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Ostia, Roberto Spada in manette dopo l’aggressione al reporter di Nemo

E poi dicono che la stampa non conta più nulla. Chiedetelo a Roberto Spada, delinquente fermato ieri a furor di giornalisti. L’uomo, fratello di Carmine, boss mafioso condannato a dieci anni di carcere, appartiene alla famiglia che fa il bello e il cattivo tempo in quel di Ostia, municipio della città di Roma dove domenica andranno al ballottaggio i candidati di Cinquestelle e di Fratelli d’Italia e dove i neofascisti di CasaPound, che non hanno dato indicazioni di voto, hanno ottenuto il 9%, un risultato impressionante.

È finito in prigione per aver dato una testata a tradimento e spaccato il setto nasale a un giornalista Rai che lo incalzava sulle sue posizioni politiche, delle quali il giovanotto non aveva nessuna intenzione di parlare. Un gesto esecrabile e da condannare. Difendere i cattivi non è mai popolare, e noi non abbiamo alcuna intenzione di immolarci per «Testa di Spada», però ci preme fare un paio di considerazioni. Il fratello del boss rischia di essere l’unico italiano in cella per aver dato una testata, tant’è che per metterlo in ceppi hanno dovuto appioppargli l’aggravante di contesto mafioso, una circostanza molto difficile da provare, specie se il delitto si è consumato durante un’intervista tv.

In pratica, gli hanno inventato il reato su misura. Non è ancora condannato, non c’è pericolo di fuga, tantomeno di inquinamento delle prove, poiché il video del pestaggio ha milioni di visualizzazioni, o di reiterazione del reato. Spada è in carcere a furor di giornalisti, perché da subito tutti gli organi di stampa lo hanno chiesto, ma è probabile che, se si trova un buon avvocato, le autorità siano costrette a rilasciarlo ben presto.

Intendiamoci, noi non abbiamo nulla in comune con quanti hanno fischiato i poliziotti che lo traducevano in galera; al contrario, non ci spiace affatto che passi qualche notte in guardina. Ci chiediamose questo però, oltre a soddisfare la nostra sete di vendetta e quella della categoria, corrisponda anche alla giustizia. Ci aiuterebbe a crederlo vedere in cella quanti mettono a ferro e fuoco le nostre città durante i cortei giottini che ricorrono periodicamente. È della settimana scorsa la notizia delle assoluzioni per la devastazione di Milano del primo maggio
2015, giorno di inaugurazione dell’Expo. Ci sarebbe piaciuto che i colleghi, che a gran voce hanno chiesto il carcere preventivo per il fratello delboss di Ostia, si fossero indignati per queste assoluzioni e, al prossimo corteo no-Tavo no-Vax, pretendessero la massima fermezza verso i manifestanti.

Al momento ci resta il dubbio che Spada sia in galera più che altro perché ha fatto l’errore di picchiare un giornalista schierato dalla parte giusta. Già, poiché nello storytelling di queste elezioni a Ostia c’è qualcosa che non quadra e che in troppi si dimenticano di ricordare. Daniele Piervincenzi, il cronista di Lucci, è stato aggredito mentre chiedeva insistentemente conto a Spada del perché su Facebook avesse appoggiato il candidato di Casa- Pound. La tesi che si voleva dimostrare era che Casa- Pound abbia contatti con i clan di Ostia, un’accusa insistente che ha spinto i neofascisti a convocare una conferenza stampa per negare ogni legame con la malavita. Ma siccome, come sosteneva Goebbels, a dire una menzogna tante volte diventa vera,
ecco che da sinistra il tormentone è ripetuto continuamente, con l’unica variante dell’estensione delle accuse a Cinquestelle.

Lo scopo di tutto questo è chiaro: giustificare la sconfitta del Pd a Ostia con le aderenze mafiose dei rivali. Per carità, conosciamo solo superficialmente la situazione criminale del litorale romano. A quanto ci risulta però, il municipio è stato sciolto e commissariato per mafia quando era governato dal Pd e non da M5S o CasaPound e il suo ex presidente, Andrea Tassone, condannato in primo grado a cinque anni nel processo per Mafia Capitale, ha la tessera dei Dem.
Gli Spada sono un clan, e quindi per definizione sono apartitici e fanno affari con il potere, di qualunque colore e credo sia. Farli passare per fascisti o grillini è una fake news. Omettere le loro corrispondenze d’amorosi sensi con il Pd è una testata sul naso dell’opinione pubblica. Da indignarsi in questa vicenda, ce n’è parecchio. E non solo per la violenza di un criminale da cui non ci si può aspettare altro.

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