Home » Cronaca & Calamità » Omicidio Trifone e Teresa: La ragazza di Giosuè chiese di uccidere come pegno d’amore

Omicidio Trifone e Teresa: La ragazza di Giosuè chiese di uccidere come pegno d’amore

Fonte: Settimanale Giallo di Gian Pietro Fiore Giosuè Ruotolo potrebbe aver ucciso Trifone e Teresa come pegno d’amore nei confronti della sua fidanzata. La chiave del giallo potrebbe essere in un profilo Facebook che la ragazza aveva creato sotto falso nome”. È questa l’ultima, sconvolgente ipotesi dietro al duplice omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza, la coppia di fidanzati freddati a colpi di pistola la sera del 17 marzo 2015 a Pordenone. L’indiscrezione è trapelata da ambienti investigativi.

Da qualche giorno Giosuè Ruotolo, 26 anni, non è più l’unico indagato nell’inchiesta aperta dalla Procura di Pordenone. Insieme con il militare originario di Somma Vesuviana (Napoli), i giudici hanno iscritto nel registro degli indagati anche la sua fidanzata, Rosaria Patrone, 24 anni. Per gli inquirenti Giosuè avrebbe “materialmente” commesso il duplice omicidio, nel quale, però, avrebbe avuto un ruolo determinante anche la compagna Rosaria. Il militare, amico, commilitone ed ex coinquilino di Trifone, è infatti indagato con le accuse di omicidio volontario e porto abusivo d’arma.

La ragazza, invece, è accusata di istigazione, favoreggiamento e false attestazioni, reati comunque gravissimi. E quasi certo che dietro al duplice omicidio di Trifone e Teresa si nasconda un movente di natura passionale. Il sospetto è che la ragazza possa aver avuto dei contatti con Trifone utilizzando un “falso” profilo di Facebook. Dietro a questa amicizia “virtuale e segreta” potrebbe nascondersi il movente dello spietato duplice omicidio. La ragazza, agli inquirenti, inizialmente aveva riferito di non ricordarsi più di questo profilo da lei gestito con un nome di fantasia e della cui esistenza aveva parlato una sua amica. Successivamente, però, nel corso dell’interrogatorio in Procura di cui vi riferiremo tra poco, ha confermato che il profilo esiste davvero e ha fornito la password per accedervi.

Gli inquirenti vogliono vederci chiaro, perché ritengono questo aspetto di fondamentale importanza per l’inchiesta. Vogliono scandagliare tutte le chat (le conversazioni scritte) che la ragazza potrebbe essersi scambiata proprio con Trifone utilizzando questo profilo. Come forse ricorderete,anche il militare ucciso aveva un profilo Facebook aperto sotto falso nome. Sul social network, infatti, si faceva chiamare con il soprannome di “Luca Bari”. Perché anche Rosaria aveva un profilo Facebook aperto con un nome di fantasia? Lo aveva creato proprio per comunicare con Trifone all’insaputa del suo fidanzato Giosuè? Quest’ultimo lo aveva forse scoperto?

Secondo l’accusa l’agguato mortale ai fidanzati sarebbe maturato per una «serie di circostanze interne alle dinamiche della coppia finita sotto inchiesta». Come Giallo vi ha riferito nel numero della scorsa settimana, Rosaria finora era stata interrogata come “semplice” persona informata sui fatti in relazione al duplice omicidio. Due giorni prima di Natale, invece, la posizione della ragazza si è trasformata in persona indagata. Gli inquirenti, infatti, sospettano che dietro al duplice delitto ci sia la folle gelosia della ragazza. Dal suo telefono, inoltre, sono spariti alcuni messaggi “sospetti” e, sempre sullo stesso telefono, sarebbero stati cancellati dei dati nei giorni a ridosso degli omicidi.

Alla giovane, nel corso dell’interrogatorio, è stato chiesto di spiegare il perché di questi comportamenti. La ragazza si è però avvalsa della facoltà di non rispondere. All’uscita dalla Procura, Rosaria, scura in volto, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Ha parlato il suo difensore, l’avvocato Costantino Catapano. Ha detto il legale: «Prima di avvalerci della facoltà di non rispondere abbiamo chiarito un aspetto con gli investigatori. Abbiamo fornito le indicazioni necessarie per poter accedere ad alcuni profili social (Facebook, ndr) della mia assistita, che ha collaborato pienamente. Non avendo nulla da nascondere, non intendiamo aggiungere altro». Secondo quanto trapelato, i risultati degli accertamenti su pc e telefoni sarebbero molto più interessanti del previsto. Gli esami informatici si sono protratti per oltre cinque ore.

I tecnici informatici hanno scandagliato svariate conversazioni che hanno riguardato i due fidanzati, ma anche altre amicizie e conoscenze. Torniamo ora alla sconvolgente ipotesi di cui vi abbiamo parlato all’inizio. Secondo gli inquirenti, sarebbe stata Rosaria a spingere Giosuè Ruotolo a sparare a Teresa e Trifone. Dietro alla spietata esecuzione ci sarebbe un “pegno d’amore”. Insomma, sarebbe stata la ragazza a chiedere a Giosuè di eliminare i suoi amici. Ma cosa si nasconderebbe dietro a questa assurda richiesta? Perché Rosaria avrebbe dovuto odiare così tanto Trifone e Teresa al punto di chiedere al suo compagno di ammazzarli senza pietà? Era gelosa del loro rapporto apparentemente idilliaco? Vedeva in loro quella coppia perfetta che lei e il suo compagno Giosuè non sono riusciti a costruire in otto anni di fidanzamento? La chiave è nei messaggi che Rosaria si sarebbe scambiata con Trifone utilizzando il falso profilo Facebook di cui parlavamo prima? Domande, per il momento, rimaste senza risposta.

Sappiamo che Rosaria è una ragazza molto problematica e con un carattere difficile. Ciò è emerso durante le deposizioni dei due coinquilini di Giosuè Ruotolo, di cui Giallo vi ha riferito nelle scorse settimane. Rileggiamo ciò che disse Sergio Romano, uno dei due coinquilini di Giosuè, agli inquirenti il 23 settembre 2015: «La mia fidanzata Annalisa, chattando con la sorella di Rosaria, ha saputo che quest’ultima aveva un ematoma alla testa. Questo ematoma era la conseguenza di una violenza o di una molestia sessuale. Poi ho anche capito che Giosuè e Rosaria non sono persone affidabili, né credibili, in quanto per qualsiasi cosa c’erano delle versioni discordanti.

Una volta Giosuè mi disse che Rosaria era stata ricoverata per un infarto… Due o tre giorni dopo, però, la mia fidanzata era venuta a sapere che Rosaria stava sostenendo un esame all’università… Non ho mai capito come due o tre giorni prima Giosuè potesse rimanere al telefono e piangere per la salute della fidanzata e poi comportarsi come se avese avuto una banale influenza». Insomma, dalla testimonianza resa dal coinquilino del soldato, emerge il profilo di una coppia inaffidabile e bugiarda.

I PRIMI SOSPETTI DIECI GIORNI DOPO I DELITTI
Venendo a Ruotolo, si apprende che le immagini dell’auto del militare che transitava nelle strade limitrofe alla palestra negli orari a ridosso dell’omicidio erano già state analizzate una decina di giorni dopo il delitto. Lo dimostrano le dichiarazioni del coinquilino di Ruotolo, Sergio Romano, rese in quello che tecnicamente si definisce “verbale a sommarie informazioni”. In un passaggio del verbale gli inquirenti scrivono testualmente: «A Romano vengono posti in visione alcuni fotogrammi estrapolati dalle telecamere di sorveglianza del Comune di Pordenone concernenti il 17 marzo 2015. Le stesse immagini ritraggono l’Audi A3 in uso a Ruotolo, come da annotazione del 28 marzo 2015». Erano passati soli 11 giorni dal duplice omicidio. Sospettavano già di lui?

Loading...

Altre Storie

Aviaria, Hong Kong vieta l’import di pollo e uova da Padova

L’autorità sulla sicurezza alimentare di Hong Kong ha preannunciato nella giornata di ieri il blocco delle …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *