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Pestaggi in caserma shock: 4 carabinieri arrestati per falso, Pm: abusi «gravi e diffusi»

Sono 4 i carabinieri arrestati nell’ambito di un‘inchiesta della procura di Massa Carrara su presunte irregolarità nell’operato ad alcuni militari dell’Arma in Lunigiana.  Secondo quanto è emerso, sembra che tre carabinieri siano stati posti agli arresti domiciliari, mentre uno è finito direttamente in carcere e altri 5 sono stati raggiunti da altre misure cautelari. In totale, dunque, sono nove i militari raggiunti da misure cautelari per l’indagine su presunte irregolarità in Lunigiana, in provincia di Massa Carrara,di cui 4 come già detto, sono stati arrestati, uno è finito in carcere, gli altri ai domiciliari, per altri 4 invece è scattato il divieto di dimora e per un altro la sospensione dal servizio; di questi, sei erano in servizio alla caserma di Aulla ed a quella di Albiano Magra, sempre in provincia di Massa Carrara.

Le misure cautelari disposte dal gip, nei loro confronti sono state richieste dal procuratore capo Aldo Giubilaro e dal sostituto procuratore Alessia Iacopini, che coordinano le indagini condotte da altri carabinieri e dalla forestale.  L’inchiesta pare fosse emersa tra il mese di febbraio e quello di marzo, quando si parlò di una ventina di indagati e scattò una perquisizione nelle caserme dell’Arma di Pontremoli e Aulla;  i carabinieri interessati dal provvedimento sono accusati, dalla procura di Massa Carrara, di essere stati autori di pestaggi e sequestri di persona e di aver tenuto nascosti verbali falsi e di aver abusato sessualmente nei confronti di una donna e di aver fatto sparire nel nulla un grosso quantitativo di droga.

Gli inquirenti sono concordi nel dichiarare che gli indagati abbiano utilizzato anche armi proprie ed improprie, diverse da quelle in dotazione ai militari. Secondo quanto riferito e ricostruito dagli inquirenti, sembra che le accuse di lesioni, di falso nei confronti dei carabinieri facessero riferimento a dei pestaggi, tra cui uno ai danni di un cittadino extracomunitario, un presunto spacciatore, il quale venne portato in caserma nel corso di un’attività di controllo antidroga e in quell’occasione alcuni militari lo avrebbero colpito ripetutamente facendolo finire addirittura in ospedale.

Sempre in quell’occasione, i militari avrebbero falsificato i verbali relativi all’episodio che pare non sia stato l’unico, perché il gruppo di carabinieri si sarebbe accanito anche su altre persone sia italiane che extracomunitarie tanto che Giubilaro li ha definiti metodici e sistematici. “L‘adozione delle misure, ancorché dolorosa sul piano umano, deve rendere edotti dell’assurdità da parte di chiunque, militari dell’Arma dei carabinieri compresi, di considerarsi al di fuori e al di sopra delle leggi dello Stato e anzi offre garanzia, enucleati gli autori di condotte improprie, della sicura correttezza e del sicuro senso delle regole di quanti altri fanno parte dell’Arma”, così parla in una nota il procuratore di Massa Carrara Aldo Giubilaro in merito all’inchiesta.

L’orgoglio della divisa l’avevano dimenticato, così come avevano cancellato quel primo comandamento: essere fedeli nei secoli allo Stato e alle sue leggi. Quegli otto carabinieri, tra i quali un maresciallo e due brigadieri, avevano invece vestito i panni delle ronde squadriste. Invece di aiutare la gente dei paesi della Lunigiana, quel tratto criminale di Toscana tra Liguria ed Emilia-Romagna, commettevano ogni tipo di soprusi convinti d’essere intoccabili.

I colleghi si sono presentati nelle loro case con in mano ordini di custodia cautelare e altri provvedimenti. Uno degli otto militari è finito in carcere, altri tre agli arresti domiciliari mentre per altri quattro è scattato il divieto di dimora. Pesantissime le accuse: dalle lesioni al sequestro di persona, dal falso alle minacce. Per omessa denuncia sono invece indagati una ventina di militari delle caserme di Aulla (tutti), Albiano Magra, Licciana Nardi e Nucleo radiomobile di Pontremoli.

Secondo la Procura di Massa Carrara, coordinata dal pm Aldo Giubilaro, la «banda degli otto» agiva con veri e propri metodi mafiosi. «Quello che facciamo noi nella pattuglia lo decidiamo noi — dicevano con arroganza, come testimoniano le intercettazioni — e dobbiamo sempre negare ogni nostra azioni ai superiori. Noi facciamo come la mafia e nei verbali scriviamo cosa vogliamo».

Poi si raccontavano le loro imprese. Uno dei militari custodiva una spranga di acciaio con un meccanismo telescopico: chiuso misurava 20 centimetri, aperto 70. Un’arma micidiale ma, davanti al pm Giubilaro, il carabiniere infedele si è giustificato dicendo che la spranga era il manganello di Carnevale per la figlioletta.

I primi ad essere presi di mira erano gli extracomunitari. Li picchiavano selvaggiamente (qualcuno è finito all’ospedale) e di fronte alle proteste delle vittime i militari raddoppiavano le botte e minacciavano: «Se fai il furbo noi ti rispediamo da dove sei venuto». Tra gli abusi contestati c’è anche una presunta violenza subita da una prostituta fermata e portata in caserma.

Sempre secondo le accuse circostanziate in 18 mila pagine di indagini, sarebbero decine e decine le azioni punitive. A smascherarli un italiano che ha avuto il coraggio di rompere il muro di omertà e ha presentato denuncia.

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