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Radio Padania rivende e fa soldi con le frequenze avute gratis dallo Stato

mezza-radio-padaniaDa sempre impegnata a denunciare i “furti” della casta, la Lega Nord, al Governo per circa 20 anni assieme a Silvio Berlusconi, è stata colpita da diversi scandali negli ultimi anni. La famiglia Bossi e i suoi più stretti collaboratori, è stata spazzata via da una brutta storia di rimborsi e soldi del partito utilizzati per scopi personali, ma nelle ultime ore è spuntato anche lo scandalo di Radio Padania Libera.

A denunciarlo, è il M5S che spiega come l’emittente radiofonica del partiti secessionista, sia una radio comunitaria (come Radio Maria per intenderci) e tramite un emendamento presentato da un deputato della Lega Nord (che strano), Davide Carlo Caparini, “dal 2001 può occupare frequenze libere su tutto il territorio nazionale senza pagare un soldo”.

“Le frequenze che acquisisce gratuitamente – spiega il M5S che ha presentato un’interrogazione alla Camera tramite il portavoce Riccardo Nuti – servono solo ad essere poi cedute a titolo oneroso o in permuta a emittenti radiofoniche commerciali con differenze di valore che hanno fatto ottenere plusvalenze ingenti. Ad esempio, Radio Maria, nell’area di Milano, ha ceduto per 10 milioni di euro una frequenza a Radio 2, ovvero il servizio pubblico. Lo stesso ha fatto Radio Padania Libera in decine di casi, con RTL 102,5 e Radio 101, la prima riconducibile a Lorenzo Suraci, la seconda al gruppo Mondadori, quindi Silvio Berlusconi, con cui la Lega ha governato quando ha presentato questo emendamento. Lo scopo appare chiaro: garantirsi fonti di finanziamento illimitate. Radio Padania ha inoltre preso contributi pubblici per 5 milioni di euro e col giochino della cessione o permuta delle frequenze è arrivata a raccoglierne circa 300, facendo lievitare il suo fatturato dai 100mila euro del 2006 ai quasi due milioni di euro del 2008. Non male per una radio che può trasmettere solo 3 minuti di pubblicità ogni ora, alla faccia delle piccole emittenti locali per cui il mercato delle frequenze è bloccato e che devono sostenere notevoli spese per continuare a restare in onda. A ciò va aggiunto l’evidente conflitto d’interessi di Caparini, autore della norma pro Radio Padania, fondatore e socio della stessa radio.

Ora che farà il Governo Renzi? Cancellerà subito questa norma creata su misura da Lega e Berlusconi, o per non scomodare il proprio alleato, lo stesso leader di Forza Italia, farà ancora una volta finta di niente?

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