Home » Varie & Avariate » “Ho preso una sigaretta da un alieno”: Cannabis shock, bambino ricoverato grave intossicazione

“Ho preso una sigaretta da un alieno”: Cannabis shock, bambino ricoverato grave intossicazione

E’ accaduto a Milano, dove un bambino di 7 anni è risultato intossicato dalla cannabis. La notizia viene riportata dal Corriere della Sera. Stando a quanto si apprende, il bambino, ricoverato due settimane fa all’ospedale San Paolo, è risultato positivo al thc, che è il principio attivo della cannabis. In particolare il bimbo così avrebbe risposto ai medici: “Ho preso una sigaretta da un alieno”. Intanto i genitori non riescono a spiegarsi come possa essere accaduto qualcosa di simile. Al momento l’unica spiegazione possibile è che tracce di cannabis potessero esservi in qualche prodotto naturale acquistato dalla famiglia proprio per calmare il bambino.

Sua mamma, la stessa che aveva allertato il 112, ha spiegato ai dottori di aver dato al figlio uno sciroppo, “un medicinale appena comprato, naturale, per calmarlo”. Ma – scrive il Corriere – quando in ospedale gli operatori hanno chiesto al piccolo se avesse ingerito sciroppi o caramelle particolari, la sua risposta è stata spiazzante: prima ha fatto cenno di no con la testa, poi ha detto “non era erba” e infine ha aggiunto “ho preso sigarette da un alieno”. Ora i servizi sociali – allertati dal procuratore capo e dal pm di turno al tribunale per i minorenni, Ciro Cascone e Annamaria Fiorillo – sono al lavoro per valutare eventuali provvedimenti nei confronti del genitori del bimbo.

Soltanto da settembre scorso è il terzo caso di intossicazione da Thc che vede come vittima un bambino. Lo scorso 11 settembre una bimba di diciassette mesi era stata ricoverata in coma all’ospedale di Legnano proprio per la presenza di droghe nel suo corpo. Al momento dell’arrivo al pronto soccorso, i genitori – poi “allontanati” – avevano raccontato che la figlia aveva raccolto e ingerito, senza che loro se ne accorgessero, dell’hashish in un giardinetto di San Vittore Olona. Le indagini e gli esami tossicologici avevano invece evidenziato come la piccola fosse stata esposta “continuativamente a Thc, oppiacei, anfetamina, mdma e ketamina” da marzo a settembre. La bambina, dopo un ricovero d’urgenza, si era ripresa ed era uscita dall’ospedale dopo qualche giorno.

 Che cos’è la marijuana?

La marijuana – in inglese spesso chiamata “pot”, “grass”, “weed”, “mary jane” o “mj” – è una miscela verdastrogrigia di foglie, gambi, semi e fiori di canapa Cannabis sativa essiccati e tagliuzzati. La maggior parte dei consumatori fuma marijuana sotto forma di sigarette fatte a mano, chiamate anche “joints” (spinelli), altri usano pipe o pipe d’acqua (“bongs”). Si sono diffusi anche i sigari di marijuana (“blunts”) realizzati sostituendo il tabacco con la marijuana spesso mescolata ad altre droghe come crack o cocaina. La marijuana viene usata anche per preparare il the e a volte come ingrediente nei cibi. Il principale principio attivo nella marijuana è il delta-9- tetraidrocannabinolo (THC) responsabile degli effetti psicoattivi della droga. L’ammontare di THC (che è anche il principio psicoattivo dell’hashish) determina la potenza e, perciò, gli effetti della marijuana. Tra il 1980 ed il 1997, la THC è aumentata nella marijuana disponibile negli Stati Uniti. Qual’è l’entità dell’uso/abuso di marijuana negli Stati Uniti? ( conetrazione drammaticamente concentrazione di La marijuana è la sostanza illegale più comunemente usata negli Stati Uniti. Nel 2004, 14,6 milioni di Americani di 12 anni e più avevano utilizzato marijuana almeno una volta nella vita. Nello stesso anno circa 6000 persone al giorno hanno pari a 2,1 milioni di Americani. Di questi, il 63,8% era minorenne. Nella seconda metà del 2003 la marijuana era la terza sostanza usata e menzionata (12,6%) più di frequente al pronto soccorso, dopo la cocaina (20%) e l’alcol (48,7%). Tra il 2003 e il 2004 la prevalenza d’uso nel corso della vita, nell’ultimo anno e nell’ultimo mese è rimasta stabile tra i giovani di 15 – 17 anni. Si assiste invece ad una diminuzione significativa dell’uso nell’ultimo mese tra i 13enni, e un notevole aumento della percezione di nocività della marijuana, fumata una o due volte e regolarmente. La tendenza alla utilizzato marijuana per la prima volta, disapprovazione dell’uso di marijuana (una o due volte, occasionalmente) è aumentata anche tra i 13enni e i 15enni.

Come agisce la marijuana sul cervello? Quando la marijuana viene fumata, il suo principio attivo (THC) passa rapidamente dai polmoni a tutto il corpo incluso il cervello, attraverso il flusso sanguigno. Nel cervello, il THC si lega a siti specifici chiamati recettori de cannabinoidi situati sulle cellule nervose ed esercita un’influenza sulla loro funzione. I recettori dei cannabinoidi si trovano soprattutto nelle zone del cervello che regolano il movimento, la coordinazione, l’apprendimento e la memoria, e le funzioni cognitive complesse come il giudizio e il piacere.

Quali sono gli effetti acuti derivanti dall’uso di marijuana? Gli effetti della marijuana si manifestano subito dopo l’ingresso della droga nel cervello e durano da una a tre ore. Se la marijuana viene assunta attraverso il cibo o le bevande, gli effetti a breve termine si manifestano più lentamente, di solito dopo mezz’ora o un’ora, e durano di più, anche fino a 4 ore. Fumare marijuana porta ad un rilascio di THC nel sangue di gran lunga maggiore rispetto all’assunzione attraverso cibo o bevande. Pochi minuti dopo l’inalazione del fumo di marijuana, il cuore comincia a battere più rapidamente, le vie bronchiali si rilassano e si dilatano e i vasi sanguigni negli occhi si espandono facendoli arrossire. Il battito cardiaco, normalmente 70/80 battiti al minuto, può avere un aumento di 20/50 battiti al minuto o, in altri casi, può perfino raddoppiare. Quest’effetto può aumentare se con la marijuana vengono assunte altre droghe. Come quasi tutte le droghe, quando il THC entra nel cervello produce immediatamente euforia agendo sul sistema di gratificazione e stimolando così il rilascio di dopamina. Un consumatore di marijuana può provare delle sensazioni piacevoli, i colori e i suoni possono sembrare più intensi e il tempo sembra passare più lentamente. Si ha una mancata salivazione e improvvisamente ci si può sentire molto affamati e assetati. Le mani possono tremare o diventare fredde. Dopo la fase iniziale, l’euforia passa e possono verificarsi sonnolenza o depressione. Qualche volta, l’uso della marijuana provoca ansia, paura, diffidenza nei confronti degli altri o panico.

Secondo uno studio condotto dalla “National Highway Traffic Safety Association” (Associazione nazionale per la sicurezza stradale, ndt.), una dose modesta di marijuana da sola può influire negativamente sulla capacità di guidare; tuttavia, gli effetti di una dose bassa di droga assunta in combinazione con alcol sono decisamente più forti rispetto ad un’assunzione di sola marijuana o di solo alcol. Gli indici misurati relativi alla capacità di guidare includevano il tempo di reazione, la frequenza di ricerca visuale (dove il conducente controlla le strade laterali), e l’abilità di percepire e/o rispondere a variazioni nella velocità di altri veicoli. I consumatori che hanno assunto dosi elevate di marijuana possono provare psicosi tossica acuta con la presenza di allucinazioni, illusioni e depersonalizzazione (perdita del senso d’identità personale). Anche se le cause specifiche di questi sintomi rimangono ignote, sembra che si manifestino più frequentemente quando un’alta dose di cannabis viene assunta con il cibo o nelle bevande anziché fumata in uno spinello.

Qual è l’effetto dell’uso di marijuana sulla salute fisica?

La marijuana favorisce potenzialmente lo sviluppo del cancro ai polmoni e in altre parti del tratto respiratorio perché contiene agenti irritanti e cancerogeni. Il fumo di marijuana, infatti, contiene dal 50 al 70% di idrocarburi cancerogeni in più rispetto al fumo di tabacco. Inoltre, produce alti livelli di un enzima che trasforma certi idrocarburi nella loro forma cancerogena. Questi livelli possono accelerare le variazioni che alla fine producono cellule maligne. Di solito i consumatori di marijuana aspirano più profondamente e trattengono il respiro più a lungo rispetto ai fumatori di tabacco; questo aumenta l’esposizione dei polmoni al fumo cancerogeno. Questi fatti suggeriscono che, a parità di sigarette, il fumatore di marijuana è più soggetto al rischio di un cancro rispetto al fumatore di solo tabacco. Ci possono essere effetti avversi per la salute provocati da marijuana dovuti al fatto che il THC danneggia la capacità del sistema immunitario di combattere le malattie infettive e il cancro. Esperimenti di laboratorio che hanno esposto cellule di animali e cellule umane a THC e ad altre sostanze contenute nella marijuana, hanno dimostrato che in molti tipi di cellule immunitarie le normali reazioni di prevenzione di una malattia si inibiscono. Altri studi sui topi esposti a THC, o sostanze simili, hanno rivelato che questi animali avevano una maggiore probabilità di sviluppare infezioni batteriche e tumori rispetto a topi non esposti. Uno studio ha indicato che il rischio che una persona subisca un infarto cardiaco entro la prima ora dopo aver fumato marijuana è quattro volte più alto del rischio normale per quel soggetto. I ricercatori hanno ipotizzato che questo può essere in parte dovuto al fatto che la marijuana alza la pressione sanguigna e il battito cardiaco e riduce la capacità del sangue di distribuire ossigeno.

Marijuana, memoria e ippocampo Il danno che la marijuana provoca alla memoria a breve termine sembra essere dovuto al fatto che il THC altera il modo in cui l’ippocampo (una delle aree del cervello responsabile della memoria) elabora le informazioni. Ratti di laboratorio ai quali è stato somministrato THC hanno mostrato una ridotta abilità di eseguire compiti che richiedevano l’uso della memoria a breve termine analoga a quella mostrata da altri ratti ai quali sono state distrutte le cellule nervose dell’ippocampo. I ratti trattati con THC avevano inoltre una maggiore difficoltà con i compiti al momento di massima interferenza della droga con il normale funzionamento delle cellule dell’ippocampo. Man mano che le persone invecchiano, normalmente perdono neuroni nell’ippocampo e diminuisce così la loro abilità di ricordare eventi. L’esposizione cronica a THC può accelerare la perdita di neuroni dell’ippocampo che avviene normalmente con l’invecchiamento. In una serie di studi, ratti esposti a THC ogni giorno per 8 mesi (approssimativamente il 30% della loro aspettativa di vita), esaminati a 11 o 12 mesi di età, presentavano una perdita di cellule nervose equivalente ad animali con il doppio della loro età.

Le sostanze simili al THC che si trovano naturalmente nell’organismo Gli effetti del THC sul nostro organismo sono dovuti in gran parte alla sua somiglianza con una famiglia di sostanze chimiche naturali simili alla Cannabis, i cannabinoidi endogeni. La forma della molecola di THC, così simile a quella dei cannabinoidi endogeni, le permette di interagire sulle cellule nervose con gli stessi recettori con cui i cannabinoidi endogeni interagiscono, influenzando quindi molti degli stessi processi. La ricerca ha dimostrato che i cannabinoidi endogeni aiutano a controllare una vasta gamma di processi mentali e fisici nel cervello e in tutto il corpo, inclusa la memoria, la percezione, la coordinazione motoria di precisione, le sensazioni di dolore, l’immunità alle malattie e la riproduzione. Quando si fuma marijuana, il THC stimola eccessivamente i recettori dei cannabinoidi portando ad una disgregazione del controllo normale dei cannabinoidi endogeni. Questa stimolazione eccessiva produce l’ebbrezza provata dai fumatori di marijuana. Col tempo, il THC può degradare i recettori dei cannabinoidi, ed è possibile che produca effetti avversi permanenti e contribuisca a una dipendenza con il rischio di crisi di astinenza.

Fanno letteralmente impazzire i più giovani, tanto che si registrano ogni anno oltre 40mila accessi ai Pronto soccorso psichiatrici. Sono le nuove droghe o le vecchie in versioni riformulate e molto più pericolose: si tratta di cocaina, cannabis “rafforzata” e anfetamine, nelle loro ormai infinite varianti. Troppo facili da trovare, troppo a buon mercato, troppo difficili da identificare per il continuo mutamento delle formule che le compongono. A lanciare l’allerta su un fenomeno in crescita sono psichiatri e operatori al convegno di presentazione della nuova “Carta dei Servizi dei pazienti nelle condizioni cliniche di comorbilità tra disturbi mentali e disturbi da uso di sostanze e addiction (doppia diagnosi)”.
La psichiatria chiede aiuto e risorse per supportare le crescenti emergenze nei più giovani, ma non solo, nei dipartimenti di salute mentale. Uno studio sui clienti di cinque club romani getta benzina sul fuoco: su 273 utenti di età compresa da 18 e 30anni, il 78% riportava pregresso utilizzo delle cosiddette “nuove sostanze psicoattive” (nps), mentre l’89% riportava utilizzo corrente di cocaina. «La comorbilità” fra un disturbo mentale e un disturbo da uso di sostanze usualmente definita come condizione di “doppia diagnosi – spiega il presidente della Società italiana di psichiatria Bernardo Carpiniello – rappresenta un’evenienza particolarmente frequente». I numeri, precisa inoltre Claudio Mencac- ci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze al Fatebenefratelli-Sacco di Milano, «dicono che nell’ambito dell’urgenza psichiatrica serve intervenire molto in fretta. I servizi devono essere impostati per rispondere alle nuove emergenze». Le dimissioni ospedaliere dai dipartimenti di salute mentale con diagnosi di disturbi mentali associati a disturbi da uso di sostanze, infatti, hanno avuto un incremento di oltre il 2% negli ultimi 4 anni, con un aumento dei tassi di incidenza nella fascia di età più giovane 15-24 anni. Il pericolo arriva soprattutto dalle nuove sostanze psicoattive, spesso non note alle forze dell’ordine, non rilevabili ai comuni tossicologici e vendute su Internet. Categoria che comprende cannabinoidi sintetici, catinoni, fenetilamine.

Le droghe eccitanti come cocaina e anfetamina, sottolinea il presidente di Federsend Fausto D’Egidio, «hanno una forte correlazione con disturbi ossessivi e paranoici; poi ci sono sostanze più a carattere allucinogeno che danneggiano l’equilibrio dando luogo a sindromi bipolari e un nuovo pericolo deriva dalle “canne”, perché hanno una concentrazione molto più alta di cannabinolo». È necessario, aggiunge, che «le società scientifiche lavorino insieme per migliorare le cure».
Alcune azioni, concludono dunque operatori e psichiatri, sono fondamentali per affrontare questa nuova emergenza sanitaria: elaborazione di linee-guida, una politica di programmazione, organizzazione di protocolli di intesa e, infine, una formazione mirata per gli operatori del campo.

La diffusione delle droghe d’abuso tra i giovani

Un allarme recentemente reiterato riguarda la diffusione delle droghe d’abuso tra i giovani e i teenagers. Numerose ricerche hanno dimostrato l’alcool tra le insidie maggiori, rispetto alle altre sostanze, per una minor propensione a considerarlo un problema, da parte della famiglia e degli educatori. Da indagini compiute (Università Vita-Salute S. Raffaele, Milano) tra i giovani delle scuole medie superiori attraverso la somministrazione di questionari anonimi, risulta che la diffusione delle droghe d’abuso tra i giovani tra i 14 e i 19 aa. é intorno al 42 % (su 2362 soggetti considerati); la quasi totalità del campione positivo fa uso di cannabinoidi (94 %) cui vengono associate altre droghe (la cocaina, nel 14 % dei casi; droghe sintetiche tipo extasy, nel 10%). Se si considera nella stessa casistica l’alcool, i giovani che hanno ammesso un abuso salgono all’82 % e il 61 % di essi si è ubriacato recentemente.
Si può ben dire che il problema ‘droghe d’abuso’ ha attraversato la società occidentale in forma esplosiva; il fenomeno era sporadico e circoscritte a sparute avanguardie culturali fino alla II Guerra Mondiale, mentre ha assunto una diffusione massiva nell’intero mondo occidentale in relazione al maggior benessere, ai rivolgimenti sociali, alla globalizzazione dei consumi e dei comportamenti.
Omettendo le radici storiche (mistico-religiose) del fenomeno ‘droga’, le tappe recenti possono essere così sintetizzate:
• Primi del ‘900 : la rivoluzione industriale
• L’uso bellico (eroina + cocaina).

Caricamento in corso ...

Altre Storie

Insonnia da dipendenza tecnologica: ne soffrono sempre più gli adolescenti

Uno studio condotto dal professore Claudio Mencacci direttore del Dipartimento Neuroscienze e salute mentale dell’ASST …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *