Paraguay: aborto negato ad undicenne stuprata

Undicenne rimane incinta dopo le violenze subite dal patrigno: le negano l’aborto, oggi ha partorito. Succede in Paraguay. Il silenzio di Papa Francesco

Paraguay. Sta destando scandalo e sdegno l’incredibile vicenda di “Mainumby”, pseudonimo dato alla madre di undici anni a cui è stato negato l’aborto, nonostante sul “padre” pendesse l’infamante accusa di abuso su minore.
Mainumby oggi ha partorito; è stato necessario un intervento cesareo, eseguito all’ospedale Reina Sofia, struttura gestita dalla Croce Rossa.
Il patrigno di Mainumby si trova attualmente in carcere, con l’accusa di aver abusato sessualmente più e più volte della figliastra, durante il periodo nel quale lui e la famiglia di Mainumby – composta dalla stessa, due fratelli e la madre – si trovavano a condividere lo stesso tetto in un piccolo appartamento alla periferia di Asuncion.

L’uomo era già stato denunciato alle autorità: nel 2014, quando la bambina aveva dieci anni, ella si era recata – accompagnata da sua madre – in ospedale accusando nausea e dolori addominali e lamentando le sevizie subite.

Sebbene la gravidanza fosse viziata da uno stupro e riguardasse una bambina di soli 10 anni, il governo del Paraguay – paese dove il 90% degli adulti è di religione cattolica – ha negato l’aborto.
In base alla legislatura attualmente vigente in Paraguay, l’aborto è attuabile solamente quando la gravidanza mette a repentaglio la vita stessa della madre, condizione nella quale i medici non hanno ritenuto rientrasse il caso di Mainumby.

L’intervento Cesareo a cui è stata sottoposta Mainumby è fortunatamente andato bene. La neonata pesa 3 kg e mezzo e sembra godere di buona salute. Il dottor Mario Villalba, dell’ospedale di Reina Sofia, ha dichiarato ad una radio locale:

“Si è trattato di un cesareo come un altro, con la differenza dell’età. Era giusto procedere come in qualsiasi altro intervento chirurgico, ora staremo a vedere le conseguenze.”

In Paraguay il conservatorismo religioso ha impedito ai politici di cambiare la legge per tutti i casi come quello di Mainumby.

Avila-Guillen, consigliere presso il Center for Reproductive Rights dell’America Latina, ha spiegato che è necessaria una legge sull’aborto anche in Paraguay, che tuteli le donne e le giovani vittime di abusi.
In Colombia lo stato è riuscito a prendere le distanze dall’opinione ecclesiastica. In Paraguay, le proteste degli attivisti ebbero come risultato soltanto di destare la rabbia del vescovo, che nel mese di maggio aveva incoraggiato i cattolici del paese a scendere in piazza contro “la barbarie dell’omicidio.”

A luglio papa Francesco si è recato in Paraguay. Sebbene la vicenda di Mainumby fosse sulla bocca di tutti, il pontefice non ne ha fatto menzione, preferendo invece soffermarsi sul ruolo delle donne nella ricostruzione del paese al termine delle guerre.

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