Petrolio, accordo tra Russia e Arabia Saudita per congelare la produzione

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Ballano qualcosa come 2 milioni di barili al giorno. Da mesi il prezzo del petrolio ha visto una forte tendenza al ribasso, con il prezzo del Brent sceso sotto la soglia dei 30 dollari al barile a metà gennaio, penalizzando paesi come Venezuela, Algeria, Angola e Nigeria, le cui economie sono basate quasi interamente sull’esportazione di idrocarburi. Partecipano anche Qatar e Venezuela.

“Alla fine del 2015, gli Stati Uniti hanno tolto il bando all’export di petrolio, in vigore dal 1973, e ilPaese passerà così dall’essere un importatore netto ad essere un esportatore netto”.

“Non vogliamo turbolenze nei prezzi”.

Circa le conseguenze che questa scelta potrebbe avere, un delegato dell’Opec ha sottolineato che e’ probabile che una decisione simile abbia un impatto prolungato sulle scorte a meno chel’Iran e l’Iraq non decidano di aderire all’accordo. Lo riporta la Tass, citando il ministro dell’Energia del Qatar.

Senza contare che l’effettiva applicazione del piano è condizionata all’adesione degli altri produttori.

L’intesa è stata firmata a Doha, nella capitale del Qatar, dove i ministri del Petrolio si sono riuniti a porte chiuse. Per la banca i cambiamenti saranno irrisori qualora gli altri produttori non accetteranno i termini dell’accordo. Arabia Saudita e Russia sono i due principali produttori mondiali, e finora i sauditi si erano mostrati intransigenti nel non voler intervenire sui livelli della produzione, con l’obiettivo di estromettere dal mercato lo shale gas degli americani. Baghdad sta producendo a livelli record, mentre Teheran ha intenzione di aumentare l’output nel 2016 dopo la rimozione delle sanzioni.

“Sell on news” o delusione degli investitori che si aspettavano molto di piu’ dalla riunione?

Le quotazioni sono comunque ancora in rialzo rispetto a ieri. Allo stato attuale, e sempre chel’accordo di Doha non sia solo il presupposto di una intesa più ampia e ambiziosa, il surplus rimane.

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