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Papa Francesco incontra il Patriarca Mosca

L’annuncio è stato quasi solenne, come si conviene, del resto, ad un avvenimento del genere: contemporaneamente da Roma e da Mosca la Santa Sede e il patriarcato della Chiesa ortodossa russa dichiarano che «per grazia di Dio Sua Santità papa Francesco e Sua Santità il patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia si incontreranno il 12 febbraio prossimo venturo».E dove avverrà lo storico incontro? A Cuba. Come, a Cuba? Il comunicato congiunto ha specificato che a Cuba «il patriarca sarà in visita ufficiale» come già programmato da tempo, mentre «il Papa [vi] farà scalo prima del suo viaggio in Messico». L’incontro, il primo nella storia nella relazione tra le due Chiese, «comprenderà un colloquio personale presso l’aeroporto internazionale José Martí dell’Avana e si concluderà con la firma di una dichiarazione comune».

Nell’illustrare l’annuncio alla stampa di tutto il mondo, padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, ha insistito sul fatto che l’incontro è stato «preparato da lungo tempo. E non ha escluso che a proporre Cuba come luogo dell’incontro sia stato anche lo stesso Raúl Castro, nel maggio dello scorso anno, di passaggio a Roma di ritorno da Mosca, dove aveva ufficialmente invitato il patriarca russo a visitare l’isola. Come ha segnalato il vaticanista Sandro Magister – il cui sito, Settimo cielo, aveva peraltro ben anticipato il fatto che ci sarebbe stato questo incontro «sotto il cielo dei tropici» – avevano suscitato una vasta eco, dopo quell’incontro romano con papa Francesco, le parole di RaúlCastro riguardo a un suo incipiente ritorno alla pratica religiosa. Ma probabilmente con quel suo colloquio col Papa Castro voleva mettere in cantiere il suo nuovo ruolo di «mediatore» di pace.

E infatti, come scrive ancora Magister, «da inferno delle libertà, Cuba è stata promossa a luogo esemplarmente «neutrale»,per un incontro “di speranza per tutti gli uomini di buona volontà”». Ed è probabile anche che sia stata scelta Cuba come campo neutro, in cui muoversi più liberamente tra mille ostacoli, diffidenze, tensioni interne, come quelle che arrivano dall’ala più conservatrice e influente della Chiesa ortodossa russa,la quale non vede di buon occhio l’avvicinamento al Vaticano. L’incontro, di cui appunto si aveva avuto il sentore da qualche tempo,è difatto storico. Roma e Mosca, dai tempi del grande scisma, cioè dal 1054, con scomuniche reciproche, non hanno mai avuto incontri a livello di primate della Chiesa ortodossa russa e di Papa romano.

Il sogno di un simile faccia a faccia è stato a lungo nel cuore di Giovanni Paolo II, che molto aveva lavorato per concretizzarlo. Non ci riuscì, anche per via dell’ostacolo insormontabile della presenza degli uniati, i greco-cattolici in Ucraina, e del «proselitismo dei missionari cattolici sul territorio canonico del Patriarcato di Mosca come ha ricordato ancora ieri il Patriarcato di Mosca, una situazione che rimane una «ferita sanguinosa, che ostacola la piena normalizzazione tra le due Chiese», ha spiegato il metropolita Hilarion, capo del dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca.Ma nell’incontro a Cuba non si parlerà di questo, ha spiegato sempre il metropolita, mentre sarà «centrale» il dramma delle persecuzioni dei cristiani, soprattutto in Medio oriente. Anche Benedetto XVI si era molto impegnato nel dialogo ecumenico e nel tentativo di realizzare l’incontro tra le due Chiese sorelle: lo testimonia anche l’amicizia tra l’allora cardinal Ratzinger e Kirill con il quale Benedetto XVI ebbe un incontro quando ancora non era patriarca.

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