Prescrizione lunga per i reati contro la Pa

ROMA La maggioranza accelera sulla prescrizione, e sull’intesa il ministro della Giustizia Andrea Orlando si dice “ragionevolmente ottimista”. Ma la corsa non sarà completamente facile. La lunga giornata della riforma del processo penale in Commissione giustizia al Senato si è conclusa con una sorta di tregua armata. Con il ministro Boschi che vede difficile l’ipotesi di una fiducia sul provvedimento, anche se avverte: «qui è più complicato metterla, ma lo valuteremo».

Gli esponenti di Ap-Ncd accettano di ripartire dal testo licenziato dalla Camera, quello che contiene l’ormai famoso emendamento Ferranti, che prevede un aumento dei tempi di prescrizione per i reati di corruzione. Testo da sempre ostacolato dagli alfaniani che avrebbero preferito invece che si ripartisse dal provvedimento originario del governo che all’inizio conteneva anche il capitolo prescrizione poi stralciato. A far capire ai senatori di Ncd che non si sarebbe potuto ignorare un disegno di legge approvato dall’altra parte del Parlamento sarebbe stato il presidente Pietro Grasso che avrebbe consigliato un maggior rispetto della prassi istituzionale. Invito accolto dal capogruppo di Ap-Ncd Renato Schifani che ha incontrato il suo omologo del Pd Luigi Zanda.

Alla fine, la situazione sembra in parte sbloccarsi. Sebbene Schifani dica: «Area popolare non cambia posizione, ma rimane fiduciosa sulla circostanza che all’interno della maggioranza si troverà una soluzione. Si voterà il collegamento del testo trasmessoci dalla Camera, ma non sarà certamente questo testo di partenza a essere quello finale. Dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra eccessiva dilatazione del termine di prescrizione, che violerebbe l’articolo 111 della Costituzione sulla ragionevole durata dei processi, e nel contempo evitare che si prescrivano sempre di più i reati contro la Pubblica amministrazione».

Nel Pd si assicura però che sull’emendamento    Ferranti non ci sarà alcun passo indietro, soprattutto perché alla luce delle recenti inchieste giudiziarie sarebbe davvero difficile sostenerlo. Ma un punto di caduta potrebbe esserci: aumentare i termini di prescrizione per i reati di corruzione, non del massimo della pena più la metà, come prevede l’emendamento Ferranti, ma del massimo della pena più un quarto o comunque meno della metà. E ci sarebbe anche disponibilità a rivedere la «tabella» dei tempi di prescrizione per l’appello e il ricorso in Cassazione. Nel testo Camera è di due anni per il secondo grado e di uno per il terzo, ma i tempi potrebbero anche invertirsi come chiede da tempo Ncd.

Per quanto riguarda l’altro tema caldo della riforma, la delega al governo sulle intercettazioni, la commissione ha ascoltato 4 Procuratori tra cui quello di Roma, Giuseppe Pignatone, e quello di Torino, Armando Spataro. E quest’ultimo sul punto è stato chiarissimo: «Per me la delega è troppo generica», andrebbero fatte «ulteriori specificazioni». È molto probabile che, alla fine, si recepirà la linea espressa nelle direttive diramate dalle procure almeno sulla pubblicazione degli «ascolti».

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