Putin è l’uomo più potente al mondo. Trump secondo, Merkel terza

È Vladimir Putin la persona più potente al mondo del 2016, per il quarto anno consecutivo, secondo Forbes. Al secondo posto, per la rivista, il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump, seguito al terzo posto da Angela Merkel, al quarto dal presidente cinese Xi Jinping, al quinto da papa Francesco e poi da Bill Gates. Decimo invece il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, seguito dal presidente della Bce, l’italiano Mario Draghi.

Nella lista, che il giornale stila annualmente da otto anni a questa parte, ci cono 74 uomini e donne di tutto il mondo, soprattutto politici e imprenditori, presi in considerazione per la portata della loro influenza.Putin occupa nuovamente il primo posto perché, per Forbes, ha esteso la portata e l’influenza della Russia fino “a ogni angolo del pianeta”, dalla Siria agli Stati Uniti. Secondo la testata, indipendentemente dal fatto che si riveli vera la teoria secondo cui il Cremlino abbia interferito nel processo elettorale Usa a favore di Trump, il potere di Putin “potrebbe crescere in modo smisurato” nei prossimi anni, visto che da gennaio avrà un potenziale alleato alla Casa Bianca.

Quanto a Trump, passa dal 72esimo posto del 2015 al secondo di quest’anno: Forbes evidenzia che, quando si insedierà alla presidenza il prossimo 20 gennaio, diventerà “il primo presidente milionario degli Stati Uniti”; la rivista ricorda che il magnate newyorkese, che ha detto che cosnegnerà ai figli le redini del suo impero immobiliare una volta alla Casa Bianca, possiede un patrimonio di 3,7 miliardi di dollari. Per quanto riguarda Angela Merkel, secondo Forbes è “l’ultimo bastione del potere liberale in Occidente” davanti all’ascesa inarrestabile del populismo e dei movimenti di destra.

Fine dei combattimenti ad Aleppo, le truppe lealiste hanno il controllo della città. Anzi no, i combattimenti nella zona Est della città sono ripresi proprio quando sono arrivati i pullman per portare in salvo le migliaia di civili ancora intrappolati tra le macerie.Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, con base a Londra, la tregua è stata rotta dalle truppe fedeli ad Assad su pressione degli iraniani che avanzano altre pretese ai ribelli (come la liberazione dei loro prigionieri), secondo i russi invece sono stati quelli di Al Nusra (di Al Qaeda, tanto per intenderci) a riaprire il fuoco contro gli stessi civili che cercavano di scappare.

È un balletto di informazioni contrastanti che prosegue da anni, e anche se l’Occidente dà credito solo a quelle che provengono dalle fonti vicino ai ribelli, a questo punto della battaglia che è stata definita «la Stalingrado siriana» poco importa, perché è solo questione di ore o di giorni e Aleppo dopo più di tre anni di combattimenti sarà interamente controllata da Assad, russi e iraniani.
L’Occidente solo adesso si accorge che c’è una città devastata, un’emergenza umanitaria e migliaia di vittime civili.

A Parigi, con una dose di ipocrisia degna solo dei francesi che hanno ospitato e continuano a ospitare i peggiori terroristi islamici senza accorgersene spengono le luci della Tour Eiffel, il presidente Hollande e la Cancelliera tedesca Angela Merkel parlano di «una situazione disgustosa che fa male al cuore» e di 120mila ostaggi sotto le bombe, la Turchia (quella che incarcera i deputati dell’opposizione e stermina i curdi) dice che si farà garante della sicurezza dei cittadini, Ban Ki Moon si straccia le vesti contro le atrocità sui cittadini.Eppure Aleppo è una città fantasma non da settimane o da mesi, ma da anni, da quando i ribelli, e tra loro i terroristi di Al Nusra e dell’Isis, hanno iniziato a bombardarla occupandola e trasformandola in una specie di campo di concentramento dove ogni più semplice libertà e traccia di dissenso è stata cancellata.

Bisognerebbe ascoltare i racconti dei tanti cittadini liberati presenti sul web per farsene un’idea, e non solo guardare i video degli attivisti che gridano «ci ammazzano tutti» mentre i soldati di Assad avanzano. E invece in Occidente si continua a credere che i buoni siano i ribelli (alleati di Al Qaeda), e i cattivi siano quelli di Assad (alleati di Russia e Iran). Quest’ultimo dunque viene accusato delle peggiori nefandezze per aver fatto una guerra per riconquistare i territori perduti contro criminali che sono come lui, o forse peggio di lui. Altrove gli iracheni e i curdi, sostenuti dagli americani, stanno stringendo d’assedio la città di Mosul in mano all’Isis dal giugno del 2014, facendo finta di fare una guerra «pulita».

Gli iracheni procedono cautamente, dicono, per evitare vittime tra la popolazione che come ad Aleppo viene utilizzata come scudo. Il che però da una parte non ha impedito che i civili morissero lo stesso sotto i bombardamenti (in ottobre 1.120, in novembre 926), dall’altra ha invece impedito e impedirà che la città sia riconquistata in tempi accettabili. I jihadisti infatti sono in grado di ribattere colpo su colpo e si sentono tanto tranquilli da essersi permessi il lusso di inviare una spedizione (partita proprio da Mosul) a Palmira per riconquistarsela.
La storia insegna purtroppo, e Aleppo e Mosul ne sono un esempio, che se si vuole vincere una battaglia o una guerra, i calcoli umanitari è meglio lasciarli al nemico.

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