Ricerca shock: Cervello, senza sonno si autodistrugge

Una ricerca condotta da Michele Bellesi dell’Università Politecnica delle Marche in Italia ha dmostrato come la privazione del sonno può causare danni anche molto seri al cervello. I ricercatori utilizzando un programma di scansione facciale, hanno analizzato i processi cellulari nella corteccia frontale dei topi. Ebbene l’esame ha evidenziato una maggiore attività delle celule di astrociti. Lo studio ha mostrato anche una maggiore attivazione delle cellule microgliale, la cui presenza aumenta in caso di Alzheimer e in altre forme di neurodegenerazione. Tale cellule sono una sorta di spazzini che ripuliscono il cervello dai neuroni danneggiati, placche e agenti infettivi da neutralizzare. In particolare così si sono espressi i ricercatori: “Abbiamo dimostrato per la prima volta che porzioni di sinapsi vengono letteralmente mangiate dagli astrociti a causa della perdita di sonno“. Insomma dormire di più potrebbe proteggere il cervello,  in quanto una privazione prolungata di sonno rende le persone più vulnerabili al rischio di demenza. D’altronde precedenti ricerche hanno evidenziato che il sonno è fondamentale per la rigenerazione del cervello

La scoperta, italiana, è pubblicata sul ‘Journal of Neuroscience’ da Michele Bellesi dell’università Politecnica delle Marche. Lo studio è stato condotto sui topi. Il cervello di animali che dormivano quanto volevano è stato confrontato con quello di roditori tenuti svegli per 8 ore e con quello di un altro gruppo privato del sonno per 5 giorni. Gli scienziati si sono concentrati sull’attività delle cellule gliali che formano il ‘sistema spazzino’ del cervello, perché già in precedenti ricerche un gene che la regola è risultato più ‘acceso’ dopo un periodo di deprivazione di sonno. Bellesi e colleghi hanno lavorato in particolare sugli astrociti – cellule che hanno il compito di ‘potare’ le sinapsi inutili, rimodellando al meglio queste connessioni fra neuroni – e sulle cellule microgliali che eliminano le cellule danneggiate e i loro detriti.

Ebbene, non solo gli astrociti si sono mostrati più attivi nei topi assonnati che in quelli riposati (più del doppio negli animali deprivati di sonno, rispetto al gruppo controllo che dormiva a piacimento), ma anche le cellule microgliali erano molto più indaffarate nei roditori con deprivazione cronica di sonno. E sono proprio queste ultime a preoccupare di più gli autori: “Un’attivazione microgliale sostenuta – sottolinea infatti Bellesi – è stata osservata nella malattia di Alzheimer e in altre forme di neurodegenerazione“.

Abbiamo dimostrato per la prima volta che porzioni di sinapsi vengono letteralmente mangiate dagli astrociti a causa della perdita di sonno“, spiega Bellesi. In sé questo potrebbe essere inizialmente una buona cosa, perché si è visto che le sinapsi colpite sono quelle più ‘anziane’, usate da più tempo e quindi più ‘stanche’. “Sono come vecchi mobili che probabilmente hanno bisogno di più attenzione e pulizia“. Il problema, ribadisce l’autore, sembra piuttosto l’iperattivazione della microglia.

Queste evidenze potrebbero spiegare perché una mancanza prolungata di sonno rende le persone più vulnerabili al rischio di demenza, conferma Agnès Nadjar dell’università di Bordeaux in Francia, citata dal ‘New Scientist’.
Non è ancora chiaro se dormire di più può proteggere il cervello o salvarlo dagli effetti di un paio di notti in bianco. Capirlo sarà importante, ma intanto il prossimo passo sarà indagare sulla durata di questo ‘cannibalismo cerebrale’ da insonnia cronica. (AdnKronos)

Dormire bene ci aiuta a vivere meglio

Che cosa è il sonno II sonno nel passato è stato definito come una periodica interruzione dello stato di veglia e generalmente si pensa che esso rappresenti un sorta di attesa passiva interposta tra le tipiche attività fisiche e mentali della veglia. Al contrario oggi sappiamo che il cervello durante il sonno è tutt’altro che a riposo, che ha un’attività piuttosto intensa differenziata nelle diverse fasi REM e non-REM e che la sua attività metabolica è superiore allo stato di veglia, come documentato dal maggiore consumo di ossigeno. Quello che ancora non conosciamo in tutti i dettagli sono le particolari funzioni svolte dal sonno, anche se c’è generale consenso sulla la sua grande importanza per favorire l’equilibrio fisico e neuropsichico della persona: durante il sonno il corpo e la mente riposano, le informazioni apprese vengono consolidate ed anche l’umore migliora. Altrettanto interessante poi quanto scoperto nella donna in età fertile per la quale il sonno è importante anche per il mantenimento degli equilibri ormonali e della capacità riproduttiva.

Fino alla metà del secolo scorso si pensava che il sonno fosse un fenomeno unitario, fisiologicamente passivo e con funzione essenzialmente ristoratrice. Solo nel 1953 si riuscì a dimostrare grazie a registrazioni elettroencefalografiche (EEG) che il sonno è composto in realtà da differenti stadi che compaiono in una sequenza caratteristica durante la notte. Il ciclo sonno-veglia nell’uomo è costituito da tre fasi maggiori: la veglia, il sonno ad onde lente o sonno nonREM, ed il sonno con movimento oculari rapidi o sonno REM. Sonno REM e sonno non-REM si alternano in maniera ciclica durante tutto il tempo passato a dormire e, sebbene non sia ancora chiaro perché questo avvenga, è noto che l’assenza degli stadi del sonno o l’irregolarità degli stessi sono associate a disturbi del sonno. Il sonno non-REM è costituito da 4 stadi ed è caratterizzato da un profondo stato di addormentamento. Durante la prima ora dopo essersi coricati si scende progressivamente nei successivi stadi del sonno non-REM. Questa fase rivela un calo generale dell’attività del cervello, del tono muscolare, diminuiscono i movimenti corporei, la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, il respiro, l’attività metabolica e la temperatura. È la fase di recupero dell’organismo. Dopo un periodo di sonno a onde lente si passa nella fase del sonno REM. L’attività cerebrale è in estremo fermento, aumenta la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e il metabolismo raggiungono quasi i livelli dello stato di veglia. Inoltre come indicato dall’acronimo (REM Rapid Eyes Movement = Rapidi movimento oculari) questo stato del sonno è caratterizzato da rapidi movimenti degli occhi. In questa fase si sogna. Il cervello è bombardato da stimoli che non provengono dall’esterno bensì dal suo interno. Questa è la fase dove si elaborano le informazioni acquisite durante il giorno e si consolidano i ricordi.

Perché si dorme?

Per sentirsi freschi e riposati durante il giorno e quindi pronti ad affrontare adeguatamente gli impegni quotidiani, la maggior parte delle persone adulte ha bisogno di dormire per 7-8 ore ogni notte, anche se vi sono differenze individuali per cui ad esempio alcune persone vivono bene dormendo solo pochissime ore. Il bisogno di sonno è molto maggiore nei bambini (i neonati dormono circa 17 ore) mentre è noto che andando avanti con l’età si tende a dormire meno profondamente e per periodi più brevi. Il sonno è presente in tutti i mammiferi e, probabilmente, in tutti i vertebrati. Noi tutti proviamo un profondo desiderio di dormire dopo un lungo e forzato periodo di veglia e, come evidenziato anche da numerosi studi, una prolungata astinenza dal sonno può avere esiti davvero dannosi per la salute. Passiamo dormendo circa un terzo della nostra esistenza e il sonno ci è così tanto indispensabile da non potergli resistere, ma nonostante questo le ragioni per cui si dorme restano ancora in parte da comprendere, e come sostenuto da numerosi studiosi, riuscire a spiegare perché si dorme è una delle più grandi questioni ancora aperte della biologia. Sulla base di quanto possiamo osservare analizzando le conseguenze della mancanza di sonno (stanchezza, scarsa concentrazione e memoria, riduzione della capacità di giudizio, alterazione dei tempi di reazione, del tono dell’umore e di altre funzioni fisiologiche) potremmo affermare che durante il sonno:

A) Il corpo recupera Per riuscire a far fronte ai bisogni energetici e metabolici dello stato di veglia durante il sonno si svolgono le seguenti funzioni:

1. Funzione termoregolatrice e di conservazione dell’energia 6 (riduzione del dispendio energetico per mantenere costante la temperatura);

2. Riposo e recupero (ripristino dei processi fisiologici e biochimici, sincronizzazione dei bioritmi essenziali per la salute, riduzione dei livelli degli ormoni dello stressadrenalina e cortisolo, riduzione del metabolismo)

b) Il cervello e le funzioni mentali si ricaricano

1. Consolidamento delle informazioni apprese durante la veglia

2. Recupero e ottimizzazione delle performance cognitive

3. Stabilizzazione e regolazione del tono dell’umore migliorando e riducendo i livelli d’ansia e irritabilità

4. Plasticità neuronale (miglioramento della efficacia della trasmissione) Qualunque sia la ragione del dormire è evidente che il sonno negli uomini è necessario per vivere bene, per garantire il “funzionamento” del proprio corpo e per la propria sicurezza.

Sta meglio chi dorme bene Un sonno regolare è utile per favorire il funzionamento appropriato dell’organismo e per una buona qualità della vita. L’organismo ha bisogno di pause e di riposo per poter svolgere attività di recupero e rilassamento. Quando si vuole essere produttivi nel lavoro come nello studio non c’è niente di meglio da fare se non una bella dormita. Questa favorirà la concentrazione e l’apprendimento e promuoverà i processi di memorizzazione. Dormire bene contribuisce inoltre al benessere che alimenta il desiderio di vita, è importante per favorire le relazioni sociali svolgendo un’azione stabilizzatrice nella regolazione del tono dell’umore, migliorando e riducendo i livelli di ansia e irritabilità. Anche le performance fisiche, la resistenza allo stress e alle malattie sono migliorate da una buona qualità del sonno. In modo particolare i bambini, soprattutto nei primi anni di vita, dovrebbero dedicare molto tempo al sonno; infatti il raggiungimento di un ritmo adeguato ed il regolare susseguirsi delle fasi e degli stadi del sonno sembrano essere fondamentali per un loro adeguato sviluppo neuro-comportamentale. Alterazioni persistenti del ritmo sonno-veglia possono infatti avere influenze negative sui processi cognitivi ed affettivo-relazionali del bambino. Le manifestazioni comportamentali dovute alla mancanza di sonno (ipereccitabilità, iperattività, capricci e crisi di pianto) variano in maniera importante in rapporto non solo all’età ma anche al grado di sviluppo del bambino. Molti studi hanno indagato le conseguenze della cronica mancanza di sonno nel bambino in età scolare e nell’adolescente evidenziando delle influenze negative, di vario grado, sul successo scolastico e sul comportamento. Da non sottovalutare poi che un disturbo persistente del sonno del bambino può creare le condizioni per cui possa restare un “cattivo dormitore” anche da adulto. Non dimentichiamo inoltre che i disturbi del sonno dei bambini possono alterare in maniera importante anche i ritmi sonno-veglia dei genitori che rischiano di andare incontro ad uno stato di cronica deprivazione di sonno, modificando in qualche modo le abitudini di tutta la famiglia. Probabilmente però non abbiamo sufficiente consapevolezza dell’importanza del sonno per la nostra salute. L’organizzazione delle nostre attività, siano esse ludiche o lavorative, sembra essere fatta per non dormire, o meglio continuiamo ogni giorno a lesinare sul sonno perché c’è sempre qualcosa in più da fare, da vedere o da provare. La deprivazione cronica del sonno sta diventando un tratto tipico della vita contemporanea e la dimostrazione di questo è che sempre più persone quando sono sveglie hanno sonno e si sentono stanche.

Quante ore dobbiamo dormire per notte? Ognuno di noi dorme in modo diverso e ha le sue precise abitudini. Le ore di riposo, la qualità e il passaggio da una sua fase all’altra del sonno sono caratteristiche molto soggettive che cambiano da persona a persona. Queste stesse caratteristiche possono evolversi e cambiare anche nella stessa persona, in funzione dell’età o per l’influenza di fattori ambientali e sociali. C’è chi, ad esempio, preferisce alzarsi presto e chi tardi; alcuni sono soddisfatti solo dopo molte ore di sonno, altri preferiscono dormire poco. È stato dimostrato che il ritmo sonno-veglia varia notevolmente con l’età: il neonato dorme fino a 20 ore al giorno, l’adulto circa 8, l’anziano non più di 6. I bambini necessitano di più ore di riposo probabilmente perché durante il sonno l’organismo produce degli ormoni necessari alla crescita. Le donne in generale dormono meno degli uomini loro coetanei. Persino i cambiamenti ormonali della gravidanza possono in qualche modo indurre dei cambiamenti del ritmo sonnoveglia. Tutti questi aspetti devono essere tenuti in considerazione per non confondere una variabilità biologica, assolutamente normale, con una situazione di disturbo.

Quando dormire è un problema Dormire male costituisce talvolta un disturbo passeggero legato a preoccupazioni contingenti, ma in molti casi può diventare un problema rilevante di salute cioè una vera e propria malattia: l’insonnia. Si sa che il dolore, lo stress, il rumore come anche molte malattie sono nemiche del “buon dormire”, ma esistono anche comportamenti che possono favorire od ostacolare l’inizio ed il mantenimento del sonno notturno che è importante conoscere per creare intorno a se le migliori condizioni per un sonno ristoratore. Sono davvero tante le persone che riferiscono di non dormire bene. Secondo alcune ricerche circa la metà della popolazione ha problemi di sonno, anche se le forme più gravi di insonnia sono fortunatamente molto meno frequenti. Quante volte ci è capitato di dire “Stanotte non sono riuscito a chiudere occhio…”, magari durante l’estate quando anche di notte le temperature rimangono troppo elevate, o quando si è impegnati a studiare per un esame o nella professione a realizzare progetti tanto complessi da tenerci la mente occupata anche di notte. Niente di preoccupante se questo disagio si esaurisce in una notte o poco più, ma cosa succede se comincia a presentarsi con una certa continuità? Ogni qualvolta percepiamo il nostro sonno come insufficiente o poco riposante, evidenziamo una difficoltà a dormire bene che, inevitabilmente, avrà delle ricadute sulla qualità della nostra vita. La mancanza di sonno ed il cattivo riposo hanno importanti ripercussioni sullo stato lavorativo, sulla sicurezza e sulla salute di chi ne soffre. Si stima che il 53% di chi dorme male si assenterà dal lavoro per malattia il doppio rispetto a chi non ha questo disturbo. Purtroppo è grave anche il bilancio per gli incidenti, la cui concausa può essere proprio l’insonnia: più del 50% in ambiente lavorativo ed oltre 50.000 sulla strada (Studio Morfeo 2). Il sonno e la salute fisica sono strettamente collegati infatti numerosi studi scientifici dimostrano che chi dorme male ha maggiore probabilità di manifestare innanzitutto un calo di produttività durante il giorno, che può arrivare a toccare vette del 50%, un indebolimento delle difese immunitarie e anche una maggiore predisposizione alle malattie cardiovascolari. Infatti dormire poco fa aumentare la pressione del sangue e costringe il cuore ad un superlavoro. Di sicuro si sa che sono le donne a soffrire con maggiore frequenza di questo disturbo insieme alle persone in età avanzata. Ma si sa anche che purtroppo tante persone cercano di affrontare questa condizione da sole, senza il consiglio di persone esperte o, peggio ancora, usando farmaci prescritti dal medico, ma assumendoli in maniera scorretta.

I disturbi del sonno non sono tutti uguali Molto spesso i disturbi del sonno vengono definiti con il termine generico di “insonnia”. Per insonnia si intende l’esperienza di un sonno insufficiente o di scarsa qualità dovuto a difficoltà ad addormentarsi (cosiddetta insonnia iniziale), e/o a mantenere il sonno, per cui ci si sveglia una o più volte nel cuore della notte e magari si fa fatica a riaddormentarsi (insonnia intermedia), oppure alla tendenza a svegliarsi con notevole anticipo rispetto a quanto stabilito (insonnia terminale). Molto più raramente l’insonnia riguarda tutte le fasi del sonno, e si trascorre, come si suol dire, la “notte in bianco”. È molto importante per poter scegliere il rimedio più adatto per ogni disturbo del sonno capire se questo si limita a dare problemi notturni (sonno disturbato) oppure se esso è causa di più o meno gravi disturbi durante il giorno come sonnolenza, astenia, difficoltà di concentrazione e irritabilità. Possiamo distinguere i disturbi del sonno anche sulla base delle  cause che possono generarli, in questo caso parliamo di “insonnia secondaria” quando i disturbi del sonno derivano direttamente da malattie e problemi di salute ben identificabili, definiamo invece “insonnia primaria” tutti i casi in cui questa correlazione non c’è. L’insonnia primaria è quella più frequente ed è il frutto dell’interazione tra fattori “predisponenti” (che aumentano la probabilità che compaia l’insonnia), fattori “precipitanti” (che possono scatenare l’insonnia, ad esempio un divorzio, la perdita di una persona importante, un grave problema familiare o lavorativo o di salute) e fattori “cronicizzanti” che contribuiscono a far perdurare nel tempo o ad aggravare l’insonnia . Questi ultimi sono di grande importanza perché si tratta per lo più di abitudini nocive per il sonno che, volendo, potrebbero essere corrette (vedi regole per dormire bene).

Esistono disturbi del sonno da considerare “normali”? Il disturbo del sonno è da considerare come un “normale” evento se è prodotto da condizioni di particolare stress (preoccupazioni familiari, lavorative o scolastiche) ed è transitorio quindi non provoca disturbo al soggetto. In questo caso può anche non richiedere trattamenti con farmaci dal momento che, una volta superato l’evento che lo ha provocato, l’insonnia tende a risolversi. Quando invece il disturbo perdura, può essere utile un periodo di cura scegliendo i rimedi in base all’intensità dell’insonnia ed ai disagi provocati. In questo tipo di insonnia potrebbero essere particolarmente indicate le piante officinali, con la loro azione completa ma “delicata” adatta a tutti i casi in cui il problema si mantiene in una relativa “normalità” tale che il trattamento farmacologico, in genere, potrebbe essere eccessivo. Quando le difficoltà del sonno compaiono per più giorni nella settimana e durano a lungo nel tempo, e in particolare quando 14 ci si accorge che a causa della mancanza di sonno compaiono sonnolenza diurna, colpi di sonno alla guida, stanchezza, stato di ansia, distrazione e scarsa concentrazione nelle proprie attività, allora bisogna parlarne con il medico per trovare le cause e le opportune soluzioni. Da ricordare in questi casi che esistono sostanze e malattie capaci di alterare il sonno: è dunque buona norma riferire al medico la comparsa di un’insonnia se si stanno assumendo farmaci o quando si è affetti da qualche problema di salute.

I rimedi a cui ricorrere quando si dorme male I disturbi del sonno come abbiamo già descritto sono oggi molto spesso sottovalutati considerandoli come un fenomeno “normale” o un leggero fastidio passeggero anche quando durano diversi giorni o settimane o si presentano a scadenze regolari e ravvicinate. Pensiamo che bere più caffè il giorno dopo che non abbiamo dormito ci aiuterà a superare tutti i possibili fastidi, senza sapere che in questo modo si può accumulare un debito di sonno importante ed aggravare il rischio di una cronicizzazione del disturbo. È di fondamentale importanza prendere nella giusta considerazione i primi segnali di una cattiva qualità del sonno e intervenire quanto più tempestivamente possibile con scelte terapeutiche efficaci e sicure individuate sulla base della singola condizione che genera il disturbo. Quando dormire male è conseguente ad una precisa malattia, la cura coincide con quella della condizione che lo ha provocato. In tutti gli altri casi, il primo passo è verificare il rispetto delle “regole” del sonno. Se il problema persiste è opportuno confrontarsi con il medico di famiglia o con uno specialista (farmacista o altro operatore sanitario) per scegliere il trattamento più adatto alla propria situazione sia esso fitoterapico o per i casi più gravi farmacologico. Nei paragrafi che seguono pertanto prenderemo in considerazione i principali trattamenti per i disturbi del sonno proponendo una guida pratica che possa rispondere alle più comuni richieste di informazioni su questo argomento specifico.

Un buon riposo si può costruire anche durante il giorno: semplici regole per dormire bene Tanti piccoli comportamenti che si consumano durante la giornata possono essere molto importanti per favorire un sonno realmente ristoratore. Stili di vita non corretti e vari fattori ambientali possono infl uenzare molto la quantità ma ancora di più la qualità del nostro sonno. Di seguito quindi riportiamo alcune regole e consigli da seguire quotidianamente che possono essere molto utili per riuscire a trascorre una “buona notte”. L’alimentazione: di sera evita pasti troppo abbondanti e ricchi di grassi e di carne; se hai fame all’ora di andare a dormire, fai uno spuntino leggero, per evitare problemi di digestione; evita, di sera, caffè, the, coca-cola e cioccolata; evita i superalcolici che non favoriscono affatto un buon sonno. Il fumo di tabacco: evitalo sempre, ma specialmente alla sera. L’attività fi sica: è bene farla regolarmente durante il giorno ma bisogna evitare gli esercizi fi sici impegnativi verso sera. Le attività della sera: prima di andare a letto, non dedicarti ad attività particolarmente impegnative sul piano mentale o emotivo quali lo studio, le attività di progettazione, il lavoro al computer e simili. I sonnellini: sono da evitare durante il giorno ma , i n particolare, sono deleteri quelli del dopo-cena davanti al televisore.

La stanza in cui si dorme: è bene che sia buia e lontana dai rumori, non troppo fredda ma neppure troppo calda. Il bagno caldo serale: può essere un’abitudine rilassante specie se fa parte della routine serale. Gli orari del sonno: per quanto possibile, vai a letto e cerca di svegliarti sempre alla stessa ora, anche durante il fine settimana e indipendentemente da quanto hai dormito di notte; non dormire più a lungo al mattino, se hai dormito poco. In caso di risveglio precoce: se apriamo gli occhi prima che suoni la sveglia, è bene alzarsi dal letto, accendere la luce o aprire le finestre e iniziare la propria giornata. Se non si riesce a dormire: evitare di guardare continuamente l’orologio e rigirarsi nel letto; meglio alzarsi e dedicarsi ad attività rilassanti, evitare di pensare al lavoro ed alle cose da fare o lasciate in sospeso. Prepararsi al sonno: cercare di rilassarsi il più possibile prima di andare a letto, anche facendo gli stessi gesti e le stesse cose, come fosse un rituale; andare a letto solo quando si è veramente assonnati.

Consigli utili quando a non dormire è il bambino I genitori dovrebbero creare un rituale per il tempo che precede l’andare a letto in modo da fare associare l’andare a letto con una esperienza piacevole. Far associare al bambino il letto con il sonno. Cercare di fare addormentare il bambino nel suo lettino, evitando di addormentarlo altrove o magari in braccio. Uscire dalla stanza prima che il bambino sia addormentato per fare in modo che il bambino sperimenti la sua capacità di addormentarsi da solo. Se il bambino piange, tornare nella stanza per infondergli fiducia, spiegandogli che non lo stiamo abbandonando ma che deve imparare a dormire tutto da solo. Escludere la presenza di disturbi clinici (coliche gassose, malattie ricorrenti, reflusso gastroesofageo…). Programmare la notte come tempo dedicato al sonno: non stimolare con giochi troppo eccitanti il bambino di notte. La stanza del bambino deve essere confortevole, poco rumorosa, poco illuminata e con una temperatura mantenuta sui 20° C. L’orario dell’addormentamento serale e del risveglio mattutino dovrebbero essere mantenuti costanti. Non mandare il bambino a letto affamato. Evitare di farlo bere troppo prima di andare a letto o durante la notte. Cibi e bevande che contengono caffeina e teofi llina non dovrebbero essere assunti di sera.

Le piante medicinali per favorire il sonno e il rilassamento A completamento dei consigli per l’adozione di stili di vita che favoriscano una migliore “igiene” del sonno, può essere particolarmente utile considerare la possibilità di assumere integratori a base di piante medicinali che favoriscano la qualità e la quantità del sonno e della veglia. Le piante medicinali possono essere considerate un intervento ideale per chi lamenta un sonno poco riposante o comunque insufficiente che non necessiti di interventi terapeutici “assolutamente efficaci” sin dalla prima somministrazione o quando nell’insonnia cronica ci si trovi in assenza di sintomi diurni rilevanti di intensità tale da richiedere il ricorso a farmaci. Utilizzate da migliaia di anni per il trattamento dei disturbi del sonno di adulti e bambini le piante medicinali, come indicato da dati ricavati dall’uso tradizionale e dalla letteratura scientifica, sono caratterizzate da una buona effi cacia, accompagnata da una altrettanto buona tollerabilità e sicurezza d’uso. Il sonno è un processo fi siologico complesso la cui qualità deve essere valutata sulla base di numerosi parametri che riguardano la qualità della vita di giorno e di notte. Le piante medicinali grazie alla moltitudine di sostanze funzionali che contengono sono in grado di agire oltre che sulla qualità e quantità del sonno anche sulle cause del problema che si presentano di giorno (agitazione, irritabilità, basso tono dell’umore, scarsa capacità di concentrazione, spasmi gastro-intestinali…) riuscendo ad interrompere il circolo vizioso che si instaura nel tempo e mantiene il disturbo fi no a renderlo cronico. Alcune piante medicinali abbinano all’azione sul sonno anche quella spasmolitica e rilassante, prestandosi molto bene a trattare varie combinazioni di disturbi (spasmi minori, distensione epigastrica, ni di disturbi (spasmi minori, distensione epigastrica, 20 disturbi digestivi, irritabilità ecc..) che spesso accompagnano chi ha difficoltà a dormire, in modo particolare possono essere indicate nel trattamento dei disturbi del sonno della prima infanzia. Per i bambini più piccoli ad esempio può essere utile associare una pianta a blanda azione sedativa come la Passiflora, indicata per il trattamento della tensione nervosa, irrequietezza e irritabilità, associate a difficoltà ad addormentarsi, alla Camomilla, utile per disturbi gastrointestinali quali spasmi minori, distensione epigastrica, flatulenza ed eruttazione, e/o alla Melissa indicata per l’irrequietezza, l’irritabilità ed i disturbi digestivi, i disturbi d’ansia e l’insonnia. Da rimarcare inoltre, che le piante medicinali sono caratterizzate da un ottimo profilo di sicurezza (condizione indispensabile per l’uso nei bambini) e nessuna di quelle comunemente usate, causa sonnolenza durante il giorno, quando utilizzate alle dosi raccomandate. Le piante medicinali esplicano al meglio il loro effetto quando assunte regolarmente e con costanza. Una delle loro caratteristiche più interessanti è che hanno una influenza sul sonno più dolce, delicata e ritardata nel tempo di quella dei farmaci. Il lento e graduale sviluppo dell’effetto può essere utile per promuovere e consolidare in chi dorme male il desiderio di partecipare attivamente a programmi per l’acquisizione di buone regole sull’igiene del sonno, training di rilassamento ecc. Questo è particolarmente dimostrato per la Valeriana, ma si applica a tutte le piante medicinali ad effetto sedativo ed ipnotico. Da sole o in combinazione le piante medicinali vanno assunte circa mezzora/un’ora prima di andare a dormire se si intende intervenire solo sui disturbi del sonno. Se invece si è in presenza di problemi diurni (irritabilità, basso tono dell’umore, scarsa concentrazione…), è possibile assumere una dose anche al mattino. Per valutare appieno i vantaggi dell’uso di una combinazione di piante, il trattamento dovrebbe essere continuato per almeno 15-20 giorni. 21 In caso di risultato positivo si può continuare anche per periodi consecutivi di qualche mese. Le più interessanti, per le loro azioni, per le prove di effi cacia sinora raccolte e per il profi lo di sicurezza sono la Passiflora (Passiflora incarnata), la Valeriana (Valeriana offi cinalis), la Melissa (Melissa offi cinalis), l’Escolzia (Eschscholzia californica) e la Camomilla (Chamomilla recutita). Queste piante vengono usate sia singola.

Che cosa rigenera il cervello? Al di là dei farmaci, degli integratori, c’è un atteggiamento mentale, qualcosa che possiamo fare con noi stessi, con la nostra interiorità? Qualcosa capace di farci produrre un’energia cerebrale pulita, capace di farci scoprire i nostri talenti, le nostre attitudini? C’è qualcosa che non facciamo, visto che siamo un’epoca di gente scontenta, insoddisfatta, in balia dei disagi dell’alcol, dell’obesità, della depressione, dell’ansia? Che ne sa un tuorlo fecondato che diventerà un’aquila reale? Che ne sa una cellula fecondata di come si costruisce un essere umano? La domanda è tutta qui: esiste un’energia incontaminata, perenne, che crea l’essere che siamo, cervello compreso? Possiamo affidarci a un’energia sconosciuta? E come si fa?

Sapete quando un paziente migliora in psicoterapia? Quando smette di farsi domande… Chiedersi perché stiamo male ci conduce verso una palude energetica, dove non entra in campo quella “coscienza limpida”, così cara agli alchimisti e che sarebbe capace di veri miracoli. Per questo Lao Tseu diceva che “bisogna somigliare al neonato” (tratto da Marcel Gra-net, Il pensiero cinese, Adelphi), il quale non sa nulla, non ha imparato nulla, eppure mantiene intatte le sue caratteristiche. Mangia quando ha fame, cerca la madre quando serve e, anche se “non sa nulla dell’unione sessuale, tuttavia la sua verga si erge”.

Lao Tseu allude a saperi innati che vengono da un’energia perenne, pura, la sorgente della vita umana e della coscienza cosmica. Così tutto il lavoro diventa dimenticare. liberarsi da tutte le concezioni, di tutta quella marea di nozioni che fanno di noi “degli animali domestici”. I Saggi sono tali perché, come ribadisce Granet, sanno “evitare gli effetti nocivi della domesticazione, che la vita in società impone. Gli animali domestici muoiono prematuramente. E così gli uomini, cui le convenzioni sociali vietano di obbedire spontaneamente al ritmo della vita universale. Queste convenzioni impongono un’attività continua, interessata, estenuante”.

Non pensare, ma giocare, danzare liberi come gli uccelli nel cielo; si tratta di imparare “l’arte semplice e gioiosa di non vivere che in vista della vita” . Vuoi ripulire il cervello? Dimenticati di te, ignora quelli che chiami “i problemi”, balla davanti allo specchio fino a perderti, a imitare la danza del tuo animale preferito. A Giuliana (40 anni) veniva da ridere (lei che era stata definita da tutti la “super musona”) quando davanti allo specchio danzava immaginandosi come un’orsa, davanti al fiume, con la bocca che cercava di afferrare i salmoni.

“Ero così goffa. Dopo qualche minuto di danza da orsa, il panico volava via.”.

Annulla i ricordi, alla ricerca dell’oblio, fatti pervadere dalla sensazione del Nulla, del Silenzio che scorre dentro di noi: queste sono le leggi dell’anima, cioè di quell’energia incontaminata da cui si forma incessantemente il nostro cervello. Niente esercizi mnemonici, nessun gioco razionale, nessuna ricerca. ma l’affidarsi al regno del Vuoto, del Nulla: solo questo è il sapore del Tao.

Un giornalista mi domanda: “Da dove arriva tutta questa depressione, che coinvolge 5 milioni di italiani?”. “Abbiamo perduto il regno della Notte” ho risposto. La Signora della Notte ci avvolge nel sonno per farci dimenticare chi siamo, per farci scoprire i segreti delle Immagini, che chiamiamo Sogni. La luce impedisce ai Sogni di essere visti: stare troppo nella luce ci toglie poteri, saperi. destini. Spegne funzioni magiche come quella del Rito, del Silenzio Interiore, dove riposa l’energia creativa del cervello. Il miglior esercizio è giocare con i bambini.

Dove non ci sono progetti, aspirazioni, dove tutto va dove deve andare, dove si deve far posto alla Signora della Notte che ha trasformato la nostra cellula fecondata in un uomo, in una donna. Dimenticati di te. e la Sorgente Inesauribile ti porta nel regno del Senza Tempo, dove vive il Sogno, il gioco dei bambini, che assomiglia tanto all’estasi dei Saggi. Estasi vuol dire entrare nel potere della creazione.

Il dato è eclatante: circa una persona su due percepisce la propria mente stanca ogni giorno: è quanto emerso dal sondaggio condotto sul nostro sito www.riza.it. Questa stanchezza giornaliera si fa sentire attraverso difficoltà di concentrazione e di memoria (49%), attraverso una sonnolenza perenne (37%) e possibili errori di scrittura o dell’eloquio (14%). Gli italiani sono un popolo di cervelli stanchi, dunque? Non sempre visto che una persona su quattro si dice mentalmente con le “pile scariche” solo dopo periodi lavorativi davvero intensi: per molti di loro, però, la sonnolenza (43%) è uno dei grandi segnali che annuncia una “materia grigia” non in piena forma: anche mal di testa e astenia (39%) diventano portavoce di questa condizione.

Quando lo stress mentale avanza, “una vacanza, anche solo di un giorno” appare la grande soluzione per più di una persona su tre; anche l’esercizio fisico diventa per il 17% una valida risposta al cervello “prosciugato”, come una serata libera (14%) o un pasto come si deve (4%), senza dimenticare che per il 28% una grande risorsa rimangono le persone con cui trascorrere il tempo libero, veri e propri “spazzini” delle tossine mentali.
Il weekend rappresenta la soluzione ottimale per ciascuno, perché fonde una durata ottimale ma non “eccessiva” come può essere un vero e proprio soggiorno fuori dalle normali faccende quotidiane.

LA TENDENZA: IGNORARE TUTTI I SINTOMI E RIMUGINARE

Quando i segnali del cervello stanco si fanno sentire con insistenza, il 42% fa finta di niente perché convinto che una buona dormita notturna possa regalare un nuovo equilibrio, al contrario del 30% che tenta di “staccare subito la spina” con un po’ di sport o assumendo integratori (28%).
Attenzione anche alle reazioni che innesca percepirsi in una dimensione mentale senza forze: ansia e rimuginii attanagliano metà esatta delle persone che non trovano una via di uscita in una pausa forzata (che invece piace al 38% degli intervistati) o spostando l’attenzione verso altro (12%).
Molto dipende dalla durata in cui sentiamo memoria, concentrazione e lucidità venire meno: per tre persone su quattro questi deficit si protraggono anche per settimane, per il 16% i “vuoti” interessano una sola giornata, per uno su dieci sono addirittura solo qualche episodio.

LE RISPOSTE: PIÙ SILENZIO E NESSUNA FONTE DI DISTURBO
Una realtà molto interessante rilevata dal sondaggio condotto su www.riza. it è il tipo di “rifugio” con cui vengono affrontate le défaillance cognitive. I cali di memoria e concentrazione, la sensazione di non riuscire più a ragionare, l’impossibilità di essere creativi… ciascuna di queste condizioni porta il 39% a interrompere qualsiasi attività legata a televisione, lettura, ascolto di musica; una reazione contraria al 27% che invece sfrutta questi mezzi come possibilità di rigenerazione totale. Anche l’esercizio fisico regolare e lo sport legato al divertimento rappresentano per il 34% una fonte di benessere che ricarica il cervello in modo naturale: tra le attività fisiche più utilizzate ci sono lo jogging (27%), il tennis (14%) e la palestra (41%), anche se passeggiare rimane la reazione immediata.

I farmaci per il sonno I farmaci indicati per il trattamento dell’insonnia sono i cosidetti “ipnotici”, appartengono alla categoria delle benzodiazepine e sostanze affini, e vanno scelti con cura in relazione alla loro diversa durata d’azione sul sonno: ce ne sono infatti di più adatte a chi fa fatica ad iniziare il sonno, a chi si sveglia più volte di notte ed a chi invece dorme bene ma si sveglia troppo presto al mattino. Spesso i medici appaiono particolarmente attenti nella prescrizione dei farmaci in grado di ridurre l’ansia e di indurre il sonno (benzodiazepine e simili). La ragione c’è ed è legata alla necessità di farne possibilmente un uso limitato nel tempo, cauto e magari anche “al bisogno”, evitando si assumere questi farmaci per molti giorni consecutivi, onde evitare effetti indesiderati (specie negli anziani) e pericolose condizioni di dipendenza o di abuso. Il trattamento che generalmente viene indicato dai medici varia tra i pochi giorni e le 2-3 settimane, raramente va oltre, a questo di solito si fa seguire un breve periodo di graduale riduzione delle dosi. È comunque buona regola evitare di assumere questi farmaci senza una precisa prescrizione del medico il quale di solito li consiglia quando l’ansia o l’insonnia sono di elevata intensità o causano problemi rilevanti al paziente. E ricordarsi che non bisogna mai modificare le dosi o i tempi di cura indicati!

La Melatonina Tra i rimedi per i disturbi del sonno è utile ricordare anche la Melatonina. Questa sostanza è un ormone che nell’organismo viene prodotta da una importante ghiandola del cervello, la ghiandola pineale. È stata definita il “Dracula degli ormoni” perché viene rilasciata solo quando non c’è luce, normalmente di notte, mentre il suo rilascio risulta inibito dalla luce. Nell’organismo oltre alla regolazione del ritmo sonno-veglia la Melatonina svolge numerose funzioni interagendo con diversi sistemi metabolici (ormoni tiroidei, prolattina, ormoni riproduttivi sia maschili che femminili, cortisolo). L’uso della Melatonina viene proposto inizialmente per alleviare gli effetti del Jet Lag cioè la difficoltà a prendere sonno tipica dei viaggiatori internazionali nei quali l’attraversamento di fusi orari di alcune ore causa uno squilibrio nella loro produzione di melatonina. In pratica gli integratori di melatonina sono particolarmente efficaci quando si manifesta un’alterazione nel ritmo della sua produzione o quando l’organismo non ne produce sufficienti quantitativi. Infatti la melatonina viene anche indicata per contribuire a ridurre il tempo richiesto per prendere sonno, in modo particolare per le persone anziane, questo perché dopo i 55 anni si assiste ad un importante calo fisiologico nella produzione di questo ormone. Non ci sono evidenze invece a riguardo dell’azione della melatonina nei confronti dei sintomi diurni collegati all’insonnia come il basso tono dell’umore, irritazione e agitazione, scarsa capacità di concentrazione ecc.

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