Pensioni, Boeri ancora all’attacco

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Tito Boeri ancora all’attacco. Il presidente dell’Inps critica alcune delle misure previdenziali contenute nella recente legge di bilancio sostenendo che i costi dei provvedimenti a favore di pensionati e pensionandi si scaricheranno sulle generazioni future; gli rispondono subito non solo i sindacati ma anche il governo per bocca del ministro della Coesione De Vincenti, che ribadisce come le misure in questione siano perfettamente sostenibili per il bilancio pubblico.

Non è certo la prima volta che Boeri esprime il proprio disaccordo rispetto a scelte politiche dell’esecutivo. Stavolta – intervenendo a Tuttopensioni del Sole 24 ore – lo fa ricorrendo al concetto di “debito implicito”, che proprio pochi giorni fa era stato oggetto di un convegno di studio presso l’istituto. Le prestazioni pensionistiche da pagare in futuro, pur non facendo parte del debito pubblico come i titoli emessi dallo Stato, rappresentano una forma di impegno verso i cittadini, che alla fine andrà onorato. D’altra parte, fa notare l’economista che dalla fine del 2014 è alla guida dell’Inps, se questo impegno non fosse rilevante vorrebbe dire che a un certo punto nei prossimi anni si interverrà per tagliare le pensioni. Il riferimento è quindi non alla copertura finanziaria immediata delle norme, quanto alla loro sostenibilità di lungo periodo.

Le critiche si concentrano poi una particolare misura, l’incremento della “quattordicesima”, ovvero la somma aggiuntiva riconosciuta a luglio di ogni anno ai pensionati che dispongono di un trattamento basso (fino a circa 1.000 euro lordi al mese. Il parere di Boeri, che era già stato espresso in precedenti occasioni, è che si tratta di un provvedimento non equo in quanto non tiene conto del reddito del reddito familiare ma solo di quello individuale: in questo senso può essere riconosciuto anche – ad esempio – al coniuge di una persona benestante. Meglio sarebbe dirottare le risorse verso il contrasto alla povertà, che colpisce soprattutto i non anziani.

Quanto all’anticipo pensionistico (Ape), altra misura inserita nella legge di bilancio, il numero uno dell’istituto previdenziale si sofferma sulla complessità del meccanismo in particolare della cosiddetta Ape volontaria, che richiede di informare puntualmente i potenziali interessati. Per questo l’istituto (che «sta perdendo circa 100 dipendenti al mese») sollecita maggiore flessibilità per poter procedere ad assunzioni. Boeri ha anche annunciato l’invio di 150 mila buste arancioni, ovvero comunicazioni personalizzate sulla situazione pensionistica dei singoli, finalizzata in particolare alla platea dei destinatari dell’Ape sociale, il trattamento provvisorio che sarà riconosciuto, in vista della pensione a particolari categorie di lavoratori meritevoli di tutela. Sull’Ape sociale il giudizio di Boeri è comunque positivo.

Le parole del presidente dell’Inps sono state commentate dal ministro della Coesione sociale. «Il miglioramento dei trattamenti pensionistici varato con la legge di bilancio è del tutto sostenibile per la finanza pubblica sia nell’immediato che in prospettiva» ha detto Claudio De Vincenti. Dure le reazioni dei sindacati. La Cgil ha definito «sconcertanti» le dichiarazioni Di Boeri, pronunciandosi poi il segretario generale Susanna Camusso contro la verifica dei redditi sulla quattordicesima. Per la Uil, il presidente dell’Inps «vive su Marte» perché le misure concordate tra le confederazioni e si sindacati e quindi inserite nella manovra reintroducono «un minimo di equità del sistema pensionistico fortemente saccheggiato negli ultimi anni».
Critico anche Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, che si dice stupito e ricorda come le stime sulla spesa pensionistica «vengono fatte abitualmente dalla Ragioneria dello Stato attraverso le valutazioni dell’Inps».

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