Pronto il decreto di cancellazione del reato di immigrazione clandestina

“Il differente trattamento può determinare conseguenze per l’uso delle dichiarazioni, che sono fondamentali per ricostruire le reti del traffico”.

È bufera sul reato di clandestinità. Il dibattito sull’abrogazione della norma introdotta nel 2009 sta infiammando i toni politici. Lo affermano fonti dell’esecutivo, dopo che il ministro Alfano e Ncd si sono opposti all’ipotesi su cui lavora il ministero della Giustizia. Ieri, alla vigilia del Cdm odierno, dove non erano all’ordine del giorno importanti provvedimenti, non si è tenuto preconsiglio e questo ha indotto a spostare l’esame sul reato di clandestinità la prossima settimana, ritenendo importante che una materia così delicata fosse discussa prima in preconsiglio e poi in Cdm.

Quando fu introdotto, si disse che avrebbe reso più facile l’espulsione dei clandestini. Il rimpatrio e le sanzioni penali previste dalla legge, tuttavia, non convinsero la Corte europea di Giustizia. E’ esattamente quanto accaduto nel recente passato con il reato di inosservanza dell’ordine di allontanamento da parte del questore. Furono infatti i senatori Cinque stelle Cioffi e Buccarella a presentarlo come emendamento alla legge delega sulla messa in prova, giusto all’indomani della tragedia di Lampedusa: Grillo si infuriò “sia per il metodo che per il merito”, disse che la faccenda “non era nel programma” elettorale, li smentì chiamandoli “dottor Stranamore senza controllo”, ma uscì perdente.

Perché è un reato inutile e che aiuta gli scafisti.

Non è d’accordo con il provvedimento del governo nemmeno il parlamentare brianzolo del Carroccio Paolo Grimoldi che ha fatto sapere: “Abrogare il reato di clandestinitàsignificherebbe consegnare l’Italia ad un’invasione da parte di milioni di immigrati che ci porterebbe al tracollo economico e sociale, senza considerare i problemi sul piano della sicurezza”. Lo documenta il fatto che non ha prodotto risultati, non per colpa della magistratura ma in quanto non ha un’efficacia deterrente. Agendo in questo modo, a livello normativo il sistema giudiziario e amministrativo si cautela mantenendo valida quella che è la possibilità di espellere un cittadino straniero a seguito del suo ingresso sul territorio italiano; ingresso che, a sua volta, comporterà sempre e comunque una certa valenza amministrativa sul piano della condotta e del reale contributo alla vita sociale e politica del paese contemplata dal nuovo articolo 4 del Testo unico sull’immigrazione.

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