Sbadigli altro che noia, più sono lunghi più sei intelligente

Sapevate che lo sbadiglio oltre alla noia può significare anche altro? Ebbene si, è questo il risultato di un nuovo studio condotto presso la State University of New York di Oneonta, pubblicato sulla rivista Biology Letters, secondo cui lo sbadiglio oltre ad essere considerato espressione di noia e difficoltà dunque nella concentrazione può essere un segno di intelligenza. Nello specifico secondo quanto riferito dai ricercatori, più a lungo si sbadiglia più è grande e prestane il cervello. A quanto pare la durata dello sbadiglio sarebbe strettamente collegata al numero di neuroni presenti nello strato cerebrale esterno.

I ricercatori in questione, pare abbiano preso in esame e dunque analizzato i video degli sbadigli di 30 diverse specie di mammiferi, tra cui anche topi, gatti,volpi,ricci, trichechi, elefanti ed ovviamente anche essere umani, successivamente li ha confrontati coni dati su peso del loro cervello e numero di neuroni corticali; sulla base di queste osservazioni, i ricercatori hanno osservato come l’ampiezza dello sbadiglio sia correlato non alla grandezza della mascella come si è sempre pensato per una semplice questione di logica strutturale, ma a quella del cervello.

I ricercatori hanno così spiegato che i primati sbadigliano più a lungo dei non primati, e che l’uomo con le sue 12 milioni di connessioni corticali vanta lo sbadiglio medio più lungo, di un pò di 6 secondi. Sono stati analizzati 205 sbadigli di 117 soggetti appartenenti a 24 specie diverse, è questo quanto ha fatto sapere il professor Andrew Gallup che ha concentrato il suo studio, come già anticipato non solo sugli esseri umani ma anche su animali. “Negli esseri umani la lunghezza è di quasi sette secondi, negli elefanti sei, cammelli e scimpanzé circa cinque. Naturalmente il peso del cervello umano non è il maggiore in assoluto, ma siamo dotati di più neuroni nella corteccia di qualunque altra specie, caratteristica che potrebbe risultare il fattore più importante. Inoltre, anche l’età è uno dei parametri da tenere in considerazione, poiché gli adulti sembrano sbadigliare più a lungo dei bambini”, ha spiegato Gallup.

Sembra che l’ipotesi termoregolatoria sia una delle teorie più accreditate per giustificare la funzione di sbadiglio, e lo stesso Gallup l’aveva formulata nel 2011, dicendo che sbadigliare è come sudare, e di conseguenza quando la temperatura esterna è più alta e dunque più simile a quella corporea si sbadiglia meno, in inverno invece, quando le temperature sono obiettivamente più basse il fenomeno è più frequente. In pratica, dai test è emerso che più la specie è “evoluta” e intelligente, più grande è lo sbadiglio che è in grado di produrre. “E’ ipotizzabile che gli individui che sbadigliano spalancando di più la bocca siano dotati di più materia grigia rispetto ai loro simili. Da qui la maggiore intelligenza, ma serviranno altri studi per confermare questa ipotesi”, ha spiegato il coordinatore dello studio Andrew Gallup.

CHI DI noi non ha mai sbadigliato? E’ un fenomeno frequente, assolutamente naturale, contagioso e largamente diffuso che negli anni è stato analizzato numerose volte. Ora una ricerca della State University of New York at Oneonta ha scoperto che si tratta di un segno di intelligenza, perché la durata degli sbadigli può essere un valido indicatore del peso del cervello e del numero dei neuroni presenti nello strato esterno del nostro organo più importante.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Biology Letters, che vanta la presenza tra gli autori di Andrew Gallup, uno dei massimi esperti mondiali di sbadigli, mira a valutare l’intelligenza delle varie specie proprio cronometrando questo fenomeno. Il nodo cruciale della ricerca è che i primati (di cui facciamo parte anche noi esseri umani) tendono a manifestare sbadigli molto più lunghi di altri animali quali ratti, conigli e volpi. La spiegazione suggerita è legata ad una struttura cerebrale più complessa, che ha necessità di una migliore circolazione e un raffreddamento più efficace. D’altronde l’ipotesi termoregolatoria, oggi una delle più accreditate per giustificare lo sbadiglio, era stata già avanzata proprio da Gallup qualche anno fa, considerando l’inalazione che viene effettuata durante questo movimento. Nello studio, datato 2011, lo scienziato aveva anche sottolineato che in estate, quando la temperatura esterna è più alta e quindi più simile a quella corporea, il fenomeno è meno diffuso, diversamente da quanto avviene nel periodo invernale più ricco di aria fresca. In realtà, la funzione fisiologica alla base di questo fenomeno non è ancora chiara, probabilmente perché gli stimoli che lo generano sono numerosi, tanto da costituire una difficoltà che finora ha impedito di arrivare ad una soluzione universalmente accettata. La molla propulsiva può essere la stanchezza, o la fame, oppure può esserci un collegamento con il nervosismo o una funzione sociale (indicare noia per una determinata circostanza).

In ogni caso, l’ultimo studio di Gallup, ha previsto la visione di 205 sbadigli di 177 soggetti provenienti da 24 specie diverse, ed ha ottenuto i seguenti risultati: negli esseri umani la lunghezza è di quasi sette secondi, negli elefanti sei, cammelli e scimpanzé circa cinque. Naturalmente il peso del cervello umano non è il maggiore in assoluto, ma siamo dotati di più neuroni nella corteccia di qualunque altra specie, caratteristica che potrebbe risultare il fattore più importante. Inoltre, anche l’età è uno dei parametri da tenere in considerazione, poiché gli adulti sembrano sbadigliare più a lungo dei bambini.

Sorpresi da questa conclusione? Potreste esserlo ancora di più considerando molte altre abitudini di vario tipo che normalmente non collegheremmo a capacità superiori, ma che gli studiosi invece considerano comuni fra le persone intelligenti. Per esempio, restare svegli fino a notte fonda, poiché, come ha suggerito uno studio recente dell’ateneo di Madrid, i nottambuli, anche se da bambini probabilmente hanno ottenuto voti scolastici peggiori, sono destinati ad un maggiore successo nella vita adulta. Anche un vocabolario più colorito non indica povertà di linguaggio come finora ipotizzato. Lo rivelano nuovi test appartenenti ad uno studio pubblicato su Language Sciences.

L’Università del Minnesota ha invece evidenziato come il disordine indichi che la mente di una persona è impegnata a riflettere su altro e non desidera perdere tempo nel sistemare il caos, che comunque risulta più creativo di un ambiente asettico. Insomma, molte credenze comuni hanno bisogno di essere rivalutate dopo che la scienza ha analizzato nel dettaglio i meccanismi alla base di numerosi comportamenti.

Le differenze degli sbadigli

Le differenze tra gli sbadigli di individui della stessa specie, per esempio da persona a persona? E’ ipotizzabile, secondo il coordinatore dello studio Andrew Gallup, che chi individui che sbadigliano spalancando di piu’ la bocca siano piu’ ‘dotati’ in quanto a cervello e quindi, chissa’, anche in intelligenza, ma serviranno altri studi per confermare questa ipotes

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