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Sanremo 2017, vince Francesco Gabbani è già pronto per l’Eurovision

E finita così: ha vinto Francesco Gabbani con il pezzo più leggero, Occidentali’s karma, un vero tormentone, sicuramente destinato ad imperversare nelle radio. Dietro di lui Fiorella Mannoia, la favorita della prima ora, interprete di classe, con il suo inno alla vita, Che sia benedetta e poi Ermal Meta, il ragazzo nato in Albania e cresciuto in Puglia, con una canzone non semplice ma che sicuramente ha tratto vantaggio dall’intensa performance che gli ha fatto vincere la notte delle cover con Amara terra mia. Il resto della classifica penalizza oltre misura Samuel dei Subsonica, solo decimo, dà un riconoscimento a Paola Turci, che ha scoperto non solo la propria bellezza ma anche una nuova forza sulla scena, arrivata quinta. Il quarto è il ragazzino alla faccia innocente Michele Bravi.

Sesto il nero di Amici Sergio Sylvestre che ha, evidentemente raccolto parte del suo pubblico di Amici ma certamente non ha offerto una grande prova. E, se i ragazzi reduci dai talent, escono dal Festival con la vittoria di Lele fra le nuove proposte per gli altri è una netta sconfitta che smentisce, tutto sommato, l’idea che questo sia stato il Festival della rottamazione. Se c’è stata rottamazione ha colpito le canzoni peggiori. Piuttosto tutti e tre i primi classificati sono stati lanciati da Sanremo (anche Fiorella), se un talent vince, così, è quello più antico, targato Rai.

E’ finita così, dopo cinque serate oceaniche, il Festivalone Carloma- ria. Il successo è fatto da numeri che non lasciano spazio a repliche: sempre sul filo del 50 per cento (solo la serata del venerdì, farraginosa più delle altre, ha pagato un pegno con il 47,05 di share e la platea che è scesa per la prima volta sotto i dieci milioni: 9 e 886 mila). I rimpianti sono tanti e vanno dalla bulimia con cui è stato disegnato questo Sanremo alla scarsa considerazione per la musica, scelta senza gusto e senza idee. Certo, in mezzo a tanta mediocrità c’era anche qualcosa di buono. Tanto è vero che i primi classificati sono anche quelli che hanno ricevuto più riconoscimenti paralleli: Ermal Meta, con la sua Vietato morire, ha avuto anche il premio della critica Mia Martini. Fiorella il Bardotti per il miglior testo e il Lucio Dalla della sala stampa radio. Gabbani il Tim music per essere il più ascoltato in streaming sulla piattaforma della compagnia sponsor del Festival. Infine c’è anche un premio di consolazione per l’eliminato Al Bano, il Bigazzi per il miglior arrangiamento.
Il profilo generale, però, dice che nonostante il verdetto finale anche gli ospiti musicali hanno viaggiato sul filo della regola e non dell’eccezione (ci ricordiamo delle performance di Bruce Springsteen e Peter Gabriel?). Ora la parola passa al mercato. Il rischio sarebbe finire come un anno fa, cioè con esito nullo o quasi. Nel bilancio, ovviamente, non possono non entrare i due conduttori che hanno fatto da spartitraffico nel via a vai da mal di testa fatto di star, vecchie glorie, solidarietà, premi, telepromozioni, promozioni e autopromozioni, bellezze purchessia. Nella girandola c’era pure il nuovo acquisto di Discovery, Maurizio Crozza, la sua copertina ha pagato la serialità e la freddezza del collegamento. Così ieri è arrivato in teatro, spezzando la liturgia, con un suo cavallo di battaglia, il senatore Antonio Razzi, e la temperatura è subito risalita. «Devo dire una cosa importante che mi esce dal colon» ha esordito. E poi, passando a Donald Trump, ha divagato sui messicani: «Ma ha visto quelle cose che mangiano?

Secondo te perché Speedy Gonzales correva?». Da Trump si è poi spostato su Maria De Filippi a cui ha appioppato un bacio in bocca in stile Robbie Williams e le ha detto: «Tieni 10 euro non puoi lavorare gratis. E’ diseducativo per i bambini».
Fra i tanti ospiti della serata, Montesano, Carlo Cracco, Geppy Cucciari (che ha inscenato un C’è Sanremo con te con Maria e Carlo), Alvaro Soler ormai italianizzato, il premio alla carriera a Rita Pavone e Rita si è scatenata in un bollente recupero della sua hit, Cuore. Tutti in piedi per applaudirla come è successo con Zucchero, quando dopo la sua apertura solitaria con Ci si arrende, bissata, ha cantato Miserere recuperando la voce e le immagini di Big Luciano Pavarotti.

Era il più giovane dei Giovani, vent’anni appena, ma è un professonista, di sicuro non un bamboccione. Sarà perché Lele (Esposito, scognomato, come si usa), di Pollena Trocchia ma pomiglianese d’adozione, «napoletano insomma», ha iniziato da bambino prodigio, per tenere insieme le Voci Bianche del San Carlo, il conservatorio («sono al settimo anno, devo trovare il tempo per finire gli studi») e «Amici» prima della vittoria sanremese dedicata a «mamma Linda, papà Michele, e a tutti i miei insegnanti».
Ha vinto con Ora mai, soul pop pulito e giovanilisticamente elegante, «scritto staccato perché ho ragionato sul singolare costrutto, una parola che nega l’altra, e ho accentuato la negazione, lasciando la possibilità di una doppia lettura. Il pezzo è uno degli inediti inseriti nella riedizione del mio primo album, Costruire 2.0».
La notorietà è arrivata con la partecipazione nel 2016 ad Amici, dove si è piazzato quarto e ha rubato il cuore alla sensualissima Elodie, pure lei in gara all’Ariston ma tra i Big.

«Ho iniziato a studiare musica a 3 anni, poi c’è stato il San Pietro a Majella, il San Carlo… Il merito è di mio padre, fa il poliziotto, non c’entra nulla con la musica, ma mi cantava De Gregori, Tenco, Vecchioni e Dalla per ninna nanna e, avendo visto in me la predisposizione per il ritmo, ha deciso di farmi studiare propedeutica musicale, cosa che farebbe bene a tutti i bambini, li divertirebbe e li aprirebbe al mondo dei suoni». Il ragazzo fa concorsi di musica classica, ma, a 12 anni, per caso, scrive una canzone, e scopre che è un magnifico modo per sfogare il disagio «di un preadolescente basso, cicciotello, con i brufoli e la macchinetta».
Il suo sound guarda alla black music, «dagli anni ‘50 al rap americano di Kendrick Lamar e Jay Z, trionfo della contaminazione. Io sono un fiero Nero a Metà, per dirla con Pino Daniele, il migliore». I preconcetti sui talent show? «Sono un sistema come l’altro per iniziare, criticabile come tutti i sistemi. Io, durante Amici ho citato Chopin, ho messo una chitarra in orizzontale, poi ho fatto un disco, soprattutto sul fronte del sound, non proprio da ta- lent». Ora mai è il suo momento. Meritato.+

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