Regeni, Il Cairo promette collaborazione a Pignatone

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CHIESTA ROMA Un comunicato congiunto che parla di cooperazione tra la procura di Roma e quella del Cairo. E, soprattutto, l’impegno del procuratore generale Nabil Ahmed Tawfiq Sadeq di seguire personalmente il caso Regeni. L’incontro ieri al Cairo tra i vertici delle due procure, a proposito dell’indagine sulla morte del ricercatore sparito il 25 gennaio scorso e ritrovato cadavere con evidenti segni di tortura una settimana dopo, si chiude con l’imprimatur della procura generale del Cairo. Il magistrato che, sei mesi fa, lo stesso Al Sisi ha messo alla guida degli uffici giudiziari della capitale ha avocato a se l’inchiesta affidata finora alla procura di Giza. Il documento congiunto firmato dallo stesso Sadeq e dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone (che ha partecipato all’incontro insieme al sostituto Sergio Colaiocco) parla di «scambio di importanti informazioni nel corso dell’incontro» e della necessità di proseguire le indagini concentrandosi «sui veri fatti e i veri responsabili». Mentre il procuratore di Giza, Ahmed Nagui, che ha assistito al vertice ha parlato di esito «positivo». Le due parti «si sono scambiate informazioni sull’ assassinio» e «tutte le piste restano aperte», ha detto.

LE CHIAMATE E LE AMMISSIONI All’Italia è stata data copia di tutti i verbali di interrogatorio svolti finora e c’è stato un primo segno di collaborazione concreta: alle prime scarne comunicazioni sulle telefonate di Regeni, sarebbe stato aggiunto l’intero file delle chiamate fatte e ricevute dal ragazzo nei mesi precedenti alla sua scomparsa. Una richiesta su cui la procura di Roma ha battuto fin dall’inizio e che finora mancava all’appello. Il procuratore Sadeq avrebbe anche detto ai magistrati italiani di essere convinto della «rettitudine» di Regeni, prendendo le distanze dalle tante ricostruzioni circolate in Egitto a proposito di relazioni personali poco chiare, e avrebbe chiesto spiegazioni dettagliate sull’autopsia italiana, in cui si parla di una morte arrivata dopo cinque giorni di torture efferate.

I MEDIA EGIZIANI Eppure, l’intervento del procuratore generale ha segni diversi se lo si guarda da Roma o dal Cairo. Se in Italia è stato preso come un passo avanti verso una reale collaborazione nell’inchiesta sulla morte di Regeni, in Egitto i media nazionali hanno letto le sue parole in tutt’altra chiave: «La presenza di Sadeq è considerata la ”garanzia” affinché l’inchiesta non prenda direzioni ”offensive” per l’Egitto», spiegano gli analisti locali. Per capire meglio come Egitto e Italia stiano interpretando differentemente la vicenda, basta guardare come il caso Regeni sia stato affrontato ieri da televisioni e giornali egiziani. Sebbene all’incontro tra magistrati il punto non sia stato toccato, ieri la notizia del giorno era la voce di un testimone alla tv Sada el Balad che sostiene di aver visto il 24 gennaio due ragazzi litigare nei pressi del consolato italiano. Uno «grosso e sportivo» che strattonava l’altro «più piccolo»: «ho saputo che era Giulio Regeni dopo aver visto le sue foto pubblicate e ho capito che era lui che era stato spintonato dal più grosso. La lite è durata solo 2-3 minuti», ha detto l’uomo. Circostanza già smentita dalle indagini italiane. Proprio Sada el Balad l’altra sera ha mandato in onda la presa di posizione dell’ex ministro della giustiziaMohammed Al Zend. «La direzione di medicina legale ha consegnato un rapporto veritiero che conferma, con assoluta chiarezza, ciò che tutti noi sappiamo e che non stiamo qui a ripetere sul crimine che è stato commesso», ha detto parlando indirettamente delle torture. La frase ha fatto parecchio scalpore e in Egitto c’è chi l’ha collegata alle dimissioni dello stesso Al Zend avvenute nei giorni scorsi.

LE RIUNIONI Pignatone e Colaiocco saranno in Italia oggi stesso e in giornata è atteso il primo vertice in procura con gli investigatori di Ros e Sco. Uno dei punti all’ordine del giorno sarà la richiesta egiziana di inviare a Roma i poliziotti del Cairo per acquisire documenti importanti, tra i quali il back up del computer di Regeni, e partecipare alle audizioni di alcuni testimoni.

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