Pakistan, strage in un’università : 30 morti. Un ramo deijihadisti rivendica, l’altro promette vendetta

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pakistan-EPA-TELEFOTO-ksaB--258x258@IlSole24Ore-WebAncora un attacco terroristico, questa volta in un campus pakistano dove alcuni uomini armati hanno fatto irruzione all’interno della Bacha Khan University. Il fatto ha avuto luogo, per essere più precisi intorno alle ore 9.00 locali quando, alcuni talebani del Pakistan che hanno rivendicato l’attacco all’università, hanno fatto irruzione all’interno della struttura in questione aprendo il fuoco e sparando dunque contro gli studenti presenti uccidendone trenta, mentre invece a rimanere feriti sono state ben 60 persone.

Gli uomini armati sarebbero riusciti ad accedere alla struttura dopo aver ferito gli uomini della sicurezza e dopo i primi spari contro alunni e professori, si sarebbero posizionati in ogni piano dell’istituto sparando contro i presenti. Su Twitter il generale Asim Baiwa avrebbe comunque affermato che, dei quattro uomini che hanno fatto irruzione all’interno dell’Università, due sarebbero stati uccisi “Nostri quattro kamikaze hanno compiuto un attacco contro l’università di Bacha Khan. Questo attacco è stato lanciato in rappresaglia all’operazione Zarb-e-Azb”, sono state nello specifico le parole dichiarate da un comandante del gruppo, Umar Mansoor, portavoce dei talebani.

Tra coloro che hanno perso la vita in questo tremendo attacco terroristico è stato anche trovato il corpo di un professore di nome Hamid Hussain mentre altre vittime sono ancora da identificare. Sul posto, in seguito all’attacco, sono subito arrivati soldati, poliziotti e forze speciali i quali hanno a loro volta fatto irruzione all’interno della Bacha Khan University sia terra che via aria, cercando di fare il possibile per respingere l’attacco e allo stesso tempo, cercare di salvare quante più vite possibili. Momenti di forte paura sono stati quelli vissuti dagli studenti e dai professori che si trovavano all’interno dell’università al momento dell’attacco, ma per fortuna molti di loro sono riusciti a salvarsi. Sulla questione si è espresso anche il primo ministro pakistano il quale ha condannato tale attacco sottolineando che chi ha fatto ciò non aveva fede, dichiarando nello specifico “chi uccide studenti innocenti non ha fede né religione. Siamo determinati a spazzare via la minaccia del terrorismo dal nostro Paese. Gli infiniti sacrifici compiuti dai nostri connazionali non saranno vani”.

La Bacha Khan University è situata nello specifico nella città di Charsadda, situata nell’omonimo distretto, facente parte della provincia frontaliera di Nord-Ovest del Pakistan, a circa 29 chilometri da Peshawar, ed è stata fondata dal pacifista e leader della nonviolenza Khan Abdul Ghaffar Khan morto nel lontano 1988. L’attacco è avvenuto proprio nel giorno dell’anniversario della sua morte avvenuta il 20 gennaio del 1988 e, secondo quanto trapelato dalle prime indiscrezioni, sembrerebbe che proprio al momento dell’irruzione degli uomini armati all’interno dell’Università molti professori e studenti stavano per prendere parte ad un recital di poesia dedicato proprio al fondatore dell’Università nel giorno dell’anniversario della sua morte. Un giovane testimone ha raccontato “Siamo stati fermati dal docente di chimica che ci ha consigliato di tornare dentro. Aveva una pistola in mano. Poi ho visto che una pallottola lo ha colpito. Ho visto due militanti sparare. Sono corso dentro e poi sono riuscito a scappare dal retro”.

Feroce assalto con mitra, bombe e kamikaze a una scuola in Pakistan, seguito da una inedita guerra di comunicati dei Talebani pakistani, uno di rivendicazione, l’altro di ferma condanna a cui è seguito «l’eco» di un attentato talebano in Afghanistan. I fatti: ieri mattina, un commando jihadista composto da quattro miliziani ha assalito il campus dell’Università Bacha Khan, a Charsadda, nel nord del Pakistan.

Sotto i colpi delle raffiche di mitra, delle bombe e dei kamikaze è subito morto un professore, poi alcuni studenti. Pronta la reazione delle forze di sicurezza che hanno iniziato un assedio dei jihadisti durato tre ore: si sono fatti paracadutare sul campus dagli elicotteri e hanno assalito l’ostello maschile in cui si erano rifugiati gli jihadisti, ingaggiando un intensissimo conflitto a fuoco che si è concluso con la morte degli jihadisti e un bilancio complessivo di 25-30 morti e molti feriti.

Molto indicativo l’obiettivo dei terroristi: una riunione degli studenti nella Aula Magna per ascoltare la lettura delle poesie di Bacha Khan, leader storico musulmano della rivolta indiana contro il Raj coloniale inglese dell’India (di cui faceva parte l’odierno Pakistan), intimo amico e sodale del Mahatma Ghandi, padre spirituale del pacifismo. Bacha Khan fondò il primo esercito musulmano non violento Khudai Khidmatgar (i Servi di Dio) e sostenne la necessità di emancipazione femminile e tra Stato e religione. Un «apostata» dell’islam, quindi, agli occhi dei jihadisti. Dunque, un obiettivo dalla forte valenza culturale, oltre che politicomilitare: un insulto alla memoria di un leader musulmano – e poeta – che assieme a Ghan- di ha vinto la lotta per l’indipendenza dagli inglesi con i metodi del Satygraha pacifista. La inedita efficienza delle forze di sicurezza pakistane, che ha evitato che la strage assumesse dimensioni catastrofiche è stata il portato del dispiegamento di una solida fascia di protezione disposta da Islamabad agli istituti universitari dopo la strage di Peshawar.

Qui, il 16 dicembre del 2014, un commando jihadista è penetrato nella scuola dei figli degli ufficiali della vicina Accademia Militare e ne ha letteralmente maciullati ben 150, in larga parte bimbi di meno di 10 anni. All’orrore dell’assalto di ieri si è sommata la constatazione che continua a svilupparsi una successione di attentati che ormai hanno la cadenza di uno-due giorni l’uno dopo l’altro, ovunque nel mondo musulmano, che include decine di Paesi e che va dal Mali all’Indonesia, passando per tutti i Paesi africani e asiatici. Una capacità di iniziativa terroristica che ha dato vita ad una stagione, ad una «campagna del terrore», quale mai si è verificata dall’11 settembre 2001 a oggi, con i ritmi serrati di una catena che si sviluppa in un arco di tempo di poche ore o giorni. Sintomo, peraltro, di una feroce «concorrenza» sul terreno della morte, tra la componente storica di al Qaeda oggi comandata da Ayman al Zawahiri e quella dell’Isis di Abu Bakr al Baghdadi.

Un conflitto interno al mondo jihadista che ieri si è espresso per la prima volta all’interno della stessa organizzazione – appunto i Talebani del Pakistan – con due comunicati. Nel primo Umar Mansoor, storico portavoce dei talebani del Pakistan e comandante militare ha dichiarato: «Nostri quattro kamikaze hanno compiuto un attacco contro l’università di Bacha Khan, è un atto di rappresaglia all’operazione Zarb-e-Azb».

Quest’ ultimo è il nome che l’esercito pakistano ha dato a un massiccio rastrellamento di talebani nelle regioni pakistane confinanti con l’Afghanistan. Umar Mansour, va ricordato, è il comandante responsabile dell’attacco del 16 dicembre 2016 alla scuola di Peshawar e del successivo massacro. Passano però poche ore e Mohammad Khorasani, un altro portavoce storico dei Talebani, non solo condanna l’attentato, ma addirittura promette che i Talebani del Pakistan ne puniranno i promotori: «È un attacco contrario ai principi dell’islam! Mettiamo in guardia tutti coloro che usano abusivamente il nome dei Talebani pakistani per altri fini, che verranno assicurati alla nostra giustizia». Caos nel caos.

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