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Il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa indetta da Fdi-An Bologna, in vista della campagna elettorale, Bologna, 15 febbraio 2016. ANSA/ GIORGIO BENVENUTI

Roma, Meloni ha deciso: si candida

A La frase «mi candido per il Campidoglio» non l’ha ancora pronunciata. E quando l’ufficio di presidenza di FdI ha annunciato di aver votato a favore della sua candidatura lei si è presa 24 ore di tempo per decidere. Ma tutto lascia pensare che ormai il dado è tratto. Giorgia Meloni accetterà la sfida. Che vuol dire affrontare con il pancione la campagna elettorale. Ma soprattutto rompere con il suo alleato principale Silvio Berlusconi. Il gossip la vuole arrabbiatissima con il Cavaliere che, ieri mattina, intervenendo a ”Radio Anch’io“, si è schierato con il suo pupillo Guido Bertolaso sostenendo la tesi machista che «fare il sindaco è un lavoro terribile e lei da mamma non può».

EVVIVA! Risentimenti della Meloni a parte, per questa o quella frase inopportuna, lo scontro vero è quello che si consuma a tutto campo nel centrodestra e che potrebbe disegnare scenari almomento imprevedibili. Perché lo stop alla Meloni ha irritato anche Matteo Salvini sempre più deciso a contrastare la candidatura di Bertolaso. Non volano insulti e ceffonima poco ci manca. In gioco c’è la leadership del centrodestra. «Quando Giorgia si candiderà, grideremo evviva!», commenta Gian Marco Centinaio, coordinatore a Roma di «Noi con Salvini”. Ieri ha accolto Marion Le Pen a braccia aperte. E dice: «Sfidiamo chi sostiene che a Roma la Lega vale l’1,4%, il nostro obiettivo è prendere un voto in più di chi ci ha sfidato». Ovvero Berlusconi. Bertolaso si limita a dire che per lui la notizia non è la Meloni ma un’altra, «che via della Moschea è stata chiusa per dissesto stradale». Che è un po’ la fine che il centrodestra rischia di fare se ognuno tende la corda e non si trova un accordo. Uno tsunami. L’Ufficio di presidenza di Fratelli d’Italia all’unanimità si è detto «favorevole» alla candidatura della Meloni, si diceva. Una formula che non è definitiva perché il Rubicone dovrà passarlo lei, Giorgia, la diretta interessata. Lo faràma solo «dopo aver sentito gli alleati», chiarisce Ignazio La Russa, deputato di FdI. Più che un comunicato insomma sembra un grimaldello quello di FdI per sparigliare e mettere tutte le carte sul tavolo.

LA TELEFONATA In serata la Meloni ha iniziato il suo giro di consultazioni. È cominciato ed è finito con Berlusconi. «Si candida? Allora si schianta sulla statua di Marc’Aurelio», è sbottato ieri il Cav deciso a non arretrare di un millimetro dopo aver chiarito che il capo della coalizione era e resta lui, nonostante che anche qualche fedelissimo come Giovanni Toti sposi la tesi contraria. E’ infatti il governatore ligure a dire, a sorpresa, che «un’aspirante mamma può fare qualsiasi cosa, ci mancherebbe altro. Abbiamo combattuto anni affinché non ci siano discriminazioni di alcun genere». Pesa nei rapporti tra i Silvio e Giorgia anche il veto che la leader di FdI oppose ad Alfio Marchini. Secondo un’altra ipotesi, che non trova però molte conferme, la Meloni in realtà non avrebbe alcuna intenzione di candidarsi. Giacché non teme l’eventuale lavoro da sindaco e lo stress che seguirebbe, bensì una campagna elettorale tutta in salita, un impegno che negli ultimi mesi di gravidanza diventerebbe proibitivo. I suoi l’hanno rassicurata: le hanno garantito il massimo sostegno. Ma lei ha preso tempo consapevole che uno scontro frontale lascerebbe sul terreno solo macerie e rimetterebbe in discussione tutti gli accordi già chiusi.

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