Pescara, donna muore accoltellata dal convivente dopo litigio per un tablet

È quanto avrebbe urlato alla madre Jennifer Sterlecchini, la 26enne uccisa venerdì a Pescara al culmine di una lite con l’ex compagno. LA TESTIMONE IMPOTENTE – Ad accompagnare la ragazza nell’abitazione, una palazzina a due piani, è stata la madre di lei che però non è potuta intervenire in soccorso della vittima, in quanto rimasta fuori per il portone chiuso dall’interno dall’omicida. La settimana scorsa, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, Jennifer Sterlecchini, la ventiseienne uccisa oggi dall’ex compagno a Pescara, aveva riportando sul suo profilo Fb frasi di condanna contro questo fenomeno tratte da letture e da altri post sui social network. Sul posto presenti anche i sanitari del 118.

Una donna è morta a Pescara dopo essere stata accoltellata al culmine di una lite con il convivente nel loro appartamento in via Acquatorbida. La ragazza è stata raggiunta da diversi fendenti, i Carabinieri l’hanno trovata senza vita sul pavimento dell’ingresso. Accanto a lei, a terra, il giovane, ferito dopo aver tentato il suicidio con lo stesso coltello, ma arrivato cosciente in ospedale. Il 32enne è stato trasportato in ospedale dove i medici lo hanno sottoposto alle dovute cure e le sue condizioni non sono ritenute gravi motivo per il quale potrebbe essere trasferito in Caserma per essere ascoltato. A lanciare l’ allarme è stato un vicino di casa richiamato dalle urla della madre di Jennifer, disperata.15193588_10209994596294433_4673888832825189799_n

Le indagini sono svolte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Pescara del maggiore Massimiliano Di Pietro. Secondo le prime informazioni tra i due c’era una relazione che andava avanti da alcuni anni e che, per qualche ragione, si era interrotta tanto che la giovane aveva deciso di abbandonare la casa dove vivevano insieme. A quel punto l’uomo si sarebbe rifiutato di restituire un computer e ne sarebbe nata una lite vera e propria. All’uomo, che non ricorderebbe altro, è stato sequestrato il telefono cellulare e, da quanto si è appreso, tra i due non ci sarebbero mai stati pesanti litigi. La ragazza, poi, lo avrebbe colpito all’addome e lui avrebbe inferto a lei un colpo al collo in profondità ed altri sul corpo. E inizia anche la discussione, che ben presto si trasforma in lite e poi in colluttazione e infine in dramma. Il suo legale, Davide Antonioli, lo ha definito scosso e provato.

Un barbaro femminicidio è avvenuto questa mattina a Pescara. “Si era anche tatuato il suo nome sul braccio”. Sono le ultime parole di Jennifer Sterlecchini, una 26enne che ha urlato disperatamente prima di essere uccisa dall’ex.

All’uomo, che non ricorderebbe altro, è stato sequestrato il telefono cellulare e, da quanto si è appreso, tra i due non ci sarebbero mai stati pesanti litigi. “E’ la mancanza di virilità – scriveva ancora condividendo citazioni – che rende l’uomo un bambino disperato, impotente e violento, ma è anche grazie all’aggressione e alla violenza che diventa momentaneamente grande e soddisfatto di se stesso, con il suo momento irriducibile di gloria”.

 L’ennesimo caso di femminicidio si è verificato, nella giornata di ieri venerdì 2 dicembre 2016 nella città di Pescara dove una ragazza di soli 26 anni di nome Jennifer è stata uccisa a coltellate dall’ex fidanzato, di qualche anno più grande ovvero di 32 anni, al culmine di un litigio. Secondo quanto emerso dalle prime indiscrezioni sulla terribile vicenda sembrerebbe che i due giovani, di nome Jennifer e Dario si fossero lasciati da alcuni giorni e proprio in seguito alla fine della relazione ecco che la 26enne aveva deciso di abbandonare la casa nella quale vivevano insieme e dove ha fatto ritorno, nella mattina di ieri, solo per prendere alcune sue cose che non aveva ancora portato via. Quando però si è recata presso l’abitazione in questione, sita precisamente tra via Acquatorbida e via Vicenza ecco che è accaduto quello che la giovane, sicuramente, non si aspettava ovvero essere violentemente aggredita da colui che fino a pochi giorni fa era il suo compagno e che invece, ieri, si è trasformato nel suo assassino.

Tra i due è scoppiato un forte litigio e a sentire le loro urla è stata la mamma della ragazza che ha provato a fare il suo ingresso all’interno dell’appartamento senza però riuscirci in quanto il ragazzo avrebbe chiuso la porta impedendo alla donna di entrare. Alcune indiscrezioni rivelano che la coppia stava insieme da tre anni e fino a poco tempo fa i due condividevano l’appartamento che ieri è stato teatro dell’omicidio. La loro storia però non sembrerebbe essere stata tranquilla ma al contrario piuttosto tormentata e caratterizzata da diversi litigi fino a quando, ieri, si è consumata la tragedia. Al culmine del litigio, il 32enne avrebbe afferrato il coltello e avrebbe colpito l’ex fidanzata con diverse coltellate, di cui una forse al collo, fino al punto di ucciderla e porre fine alla sua vita. A lanciare l’allarme è stata proprio la mamma della ragazza dopo che quest’ultima aveva provato ad avvisarla di quanto stesse accadendo urlando da dentro l’appartamento dove si stava consumando la tragedia “Mamma! Mamma! Aiuto! Mi sta uccidendo”, parole queste alle quali la donna ha reagito urlando e chiedendo aiuto.

Quando i carabinieri sono arrivati sul posto hanno trovato la ventiseienne stasa sul pavimento dell’ingresso in un lago di sangue. Purtroppo per lei non c’è stato assolutamente nulla da fare, mentre invece al suo fianco vi si trovava l’ex fidanzato che con la stessa arma utilizzata per uccidere Jennifer aveva provato a togliersi la vita. Il 32enne è stato trasportato in ospedale dove i medici lo hanno sottoposto alle dovute cure e le sue condizioni non sono ritenute gravi motivo per il quale potrebbe essere trasferito in Caserma per essere ascoltato. Le indagini sulla tragedia in questione sono affidate ai carabinieri del Nucleo investigativo di Pescara, diretti dal maggiore Massimiliano Di Pietro nella speranza di poter fare presto luce sulla questione. 

Ha tentato il suicidio dopo aver ucciso la ex compagna il 32enne Davide Troilo, trovato sanguinante accanto al corpo ormai senza vita di Jennifer Sterlecchini, 2 6 anni, accoltellata a morte nell’appartamento che i due avevano condiviso fino a pochi giorni fa in via Acqua Torbina, in zona aeroporto, a Pescara. I .a coppia era entrala in crisi da qualche tempo e la ragazza aveva abbandonato l’abitazione già da qualche giorno. Ieri in mattinata era tornata a casa per prendere le sue cose, ma tra i due è nata una discussione ben presto degenerata in lite, fino a quando lui, preso un coltello, non l’ha colpita a morte per poi tentare di farla finita con la stessa amia, dopo aver chiusa la porta impellendo di entrare alla madre di lei, accorsa dopo aver sentito le urla. La ragazza è stala raggiunta da diversi fendenti, i Carabinieri l’hanno trovata senza vita sul pavimento dell’ingresso. Accanto a lei, a terra, il giovane, ferito dopo aver tentato il suicidio con lo stesso coltello, ma arrivato cosciente in ospedale. A lanciare l’allarme è stato un vicino di casa richiamalo dalle urla della madre di Jennifer.

Quando sono entrati nell’appartamento i militari hanno trovato Troilo ferito accasciato sul pavimento accanto al cadavere di Jennifer. Ricoverato in ospedale, le sue condizioni non sarebbero gravi, tanto che potrebbe essere trasferito nella caserma dei Carabinieri per esse re ascoltato. Indagano sulla vicenda i carabinieri del Nucleo investigativo di Pescara, diretti dal maggiore Massimiliano Di Pietro. In somma, si tratterebbe dell’ennesimo caso di femminicidio in Italia, nonostante le campagne di sensibilizzazione contro la violenza alle donne.

Mamma, mamma, mi sta uccidendo». Sono le ultime parole strazianti urlate da Jennifer Sterlecchini, 26 anni, uccisa a coltellate dal compagno, Davide Troilo, di 32, mentre la mamma di lei, Fabiola Bacci, era a pochi metri di distanza. La donna non ha potuto fare nulla per salvarla dall’uomo che le ha portato via la figlia per sempre, dimostrando così tutti i limiti del suo amore malato. La madre l’aveva accompagnata a casa del fidanzato per aiutarla a riprendere le sue cose, perché Jennifer aveva deciso di lasciarlo e di interrompere la convivenza. Ha sentito distintamente le grida della figlia, ma è stata costretta a rimanere fuori: Troilo aveva chiuso la porta dell’appartamento proprio perché voleva restare solo con Jennifer.
Si è consumato così, intorno a mezzogiorno, tra la mattanza di una giovane donna in preda al suo carnefice e la tragedia di una madre, l’ennesimo femmi- nicidio in Italia. Solo pochi giorni fa, il 25 novembre, è stata celebrata la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Una miriade di iniziative per combattere un fenomeno senza più freni e che, solo quest’anno, fa registrare 116 casi in tutto il Paese. A questi, si aggiunge il nome di Jennifer. Tra tutti, l’omicidio di Sara, 22 anni, bruciata viva dal suo ex in una strada alla periferia di Roma, e di Elizabeth, 29, strangolata in casa a Seveso, vicino a Monza, dal suo convivente, davanti ai due figli.

Il rapporto tra Jennifer e Davide andava avanti da tre anni, tra alti e bassi. Quattro giorni fa, la ragazza aveva deciso di chiudere un rapporto che giudicava ormai finito. Voleva andare via da quella casa che condividevano, in via Acquatorbida, al primo piano del civico 31.

Ieri mattina, accompagnata dalla madre e da un’amica che aveva a disposizione un furgone, la giovane laureata in lingue, barista e commessa, raggiunge l’appartamento per recuperare ciò che halasciato lì, in modo da farla finita per sempre. Inizialmente sembra tutto sotto controllo, almeno stando a una prima ricostruzione dei carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dal maggiore Massimiliano Di Pietro, che si stanno occupando delle indagini. Poi, però, Troilo si chiude la porta alle spalle, per impedire a chiunque di entrare. Da quel momento in poi un’escalation di violenza, una discussione feroce tra ex amanti feriti. I due si prendono, si stringono in una rabbiosa colluttazione. Lui perde le staffe e agguanta un coltello, la ferisce al collo. Lei cade a terra, in un lago di sangue. Anche Davide resta ferito. Questo spiega perché, inizialmente, si è ipotizzato che lui abbia tentato di uccidersi dopo essersi reso conto che Jennifer era morta. Si accerterà più tardi che il giovane ha riportato lesioni lievi, guaribili in 15 giorni.

È la madre di Jennifer a dare l’allarme, nel momento stesso in cui si accorge che non può varcare la porta di ingresso della casa e aiutare sua figlia. Sottrarla alla furia omicida. Un vicino di casa telefona alle forze dell’ordine e in via Acquatorbida arrivano i carabinieri e due ambulanze del 118, ma nessuno può più aiutare la giovane. Jennifer è morta. Davide, che giace al suo fianco, viene bloccato e accompagnato in ospedale. Nel primo pomeriggio viene ascoltato dal sostituto procuratore Silvia Santoro. Appare scosso, piange, chiede informazioni su Jennifer, dice di volerle bene, vuole sapere delle sue condizioni di salute e con le mani ferite e sporche di sangue racconta la sua versione dei fatti, alla presenza dell’avvocato Davide Antonioli, che lo difende. Spiega che negli ultimi giorni, dopo la rottura, si sono sentiti solo attraverso dei messaggi, nessuna telefonata, e che ieri la discussione è nata per un computer e un tablet che avevano in comune e che avrebbero dovuto restituirsi a vicenda, ma la verità è che entrambi erano insoddisfatti delle rispettive vite, aggiunge il 32enne.

Troilo, di professione ascensorista, già sposato e separato, figlio di un carabiniere morto molti anni fa durante un intervento, dice di essere stato spinto da Jennifer e di essere scivolato a terra perché il pavimento era bagnato. Ed è stata la ragazza, dice sempre lui di fronte alla Santoro, a infliggersi una coltellata al collo, perché non ne poteva più della sua esistenza, dopodiché i due si sferrano dei colpi a vicenda, sempre in base alla sua ricostruzione. Il 32enne non nega i fendenti inflitti al collo della donna ma dice di averne ricevuti altri da lei, all’addome. Poi, però, i suoi ricordi si interrompono. Per chiarire come sono andate le cose saranno fondamentali gli esiti dei rilievi, affidati ai carabinieri e andati avanti tutto il giorno nell’appartamento di via Acquatorbida, sequestrato insieme ai vestiti e al telefonino di Troilo e al coltello, trovato tra le gambe di Jennifer.

Nei prossimi giorni l’autopsia chiarirà le cause della morte della ragazza solare, dalla battuta sempre pronta e che ha sognato a lungo di trasferirsi in Spagna. L’uomo che diceva di amarla è accusato di omicidio volontario. Essendo ricoverato in ospedale, è piantonato da un carabiniere. Jennifer aveva riflettuto sulla violenza di genere. Lo ha fatto il 25 novembre, quando ha scritto su Facebook che «la violenza contro le donne è il virus del non uomo» e se l’è presa con «questi» che usano le maniere forti e sono «incapaci di rapportarsi con una donna, di accettare la relazione e le problematiche della coppia. Sono ignoranti», scriveva ancora su Face- book, perché non hanno «parole» né «argomentazioni» e quando mancano questi elementi, l’uomo «è costretto all’azione, alla minaccia, allo schiaffo, alla violenza». La stessa che l’ha uccisa.

«È la mancanza di virilità che rende l’uomo un bambino disperato, impotente e violento», si legge ancora oggi sulla bacheca di Facebook della giovane, «ma è anche grazie all’aggressione e alla violenza che diventa momentaneamente grande e soddisfatto di se stesso, con il suo momento irriducibile di gloria». Sembra una profezia, quella di Jennifer. Sapeva, perché è già accaduto troppe volte, che «il prezzo è la distruzione della donna, quella donna che vive per lui, che lo ama, inerme ed esterrefatta soffre sotto i colpi dell’amato, tumefatta. L’uomo violento crede che le proprie sofferenze siano derivate dall’altro ed è per questo che l’altro deve essere punito. L’uomo dimentica di essere uomo e diventa animale». Per la vittima dell’ultimo femminicidio «la violenza è una malattia. E come tale va curata.

Ha sentito le grida della madre di Jennifer provenire dalla strada, è uscito di casa e si è precipitato davanti alla villetta del delitto. Ieri, il primo a intervenire è stato un vicino di casa di Davide Troilo: si chiama Mirko Bottini e ha tentato di farsi aprire quella maledetta porta chiusa a chiave prendendola a pugni per salvare la vita a una ragazza di 26 anni. «Apri, apri», ha urlato Bottini scagliando pugni contro la porta. «Apri», ha ripetuto ancora. Un tentativo disperato mentre la mamma di Jennifer, Fabiola Bacci, lo pregava di fare qualcosa e di farlo in fretta. Ma quella porta si è aperta troppo tardi, quando ormai non c’era più niente di fare: Bottini è stato il primo a vedere lo strazio all’interno dell’appartamento al primo piano della villetta di via Vicenza 31, all’angolo conviaAcqua- torbida, una casa che segna il confine tra Pescara e San Giovanni Teatino. Una scena raccapricciante anche per uno come Bottini che di mestiere fa l’impresario funebre: la ragazza, accoltellata e ormai senza vita, in un bagno di sangue. Un caso di scuola di femminicidio. È stato Bottini a chiamare i soccorsi: «Fate presto», ha detto al telefono, ma ormai il tempo di Jennifer era scaduto.
Un cancello, un cortile di una manciata di metri e poi due rampe di scale: Bottini ha fatto di corsa gli 8 gradini della prima rampa e i 9 della seconda. E sono questi gli ultimi passi di Jennifer Sterlecchini lungo un percorso che porta all’appartamento in cui aveva convissuto insieme a Davide fino alla rottura. Una casa in cui l’amore di Davide è diventato odio accecante e furia omicida. Pochi secondi e la vita di Jennifer, una ragazza che nella zona conoscevano tutti per la sua bel- lezzanon comune, è stata spezzata secondo un copione già visto: una storia che finisce, l’uomo che non accetta di essere lasciato e si vendica. Annientan-
do la vita della donna che ha amato così tanto da tatuarsi il suo nome sul braccio. Quasi un modo per gridare al mondo che il loro legame sarebbe resistito fino alla morte.
Ieri per Jennifer avrebbe dovuto essere il primo giorno di un nuovo inizio senza più Davide e, invece, è stata la sua fine: in via Acquatorbida, angolo via Vicenza, era arrivata su una Seicento blu insieme alla mamma per caricare le sue cose e dire addio all’ex fidanzato: nei giorni scorsi, Jennifer e Davide si erano lasciati dopo un’unione durata circa tre anni. Strade divise e, giovedì scorso, ai funerali del nonno di Davide, scomparso 4 giorni fa all’età di 85 anni, Jennifer non era andata: per lei la storia era finita.
Sul balcone, accanto allo stendino e a un tavolino azzurro in ferro, ecco i sacchi neri con gli oggetti quotidiani di Jen-
nifer da riportare a casa della mamma, nel bagagliaio della Seicento un bustone giallo con le sue scarpe, a terra un ferro da stiro. Poi, la tragedia imprevedibile: una porta chiusa e la madre di Jennifer che ascolta le grida della figlia mentre muore. Alla mamma non è rimasto che urlare con tutto il fiato che aveva in corpo per chiedere aiuto: «Mirko ha sentito le grida ed è corso in strada: ha fatto le scale velocemente, ma la porta era chiusa», racconta un vicino. La stessa sequenza che Bottini ha riferito ai carabinieri. Poi, dopo le urla, il silenzio della morte. «Mirko è stato il primo a entrare ma non c’era più niente da fare». La madre di Jennifer si è accasciata a terra, vicino al cancello: la figlia l’ha supplicata di salvarla ma non c’è stato modo. «Mirko l’ha rialzata e l’ha sostenuta», dice ancora il vicino.
Un delitto che ha sconvolto tutto il vicinato: «Era una brava ragazza, laureata in Lingue e Letterature straniere, aveva fatto la barista e adesso faceva la commessa. Faceva tutto quello che capitava», racconta un altro vicino che non riesce a credere a quello che è successo. Perché, per tutti, Davide era «un ragazzo normale»: lavorava in proprio come ascensorista, amava lo sport e si allenava in palestra. Chi lo conosce bene, racconta che Davide fosse geloso ma niente da far pensare a un omicidio: «Un bravo ragazzo, come tanti», dice una pensionata.
«Jennifer l’ho vista nascere», racconta Giorgio Di Clemente,
vice sindaco di San Giovanni Teatino, «i suoi nonni sono stati i miei testimoni di nozze. Era un angelo: quando ho saputo quello che è accaduto non volevo crederci e spero ancora che sia solo un incubo. Lui l’ho conosciuto quando si era fidanzato con Jennifer: mi sembrava un ragazzo normale». Da fuori, sembrava una coppia come tante altre: «Lei aveva preso a cuore questo legame: era pronta a fare i sacrifici per quella che a me sembrava già una famiglia». Davide ha un figlio di pochi anni da una relazione precedente e Jennifer voleva bene albambino. «Per lei», dice Di Clemente, «non era un gioco».

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