Roberta Pinotti nega l’intervento dell’Italia contro l’ISIS, ma in futuro…

Roberta Pinotti, Ministro della Difesa, in un intervista a SkyTg24 dalle conclusioni assai antitetiche nega nel breve un intervento armato dell’Italia a fianco degli altri paesi europei contro l’ISIS, ma lascia aperta l’ipotesi per il futuro. Quanto sia lontano il futuro in cui l’Italia scenderà in guerra non è ben chiaro, dal momento che non ci sono argomentazioni precise in parlamento, l’organo dello stato italiano che decide l’entrata in guerra della nostra nazione.
roberta pinotti


Tra le affermazioni dal gusto decisamente avverso campeggia quella in cui il Ministro della Difesa afferma che i bombardamenti sono “uno degli strumenti possibili, ma guai a farlo diventare lo strumento“. E a ben sentire più avanti le affermazioni della Pinotti si capisce il perché di tanta incertezza e contraddittorietà vigente ancora sull’argomento. La difficoltà di entrare su due piedi in una guerra contro l’ISIS – decisione che ci renderebbe vulnerabili agli attentati terroristici – sta nella natura del nemico. L’ISIS è un movimento che si distingue per la sua indole terroristica, ma che nel tempo si è statalizzato, occupando ampie fasce di territorio all’Iraq e alla Siria. Una nazione con a capo un leader. Al-Baghdadi, che amministra territori, giustizia, riscuote tributi, e cosa ancor più preoccupante accoglie ogni giorno nuove leve tra i suoi eserciti, in cui la componente occidentale si è fusa e radicalizzata cosi tanto da renderne imprecisati i contorni sia ideologici che politici.

Pinotti avverte che prima di colpire dobbiamo capire cosa accadrà dopo

Come spiega Roberta Pinotti l’ISIS è “un fenomeno nuovo, c’è un terrorismo che si fa Stato, addestra, fa propaganda, arma i terroristi per creare terrore sia negli Stati islamici moderati sia nei Paesi: è una strategia ibrida, che dobbiamo studiare per individuare la risposta».
Un attacco immediato tramite bombardamenti aerei per ciò non sembra al momento tra le prerogative del governo italiano, ma d’altra parte “bombardare non e’ un tabu‘”, avverte il ministro che “l’Italia lo ha gia’ fatto, nei Balcani e in Libia. Ma oggi semmai la discussione e’ se e’ stato sensato farlo in Libia senza prevedere un dopo“, dal momento che “dopo i bombardamenti degli alleati sulla Libia non si e’ costruito un futuro politico stabile“. E proprio in Libia adesso l’ISIS sembra aver impiantato una delle sue roccheforti più salde proprio di fronte le coste italiane. Lo stesso dicasi per l’Iraq, dove la mancanza di un adeguato piano politico degli Stati Uniti, il giorno dopo la sconfitta di Saddam Hussein, ha dato origine al fenomeno ISIS.

Eppure sappiamo anche, proprio perché di bombardamenti ne sono avvenuti fin troppi, che tale tattica non è assolutamente la più adeguata per risolvere il problema, e che per ogni bomba che colpirà un militante di Al-Baghdadi, altre dieci bombe nostra avranno colpito famiglie indifesi e soprattutto innocenti.

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