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Angela Merkel

Saremo sempre più soffocati dall’austerity. Altro che crescita!

Angela MerkelIl motto è sempre quello: Sì alla crescita, no all’austerità. Facile a dirsi, praticamente impossibile a farsi. Il giro di colloqui in Europa iniziato dal neo-presidente del consiglio italiano, Enrico Letta, ha l’obiettivo di mettere al centro dei temi europei la crisi economica globale che non investe solamente l’Italia, bensì tutto il vecchio continente. Letta ha concluso il suo tour, ma non è chiaro se la sua opera di convincimento sia stata pienamente ricevuta dalla Commissione europea che deve decidere se il nostro paese è pronto, in questa fase delicatissima, a uscire dalla procedura di deficit eccessivo. Bruxelles ha ribadito a Letta la propria fiducia, ma aspetta il varo urgente di misure e riforme credibili. Così il Sole 24 Ore:

“Aspettiamo la decisione formale della Commissione – ha detto Letta stamani a Bruxelles, dopo un incontro con il presidente della Commissione José Manuel Barroso, riferendosi alla possibile uscita del paese dalla procedura di deficit eccessivo –. Speriamo in un risultato positivo. E lavoreremo per un risultato positivo”. Il premier ha poi aggiunto: “Presenteremo nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, il piano per rispettare i nostri impegni” di bilancio”.

Il punto però è un altro e non riguarda solamente l’Italia, come ha avuto modo di ribadire Letta ai suoi interlocutori. In ballo c’è il futuro dell’Unione europea. Di una creatura che sta affondando la crescita economica, di un gigante dai piedi d’argilla che sembra reagire passivamente ai duri colpi inferti dalla crisi.  L’Europa chiede all’Italia di ottemperare alle misure previste dal cosiddetto Fiscal Compact con i vincoli del patto di bilancio europeo da rispettare. Con un debito pubblico superiore al 130% l’Italia si trova in una situazione fortemente fragile. Ha bisogno di crescere, ma per crescere molte volte si devono privilegiare pro e contro e in questi casi si può puntare a crescere riducendo le tasse e aumentando gli investimenti. Agire in questo modo però precluderebbe i rigidi vincoli di bilancio imposti da Bruxelles. Altro che crescita! Ma non è finita qui. Perchè l’Italia deve fronteggiare il paradosso dei paradossi. Quello del cosiddetto fondo Salva Stati. Come riporta Giornalettismo.com:

“L’Italia partecipa come terzo finanziatore (17,9% del contributo, calcolato sulla base del contrubuto alla Bce). Dal 2010 ad oggi dalle nostre casse in favore del fondo salva-Stati sono già usciti oltre 40 miliardi di euro, una somma che per un Paese dal debito che si incammina al 130% del pil, in fase di recessione e con evidenti difficoltà a rilanciare il reddito e pareggiare il bilancio, può valere quasi come un cappio al collo”.

Insomma, la situazione economica, con un debito pubblico abnorme, rischia il collasso. Letta va in Europa a parlare di crescita e di un nuovo modello da perseguire, ma la risposta ricevuta è tutt’altro che rassicurante anche perchè purtroppo l’Europa politica in grado di prendere decisioni comuni non esiste. Esiste il potere egemone della Germania, sempre sul piede di guerra e con la paura perenne di una spirale inflazionistica. Se si vuole davvero la crescita, occorre prima di tutto riformare i Trattati europei.

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