Roma, tragedia sulla Flaminia, parla al telefono mentre guida: travolge e uccide un centauro

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Dramma sulla Flaminia. Travolto e ucciso ieri pomeriggio da un’auto mentre era in sella al suo motorino. Una carambola micidiale per Federico Grifoni, classe 1970, dipendente Rai, residente in Prati, nato e morto nello stesso giorno, l’8 maggio. Una Smart nera condotta da un romano di 30 anni l’avrebbe improvvisamente agganciato all’altezza del chilometro 9 della statale, in direzione di Roma, subito dopo il cavalcavia per Saxa Rubra e a pochi metri dall’ingresso del ristorante “Il Casale”. Per Federico, alla guida di un Piaggio Liberty, non c’è stato nulla da fare. È deceduto durante il trasporto all’ospedale Sant’Andrea. Il conducente della Smart ai primi soccorritori ripeteva sconvolto prima di essere ricoverato in codice rosso al Policlinico Gemelli: «Ero al telefonino, non mi sono reso conto di nulla».

LA DINAMICA
Secondo una prima ricostruzione degli agenti della Municipale del XV Gruppo accorsi per i rilievi di rito, dopo il contatto con la parte laterale destra della vettura, lo scooter avrebbe sbandato, finendo parzialmente schiacciato dall’auto – che nel frattempo si è capovolta più volte capottandosi in una cunetta – fino a urtare come un proiettile impazzito il guard-rail di metallo. Il casco scuro, senza paratia per il mento, è volato a 30 metri di distanza, mentre il 46enne ha battuto violentemente il capo contro lo spigolo della stessa protezione stradale. Un colpo che non gli ha lasciato scampo. Un attimo e da una scintilla nel serbatoio del Liberty si è sprigionato l’incendio che in pochi minuti ha divorato il motorino.

I SOCCORRITORI
«Quel ragazzo aveva la testa aperta e una gamba rimasta schiacciata sotto lo scooter che, intanto, iniziava a prendere fuoco – racconta Agit, giovane dello Sri Lanka, uno dei testimoni – si è fermata la macchina dietro alla Smart, a bordo della quale c’era una famigliola di miei connazionali che stavano andando al Sant’Andrea. Uno di loro è sceso, ha tolto il ragazzo da sotto lo scooter e lo ha spostato più avanti, qualcuno gridava di lasciarlo lì dov’era ma sarebbe bruciato». Per terra due enormi chiazze di sangue. Un’automobilista si ferma, forse è una dottoressa o un’infermiera, tenta il massaggio cardiaco, le pratiche rianimatorie, ma Federico non ce la fa. «Era rigido come un palo, grigio – spiega Leo, uno dei cuochi de Il Casale – la Smart si è capovolta tre volte. Saranno state le quattro e qualcosa, abbiamo chiamato i soccorsi ma l’ambulanza e i vigili del fuoco saranno arrivati dopo mezz’ora. Uno strazio: è arrivata una donna con due bambini piccoli che piangevano e dicevano “papino mio”». La chiamata alla polizia «per un motorino in fiamme» è stata registrata alle 16,35. Più tardi sono arrivati anche i vigili urbani.

L’INCHIESTA
La dinamica dell’incidente, comunque, è tutta ancora da chiarire. La magistratura ha aperto un’inchiesta. Nulla esclude che Federico stesso possa avere perso il controllo del motorino. Di aiuto potranno essere le due telecamere stradali posizionate proprio in prossimità dell’incidente, se in funzione hanno ripreso tutta la sequela del drammatico scontro. Agit non si dà pace. «Il giovane che era alla guida della Smart è uscito da solo dall’auto. Diceva che era al telefono quando è successo il finimondo». L’uomo è stato sottoposto ad alcol-test e droga-test di cui si attendono i risultati.

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