Pipì e sfregi: i giochi sadici di Martina e Alex

«Inspira… brava, bene così». L’obiettivo riprende Alexander Boettcher concentrato e sicuro mentre con un bisturi incide l’iniziale del suo nome nell’interno coscia sinistro di Martina Levato. Lei guarda in camera, sospira, tradisce un lieve dolore. Scene di vita “normale” di quella che ormai è nota come la coppia dell’acido, i due ragazzi arrestati per diverse aggressioni nei confronti di giovani come loro che hanno trasformato in vittime sacrificali sull’altare di un amore malato. Il video in questione è uno dei cinque che ieri mattina sono stati mostrati in aula su richiesta di uno dei legali di parte civile, l’avvocato Paolo Tosoni, nell’ambito del processo a carico di Boettcher.

L’ex broker è stato condannato in primo grado a 14 anni assieme a Levato per l’aggressione a Pietro Barbini, sfigurato con l’acido il 28 dicembre 2014. Inoltre, la ragazza e il complice Andrea Magnani sono stati condannati in rito abbreviato rispettivamente a 16 e 9 anni e 4 mesi per il ferimento di Stefano Savi e per il tentativo di sfigurare Giuliano Carparelli. Boettcher, avendo scelto il rito ordinario, è ancora in attesa di conoscere la sua condanna.

I cinque filmati sono stati definiti dal pm Marcello Musso «sadismo puro». In uno c’è «Martina Levato che beve l’urina dell’imputato» da una bottiglia e scherza con lui dicendo: «E se poi vomito?». In un altro si vede Boettcher che «strappa la testa di una gallina che perde sangue che cola sul pavimento». Per entrambi i video il ragazzo ha minimizzato dicendo che «quella non era urina, era uno scherzo» e che l’animale era stato ucciso «per essere mangiato».

C’è poi l’incisione della coscia con un bisturi. Al termine del “lavoro” guarda dritto in camera con aria soddisfatta, come un professionista. Del resto in alcuni passaggi del suo interrogatorio si è definito «un po’ bastardello ma non violento». Poi l’obiettivo si sposta sull’opera, una A con una lunga coda da cui scorrono giù gocce di sangue. La telecamera era tra le mani di una terza persona di cui – a domanda diretta – Boettcher non ha voluto fornire le generalità.

Boettcher continua a professarsi innocente ed estraneo alle aggressioni. Ha negato di aver «mai acquistato sostanze esplosive o corrosive» e che l’acido serviva solo per fare le pulizie in alcuni appartamenti di sua proprietà. Ha negato di aver «mai parlato di acido» con Elena Agostoni, una ragazza con cui ha avuto una relazione e che ha fornito questo dettaglio durante la deposizione. Infine, rispondendo alle domande dei legali di parte civile, ha detto che «il padre di Pietro Barbini pensa che io c’entri con l’aggressione e quindi vuole farmi più male possibile».

È sicuro che Gherardo Barbini, il padre del ragazzo sfigurato, abbia fornito una versione molto diversa dalla sua solo perché ormai si è convinto della sua colpevolezza sebbene lui non abbia fatto nulla. A suo dire, dunque, Barbini padre mente quando dice di averlo sentito incitare Martina a lanciare l’acido e averlo visto rincorrere suo figlio con un martello. Il motivo? «Perché vuole farmi il più male possibile». Personalità complessa quella di Boettcher, definito un bugiardo cronico. Un esempio.

Prima del filmato in aula ha giurato di non aver mai fatto scarnificazioni sulla sua amante Martina. La madre di suo figlio, il bambino nato il 15 agosto scorso e di cui non si conosce ancora il destino, se sarà dato in adozione a una famiglia esterna, se sarà affidato ai nonni, o se resterà a loro (con le ovvie difficoltà che la loro lunga detenzione comporterà).

Con la solita espressione impassibile ha spiegato così il motivo per cui alle prime ore del 2 novembre 2014, giorno dell’aggressione a Savi, il suo cellulare è stato agganciato a una cella vicina all’appartamento del complice Magnani: «Forse quella notte, come altre volte, ero passato all’Ortomercato dove facevo la spesa all’ingrosso da un amico prima che aprisse il mercato e compravo di solito mirtilli, more e frutti di bosco».

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