Gran parte dei media italiani sono impegnatissimi a raccontarci i dettagli su Paolo Gabriele, il maggiordomo che avrebbe rubato dalla Santa Sede dei documenti segreti e li avrebbe passati al giornalista Gianluigi Nuzzi. L’ex collaboratore del papa è ora in carcere, ma la sua vicenda – colpevole o innocente che sia – è davvero infima se paragonata alla ”bomba” appena sganciata dal Fatto Quotidiano. Al centro di tutto c’è lo Ior, la superbanca del Vaticano la cui sigla sta per Istituto per le Opere religiose. Di religioso, per la verità, sembra esserci ben poco in questa vicenda molto terrena e molto inquietante.

La notizia bomba sganciata dal Fatto è dunque che Ettore Gotti Tedeschi temeva di essere ucciso e aveva preparato un memoriale sui i segreti dello Ior. L’ex presidente della superbanca, in carica dal settembre 2009 al maggio 2012, aveva consegnato un paio di esemplari del dossier agli amici più fidati, premettendo a voce: “Se mi ammazzano, qui dentro c’è la ragione della mia morte”. Martedì scorso, una copia del dossier sullo IOR è stata trovata dai Carabinieri del NOE, quando hanno perquisito l’abitazione di Gotti su mandato della Procura della Repubblica di Napoli. Proprio per approfondire il contenuto dello scottante  documento, ieri sono decollati alla volta di Milano i vertici della Procura di Roma. I quattro pubblici ministeri, Giuseppe Pignatone e Nello Rossi di Roma, Henry Woodcock e Vincenzo Piscitelli di Napoli, hanno interrogato per tre ore e mezza Gotti Tedeschi.


Scrive Marco Lillo sul Fatto, che l’ex presidente dello Ior “aveva confidato ad amici di avere scoperto in Vaticano cose di cui aver paura”. Gotti Tedeschi stimava (e stima) Benedetto XVI ma si fidava ormai di pochissime persone, laici o chierici, della Santa Sede. Al segretario particolare del Pontefice, George Ganswein, cercava di spiegare perché la linea del segretario di stato Tarcisio Bertone, contraria ad aprire all’autorità giudiziaria italiana i segreti dei conti IOR, fosse miope e sbagliata. “La sensazione – scrive Marco Lillo – è che Gotti Tedeschi nella contesa dello IOR [...] abbia svolto un ruolo positivo, opponendosi alle lobby contrarie alla trasparenza. E forse anche per questo temeva per la sua vita”. Temeva, Gotti Tedeschi, di morire ammazzato come il potente banchiere Roberto Calvi.

Una storia drammatica, inquietante, su cui la magistratura sta cercando di gettare luce. Il corvo è la punta dell’iceberg, il dito che nasconde la luna. Gotti Tedeschi è a conoscenza di cose “di cose da avere paura”. Che cosa, esattamente? L’ex Presidente del Vaticano potrebbe finalmente svuotare il sacco, e la pressione delle Procure di Napoli e Roma, che hanno in mano documenti fondamentali, potrebbe accelerare il raggiungimento di una verità angosciante.

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