Home » Varie & Avariate » Rimini shock:Cura il cancro con l’argilla e rifiuta la chemio, operata d’urgenza

Rimini shock:Cura il cancro con l’argilla e rifiuta la chemio, operata d’urgenza

E’ dimagrita trenta chili e, per alleviare il dolore, ha fatto degli inutili impacchi di argilla. Una donna malata di tumore al seno, madre di tre figli, è arrivata alcuni giorni fa all’Ospedale di Santarcangelo di Romagna in condizioni disperate. La sessantacinquenne, infatti, dopo aver appreso di essere malata di cancro aveva rifiutato le cure mediche tradizionali, come chemioterapia e radioterapia, preferendo pratiche alternative senza alcuna efficacia dimostrata scientificamente. In particolare, la romagnola era convinta che “affamando” le cellule tumorali con una dieta ferrea sarebbe riuscita a guarire.

“Quando è arrivata sembrava che il tumore le avesse invaso tutto il corpo, tanto era magra. Aveva perso almeno trenta chili, secondo il concetto che bisogno far patire la fame anche al cancro e in questo modo si sconfiggerà. Solo il tumore pesava qualcosa come mezzo chilogrammo”, ha raccontato al Resto del Carlino il dottor Domenico Samorani, primario del reparto di Chirurgia del seno, aggiungendo che alla dieta ferrea la donna aveva abbinato un’altra pratica alternativa: “Nelle ultime settimane aveva messo sul seno dell’argilla nel tentativo di calmare l’infiammazione. Abbiamo faticato non poco per toglierla”. Ai medici è spettato il non semplice compito di tentare di convincere la donna a farsi operare: “Con molta pazienza le abbiamo fatto capire che doveva curare l’anemia perché aveva perso moltissimo sangue attraverso questo tumore e che doveva essere operata. Prima ha voluto sapere come facevamo l’operazione, dove veniva fatto il taglio. Sembrava convinta, poi la mattina in cui doveva entrare in sala operatoria è scappata”.

E’ stato grazie alla perseveranza di un medico che alla fine la 65enne si è convinta: “L’intervento è riuscito, ma ora deve continuare con le terapie. Deve fare la chemio, ma ha già detto che non è intenzionata. Questo non è certo l’unico caso che abbiamo registrato quest’anno: ne sono arrivate almeno altre cinque di donne con tumori curati nel modo più improbabile o non curati. E non creda che siano persone senza istruzione: tra queste c’era anche un medico di Bologna”.

Per le donne tra i 20 e i 40 anni, è sufficiente una visita annuale al seno, approfondendo l’analisi, in casi di familiarità o scoperta di noduli, con un’eco o una biopsia (agoaspirato) del nodulo sospetto. Tra i 40 e i 50 anni viene effettuata una mammografia, associata all’eco, vista la struttura ancora densa del seno. Tra i 50 e i 69 anni, quando il rischio è elevato, va effettuato un controllo mammografico con cadenza biennale. Tra le altre nuove tecniche diagnositche: risonanza magnetica, Pet e il cosiddetto “Pap test del seno”, consistente nell’introduzione di liquido nei dotti galattofori e nella successiva raccolta del liquido che porta con sé anche alcune cellule. Grazie al microscopio è poi possibile individuare quali tra le cellule fuoriuscite ha caratteristiche pretumorali permettendo una diagnosi molto precoce del tumore del seno.

Continua
Anche la prevenzione visiva è fondamentale, a volte in presenza di alcuni tumori si può vedere un cambiamento drastico morfologico della pelle. Spesso questo cambiamento è abbinato alla presenza di una fossa, o come una piccola ciste sul seno, nella maggior parte dei casi non si avverte alcun fastidio o dolore. È essenziale saper distinguere la tonalità della propria pelle, studiarla affinché non si percepiscano noduli o gonfiori. In modo naturale si deve iniziare con movimenti circolari in modo distinguere eventuali formazioni anomale superficiali, per poi analizzare il problema più in profondità. È consigliabile stare supini e manipolare la zona interessata fino all’ascella per giungere al centro del seno. Evitare di usare le unghie, il modo migliore è usare i polpastrelli e i tre cerchi che vanno a comporre sulla mammella lungo tutte le parti.

Quali sono i punti indicati all’auto palpazione?

Nel momento in cui ci si massaggia per determinare possibile problema al seno: da sottoporre in osservazione sono i capezzoli e areole, possibili gonfiori o screpolature, in cambio di direzione dei capezzoli, perdite di colore paglierino o presenza di sangue, ma anche dolore al tatto. I carcinoma della mammella che si espandono dai globuli o nelle pareti dei dotti portano piuttosto cambiamenti della forma del seno, gonfiori inusuali o ampliamento dei pori. Nel nostro paese oltre 11.000 donne perdono la vita a causa del carcinoma mammario. Le statistiche sull’incidenza vengono stimate in modo indiretto, applicando modelli matematici e dati di letalità e di sopravvivenza. L’Incidenza di cancro alla mammella è proporzionale al grado di sviluppo di un paese, interpretato non solo come industrializzazione, ma soprattutto come stili di vita, con un divario fino a 810 volte tra i paesi più sviluppati come l’America e i paesi sottosviluppati nordafricani od orientali.

Si torna a parlare di tumore al seno, considerato il 29 per cento di tutte le neoplasie che colpiscono purtroppo le donne e molto spesso una su otto ne viene colpita nell’arco della vita, e la sua incidenza aumenta superata la soglia dei 50 anni.Circa il 75% delle diagnosi, infatti supera questa soglia di ‘età. Nonostante si tratti di una malattia piuttosto diffusa, questa viene definita subdola e multiforme, motivo per il quale agli occhi degli scienziati presenta ancora diversi lati oscuri. Alcune novità importanti, riguardanti il tumore al seno, sono state presentate da un gruppo di ricercatori della prestigiosa Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York e dall‘università tedesca di Ratisbona, i quali attraverso l’analisi di biopsie e studi condotti su modelli murini, ovvero topi, hanno evidenziato che le metastasi legate al cancro al seno si sviluppano e diffondono nell’organismo in modo precoce e silenzioso, prima della formazione del tumore stesso. Tale meccanismo precoce, secondo i ricercatori, potrebbe anche verificarsi anche nel melanoma e nel tumore del pancreas, ed è stato descritto in uno studio descritto per la prima volta su Nature.

“Facciamo un passo avanti nella comprensione di situazioni particolarmente sfortunate come quelle in cui, nonostante la neoplasia sia scoperta e asportata ancora molto piccola, in fase precoce, poi si sviluppano metastasi. Oppure addirittura la paziente arriva alla diagnosi già metastatica, senza che il tumore iniziale si sia ancora sviluppato“, ha dichiarato Massimo Di Maio, consigliere nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica e direttore dell’Oncologia all’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino. Ovviamente si tratta di una scoperta molto importante, perchè dimostra come le cellule impazzite dopo aver invaso gli organi possono restare quiescenti per diverso tempo ma soprattutto invisibili alla chemioterapia per poi esplodere con metastasi ancora più aggressive ed in grado seriamente di mettere in pericolo la vita del paziente. “I nostri risultati potrebbero fare luce su fenomeni giudicati tuttora inspiegabili, come ad esempio il fatto che il 5% dei pazienti oncologici nel mondo presenti metastasi pur non avendo un tumore originario e, soprattutto, potrebbero spiegare perché sia così difficile trattare il cancro una volta che si è diffuso”, ha sottolineato il professor Julio Aguirre-Ghiso.

Come sappiamo il tumore al seno ha diverse sfaccettature e si suddivide sia per tipologia, sia per stadio di avanzamento. Si parla di sarcoma, intendendo con questo termine un tumore che origina dai tessuti connettivi, e dunque dei tessuti muscolari, adiposi e dei vasi sanguigni, ed ancora si parla di carcinoma per indicare un cancro che origina nello strato di rivestimento del seno e purtroppo ad oggi rappresenta il cancro più diffuso. Il carcinoma, inoltre, può essere in situ, ovvero sto nella sua fase iniziale confinato nel punto in cui si è originato, oppure invasivo, nel caso in cui questo si sviluppa oltre lo strato di cellule dal quale ha avuto origine.

Ogni anno in Italia oltre 11.000 donne muoiono di cancro mammario. Le informazioni sull’incidenza a livello nazionale possono essere stimate indirettamente applicando modelli matematici ai dati di mortalità e di sopravvivenza. I dati d’incidenza forniti dai Registri tumori sono sicuramente più affidabili, ma la distribuzione disomogenea dei Registri sul territorio nazionale non consente valutazioni sicure. Dall’insieme di queste informazioni si può desumere che la distribuzione dell’incidenza nelle varie regioni italiane ha un netto gradiente Sud-Nord (rischio cumulativo da 0 a 75 anni: 5% al sud, 6% al centro e 7% al nord) a somiglianza di molte altre neoplasie legate agli stili di vita occidentali.

Un fenomeno analogo, ma molto più marcato, si rileva a livello internazionale: l’incidenza di carcinoma mammario è direttamente proporzionale al grado di occidentalizzazione di un Paese, inteso non solo come industrializzazione, ma anche come abitudini di vita (soprattutto dietetiche), con differenze fino a 810 volte tra Paesi come gli Stati Uniti e Paesi africani od orientali (inclusi Paesi sviluppati come il Giappone). Le differenze tendono però nel tempo ad attenuarsi, e sono più marcate nelle età postmenopausali, suggerendo la presenza di diversi andamenti generazionali. Il rischio di carcinoma mammario in Italia aumenta rapidamente con l’età, raggiungendo un tasso annuo superiore ai 150 casi per 100.000 donne in epoca menopausale, per poi continuare a crescere, più lentamente, fino a tarda età. Questo fenomeno è evidente in tutte le popolazioni ad incidenza e mortalità stabili, mentre nelle popolazioni in cui il rischio è in rapido aumento l’incidenza nelle donne in età premenopausale, appartenenti a generazioni più recenti e quindi esposte per tutta la vita ai fattori responsabili dell’aumento del rischio, può risultare uguale o addirittura superiore a quella delle donne in età postmenopausale.

In Italia il rischio è aumentato progressivamente nelle donne nate tra l’inizio del secolo ed il 1930, producendo un costante incremento nell’incidenza e nella mortalità. In quelle nate dopo il 1930, il rischio si è stabilizzato, per poi mostrare una tendenza alla diminuzione nelle generazioni nate alla fine degli anni cinquanta, per la verità ancora troppo giovani per permettere stime affidabili del rischio cumulativo. In conseguenza di questi fenomeni, si può prevedere che l’incidenza di carcinoma mammario continuerà a crescere ancora per 10-15 anni. Non si osserva quindi dai dati d’incidenza quell’aumento del rischio nelle donne giovani che viene spesso riportato a livello aneddotico. Fattori di rischio L’insieme dei fattori di rischio noti non è in grado di spiegare le ampie fluttuazioni geografiche e temporali nell’incidenza di questa malattia, che sono probabilmente da attribuire ad altri fattori. Tra questi ultimi è verosimile che abbiano un ruolo importante le abitudini dietetiche, ma le evidenze al riguardo sono del tutto insufficienti. In sostanza, i dati disponibili non permettono d’individuare, nella popolazione femminile generale, un sottogruppo a rischio all’interno del quale si verificherà la maggioranza dei casi di carcinoma mammario; di conseguenza, la maggior parte delle donne può essere considerata a rischio medio ed il rischio individuale è legato soprattutto all’età. Tra i fattori tradizionali, alcuni riguardano la storia mestruale e riproduttiva.

È noto che il rischio è tanto minore quanto più tardivo è il menarca e quanto più precoce è la menopausa: quest’ultimo effetto è abbastanza marcato, per cui un anticipo di 10 anni della menopausa dimezza il rischio di cancro mammario per tutta la vita. Una riduzione del rischio a lungo termine si osserva anche nelle donne che hanno avuto figli rispetto alle nullipare, e la protezione è tanto maggiore quanto più numerosi sono i figli e quanto più precoce è l’età al momento della prima gravidanza. Questa protezione sembra però preceduta da un breve periodo (alcuni anni), subito dopo una gravidanza, in cui si osserva un aumento nel rischio di cancro mammario. Esiste anche una correlazione tra rischio di cancro e obesità, presente solo dopo la menopausa. Per quanto riguarda i fattori di rischio esterni, va sottolineato l’effetto cancerogeno delle radiazioni ionizzanti, che è direttamente legato non solo alla dose cumulativa, ma anche all’età in cui ci si espone: l’effetto è massimo prima dei 20 anni, diminuisce progressivamente tra i 20 ed i 40, per poi diventare quasi trascurabile. Il fenomeno è legato, come dimostrato chiaramente dagli studi su animali da laboratorio, alla diversa suscettibilità del tessuto mammario agli stimoli cancerogeni: questa è massima prima della pubertà, per poi diminuire con la maturazione indotta dalle gravidanze o, in maniera più lenta ed incompleta, spontaneamente.

Considerando la lunghissima durata dell’effetto cancerogeno delle radiazioni sulla mammella (>40 anni), è chiara la necessità di mantenere un’estrema prudenza nella prescrizione di esami radiologici in sede toracica in donne al di sotto dei 20-30 anni. Un altro fattore di rischio esogeno, su cui inizia a esservi consenso, è il consumo di alcol; restano tuttavia ancora molte incertezze, specie in termini di relazione dose-effetto. Ancora incerta è invece la relazione con fattori di rischio dietetici, poiché gli studi finora condotti non sono riusciti a confermare in maniera chiara le indicazioni fornite dai confronti geografici e soprattutto dagli studi sugli animali: questi ultimi, infatti, avevano dimostrato che l’incidenza di cancro mammario è in diretto rapporto sia con la quantità di calorie sia con la quota lipidica (a parità di calorie) assunte con la dieta. Una possibile spiegazione per l’inconsistenza dei risultati degli studi epidemiologici potrebbe essere che la dieta, come le radiazioni ionizzanti (sia pure con meccanismi del tutto diversi), agisce nella prima parte della vita di una donna: il rischio di cancro mammario sarebbe influenzato precocemente da questi fattori dietetici (dieta iperlipidica? ipercalorica?) che potrebbero agire inducendo alterazioni sia sistemiche (ormonali, modificazioni quantitative o qualitative nel tessuto adiposo) sia nel tessuto mammario stesso. Non a caso, la distribuzione geografica delle lesioni patologiche mammarie associate ad un rischio aumentato è simile a quella del cancro mammario.

Per quanto riguarda i contraccettivi orali, il loro uso su larga scala è troppo recente per permettere conclusioni definitive, specie sugli effetti a lungo termine: per ora è stato possibile stabilire che, nel breve termine, si può avere un incremento di rischio che, se presente, è comunque di dimensioni molto limitate. Gli scarsi dati disponibili sugli effetti a lungo termine non sembrano indicare alcun aumento del rischio, e anzi qualcuno ipotizza un possibile effetto protettivo: è evidente che una stima del rapporto complessivo tra rischi e benefici sarà possibile solo con una valutazione accurata degli eventuali effetti in età postmenopausale, in cui il rischio di base è maggiore. Al momento, comunque, non esistono seri motivi di preoccupazione. Non dissimili sono le valutazioni degli effetti di preparati ormonali utilizzati nelle donne in menopausa: la maggior parte degli studi su donne che avevano preso preparati contenenti solo estrogeni (di solito estrogeni coniugati, per via orale) non ha mostrato un incremento di rischio, o lo ha mostrato solo dopo un uso molto prolungato.

Tumore al seno, scoperto nuovo vaccino terapeutico sicuro e molto efficace

Si continua a parlare di Tumore al seno, visto che secondo le statistiche raccolte dall’Aic, circa una donna su otto viene colpita purtroppo nel corso della sua esistenza dal cancro al seno, che ad oggi rappresenta circa il 29% di tutti i tumori diagnosticati alle donne. Si tratta di dati piuttosto importanti, se consideriamo, inoltre, che questa patologia è la principale causa di decessi nelle donne con una percentuale del 17% tra le mortalità per motivazioni oncologiche. Ovviamente, gli esperti sono concordi nel sottolineare che concorrono diversi fattori di rischio per il cancro al seno, e tra questi annoveriamo il fumo, l’abuso di alcolici, cattivo stile di vita, pessima alimentazione. Gli esperti, inoltre, da anni ormai parlano di prevenzione ed a tal riguardo invitano le donne a non trascurare assolutamente i sintomi anche quelli più impercettibili, perchè spesso permettono di diagnosticare in tempo il tumore; tra questi citiamo la perdite di liquido o sangue dal capezzolo, rigonfiamento dei linfonodi sotto le ascelle, attorno al collo o anche alla clavicola. Un modo per capire se nel nostro seno presenti noduli, è l’auto-palpazione che permette appunto di tenere sotto controllo la salute delle nostre mammelle.

“Se palpandosi il seno si scopre di avere qualche nodulo bisogna assolutamente tenerlo sottocontrollo, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di lesioni benigne come cisti e fibromi, ancor più se compaiono in gioventù. Molto spesso questi ultimi appaiono con contorni lisci e regolari, e hanno la tendenza a muoversi sotto la pressione delle dita rispetto a quelli maligni che invece sono più fissi e irregolari”, ha dichiarato la Dottoressa Stefania Gori, ovvero il direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Ospedale del Sacro Suore Don Calabria di Negrar, nonchè attuale presidente dell’Aiom. Negli ultimi giorni, è stata diffusa una notizia che ha sicuramente dato molte speranze a tutte le donne e si tratterebbe di un vaccino terapeutico contro il tumore al seno, risultato sicuro ed efficace in quanto stimola il sistema immunitario a prendere di mira la proteina HER2 sulle cellule del cancro alla mammella, portando in questo moto alla regressione della malattia in stadio iniziale su un gruppo di 13 pazienti su 54 facenti parte del campione di sperimentazione.

Il vaccino in questione pare sia stato sviluppato dai ricercatori del Moffitt Cancer Center e pare che, come abbiamo anticipato, si sia rivelato efficace nello stimolare il sistema immunitario a riconoscere prima il tumore e prenderlo di mira. I ricercatori per preparare il vaccino in questione hanno isolato le cellule immunitarie dendritiche dal sangue di ogni paziente e le hanno esposte a frammenti della proteina HER2. Lo studio è stato eseguito su 54 donne affette dal cancro al seno, su alte donne è stata iniettata una dose di vaccino personalizzato una volta alla settimana per sei settimane in un linfonodo, sul tumore stesso o in entrambi i siti. I risultati sono stati sorprendenti, visto che circa l’80% delle pazienti ha avuto una risposta immunitaria positiva.

Struttura e funzione della mammella
La mammella è costituita da grasso (tessuto adiposo), tessuto connettivo e tessuto ghiandolare. Quest’ultimo è suddiviso in lobi, dai quali si diparte una rete di dotti che si diramano fino al capezzolo. Durante la gravidanza la ghiandola mammaria si prepara a secernere il latte per il futuro neonato. È raro che le mammelle siano perfettamente uguali tra loro. Inoltre, la mammella si modifica nelle diverse fasi del ciclo mestruale e a volte la struttura risulta nodulare proprio prima della mestruazione.
Al di sotto della cute, una propaggine del tessuto mammario si estende fino al cavo ascellare. L’ascella contiene anche un gruppo di linfoghiandole (chiamate anche linfonodi) che fanno parte del sistema linfatico. Ci sono linfonodi anche vicino allo sterno e dietro le clavicole.
(Lymph nodes in the armpit: linfonodi nel cavo ascellare; Internal mammary lymph nodes: linfonodi mammari interni; Muscle: muscolo; Rib: costola; Lobe: lobo; Fatty tissue: tessuto adiposo; Nipple: capezzolo; Milk duct: condotto del latte) La maggior parte dei noduli mammari sono benigni e non maligni. Le cause più comuni dei noduli mammari benigni sono cisti (sacche di liquido che si formano nel tessuto mammario solitamente a causa dell’ostruzione di un dotto galattoforo) o fibroadenomi (tumori solidi fatti di tessuto ghiandolare e fibroso). I noduli mammari benigni richiedono semplici trattamenti medici o chirurgici.
Se eseguendo l’autoesame del seno notate la presenza di un nodulo o se vi sembra che la mammella sia ‘diversa’, non perdete tempo e fatevi visitare dal vostro ginecologo o, se possibile, dal senologo.
Qualsiasi modifica della mammella dovrebbe essere sempre esaminata, perché, benché la maggior parte dei noduli mammari siano benigni, devono comunque essere controllati per escludere la possibilità che siano di natura maligna o precancerosa. Inoltre, nel caso in cui lo fossero, più precoce è il trattamento, migliori sono le probabilità di guarigione.

Il tumore della mammella negli uomini
Queste informazioni riguardano il cancro della mammella negli uomini e andrebbero lette insieme alle informazioni nel paragrafo “i tumori della mammella”.
Le cellule tumorali si possono sviluppare in una piccola quantità di tessuto mammario che negli uomini si trova dietro ai capezzoli. Il cancro della mammella è molto più comune nelle donne che negli uomini e ogni 100 casi di tumore 1 si verifica nell’uomo.
Cause del cancro della mammella negli uomini
La causa del cancro della mammella negli uomini non è ancora del tutto chiara, ma alcuni uomini sembrano essere più a rischio nel sviluppare la malattia.
Questo cancro così raro molto spesso si verifica in uomini di età superiore ai 60 anni. I più predisposti sono uomini che hanno:
– diagnosi di cancro del seno in più parenti stretti (uomini o donne) della stessa famiglia;
– diagnosi di cancro in entrambe le mammelle in un parente stretto;
– diagnosi di cancro del seno in un parente stretto al di sotto dei 40 anni;
– diagnosi di altre forme di tumore, soprattutto dell’ovaio e del colon, nonché della
mammella, in componenti della stessa famiglia;
Esistono luoghi di cura specialistici rivolti alle persone che possono avere un crescente rischio di sviluppare questo tumore a causa di una storia di tumore in famiglia. Queste sono conosciute come cliniche per il tumore genetico famigliare. Il tuo medico può indirizzarti ad una di queste se pensa che tu possa essere a rischio elevato di sviluppare un tumore della mammella.
Gli uomini che posseggono alti livelli di estrogeno o gli uomini che sono stati esposti per più volte a radiazioni (specialmente in tenera età), in circostanze rare possono essere soggetti a rischio nello sviluppo del tumore della mammella. Maggiormente a rischio sono comunque gli uomini che hanno una rara anomalia cromosomica chiamata Sindrome di Klinefelter che si manifesta con la presenza di un cromosoma femminile in più.

Nella donna ma anche nell’uomo esistono differenti tipi di tumori della mammella. Il più comune negli uomini è chiamato carcinoma invasivo duttale. Altri tipi, più rari, sono il carcinoma infiammatorio, la malattia di Paget della mammella e una condizione precancerosa conosciuta come carcinoma duttale in situ (DICIS).
I sintomi
II sintomo più comune è costituito da una massa informe nella zona della mammella. Altri segnali possono essere dati dal verificarsi di variazioni nelle dimensioni e nella forma del seno, dalla presenza di una piaga sulla pelle, da una secrezione del liquido del capezzolo oppure da una retrazione dello stesso. Un altro possibile sintomo è un’irritazione del capezzolo o dell’area circostante.
Come diagnosticarlo
Il medico appurerà la natura di un nodulo tramite un’attenta palpazione della zona interessata. Successivi esami aiuteranno a confermare la diagnosi e a capire dove il tumore si è diffuso.
Mammografia: si tratta di un’indagine radiologica della mammella, che risulta particolarmente utile per individuare modificazioni iniziali della ghiandola mammaria quando può essere difficile palpare un nodulo. Per diagnosticare il tumore della mammella negli uomini solitamente è più utile l’uso di onde sonore.
Ecografia: le onde sonore sono usate per vedere se la massa presente nella mammella è solida o contiene del liquido. Le mammelle vengono spalmate con un sottile strato di apposito gel; su tutta la regione mammaria si fa, quindi, scorrere un piccolo strumento (sonda ecografica), simile ad un microfono, che emette ultrasuoni. Le riflessioni di questo fascio di ultrasuoni vengono convertite in immagini tramite un computer.
Agoaspirato: un ago sottile e una siringa vengono usati per prelevare un campione di cellule dal nodulo mammario; il campione viene quindi inviato in laboratorio per l’esame citologico, ossia per vedere se contiene cellule maligne. A volte, soprattutto se il nodulo è di piccole dimensioni, l’agoaspirato si esegue nel reparto di radiologia. In questo caso, l’operatore esegue la procedura sotto controllo radiografico o ecografico per verificare che la biopsia sia eseguita proprio nella lesione. Egli discuterà con voi la modalità più idonea per il vostro caso.
Macro-agobiopsia: questa tecnica si esegue con un ago di calibro più grande di quello usato per l’agoaspirato. Si effettua a volte in anestesia locale e consente di eseguire una biopsia, ossia di prelevare un piccolo campione di tessuto dal nodulo, che viene quindi inviato in laboratorio per individuare eventuali segni di carcinoma.
Analisi del sangue. Le analisi del sangue servono per controllare le vostre condizioni generali prima di ogni intervento.

Classificazione e gradazione Classificazione del carcinoma mammario
La classificazione del carcinoma si riferisce alle sue dimensioni e alle zone in cui si è diffuso. Tale classificazione è utile perché dal tipo di tumore dipende il tipo di trattamento a cui sottoporsi.
In alcune persone, il tumore può diffondersi in altre parti del corpo, attraverso il sangue o il sistema linfatico. Tale sistema è costituito da una rete di linfonodi collegati in tutto l’organismo da minuscoli vasi detti vasi linfatici. Nel sistema linfatico fluisce un liquido giallo (linfa) contenente i linfociti, ossia le cellule che devono combattere le malattie. Il medico solitamente esamina i linfonodi vicini per classificare il tipo di tumore.
Solitamente il carcinoma della mammella si classifica secondo quattro stadi. Parte dallo stadio 1 che identifica un tumore piccolo e localizzato, fino ad arrivare allo stadio 4 dove la malattia si è diffusa in altre parti del corpo. Se il tumore ha intaccato altri organi del corpo il carcinoma viene definito come secondario o metastatico.
Stadiazione del carcinoma mammario:
• stadio 1: tumore con diametro massimo non superiore a 2 cm.; i linfonodi ascellari sono indenni e le cellule neoplastiche non si sono diffuse ad altri organi;
• stadio 2: tumore con diametro massimo compreso tra 2 e 5 cm o i linfonodi ascellari sono invasi, oppure rivela entrambe queste caratteristiche, ma le cellule neoplastiche non si sono diffuse apparentemente ad altri organi;
• stadio 3: tumore con diametro massimo fino a 5 cm ed è fisso alle strutture vicine (cute o muscolo); i linfonodi sono usualmente invasi, ma le cellule neoplastiche non si sono diffuse apparentemente oltre la mammella né ai linfonodi ascellari;
• stadio 4: tumore non importa di quale diametro, i linfonodi sono di solito invasi e le cellule neoplastiche si sono diffuse ad altri siti corporei. In questo caso si parla di carcinoma mammario metastatico.
Il grado
Questo termine tecnico serve per descrivere le caratteristiche delle cellule neoplastiche al microscopio. Il grado indica la rapidità con cui le cellule tumorali possono infiltrarsi. Tre sono i gradi di classificazione del cancro della mammella, e precisamente:
• grado 1 (grado basso): le cellule tumorali sono molto simili alle cellule normali del tessuto mammario; di solito crescono lentamente e difficilmente si diffondono a distanza;
• grado 2 (grado medio);
• grado 3 (grado elevato): le cellule tumorali hanno un aspetto molto anomalo; crescono più rapidamente e si diffondono a distanza.
Cura
Dal momento che il tumore della mammella negli uomini è molto raro, ci sono pochissime ricerche che riguardano i trattamenti, così solitamente viene trattato come nelle donne.

Chirurgia, per la maggior parte degli uomini la chirurgia è il primo trattamento scelto, anche se di solito negli uomini non è possibile rimuovere solo la massa tumorale (nodulectomia) in quanto la maggior parte degli uomini hanno poco tessuto mammario e il tumore spesso è vicino o sotto al capezzolo. Spesso è quindi necessario rimuovere sia il tessuto mammario che il capezzolo (mastectomia). Può succedere che anche alcuni dei linfonodi presenti sotto il braccio debbano essere rimossi.
Terapia ormonale, la maggior parte dei tumori della mammella hanno bisogno dell’ormone estrogeno per svilupparsi. L’estrogeno è un ormone sessuale femminile, ma è presente anche negli uomini in piccola parte. La terapia ormonale è molto efficace nel ridurre la quantità di estrogeni nel corpo ed è utilizzata per tentare di prevenire la ricomparsa del cancro dopo l’intervento chirurgico. La terapia ormonale è usata anche per ridurre il tumore dopo la chirurgia iniziale.
■ Tamoxifen: è la terapia ormonale comunemente usata per il carcinoma della mammella. Tale farmaco attacca i recettori estrogeni che si trovano sulla superficie delle cellule neoplastiche. Impedendo l’ingresso degli estrogeni le cellule smettono di crescere e di dividersi. Solitamente il Tamoxifen produce anche nell’uomo gli stessi effetti prodotti nella donna. Può succedere che alcuni uomini incorrano in problemi di erezione.
■ Inibitori della aromatase, alcuni di questi sono letrozolo, anastrozolo e exemestano. Negli uomini l’estrogeno è costituito da una trasformazione degli ormoni sessuali maschili (androgeni). Questa trasformazione avviene grazie ad un enzima chiamato aromatase. Gli inibitori di aromatase sono farmaci che bloccano l’aromatase e di conseguenza la formazione di estrogeni. Se vengono usati gli inibitori della aromatase devono essere somministrati con farmaci come il goserelin (Zoladex®) che diminuiscono la produzione di androgeni.
Chemioterapia, la chemioterapia consiste nell’utilizzo di farmaci anti-tumorali (citotossici) per distruggere le cellule neoplastiche. Può essere effettuata dopo l’intervento chirurgico se il medico pensa che ci sia stato un alto rischio che le cellule neoplastiche si siano diffuse dal seno ad altre parti del corpo, prima che il tumore fosse rimosso. Solitamente viene fatta se sono state trovate cellule neoplastiche nei linfonodi sotto il braccio oppure se sono presenti metastasi. I farmaci chemioterapici usati per gli uomini sono gli stessi usati per le donne. Il medico discuterà con il paziente se la chemioterapia è necessaria nella sua situazione.
Radioterapia, la radioterapia utilizza raggi ad alta energia per distruggere le cellule neoplastiche. Può essere usata per ridurre la possibilità di ricomparsa del cancro dopo l’operazione e per ridurre il dolore causato dalla diffusione del cancro anche in altre parti del corpo, per esempio nelle ossa.
Studi clinici
La ricerca relativa ai trattamenti del carcinoma della mammella negli uomini è attualmente in itinere. Gli oncologi utilizzano studi clinici (trials clinici) per valutare nuovi trattamenti. Prima che uno studio clinico venga effettuato, una commissione etica deve approvarlo, affinché ne sia chiara l’utilità per il paziente.
Ti potrebbe essere chiesto di prendere parte ad un trial clinico. Il tuo medico ha l’obbligo di discutere il trattamento con te e informarti nel modo più completo possibile sullo studio nel quale potresti essere coinvolto. Puoi decidere anche di non partecipare o di ritirarti dallo studio in qualsiasi momento.

Sensazioni
Quando viene diagnosticato un tumore raro, spesso è difficile trovare informazioni e supporto. Gli uomini dicono di provare differenti emozioni, inclusa la rabbia, il risentimento, un senso di colpa, l’ansia e la paura. Inoltre, alcuni di loro trovano difficile e imbarazzante parlare del carcinoma alla mammella, anche perché è una patologia più comune nella donna. Queste sono tutte reazioni normali che fanno parte del processo di consapevolezza attraverso cui molte persone devono passare per far fronte alla propria malattia.
CAUSE & DIAGNOSI
Cause
Cause del carcinoma della mammella
Le cause del cancro della mammella non sono ancora del tutto chiare. Il rischio di sviluppare il cancro della mammella è molto basso nelle donne giovani, ma il rischio aumenta con l’età. Più della metà dei casi di carcinoma della mammella si verificano in donne di età superiore a 65 anni.
Il rischio di sviluppare la malattia aumenta secondo i fattori sotto riportati:
– Se la donna ha già avuto un cancro della mammella
– Se ha avuto un cancro della mammella benigno (carcinoma lobulare in situ o iperplasia lobulare atipica)
– Se le donne stanno facendo una terapia ormonale sostitutiva (HRT) o l’hanno fatta di recente. Le giovani donne che fanno una cura ormonale sostitutiva a causa di una menopausa precoce o a causa della rimozione delle ovaie non hanno un crescente rischio di cancro della mammella fino all’età di 50 anni. L’assunzione della pillola anticoncezionale aumenta in minima parte la possibilità per la donna di sviluppare il cancro della mammella. Le donne che non hanno figli sono di poco più predisposte a sviluppare questo tipo di cancro rispetto a quelle che hanno figli.
– Le donne che hanno la prima mestruazione precocemente o che hanno una ritardata menopausa hanno un rischio maggiore minimo di sviluppare il cancro della mammella.
– Le donne che non hanno mai allattato al seno sono in minima parte più predisposte di quelle che hanno allattato per più di un anno.
– Essere in soprappeso una volta entrate in menopausa può aumentare il rischio di cancro della mammella
– Può aumentare il rischio l’assunzione di molti alcolici per più anni.
Difetto genetico ereditario
Un numero molto esiguo di casi di carcinoma della mammella è causato da un difetto genetico ereditario. I geni anomali che possono determinare un accresciuto rischio di sviluppare la malattia sono BRCA1 e BRCA2. I fattori che possono essere indicativi della potenziale presenza di un difetto genetico ereditario sono:
• diagnosi di cancro del seno in più parenti stretti della stessa famiglia;
• diagnosi di altre forme di tumore, soprattutto dell’ovaio e del colon, nonché della mammella, in componenti della stessa famiglia;
• diagnosi di cancro del seno in un parente stretto al di sotto dei 40 anni;
• diagnosi di cancro del seno bilaterale in un parente stretto.

Sintomi
Nella maggior parte delle donne, il carcinoma della mammella si manifesta come una massa indolore nel seno. Altri segni possono includere:
– variazioni nelle dimensioni e nella forma del seno
– ritrazione della pelle del seno
– ispessimento del tessuto mammario
– retrazione di un capezzolo
– formazione di una massa dietro al capezzolo
– un’irritazione (tipo eczema) del capezzolo
– perdite di sangue dal capezzolo (molto raro)
– un gonfiore o un accumulo sotto l’ascella
Il dolore al seno è molto raro come sintomo del carcinoma della mammella. Infatti, molte donne che sono sane sentono il seno granuloso e morbido prima del ciclo. Alcuni tipi di tumori benigni possono provocare dolore.
Diagnosi
L’iter diagnostico comincerà probabilmente dal vostro medico di famiglia che vi visiterà e vi prescriverà gli esami e le radiografie che riterrà opportuni. Può anche darsi che vi invii in ospedale, o in un centro oncologico, per un consulto o un trattamento specialistico.
In ospedale, il chirurgo oncologo che vi visiterà vorrà conoscere la vostra storia clinica prima di procedere alla visita. Quindi vi ispezionerà e vi palperà le mammelle per rilevare se vi sono noduli o addensamenti ghiandolari, dopo vi palperà sotto le ascelle e alla base del collo per rilevare eventuali linfonodi aumentati di volume.
Una radiografia del torace ed esami del sangue possono essere eseguiti per controllare lo stato generale.
Le metodiche che illustreremo brevemente di seguito servono tutte per diagnosticare il carcinoma mammario e il chirurgo oncologo può decidere di sottoporvi ad uno solo o a più di questi esami strumentali.
Mammografia
Si tratta di un’indagine radiologica della mammella, che risulta particolarmente utile per individuare modificazioni iniziali della ghiandola mammaria quando può essere difficile palpare un nodulo. Dovrete spogliarvi nella parte superiore del corpo. Il radiologo vi posizionerà in modo tale da che i seni siano rivolti verso la macchina che emana i raggi X. Per ogni seno saranno eseguite due mammografie da diverse angolazioni.
Per alcune donne la mammografia è fastidiosa in quanto si deve esercitare una certa pressione sulle mammelle, al fine di ottenere una chiara immagine del seno, ma ciò dura solo pochi minuti e non è nocivo per la ghiandola mammaria.
La mammografia viene effettuata solitamente su donne di età superiore ai 35 anni. Nelle donne più giovani il tessuto mammario è più denso e ciò rende difficoltoso cogliere qualche cambiamento con la mammografia.

Ecografia
È una metodica indolore che dura solo qualche minuto.
È una tecnica che utilizza le riflessioni di un fascio di ultrasuoni per formare un’immagine degli organi interni del nostro corpo. Di solito si esegue nelle donne di età inferiore a 35 anni, le cui mammelle sono troppo dense per essere ben visualizzate alla mammografia. Si usa anche per vedere se un nodulo è solido o contiene liquido (cisti).
Le mammelle vengono spalmate con un sottile strato di apposito gel; su tutta la regione mammaria si fa, quindi, scorrere un piccolo strumento (sonda ecografica), simile ad un microfono, che emette ultrasuoni. Le riflessioni di questo fascio di ultrasuoni vengono convertite in immagini tramite un computer.
Eco-color doppler
Alcuni tipi di ecografo sono in grado di visualizzare i vasi che alimentano il nodulo e ciò può essere molto utile per differenziare le lesioni benigne da quelle maligne. I vasi appaiono sul monitor sotto forma di macchie di colore rosso o blu.
Agoaspirato
È una procedura semplice e di breve durata che si esegue in ambulatorio. Un ago sottile e una siringa vengono usati per prelevare un campione di cellule dal nodulo mammario; il campione viene quindi inviato in laboratorio per l’esame citologico, ossia per vedere se contiene cellule maligne. Questa tecnica può essere usata anche per drenare una cisti benigna. Essendo la ghiandola mammaria sensibile, la procedura può risultare leggermente fastidiosa.
A volte, soprattutto se il nodulo è di piccole dimensioni, l’agoaspirato si esegue nel reparto di radiologia. In questo caso, l’operatore esegue la procedura sotto controllo radiografico o ecografico per verificare che la biopsia sia eseguita proprio nella lesione. Egli discuterà con voi la modalità più idonea per il vostro caso.
Macro-agobiopsia
Questa tecnica si esegue con un ago di calibro più grande di quello usato per l’agoaspirato. Si effettua a volte in anestesia locale e consente di eseguire una biopsia, ossia di prelevare un piccolo campione di tessuto dal nodulo, che viene quindi inviato in laboratorio per individuare eventuali segni di carcinoma.
Analisi del sangue
Le analisi del sangue servono per controllare le vostre condizioni generali. Si determineranno i valori dell’emocromo (conta delle cellule ematiche), della funzione epato-renale e anche i livelli di alcuni marker, che sono particolari sostanze chimiche che possono essere prodotte dalle cellule tumorali.

Biopsia escissionale
Questa tecnica si esegue con la paziente in anestesia generale o totale e consente di prelevare l’intero nodulo, che viene poi inviato in laboratorio per l’esame istologico. Ciò può significare essere ospedalizzate per una notte, ma in alcuni centri la procedura viene eseguita come intervento ambulatoriale (o di day surgery).
Se il nodulo è troppo piccolo per essere palpabile, ma è stato visualizzato alla radiografia o all’ecografia, il radiologo dovrà evidenziare l’area interessata per agevolare il chirurgo nel reperire la lesione. A tale scopo, dopo aver praticato un’anestesia locale, introdurrà un filo di repere molto sottile sotto controllo radiografico o ecografico. Il filo metallico sarà la guida che il chirurgo seguirà per reperire il nodulo. In alcuni centri si usa il radiorepere ossia la somministrazione intra- e perilesionale di un isotopo radioattivo che consente poi al chirurgo, al tavolo operatorio, di rilevare il nodulo per mezzo di un rilevatore di radioattività e di reperire anche il linfonodo o i linfonodi ascellari che hanno drenato la linfa dal nodulo ‘linfonodo sentinella’. In altri centri si usa un colorante vitale.
Alcune unità altamente specializzate sono in grado di fornire un servizio diagnostico, inclusi alcuni esami di laboratorio, in 24 ore, ma nei grandi ospedali generali i tempi di attesa dei risultati degli accertamenti sono più lunghi. Chiaramente questo sarà per voi un periodo di grande ansia e forse vi potrà essere utile parlare delle vostre preoccupazioni con il partner, con una cara amica o con un parente.
Test HER2 e cancro della mammella
L’ HER2 è una proteina che può colpire la crescita delle cellule tumorali. Tali informazioni andrebbero lette insieme a quelle relative al carcinoma della mammella e al trastuzumab (Herceptin®).
HER2
Per capire meglio come funziona l’HER2, prima di tutto è necessario sapere qualcosa sui recettori e i fattori di crescita.
Recettori: sono particolari proteine presenti sulla superficie delle cellule. Altre proteine o agenti chimici che circolano nel corpo possono attaccarsi a questi recettori causando cambiamenti nelle cellule (per esempio, le rendono riproducibili).
Fattori di crescita: sono agenti chimici che si attaccano ai recettori stimolando la crescita delle cellule.
HER2 è una proteina che si trova sulla superficie di alcune cellule tumorali. È costituita da un particolare gene chiamato l’HER2/ neugene. Tale proteina è un recettore per un particolare fattore di crescita chiamato fattore di crescita epidermoidale umano, che per natura si trova nel corpo umano. Quando tale fattore di crescita si attacca ai recettori dell’HER2 presenti sulle cellule tumorali, può provocare la loro crescita e divisione.
Alcune cellule tumorali hanno più recettori di HER2 rispetto ad altri. In questo caso il tumore è detto HER2-positivo. Si pensa che 1 su 5 donne con il cancro della mammella sia affetta da un tumore HER2-positivo.
Il carcinoma della mammella HER2-positivo
I tumori che sono HER2-positivi tendono a crescere più velocemente rispetto ad altri tipi di tumori della mammella. Sapere che il tumore è di tipo HER2-positivo a volte può influenzare la scelta della cura. Per combattere il cancro della mammella HER2-positivo è stato sviluppato un farmaco chiamato trastuzumab (comunemente conosciuto come Herceptin®) che è un tipo di anticorpo monoclonale. Gli anticorpi monoclonali sono trattamenti che possono mirare a particolari proteine nel corpo.
L’Herceptin si attacca alla proteina HER2 e impedisce al fattore di crescita epidermale umano di raggiungere le cellule tumorali e di stimolarne la crescita. L’Herceptin funziona solamente in persone che possiedono un alto livello di proteina HER2.
L’Herceptin e il carcinoma della mammella
Recenti ricerche dimostrano che l’Herceptin aiuta ad evitare una recidiva nelle donne con cancro della mammella. Già da tempo si sapeva che la chemioterapia e la terapia ormonale possono ridurre questo rischio. Alcuni studi hanno provato a somministrare ad un gruppo di pazienti l’Herceptin durante la chemioterapia (un altro gruppo di pazienti è invece stato sottoposto solo a chemioterapia) per vedere se si riduceva il rischio di una recidiva. I risultati ottenuti sono stati molto promettenti, infatti si verificava una recidiva solo alla metà delle donne che avevano fatto la chemioterapia assumendo contemporaneamente l’Herceptin.
L’Herceptin e il carcinoma della mammella metastatico
L’Herceptin può essere utilizzata anche per curare il carcinoma della mammella secondario (tumore che si è già diffuso) e può essere usata da sola o in combinazione con la chemioterapia.
HER2 e la terapia ormonale
Le terapie ormonali possono rallentare o addirittura fermare la crescita delle cellule tumorali:
– alterando il livello di ormoni femminili che sono prodotti naturalmente dal nostro corpo
– prevenendo l’assorbimento degli ormoni da parte delle cellule tumorali
Le terapie ormonali sono più efficaci nelle donne le cui cellule tumorali hanno recettori per l’estrogeno e/o il progesterone. Questi tumori vengono definiti recettori degli estrogeni (RE) positivi o recettori del progesterone (RP) positivi. Ci sono vari tipi di terapie ormonali che funziono in modi lievemente diversi.
L’esame HER2
Ci sono degli esami che possono essere fatti per capire se una donna ha un carcinOoma della mammella HER2-positivo. L’esame può essere fatto contemporaneamente ad un iniziale intervento chirurgico del carcinoma della mammella e può essere usato un campione di tessuto tumorale di una precedente biopsia o di un precedente intervento chirurgico.
I principali metodi usati per l’esame HER2 sono l’analisi immunoistochimica (IHC) e l’ibridazione fluorescente in-situ (FISH).
Immunoistochimica (IHC): può mostrare la quantità di proteina HER2 presente nel campione tumorale. Il livello di HER2 viene calcolato su una scala da 0 a 3+
– 0-1+ significa che è presente una normale quantità di proteina HER2 e il risultato è HER2 negativo
– 2+ significa che è presente una modica quantità di proteina HER2
– 3+ significa che è presente una quantità di proteina HER2 superiore alla norma e il risultato è HER2-positivo Ibridazione fluorescente in-situ (FISH): mentre l’IHC misura il livello di proteina presente nel campione tumorale, il FISH la quantità di HER2/neugene presente in ogni cellula. Questo è il gene responsabile della sovrapproduzione di proteina HER2.
Non ci sono scale di valutazione per l’esame FISH, ma:
– se il risultato è FISH-negativo, è presente un livello normale di gene
– se il risultato è FISH-positivo, è presente una eccessiva quantità di gene. Questo caso a volte è detto amplificazione del gene.
Dopo la diagnosi del carcinoma della mammella
Se gli esami dimostrano che sei affetto da carcinoma della mammella, dovrai cercare un team medico adeguato per curare tale patologia e per avere tutte le informazioni e il supporto necessario. Tale team è definito “team multidisciplinare” ed normalmente include:
– chirurghi esperti in carcinoma della mammella
– infermieri che diano informazioni e supporto
– medici oncologi esperti nel curare il carcinoma della mammella con chemioterapia, radioterapia, terapia ormonale e terapia biologica
– radiologi che aiutino ad analizzare le mammografie
– medici patologi che aiutino nell’analizzare la tipologia e il volume del tumore
Inoltre, possono prendere parte allo staff:
– fisioterapisti
– psicologi
– assistenti sociali
La stadiazione e il grading
La stadiazione del tumore si riferisce alle sue dimensioni e alle zone in cui si è diffuso. Il grado di classificazione dà un’idea quanto velocemente il cancro si può diffondere. Tale classificazione è utile perché dal tipo di cancro dipende il tipo di trattamento a cui sottoporsi.
Stadiazione
Un sistema di stadiazione comunemente usato distingue due forme di carcinoma della mammella, e precisamente:
Carcinoma duttale in situ (DCIS): solitamente è descritto come stadio 0. Si sviluppa interamente nel lume dei dotti galattofori (i canali attraverso i quali il latte giunge al capezzolo) senza invadere i tessuti circostanti. È anche detto non infiltrante o intraduttale, in quanto le cellule tumorali non invadono il tessuto mammario circostante e, di conseguenza, non si diffondono ad altre parti dell’organismo. Il DCIS è quasi sempre curabile con il trattamento.
Carcinoma lobulare in situ (LCIS): deriva dalla proliferazione di cellule neoplastiche nel rivestimento dei dotti intralobulari. Può essere bilaterale, ossia interessare entrambe le mammelle. Si definisce anche non infiltrante in quanto le cellule tumorali non si diffondono ai tessuti circostanti.
Il carcinoma mammario invasivo si classifica secondo i seguenti stadi:
• stadio 1: misura meno di 2 cm di diametro; i linfonodi ascellari sono indenni e le cellule neoplastiche non si sono diffuse ad altri organi;

• stadio 2: misura 2-5 cm o i linfonodi ascellari sono invasi, oppure rivela entrambe queste caratteristiche, ma le cellule neoplastiche non si sono diffuse apparentemente ad altri organi;
• stadio 3: misura più di 5 cm ed è fisso alle strutture vicine (cute o muscolo); i linfonodi sono usualmente invasi, ma le cellule neoplastiche non si sono diffuse apparentemente oltre la mammella né ai linfonodi ascellari;
• stadio 4: indipendentemente dalle dimensioni, i linfonodi sono di solito invasi e le cellule neoplastiche si sono diffuse ad altri siti corporei. In questo caso si parla di carcinoma mammario metastatico.
Il cancro della mammella che ricompare dopo il trattamento iniziale è detto cancro ricorrente della mammella.
Questa sezione tratta il cancro della mammella dallo stadio 1 al 3. In una sezione separata è dedicata al tumore metastatico (stadio 4).
Il sistema di stadiazione TNM
Il sistema di classificazione TNM dà informazioni più precise sul volume del tumore.
T rappresenta la dimensione del tumore;
N rappresenta se il tumore si è esteso sino ai linfonodi;
M rappresenta se il cancro si ha intaccato anche altre parti del corpo come le ossa, il fegato o i polmoni.
Il grado
Questo termine tecnico serve per descrivere le caratteristiche delle cellule neoplastiche al microscopio. Il grado indica la rapidità con cui le cellule tumorali possono infiltrarsi. Tre sono i gradi di classificazione del cancro della mammella, e precisamente:
• grado 1 (grado basso): le cellule tumorali sono molto simili alle cellule normali del tessuto mammario; di solito crescono lentamente e difficilmente si diffondono a distanza;
• grado 2 (grado medio);
• grado 3 (grado elevato): le cellule tumorali hanno un aspetto molto anomalo; crescono più rapidamente e si diffondono a distanza.
I recettori
Alcune cellule tumorali hanno delle parti chiamate recettori, che permettono ad alcuni tipi di ormoni o proteine di attaccarsi alla cellula. Per testare la presenza di questi recettori solitamente viene analizzato un campione di tessuto tumorale. Dalla loro presenza o meno dipende poi la scelta del trattamento da intraprendere.
Alcuni tipi di tumore hanno i recettori per gli ormoni estrogeni e per il progesterone. Se un tumore della mammella ha più di un certo numero di recettori estrogeni è detto recettore-estrogeno positivo (ER+).

L’argilla, fin dall’antichità, è sempre stata considerata una preziosa alleata della salute dell’uomo in tutte le culture e aree geografiche
del mondo.
I grandi medici del passato l’hanno utilizzata a scopi terapeutici e testimonianze del suo impiego ci giungono fin dalle antiche civiltà di Grecia, Roma ed Egitto. Gli Egizi la utilizzavano in associazione ad altri rimedi naturali come trattamento di bellezza, i Greci la resero famosa come medicamento e per usi ceramici e i Romani, oltre a farne un ampio uso nell’artigianato, ne sfruttarono le proprietà terapeutiche per la bellezza e per i trattamenti idrotermali.
Le proprietà terapeutiche dell’argilla sono veramente molteplici e rendono questa sostanza una vera panacea sfruttabile per il trattamento di una vastissima gamma di problematiche. All’argilla vengono da tutti riconosciute proprietà assorbenti, cicatrizzanti, antisettiche, battericide, antinfiammatorie, ma è soprattutto il potere detossinante e rimineralizzante a renderla estremamente interessante come trattamento per la salute. Entriamo nel dettaglio.

Potere assorbente
Il potere assorbente dell’argilla, ovvero la sua capacità di impregnarsi di grandi quantità di liquidi (come acqua,olio, alcol) e di gas, è dovuto alla sua composizione micro-molecolare: le dimensioni delle sue particelle sono talmente piccole da rendere la superficie di esposizione a liquidi e gas di dimensioni veramente imponenti. Questa proprietà viene sfruttata soprattutto per le applicazioni esterne con le quali si innesca un meccanismo di osmosi tale per cui le tossine presenti nel liquido cellulare vengono assorbite dall’impacco argilloso, il quale cede invece i suoi ioni minerali benefici.
Impieghi domestici dell’argilla
La proprietà assorbente dell’argilla è sfruttata in tantissimi usi industriali ma può essere impiegata anche in ambito domestico. Per deodorare il frigorifero di casa è sufficiente mettere all’interno di esso un po’ di argilla in un recipiente aperto. Allo stesso modo si può deodorare un ambiente, ad esempio la cucina dopo una frittura.

Proprietà detossinante
Si deve alla capacità dell’argilla di “assorbire” sostanze sciolte nell’acqua. Dal punto di vista terapeutico questa è la proprietà più interessante dell’argilla in quanto permette di neutralizzare tossine, gas intestinali, veleni, virus, batteri e altre sostanze velenose senza effetti collaterali, ovvero senza comportare una diminuzione di importanti sostanze nutritive quali vitamine, sali minerali, oligoelementi, aminoacidi.
Liberarsi dalle sostanze tossiche
La proprietà detossinante dell’argilla garantisce l’assorbimento per via interna di svariate sostanze dannose. L’esempio classico sono i gas prodotti da putrefazione o fermentazioni intestinali che vengono eliminati assieme all’argilla durante l’evacuazione. L’argilla viene a volte descritta come “rimedio per l’eterna giovinezza” a conferma della sua capacità di

legare a sé anche i famosi radicali liberi, causa di molti fenomeni degenerativi.
Proprietà rimineralizzante
L’argilla, grazie alla sua ricchezza in oligoelementi – silice, magnesio, ferro e alluminio in particolare – rappresenta un ottimo rimedio rimineralizzante da utilizzare in tutti i casi di demineralizzazione dell’organismo come può avvenire in caso di anemia, menopausa, ciclo mestruale, rachitismo, decalcificazione ossea.

Proprietà cicatrizzante
È dovuta alla capacità dell’argilla di favorire la coagulazione e di stimolare contemporaneamente la rigenerazione dei tessuti. Il suo impiego è estremamente efficace sia per via esterna, su piaghe, ferite e tessuti lesi, sia per via interna in caso di ulcere ga-.l striche, iperacidità, bruciori di stomaco.

Ma che cos’è esattamente l’argilla?
L’argilla viene definita in mineralogia come un deposito di sedimenti formati dall’erosione e disintegrazione di rocce antiche. L’argilla proviene quindi dai lenti e naturali processi erosivi di acqua, vento, sole e gelo a danno di rocce granitiche. L’argilla è costituita da particelle a grana finissima con dimensioni inferiori ai 2 micron (2 millesimi di millimetro) e ha la particolarità di diventare plastica, ovvero di formare una massa pastosa, se addizionata con una piccola quantità d’acqua.

A livello chimico le argille sono composte principalmente da silice e allumina e contengono una quantità variabile di altri elementi quali silicio, calcio, potassio, sodio, magnesio, ferro, fluoro, rame, manganese e zinco: sono proprio questi minerali che differenziano i vari tipi di argilla conferendole anche il colore e le specifiche proprietà terapeutiche.
I giacimenti di argilla sono normalmente sfruttati a cielo aperto e l’argilla estratta viene trasportata in speciali depositi, essiccata al sole e lavorata a mano per liberarla dalle impurità maggiori. Le lavorazioni successive dipendono dall’uso industriale al quale è destinata e dal conseguente grado di purezza richiesto. L’argilla ad uso terapeutico e cosmetico subisce soltanto trattamenti meccanici, non chimici, viene ridotta in polvere finissima (“micronizzata”) tramite un apposito frantoio e viene ulteriormente privata di impurità quali sabbia e altri residui. Il prodotto finale può essere impiegato in tutte le preparazioni terapeutiche e cosmetiche previste dall’argilloterapia.

Proprietà antisettica e battericida
L’argilla pura, essiccata al sole e trattata solo meccanicamente, è sterile, priva di germi, e può essere utilizzata come un antisettico naturale.
È in grado di contrastare l’attività dei batteri riducendo la loro proliferazione patogena. Questa proprietà è utilissima soprattutto per eliminare i parassiti intestinali e per favorire un equilibrio della flora intestinale compromessa da enteriti e coliti.

Proprietà antinfiammatoria
Grazie alla sua notevole capacità termoassorbente, ovvero di assorbire il calore, l’argilla è in grado di leinire tutti i tipi di infiammazione: questa azione si concretizza nell’attenuazione dei rossori cutanei e contemporaneamente nella riduzione del sintomo dolore.
Trova quindi indicazione anche in caso di scottature, distorsioni, contusioni, lividi, artrite, artrosi.

Loading...

Altre Storie

“Ho preso una sigaretta da un alieno”: Cannabis shock, bambino ricoverato grave intossicazione

E’ accaduto a Milano, dove un bambino di 7 anni è risultato intossicato dalla cannabis. La notizia …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *