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Ostia, clan in guerra pallottole sulla casa della famiglia Spada

ROMA I clan sparano ancora perché si contendono il traffico della droga sul litorale e a Roma. Sabato sera a Ostia Nuova, case popolari, via Forni 22, strada budello dove abitano tante persone oneste ma dove la criminalità comanda. Lì vicino c’è la palestra dove Roberto Spada ha dato una testata a un giornalista, tutt’at- torno solitamente ci sono le vedette che sorvegliano. Sono le 10 passate, qualcuno – forse sono in due – entra dal portone, sale le scale, si affaccia sul pianerottolo del terzo piano e spara cinque colpi di pistola alla porta di legno marrone chiusa. Lì abita Silvano Spada, 33 anni, cugino di Roberto. Quasi contemporaneamente, a una cinquantina di metri in linea d’aria, in via Baffigo. Altro palazzo: qui salgono fino al quinto piano, hanno spranghe e bastoni. Si sfogano contro un’altra porta, la colpiscono più volte e la danneggiano, anche se probabilmente sanno che in quel momento non c’è nessuno in casa. Lì abita Giuliano Spada, 43 anni, fratello di Silvano e dunque anche lui cugino di Roberto. Sia Silvano, sia Giuliano hanno precedenti. Tutto questo succede due giorni dopo il ferimento di due persone in una pizzeria, in via delle Canarie. Uno dei gambizzati è parente dei Fasciani, la famiglia più potente della mala del litorale.

Se a Ostia sta divampando la sfida finale tra i clan, allora è una guerra molto strana: lancia messaggi con spari e bastonate contro due porte chiuse. Se i nuovi attacchi nel fortino di Ostia Nuova sono la risposta alla gambizzazione di un nipote del boss Fa- sciani di giovedì sera in pizzeria, qualcosa non torna nella proporzionalità della reazione: i due gruppi che hanno agito sabato sera nelle case popolari hanno solo intimidito la famiglia Spada; giovedì invece un parente dei Fasciani è finito in ospedale in codice rosso. C’è solo una certezza nel groviglio che gli investigatori stanno tentando di districare (indaga la Direzione distrettuale antimafia): a Ostia la malavita non è interessata a mantenere un profilo basso per garantirsi il business dello spaccio e delle estorsioni senza essere disturbata; considera un danno collaterale il fatto che ieri sul lungomare, nella centrale piazza Anco Marzio ma anche sulle strade di Ostia Nuova, ci fosse un viavai di auto della polizia e dei carabinieri. Sono arrivate da Roma per dimostrare che lo Stato, come ha ribadito il ministro dell’Interno, Marco Minniti, vuole riprendere possesso del territorio e schiacciare i clan.

Prima di tutto però bisogna capire cosa sta succedendo: Fasciani e Spada sono sempre state due famiglie alleate, la seconda è storicamente il braccio operativo della prima. Ipotesi numero uno: le gerarchie sono saltate, giovedì sparano a un nipote di Carmine Fasciani e dopo due giorni ecco i colpi di pistola esplosi contro l’appartamento di Silvano Spada in via Forni, e le bastonate contro quella di Giuliano Spada in via Baffi- go. Ma come vendetta appare poco eclatante; e chi ha sparato al nipote di Fasciani ha agito da criminale esperto e ben organizzato, chi invece è stato protagonista del blitz di sabato sera non ha mostrato lo stesso livello di preparazione. Ipotesi numero due, allora: sia giovedì nella pizzeria, sia sabato sera nel fortino degli Spada ha agito una terza organizzazione che vuole fare la voce grossa a Ostia. Si è parlato di una banda di cileni, dedita al furto delle auto ma anche allo spaccio, ma può essere anche che vi siano clan che arrivano da fuori, dall’entroterra o dalla Campania che vogliono approfittare della debolezza dei Fasciani e degli Spada. Carmine Fasciani, il patriarca, è agli arresti domiciliari, la sua famiglia è sfiancata da molti processi, anche con l’aggravante di mafia. Romoletto Spada è stato condannato a dieci anni per estorsione; l’ordine veni va garantito dal fratello Roberto, arrestato per la testata al giornalista.

Questa fase di incertezza potrebbe spiegare perché qualcuno si sia permesso di sparare a un parente dei Fasciani e minacciare gli Spada. Il traffico di droga – soprattutto cocaina – nel litorale, ma anche nei quartieri di Roma sud a partire dal giro delle discoteche dell’Eur, potrebbe essere la miccia. E poi c’è via Forni: qui, nel 2011, spararono a Giovanni Galleoni e Francesco Antonini, detti Baficchio e Sorcanera; nella parallela, via Cardon, quattro anni fa fu gambizzato il fratello di Baficchio; in via Forni, dopo una tregua di due anni – dove non sono mai mancate però estorsioni e auto a fuoco – tra agosto e ottobre, sono state lanciate molotov e hanno sparato alle finestre delle famiglie cilene. Qui Casa- pound distribuiva pacchi alimentari prima delle elezioni. Nessuno sa cosa succederà ora.

Pistole che sparano alle gambe e proiettili che arrivano come “avvisi” alle porte degli affiliati dei clan. A Ostia Nuova i conti si regolano sempre più frequentemente con il piombo. Un metodo spiccio, sbrigativo, che convince ed al tempo stesso annuncia: «qui comandiamo noi».

Le ultime 48 ore di Ostia grondano di sangue per i regolamenti di conti in cui si è usato il grilletto. Prima la gambizzazione all’interno della pizzeria di via delle Canarie con destinatari il proprietario del locale e il nipote dei Fasciani, poi il doppio agguato di sabato notte. Colpi di pistola e spranghe di ferro contro le abitazione degli Spada.
Ma chi ha osato tanto? Dopo l’arresto di Roberto Spada, responsabile della testata al giornalista di Nemo e reggente del clan sinti, a Ostia si sono rotti gli equilibri della pax criminale. Il capo degli Spada è rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo, quello dei Fasciani è ai domiciliari e a Ostia si scatena la guerra. Alla faida interna tra Fasciani e Spada, si affianca anche l’ipotesi delle altre organizzazioni pronte a fare «il sal-
to» per prendersi il mare di Roma. Ci sono i Triassi, da sempre con gli affari dentro a spiagge e chioschi, insieme al traffico di droga. I fratelli Vincenzo e Vito sono i “colonnelli” della storica famiglia mafiosa Caruana-Cun- treradi Siculiana.

Arrivati sul Lido al grido «Piglia- muni Ostia». Dalla provincia di Agrigento, i fratelli Triassi mettono il naso nell’affaire spiagge libere e sul litorale continuano a controllare il traffico di droga e armi che arrivano dalle zone «franche» degli stati balcanici. Nel 2007 e nel 2011, anche Vito e Vincenzo Triassi sono stati vittime di agguati e intimidazioni. Ferimenti avvenuti per motivi legati alla gestione dei “chioschi” sul lungomare di Ostia. Il litorale resta la loro roccaforte e
nelle carte della Dda appaiono come un sodalizio di «alta caratura». Per questo non vogliono solo controllare il traffico e il mercato della droga ma forse ambiscono adesso ad avere l’esclusiva.

Insieme agli Spada, a gestire il traffico di usura, estorsioni e droga sul litorale romano ci sono anche i Casamonica, imparentati con i Di Silvio e da sem-
pre affiliati degli Spada stessi. Nando Di Silvio a Ostia ha in mano il racket delle case comunali. Condannato a 5 anni e 4 mesi, insieme ad altri 9 esponenti della sua famiglia aveva estorto l’appartamento a una giovane coppia che regolarmente aveva ottenuto un alloggio nelle case Ater di Ostia. Nel corso della loro scalata sul mare di Roma, i Casamonica sono stati più volte incriminati per spaccio e traffico di stupefacenti, usura tramite società finanziarie, scommesse clandestine, strozzinaggio e recupero crediti per conto terzi. Si tratta di uno dei gruppi malavitosi più potenti e radicati non solo di Ostia, ma del Lazio.

Poi c’è chi lancia la sfida dall’en- troterra. Ad Acilia, a meno di dieci chilometri dal mare di Ostia, c’è il braccio romano dei Casalesi. È il gruppo dei fratelli Guarnera, Sergio detto “Ciccio” e Sandro, soci del boss Mario Io- vine detto Rififì, anello di congiunzione tra camorra e mala romana. Rififì Iovine è cugino del super boss pentito Antonio Iovine, uno dei tre capi storici di Gomorra. Rififì è ritenuto il braccio operativo dei Casalesi nel campo dell’azzardo. I pentiti parlano di lui e della bravura nella gestione del gioco fin dagli anni ‘90. E, infine, gli emergenti quei clan di sudamericani che a pochi passi dal mare tentano la scalata nel mondo al vertice della criminalità, facendosi largo tra Spada e Fasciani. Faida interna o guerra tra clan? Le notti di Ostia continuano a mettere paura.

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