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Quei ragazzi con la valigia di cartone…

Non siamo ai livelli degli anni Sessanta (quando si partiva con la valigia di cartone), ma poco ci manca. I ragazzi italiani continuano a lasciare il Sud per cercare lavoro. La cosa più triste, però, è che spesso non lo trovano neanche altrove. Rimanere (o ritornare) a casa con babbo e mamma, non è nella maggior parte dei casi sintomo di ozio e di bella vita (come ha detto un ministro della nostra Repubblica nelle ultime ore, non ricordo il nome, l’ho già Cancellierato dalla mente). Nella maggior parte dei casi, infatti, la famiglia serve per tappare i buchi per un lavoro precario o per ricoprire un ruolo assistenziale in caso di coppie con figli piccoli senza il budget sufficiente per pagare asili nido e simili. Ovviamente, tutte queste considerazioni non sono campate in aria. Ci stiamo basando su un’indagine elaborata dall’Isfol in collaborazione con il dipartimento demografico della Sapienza di Roma, secondo cui il 72% dei giovani fra i 20 e i 34 anni è disponibile a spostarsi pur di trovare lavoro. Il 17%, addirittura, è pronto a lasciare l’Italia, il 10% a cambiare perfino Continente. Tendenze e dati confermati dallo Svimez, dall’Istat e da Almalaurea.

Le resistenze a cambiare città o regione sono basse, soprattutto se in possesso di un titolo di studio elevato tanto che nel 2010, 250mila persone si sono spostate dalle regioni meridionali ad altre aree dell’Italia. Di queste 250mila, circa 114 mila hanno effettuato il cambio di residenza (erano 70 mila a metà degli anni 90) e 134 mila si sono organizzati con la mobilità a lungo raggio e il pendolarismo. Il dato è ancor più significativo se si considera il lungo periodo: dal 1990 al 2005, certifica la Banca d’Italia, il passaggio dal Sud al Nord ha coinvolto due milioni di persone. Tra il 2008 e il 2010 c’è stata una piccola flessione (-15mila movimenti), ma il fenomeno rimane culturalmente di rilevanza peculiare. Insomma, sono davvero pochi quelli che si annoiano per il fatto di avere un posto fisso, così come pochi sono coloro i quali rimangono con mamma e papà perché fin troppo conveniente: qualcuno per giustificare qualcosa di molto doloroso che sta per fare , sta mettendo le mani avanti toccando tasti che era meglio non avesse toccato.

D’altronde, la sinistra francese data in vantaggio in tutti i sondaggi contro Sarkozy, se riuscirà realmente a tornare al governo ha già promesso tassa sui grandi patrimoni, nuovi posti (fissi) di lavoro, tassazione antispeculazione e ritorno alle pensioni a 60 anni. Il tutto in un programma di sviluppo che non passa per tutte ‘ste manfrine sui giovani e gli operai a cui stiamo assistendo in Italia. Si prevedono anni davvero monotoni per i francesi, più frizzanti per noi. In tutti i sensi.

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