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Se i lavori di Pompei non rispettano le scadenze nessun nuovo centesimo verrà dato dall’UE

Pompei, uno dei siti archeologici più famosi al mondo, rischia di non accedere al resto dei fondi europei a stanziati per i progetti di messa in sicurezza e restauri vari, se entro i prossimi due mesi non esaurirà i fondi ancora disponibili.
E mentre i soldi giacciono in attesa di essere utilizzati – e di lavoro ce n’è per anni all’interno del sito – i turisti sono costretti a vedere le sue meraviglie archeologiche attraverso le recinzioni e le impalcature dei restauri.
Riportata alla luce dalla ceneri del Vesuvio Pompei adesso sta vivendo la sua seconda rovina. Pompei è l’unico sito che ci permette di guardare in tutto il suo splendore gli aspetti dell’arte pittorica romana tra il I secolo a.C. ed il primo secolo d.C. Talmente importante che gli stili dell’arte pittorica romana vengono appunto definiti pompeiani. Se non fosse per Pompei nulla o poco potremmo dire su come fosse la grande pittura romana durante la tarda repubblica ed il primo periodo imperiale.

Nel 2012 l’UE han speso 72 milioni di euro finanziare le riparazioni urgenti. Italia ne ha messi 27 sul Grande Progetto Pompei, che mira a ricostruire gli archi crollati, i muri cadenti, mantenere puliti gli affreschi e proteggere il sito dalle acque stagnanti.
Ma soltanto 21 milioni su un totale di 105 ne sono stati spesi, e se gli amministratori non riusciranno a completare i lavori entro la data di scadenza, fissata per il 31 dicembre, il resto dei fondi dovrà tornare indietro. “Stiamo davvero lavorando contro il tempo“, ha detto sovrintendente Massimo Osanna,ex professore universitario scelta dal governo durante per gestire la situazione disperata, “Se il tempo fosse stato rispettato di più all’inizio non avremmo questa concentrazione di lavoro che sta causando problemi adesso.

Il lavori del progetto si sono portati avanti tra le tante dispute su chi dovesse essere posto alla guida e le paure che i fondi potessero cadere in mano alla mafia. Osanna ha detto che il ritmo di lavoro è quasi raddoppiato dalla fine del 2014. “I visitatori trovano le case chiuse, cantieri aperti, ed è difficile muoversi“, ha detto Stefano Vanacore, che ha diretto il restauro di diverse case pompeiane. “Se non fosse per la scadenza di dicembre avremmo fatto tutto in modo più graduale,” ha detto.
Circa 20 nuovi tecnici sono stati assunti, ma non è ancora un aiuto sufficiente ha detto l’architetto Maura Anamaria. “Ognuno di noi ha bisogno di aiuto e non è possibile soddisfare le richieste di tutti. Ci sono troppi siti aperti e ognuno è complesso“.
Tutto questo lavoro poteva essere dato prima, ma chissà perché l’amministrazione italiana – a qualsiasi livello – trova sempre difficoltà nel trovare impiego a tutti coloro che lavorano nel settore culturale, anche quando i fondi non sono i suoi.

Un terzo della città non è mai stato scavato e adesso rischiamo anche di perdere le strutture portate alla luce. Le forti piogge di ottobre hanno sollevato il pavimento nella casa del nobile romano Giulio Polibio.

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