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Perché chi è contro il Tav non è contro il progresso

Il Tav è la grande opera più desiderata dagli schieramenti politici. Pd, Pdl, Udc, Lega Nord e parte dell’IdV non fanno che ripetere che senza la Linea dell’Alta Velocità, l’Italia rischia di rimanere isolata dalla Francia e dal resto dell’Europa. Chi è contro la Torino-Lione, insomma, è contro il progresso, altrimenti “ambientalista di destra”, altrimenti “reazionario”. Non è mia intenzione discutere, in questa sede, dell’utilità o meno dell’opera, anche in relazione ai suoi costi mostruosi e alla situazione economica e finanziaria del nostro paese. Mi interessa capire se davvero chi è contro il Tav può essere definito un reazionario.

La Torino-Lione non è che una delle tante opere pubbliche che si possono fare o non fare: si tratta delle scelte politiche. In passato in Italia si sono costruiti migliaia di chilometri di autostrada, di ponti, porti e aeroporti. Se consideriamo la quantità di opere realizzate e le proteste delle popolazioni, ci rendiamo subito conto che solo una irrisoria percentuale di opere stesse è stata contestata. Quando si capisce che una determinata strada, un ponte, un porto sono effettivamente utili allo sviluppo del territorio, non solo la popolazione non si oppone, ma preme perché l’opera venga fatta nei tempi più brevi. Quando, invece, le persone non si rendono conto dei vantaggi, perché magari non ci sono, scoppia la protesta. Tutto perfettamente razionale.

Le persone non sono a favore o contro le opere. Sono a favore o contro una determinata opera. Lo stesso discorso vale per qualsiasi scelta operiamo nella vita. Prendiamo Filippo. Non gli piace Maria. E nemmeno Paola e Filippa gli garbano. Ma non significa che è gay o indifferente al sesso. Significa, molto probabilmente, che gli piacciono Giulia, Francesca, Elisabetta… Il concetto è fin troppo semplice da capire.

Cari politici, i vostri non sono che sofismi. Sofismi apparentemente convincenti, in verità facili da demolire. Non è che è se uno è contro il Tav è contro il progresso. Più semplicemente, le persone valutano se una determinata opera è utile al territorio, se è pericolosa per la salute, se è conveniente e se contribuisce realmente allo sviluppo. Se le opere servono solo ad ammalarsi e ad arricchire mafie e lobbisti, le persone non le vogliono. Questo, cari campioni di retorica, non significa essere “reazionari”. Ma razionali. Che è ben diverso.

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