Sono motivata a trovare le persone che hanno ucciso mio marito, oggi abbiamo ricevuto un verdetto che afferma “sì, sono stati quei due a commettere questo crimine”. Oggi camminano perle strade diMosca, ma credo che arriverà un giorno, alla fine, in cui queste due persone saranno punite». Per ottenere ciò chiede «l’imposizione di sanzioni economiche mirate e del divieto di ingresso a carico di determinati individui, tra cui Patruscev e Putin».

L’agenzia Interfax risponde che la Russia non è intenzionata né a concedere l’estradizione di Lugovoi e Kovtun, né di far partire un caso giudiziario a loro carico. «Mosca non accetterà il verdetto dei giudici britannici. Londra ha violato il principio della presunzione di innocenza», è il commento di un’altra fonte citata dall’agenzia Ria Novosti. «Non avevamo motivo di pensare che le risultanze finali di un processo motivato politicamente ed estremamente privo di trasparenza potessero improvvisamente diventare oggettive e imparziali», ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. «Abbiamo bisogno di tempo per studiare in dettaglio il contenuto di questo documento e dare una valutazione, ma la posizione della Russia su questo tema rimane invariata ed è ben nota».

«Ci dispiace che un caso puramente penale sia stato politicizzato e abbia rovinato la generale atmosfera dei rapporti bilaterali».Mentre Dmitry Kovtun è un uomo d’affari, Lugvoi è un’ex guardia del corpo del Cremlino nel frattempo diventato deputato alla Duma, con quel Partito Liberal Democratico di Vladimir Vladimir Zirinovskij che è in realtà un movimento ultra-nazionalista. «Le conclusioni sono un patetico tentativo di Londra di usare gli scheletri nell’armadio a fini politici, le accuse contro di me e Kovtun sono prive di senso», dice, e aggiunge: «gli eventi del 2014 in Ucraina, iniziati dopo l’isteria anti-russa, hanno coinciso con la riapertura delle indagini».

«Quando Lugovoi avvelenò Litvinenko è probabile che lo fece sotto la direzione dell’Fsb», dice il giudice Owen. «Abbiamo concluso che anche Kovtun prese parte all’avvelenamento», «le prove mostrano che lo Stato russo è responsabile della morte di Litvinenko», «sono sicuro che Lugovoi e Kovtun contaminarono col polonio-210 la tazza di tè al Pine Bar il 1 novembre 2006», «sono sicuro che lo fecero con l’intenzione di avvelenare Litvinenko».

Nato il 4 dicembre 1962 a Voronez, vicino al confine della Russia con l’Ucraina, Aleksandr Val’terovic Litvinenko era stato un agente prima del Kgb sovietico e poi dell’Fsb russo, specializzato nell’infiltrazione in gruppi criminali. Proprio indagando nel ’94 su un tentativo di omicidio di Boris Berezovsky conobbe l’allora potentissimo oligarca, e ne ricevette la proposta di organizzargli il servizio di protezione. In teoria, sarebbe stato vietatissimo: ma gli stipendi dei dipendenti statali nella Russia di Eltsin erano precipitati talmente in basso che tali occasioni per arrotondare lo stipendio erano tollerate.

Secondo la vedova Marina, nel 1997 si sarebbe però accorto che i vertici dell’Fsb erano pappa e ciccia coniprincipali gruppi mafiosi. Quando il 25 luglio 1998 al vertice del Servizio arrivò Putin, Livtinenko si sarebbe rivolto a lui speranzoso, ma senza essere ascoltato. Dopo averlo appoggiato, il 13 novembre 1998 Berezovsky rompe clamorosamente con Putin attraverso unalettera aperta sul giornale Kommersant in cui lo accusa di aver ordinato di ucciderlo, e il 17 novembre Livtinenko è uno dei cinque uomini dell’Fsb che testimoniano in favore di quest’accusa in una conferenza stampa.

Dà poi le dimissioni, e nell’ottobre del 2000 scappa in Turchia via Ucraina. L’ambasciata Usa in Ankara gli nega l’asilo, il Regno Unito glielo concede invece il primo novembre 2000: ufficialmente, su basi umanitarie. Ma nell’ottobre 2007 il Daily Mail ha rivelato che in realtà era stato assunto dai Servizi britannici del Mi6, per 2000 sterline al mese. E Marina confermerà una consulenza per la lotta alle mafie russe.

Cittadino britannico dall’ottobre del 2006, giornalista al servizio della causa cecena e di quella di Berezovsky, condannato in contumacia inRussia nel 2002atreanniper corruzione, Livtinenko iniziò a bombardare ime- dia con una quantità di accuse clamorose, ma mai fondate su vere prove. Che sarebbero stati gli agenti dell’Fsb a organizzare gli attentati terroristi a Mosca del 1999 ed anche a infiltrare i terroristi dell’assalto al Teatro di Mosca del 2002 e di quello alla scuola di Beslan del 2004.

Che c’erano relazioni tra i Servizi russi e vari gruppi terroristi, tra cui al-Qaida. Che l’agitazione islamica contro le vignette danesi su Maometto sarebbe stata montata dall’Fsb per punire Copenaghen di non aver estradato alcuni ceceni. Che sarebbe stato Putin a ordinare l’assassinio di Anna Politkovskaya. Che Romano Prodi era stato un agente del Kgb. Apparentemente, siamo sul livello dei complottisti delle Torri Gemelle. A differenza di loro, però, lui il primo novembre 2006 finì all’ospedale per un avvelenamento da polonio nel tè che lo avrebbe portato nella tomba in capo a 22 giorni. Anche Berezovsky è stato trovato morto nei pressi di Londra il 23 marzo 2013, in un apparente suicidio che ha lasciato molte perplessità.

The Fsb operation to kill Mr Litvinenko was probably approved by Mr Patrushev and also by President Putin”. Diciassette parole. Hanno riacceso toni da Guerra fredda tra Gran Bretagna e Russia. Perché attribuire la responsabilità di un fosco delitto all’uomo più potente (e temuto) del mondo, è più che un verdetto di colpevolezza, è una condanna morale e politica pesantissima.

È dare sostanza ai sospetti di dieci anni fa. In quelle parole senza enfasi del coraggioso giudice sir Robert Owen, presidente della commissione d’inchiesta pubblica, c’è l’impietosa sintesi di una vicenda che rivela quanto sia esteso e impunito il sistema di potere e di corruzione della Russia post sovietica e del regime di Putin. L’audace frase si legge a pagina 246, paragrafo 10.16, l’ultimo della parte 10 (“Sommario delle conclusioni”) di un corposo dossier che in totale conta 328 pagine e che ripercorre con puntiglio e dovizia di dettagli la vita di Alexander Litvinenko sino al tragico epilogo, l’avvelenamento col polonio 210 (raro elemento radioattivo).

NELL’AFFOLLATA conferenza stampa in diretta tv, sir Owen ha ribadito, senza titubanza, la stessa conclusione, che ha subito fatto il giro del mondo, suscitando scalpore e sollevando inquietudini, perché un’accusa simile potrebbe diventare alibi di imprevedibili reazioni del Cremlino, capaci di condizionare il futuro della politica europea ed occidentale: “Le prove che presento stabiliscono chiaramente la responsabilità dello Stato russo nella morte di Litvinenko”, ha aggiunto il coroner.

Sino al gradino più alto. Infatti, il rapporto conferma l’implicazione “senza alcun dubbio” di Andrei Lugovoi e Dmitri Kovtun, ex agenti dell’Fsb che agirono, in quell’occasione, sotto la direzione del servizio. Furono loro due, il primo novembre del 2006, nella sala di un albergo di Grosvenor square (tra le ambasciate d’Italia e Usa) a offrirgli la tazza di tè contaminata dal polonio 210, sostanza che solo la Russia produce. Il rapporto spiega come Litvi- nenko fosse entrato in conflitto con Putin, al tempo in cui era a capo dell’Fsb. E come Mosca avesse deciso di liquidare il “traditore”, ex tenente colonnello del reparto speciale anticrimine organizzato dei Servizi per la sicurezza federale (l’Fsb), lasciando circolare la voce che fosse diventato un collaboratore dei servizi segreti inglesi. Con l’MI6, in effetti, Litvinenko si occupava di smascherare i rapporti tra la mafia russa in Spagna e il Cremlino.

Tre settimane dopo l’incontro coi due ex colleghi, Litvi- nenko moriva allo University College Hospital di Londra: era il 26 novembre. Aveva 43 anni. Un mese e mezzo prima, il 7 ottobre, proprio nel giorno del compleanno di Putin, era stata ammazzata nell’androne di casa sua la povera Anna Po- litkovskaja, colpevole di raccontare con reportage e libri il lato oscuro della Russia, i misfatti in Cecenia, la corruzione di politici e militari. Nel rapporto del giudice Owen c’è un lungo elenco di persone che hanno pagato con la vita la loro militanza per la giustizia.

CERTO, LITVINENKO era in fondo un “pesce piccolo”, spiega Owen, ma stava stringendo relazioni con tanti altri dissidenti russi e sapeva abbastanza per compromettere i dirigenti del regime legati alla mafia. È stato ucciso per dare un segnale agli altri “nem ici del potere russo”, ha concluso il giudice che pure ha avuto le sue gatte da pelare nel portare avanti e concludere la sua inchiesta. Perché nell’establishment dei servizi britannici e del Foreign Office non era molto gradita la possibilità di riacutizzare lo scontro con Mosca. Ecco la ragione dell’avverbio “probably”, infilato tra le diciassette parole: da un punto di vista formale, il probabilmente non è giuridicamente rilevante, in mancanza di prove certe. Lo è invece sul fronte politico e morale: devastante.

Il resto della giornata ha visto andare in scena il classico repertorio dello sdegno (russo) e dell’indignazione (british). Il teatrino delle parti. Per accontentare coscienze ed elettori (in Russia il 2016 è tempo di amministrative). Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha detto che la vicenda avrà “conseguenze nei rapporti bilaterali”. Il Cremlino parla di “humour inglese” e respinge ogni addebito, prendendosela con chi vuole strumentalizzare una vicenda che aveva “aspetti criminali”. Ma tace sulle lamentele del giudice per la latitanza dei due sospetti e le loro estradizioni negate.

IL PREMIER INGLESE Cameron dice: “La sentenza sull’assassinio di Litvinenko conferma quello in cui abbiamo sempre creduto: si è trattato di un omicidio commissionato da uno Stato. Londra irrigidirà la sua linea con Mosca”. Come? Nuove sanzioni? E in Medio Oriente, dove inglesi e russi sono alleati nel combattere l’I- sis, che accadrà? Tranquilli. Tanto rumore per nulla (siamo nel quarto centenario della morte di Shakespeare…). Il Foreign Office considera inopportuno un braccio di ferro. Si chiama ragion di Stato. Così vanno le cose, nell’anno di (dis)grazia 2016.

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