Referendum trivelle, chi è a favore e chi è contro

Per questo con il referendum del 17 aprile si chiede di abrogare la norma che prevede, per le autorizzazioni gia’ esistenti, di poter cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine per tutta la durata di vita utile dei giacimenti, oltre la naturale scadenza delle concessioni.

Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana, e Umberto Mazzantini, responsabile mare di Legambiente Toscana, hanno inviato una lettera aperta al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi sul Referendum del 17 Aprile e sulla situazione che si potrebbe aprire in Toscana nel caso di un mancato raggiungimento del quorum.

A inaugurare la Campagna sarà un flashmob organizzato dal Comitato nazionale “Vota SI’ per fermare le trivelle” a cui parteciperanno cittadini e attivisti di tutta la società civile, di tutte leassociazioni e comitati ambientalisti. Il Pd, nelle regole della.

Ridurre l’estrazione di idrocarburi dai nostri giacimenti comporta maggiori importazioni: oltreall’impatto sulla bilancia dei pagamenti, sul versante ambientale questo aumenterebbe il numero di petroliere che transitano nei nostri mari, con tutti i problemi di inquinamento che ciò comporta.

E’ ingannevole, perché i promotori vogliono far credere agli Italiani che il referendum serva per dire “No” a nuove trivellazioni entro le 12 miglia e questo proprio a breve distanza dalla decisione del l Parlamento di approvare una legge che espressamente le vieta.

Su Formiche.net, in una lettera aperta e firmata da 112 intellettuali, professionisti e studiosi, dal fisico allo storico, promossa da Alberto Clò, docente di Economia applicata presso l’Università di Bologna e direttore della rivista Energia, leggiamo che “il referendum, se approvato, compromette la valorizzazione delle rilevanti risorse di idrocarburi di cui il nostro Paese dispone e la possibilità in tempi ravvicinati di raddoppiarne la produzione…Siamo consapevoli delle legittime preoccupazioni che muovono dalle comunità locali interessate alle attività estrattive, ma nel respingere le irrazionali paure alimentate al loro riguardo, siamo convinti che la severità delle normative, la doverosa rigorosità dei controlli, l’impiego delle più avanzate tecnologie costituiscano la miglior garanzia di tutela dell’ambiente e di sicurezza delle popolazioni”. È il sistema degli idrocarburi che mette a repentaglio il futuro di questi lavoratori, come evidenzia un recente articolo del Sole24Ore dedicato alle attività di estrazione del gas nel ravennate che recita ‘A rischio il futuro dell’oil&gas. Le restanti 26 concessioni, per un totale di 79 piattaforme e 463 pozzi, sono distribuite tra mar Adriatico, mar Ionio e canale di Sicilia.

Chi votaSi vota domenica 17 aprile.

Solo l’8,7% del petrolio estratto in Italia è in mare.

Impegno prioritario del Comitato sarà quello di informare sulla presenza stessa del referendumper la data del 17 aprile, e di invitare i cittadini a votare SI al referendum, sensibilizzando la popolazione sui rischi e sulle possibili conseguenze ambientali che l’attuazione di questa legge pu provocare nel mare e su larghe fasce costiere delle nostre regioni, con potenziali ripercussioni anche sulle attività turistiche e non solo. Non vi è personale a bordo, sono controllate da remoto, da cabine di regia dove l’automazione la fa da padrona e bastano veramente pochissime persone per tenere operative queste piattaforme.

Il referendum non è un referendum di iniziativa popolare. Inoltre, viene fatto presente che non esistono casi di incidenti significativi per i quali siano sorte preoccupazioni e che la quasi totalità delle realtà coinvolte non estraggono petrolio bensì gas.

I due articoli della Costituzione implicano una deduzione logica facilmente intuibile: ognuno di noi ha un diritto alla salute non solo in quanto singolo ma anche come membro delle comunità cui appartiene. Proprio la Corte costituzionale, lo scorso 19 gennaio, ha dichiarato il quesito in questione ammissibile ritenendo che avesse i requisiti necessari alla presentazione. “In mari chiusi come i nostri anche la perdita di piccole frazioni del greggio che è stato versato in acqua nella grandi catastrofi storiche alle piattaforme farebbe danni incalcolabili” .

Poi c’è la questione ambientale. Si ipotizzano investimenti per 15 miliardi, con 25 mila nuovi posti di lavoro e un risparmio sulla fattura energetica nazionale di 5 miliardi all’anno. Insieme agli altri 194 nazioni firmatarie dell’Accordo di Parigi, al termine del COP21 (la Conferenza sul Clima) tre mesi fa, l’Italia si è impegnata a contribuire a rallentare il riscaldamento globale.

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