Sensazionale miglioramento per otto paraplegici: ritrovano sensibilità e controllo parziale delle gambe grazie a un avatar

E’ davvero sorprendente quanto riportato da uno studio pubblicato sulla rivista ‘Scientific Reports’ e condotto nello specifico dall’equipe di ricercatori guidata da Miguel Nicolelis come parte del progetto ‘Walk Again’ a San Paolo del Brasile. Si tratta nello specifico di uno studio che rivela l’eccezionale progresso che hanno ottenuto otto pazienti paralizzati a causa di lesioni al midollo spinale e che grazie ad un anno di riabilitazione ‘hi-tech’ con interfacce uomo-macchina, realtà virtuale e avatar, sono riusciti ad ottenere dei risultati davvero incredibili e sorprendenti.

Nello specifico otto paraplegici, proprio grazie a tale importante allenamento, sono riusciti a riacquistare la sensibilità parziale e il controllo muscolare degli arti inferiori e sulla delicata questione si è nello specifico espresso Miguel Nicolelis, neuroscienziato della Duke University il quale ha nello specifico affermato “Non prevedevamo un esito clinico così sorprendente quando abbiamo iniziato il progetto. I pazienti che hanno utilizzato un’interfaccia cervello-computer per un lungo periodo di tempo, hanno avuto miglioramenti nel comportamento motorio, nelle sensazioni tattili e nelle funzioni viscerali. Finora, nessuno era riuscito a ottenere il recupero di queste funzioni, dopo così tanti anni dalla diagnosi di completa paralisi”.

Nello specifico, secondo quanto rivelato dallo studio sopra citato, gli otto pazienti sottoposti a terapia, di cui sei uomini e due donne, sono riusciti a recuperare, come precedentemente anticipato la sensibilità parziale e il controllo muscolare degli arti inferiori grazie ad un intenso anno di allenamento anche se, molti volontari hanno testimoniato di avere visto dei miglioramenti dopo soli sette mesi di duro allenamento e poi ancora, sempre secondo quanto rivelato dallo studio, sembrerebbe che dopo solo un anno per quattro dei pazienti paraplegici sopra citati,la sensibilità e il controllo muscolare erano migliorati incredibilmente al punto tale che i medici hanno ritenuto opportuno aggiornare la loro diagnosi parlando nello specifico non più di paralisi completa ma addirittura di paralisi parziale.

Tale terapia innovativa che ha permesso agli otto paraplegici di ottenere dei risultati incredibili consiste, per essere più precisi, nella combinazione di specifiche e particolari tecniche utili a stimolare alcune parti del cervello che una volta controllavano proprio gli arti che per un lungo periodo di tempo sono rimasti inattivi. E quindi è possibile affermare che, tale miglioramento è dovuto proprio a un’interfaccia cervello-computer e a un avatar e, per essere più precisi, i soggetti in questione hanno deciso di affidarsi e quindi di utilizzare una specifica macchina che ha la capacità di creare una realtà virtuale e che, allo stesso tempo, riesce a sfruttare l’attività cerebrale dei soggetti in esame per arrivare a simulare il pieno controllo della loro gambe. Pazienti gravemente paralizzati sono dunque riusciti ad ottenere grandi risultati e, nello specifico, a ritrovare in parte proprio la loro mobilità.

L’addestramento per le interfacce neurali che collegano il cervello al computer può lasciare una traccia duratura nel sistema nervoso consentendo un recupero parziale della sensibilità e del movimento anche “a valle” del danno spinale. E’ quanto è emerso da un nuovo studio su otto soggetti paraplegici, dimostrando che in molti casi è possibile riattivare gli assoni, i prolungamenti dei neuroni, ancora sani nel midollo danneggiato(red)

Otto soggetti paraplegici a causa di un grave danno spinale hanno recuperato in parte la sensazione e il controllo muscolare negli arti inferiori. È questo l’incredibile risultato illustrato sulle pagine della rivista “Scientific Reports” ottenuto dal gruppo di Miguel Nicolelis della Duke University a Durham, nel North Carolina, grazie al protocollo di addestramento di un’interfaccia neurale, in cui il soggetto poteva, grazie alla realtà virtuale, usare la propria attività cerebrale per simulare il pieno controllo delle proprie gambe.

Le interfacce neurali sono dispositivi che stabiliscono una comunicazione diretta tra il cervello e il computer oppure un arto artificiale. In questo ambito Nicolelis e il suo gruppo lavorano da quasi due decenni, realizzando sistemi che registrano simultaneamente centinaia di segnali neuronali per “decodificare” i comandi motori e tradurli in movimenti robotici.

I progressi, soprattutto in anni recenti, sono stati straordinari, consentendo a pazienti gravemente paralizzati di ritrovare in parte la mobilità. Finora tuttavia nessuno studio aveva concluso che il recupero potesse essere indotto solo dall’addestramento a lungo termine associato all’impianto delle interfacce.

Valutazioni neurofisiologiche e studi anatomici post-mortem hanno però stabilito che in una percentuale di pazienti variabile tra il 60 e l’80 per cento un certo numero di assoni, i prolungamenti dei corpi cellulari dei neuroni, rimangono ancora vitali a valle del danno spinale. La scoperta ha spinto alcuni autori a coniare il termine “danno spinale incompleto” e ipotizzare che questi neuroni

rimasti potessero mediare un certo grado di recupero neurologico.

Nicolelis e colleghi hanno coinvolto nello studio otto soggetti paraplegici con danno spinale cronico, sette dei quali con diagnosi di paralisi totale, e li hanno sottoposti a 12 mesi di addestramento con un protocollo non invasivo di addestramento all’uso di un’interfaccia neurale.

E’ emerso così che l’addestramento aveva aiutato i soggetti a camminare autonomamente usando un esoscheletro controllato col pensiero, lasciando una “impronta” permanente nel sistema nervoso dei soggetti.

Gli esami neurologici condotti hanno infatti documentato in tutti i partecipanti un significativo miglioramento clinico, sia nella capacità di percepire sensazioni sia nell’esercitare un controllo volontario sui muscoli a valle del danno spinale. La maggior parte dei pazienti ha ottenuto anche un miglioramento nel controllo della vescica e nella funzione intestinale, riducendo il ricorso a lassativi e cateteri, e di conseguenza anche il rischio di infezioni.

I risultati più eclatanti riguardano una giovane donna di 32 anni paralizzata da 13. Identificata come “Paziente 1”, poco dopo l’inizio dell’addestramento ha potuto alzarsi in piedi con l’aiuto di un tutore, e alla fine dello studio è riuscita a camminare utilizzando un deambulatore, un tutore e l’aiuto del terapista. Dopo 13 mesi, è riuscita a muovere le gambe volontariamente, mentre il peso del corpo era sostenuto da un tutore.

“Questi nervi possono rimanere silenti per molti anni, poiché non c’è alcun segnale che si trasmette dalla corteccia ai muscoli”, ha spiegato Nicolelis. “Nel tempo, l’addestramento potrebbe aver riattivato questi nervi: potrebbe trattarsi anche solo di un limitato numero di fibre nervose, ma sufficiente a portare il segnale dalla corteccia motoria al midollo spinale”.

loading...
loading...

Lascia una tua opinione

Rispondi o Commenta

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*