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Padoan assicura: «Mps verrà ricapitalizzato entro l’anno»

 L’auspicio del governo è ormai chiaro. Così come la strategia. L’aumento di capitale del Monte dei Paschi di Siena deve assolutamente andare in porto nel 2016, non esistono strade alternative né scorciatoie. A Cernobbio, dove è di scena la consueta tre giorni del Workshop Ambro- setti, ieri il tema è rilanciato dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Pa- doan. «Mi auguro, anche se il ruolo non è il mio, che l’aumento possa esserci entro l’anno», è stato il pensiero del premier in un passaggio del suo intervento. Un’operazione «complessa» quella sul Monte di cui però si è detto sicuro del successo il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan che ha escluso l’eventualità di un piano B ritenendo che quello attualmente messo in campo funzionerà.

Di certo la partita è solo agli inizi, anche se i tempi, di giorno in giorno, tendono a farsi sempre più stretti per la banca guidata dall’amministratore delegato Fabrizio Viola.

Il percorso per tirare fuori dalle secche Rocca Salimbeni procede a tappe forzate con settembre che rappresenta un crocevia importante. Sull’intera operazione si lavora a testa bassa con un cda che è convocato per la prossima settimana, l’8 settembre, in cui sono attesi progressi sulla stesura del piano industriale che dovrà essere pronto entro fine mese. Intanto le banche del consorzio di garanzia, dopo il vertice di ieri, continueranno a lavorare per cercare di contenere i rischi del maxi-aumento da 5 miliardi di euro. Tra le opzioni sul tavolo c’è quella di ridurre a 3,5 miliardi l’ammontare della ricapitalizzazione ricorrendo alla conversione volontaria dei 5 miliardi di obbligazioni subordinate in circolazione. Il consorzio sta cercando di capire se si tratta di una strada percorribile o se ci sono ostacoli tecnici e normativi.

L’offerta, oggetto di attenzione da parte della Consob, coinvolgerà gli investitori istituzionali ma potrebbe essere estesa anche al retail. Resta naturalmente aperta la caccia ad un anchor investor, che potrebbe essere un fondo sovrano, che sottoscriva quote importanti dell’aumento.
Se Mps resta l’osservata speciale non lo è da da meno tutto il settore. Renzi lo ha ribadito ancora una volta anche a Cernobbio sottolineando due concetti già espressi in passato e ben noti anche al mercato. Da una parte il premier è tornato ad evidenziare che la politica deve restare «fuori» dagli istituti di credito. Dall’altra che le banche nel nostro Paese «devono aggregarsi». Nella sostanza il concetto è: bisogna superare il passato e guardare un nuovo modello di banca. D’altro canto, che il settore sia in pieno fermento non è una novità. La riforma sulle popolari ha dato l’avvio alla fusione tra la Bpm e il Banco Popolare. Mentre un colosso come Uni- credit è alle prese con un forte piano di ristrutturazione che potrebbe prevedere la cessione di asset importanti. Tra questi la polacca Pekao su cui c’è l’offerta da parte del gruppo assicurativo Pzu, di cui ha la maggioranza il Tesoro polacco. Una intesa si dice probabile, anche se restano le distanze sul prezzo.

“A mio avviso negli anni scorsi c’è stata una grande sottovalutazione sul tema delle banche, non solo da parte della politica, ma anche da una parte del gruppo dirigente, in cui inserisco il mondo delle università, del giornalismo, degli imprenditori e degli stessi banchieri. Anche se la politica ha la responsabilità maggiore perché ha pensato di poter continuare ad avere un impatto fortissimo nella gestione delle banche. E ogni riferimento ad alcune banche, da Mps alle banche popolari, è puramente voluto”. Con queste parole il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi ha portato l’attenzione sul tema banche in occasione del suo intervento al Forum The European House – Ambrosetti in corso a Villa d’Este a Cernobbio.

Appuntamento ormai tradizionale di inizio settembre e noto a livello internazionale, il Forum Ambrosetti ha insolitamente anticipato alla prima giornata il tema Italia, con gli interventi di Renzi e del Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, a causa del G20 che si svolgerà in Cina nei prossimi giorni. E, tra le tante questioni fatte emergere dai due politici spicca il tema banche che, a detta di Renzi, “devono aggregarsi”. Oggi in Italia “ci sono più poltrone e filiali che nel resto del mondo. E non va bene perché non aiuta” ha affermato il premier che, insieme a Padoan, ha comunque parlato di un sistema bancario italiano più solido di quanto venga raccontato.

Al di là dell’ottimismo politico (più o meno condivisibile), una cosa è certa: è questo il momento giusto per ragionare e portare a conclusione eventuali aggregazioni bancarie. Alcune di queste devono essere portate a termine con estrema urgenza. Ovviamente, in primis, ci riferiamo al futuro delle quattro good bank nate dalla risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara eCarichieti intorno alle quali girano tanti nomi ma ancora non si vede nulla di concreto.

Le ultime indiscrezioni, in particolare, parlavano di un interesse di Bper per Banca Marche e Banca Etruria, mentre il dossier di CariChieti era, in teoria, in fase di valutazione alla Popolare di Bari. Carife, invece, è stata recentemente accostata a Ubi Banca. E per le quattro banche risanate si sarebbero fatte avanti anche CariParma e Bnl-Paribas. Ma ancora si resta sul piano delle voci e dei rumors al punto che proprio nella giornata di venerdì 2 settembre, a margine della presentazione della partnership da Ubi Banca e la NBA americana, l’a.d. dell’istituto Victor Massiah ha precisato che la banca è stata invitata (e non si è invitata) a valutare i dossier.

Per non parlare del tema MPS, citatata dallo stesso Renzi, che potrebbe diventare interessante per una aggregazione una volta che si sarà liberata del fardello dei crediti deteriorati. Ma anche in questo caso si viaggia ancora sul filo dei rumors.

Ma, a dirla tutta, il tema aggregazioni non è solo una questione italiana. La settimana che ci lasciamo alle spalle, infatti, è stata caratterizzata anche dalle indiscrezioni tedesche sulle possibili nozze (già smentite – per ora) tra Deutsche Bank e Commerzbank. Se a questi movimenti aggiungiamo le voci su una fusione tra Fineco e Banca Generali, è evidente che l’attenzione sul futuro del sistema bancario è alta, ma per ora gli unici effetti si registrano sull’andamento dei singoli titoli, mantenendo elevato il livello di incertezza legato alla stabilità del sistema europeo e italiano.

Un’incertezza indicata da Valerio De Molli, a.d. di The European House Ambrosetti, in apertura del Forum che, dietro al titolo “Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive” si prefigge di provare a fare maggiore chiarezza anche sul futuro del sistema bancario. Ma la chiarezza arriverà quando i rumors sulle operazioni straordinarie daranno spazio alle aggregazioni reali. Possibilmente frutto della razionalità economica e non degli interessi politici.

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