Oms shock, 2 miliardi di persone bevono acqua contaminata: gli inquinanti

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Se, al momento, le risorse idriche presenti sulla Terra sono considerate sufficienti per soddisfare le esigenze dei sette miliardi di persone che ci vivono, nel 2050 la situazione potrebbe cambiare drasticamente. • Secondo le stime, infatti, la popolazione salirà a nove miliardi di individui. • Un incremento che si tradurrà, secondo l’Ocse, in un aumento del 55%
della domanda di acqua. • L’acqua è fondamentale per tutti gli esseri viventi e in particolare per l’uomo. • Il nostro corpo è formato in media dal 60% di acqua.

Ancora oggi, quasi due miliardi di persone sono costrette a utilizzare, per bere e lavarsi, una fonte di acqua contaminata, rischiando così di contrarre malattie mortali come colera, dissenteria, tifo e poliomielite.

E’ l’allarme lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che ha pubblicato un nuovo rapporto in cui evidenzia come i paesi non stiano aumentando abbastanza velocemente la spesa per raggiungere uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) fissati dall’Agenda 2030, ovvero quello dell’accesso universale ad acqua e servizi igienico-sanitari sicuri.

“L’acqua potabile contaminata causa più di 500.000 morti per diarrea ogni anno ed è un fattore importante di rischio per molte malattie tropicali trascurate, tra cui vermi intestinali, schistosomiasi e tracoma”, spiega Maria Neira, direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’OMS. Secondo il rapporto Analisi globale e valutazione di igiene e di acqua potabile (GLAAS) 2017, realizzato da UN-Water (il coordinamento specifico tra agenzie delle Nazioni Unite), negli ultimi tre anni i paesi hanno aumentato i loro budget per l’acqua e i servizi igienici ad un tasso medio annuo del 4,9%. Ma l’80% dei paesi riconosce che il proprio finanziamento non è ancora sufficiente per soddisfare gli obiettivi, fissati a livello nazionale, al fine di aumentare l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici.

L’obiettivo globale, mette in guardia l’Oms, “non sarà raggiunto a meno che non siano prese misure per utilizzare le risorse finanziarie in modo più efficiente e aumentare gli sforzi per identificare nuove fonti di finanziamento”.

L’Acqua e le prime Civiltà. La disponibilità di acqua dolce è estremamente importante per la società umana, in particolare per la produzione agricola di cibo. Le prime civiltà di sono sviluppate intorno al 3000 a.c. nelle valli di quattro grandi fiumi. Civiltà Egizia (Nilo) Sumeri (Tigri-Eufrate). Civiltà Cinese (fiume Giallo). Civiltà della valle dell’Indo o Civiltà di Harappa
Cronologia dell’utilizzo dell’acqua da parte dell’uomo 12000 anni fa: cacciatori-raccoglitori ritornano continuamente nelle valli fertili dei fiumi 7000 anni fa: indisponibilità di acqua
piovana ha indotto l’uomo ad inventare l’irrigazione 1100 anni fa: collasso della civiltà
Maya a causa di cambiamenti climatici che hanno portato a lunghi periodi di siccità
Metà 1800: contaminazioni fecali delle acque superficiali causarono problemi disalute
pubblica (tifo, colera) in alcune delle maggiori città nord-americane
1858: “Anno della Grande Puzza ” in Londra , a causa degli scarichi fognari nel Tamigi
Fine 1800 inizio 1900: si diffonde l’utilizzo delle dighe come sistema di gestione e
immagazzinamento dell’acqua 1900: La rivoluzione agricola aumenta la dipendenza dell’uomo dall’irrigazione  Post Seconda Guerra Mondiale : Peggioramento della qualità dell’acqua ed inquinamento diffuso a causa di contaminazioni chimiche e biologiche da
parte delle attività agricole e industriali.
L’acqua nel mondo • Il 71% della superficie terrestre è coperta di acqua ma il 97,5% è salata. • Del restante 2,5 % solo l’1% è utilizzabile per le attività umane (La restante parte è soprattutto sotto forma di ghiaccio). • Di questo 1%, il 93% viene impiegato per usi agricoli. • Il fabbisogno minimo biologico pro-capite per la so pravvivenza umana è di 5 litri d’acqua nelle 24 ore. Senza cibo si può vivere un mese. Senz’acqua non si supera una settimana.•  Per poter parlare di condizioni accettabili di vita occorrono non meno di 50 litri d’acqua al giorno per ogni essere umano. In realtà, per miliar di di persone disporre di 50 litri d’acqua ogni giorno è pura utopia, al punto che le Nazioni Unite hanno fissato in 40 litri il diritto minimo all’acqua come obiettivo di mobilitazione della Giornata Mondiale del 22 marzo. • Nel mondo si passa da una disponibilità media di 42 5 litri al giorno di un abitante degli Stati Uniti ai 10 litri al giorno di un abitante de l Madagascar, da 237 in Italia a 150 in Francia. • Le stime medie indicano un consumo di 350 litri d’acqua al giorno per una famiglia
canadese, di 165 per una europea e di 20 litri per una famiglia africana. • L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma, però, che al di sotto della soglia di 50 litri d’acqua al giorno si può già parlare di sofferenza per mancanza di acqua e che il 40% della razza umana vive in condizioni igieniche impossibili soprattutto per carenza di acqua. Un abitante su due della Terra, tre miliardi di persone, abita in case che non hanno sistema fognario.
• Attualmente un abitante della terra su cinque non h a acqua potabile a sufficienza: 1,2
miliardi di persone. • In 29 Paesi il 65% della popolazione è al di sotto del fabbisogno idrico vitale. • Oltre 1 miliardo di persone beve acqua “non sicura” • 3,4 milioni di persone ogni anno (5 mila bambini al giorno) muoiono a causa di malattie trasmesse dall’acqua. •
L’emergenza acqua non riguarda soltanto i Paesi in via di sviluppo ma anche l’evoluta Europa. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il 16 per cento della popolazione del Vecchio continente non ha acqua pot abile e ben 140 milioni di europei non hanno accesso ad acqua pulita e servizi sanitari. Una situazione nella quale, sempre stando ai dati dell’Oms, oltre 13.500 bambini europei perdono la vita ogni anno per malattie correlate a queste carenze. • Il tributo maggiore viene pagato dai Paesi della ” subregione B” in Europa. In Albania, Armenia, Azerbaigian, Bosnia-Herzegovina, Bulgaria, Georgia, Kyrgyzstan, Polonia, Romania, Serbia e Montenegro, Slovacchia, Tajikistan, Macedonia, Turchia, Turkmenistan e
Uzbekistan ogni anno muoiono più di 11.000 minori di 14 anni. Ma l’Oms avverte che probabilmente si tratta di una sottostima.

L’acqua in Italia

• 155 mld di mc disponibilità annua teorica d’acqua per usi civili e produttivi. • 2700 mc quota pro-capite per abitante. • Il 97% dell’acqua dolce in Italia è nelle falde acq
uifere. • Gran parte di queste falde sono alimentate da territori sottoposti a tutela.
•Irregolarità dei deflussi e inefficienze riducono questa disponibilità a 110 mld di mc e a 2000 mc. pro-capite. • L’acqua effettivamente utilizzabile per tutti gli usi scende a 42 miliardi di mc. ossia a 764 mc. a persona equivalenti a 764 mila litri a persona l’anno a poco più di 2000 litri a persona al giorno. • La disponibilità d’acqua diminuisce ogni anno, le località in emergenza idrica crescono di numero, i costi ed i prezzi dell’acqua sono in rapido aumento. • Il 15% della popolazione italiana, ossia circa otto milioni di persone per quattro mesi l’anno (giugno settembre) è sotto la soglia del fabbisogno idrico minimo di 50 litri di acqua al giorno a persona. • Il 30% dell’acqua che entra nelle condotte idriche si perde per strada e non arriva nelle case. • Il 40% dell’acqua per irrigazione (pari al 70% medio dei consumi totali) si perde lungo le tubazioni dalle sorgenti, dagli invasi alle prese e agli idranti. • In tutto il Bacino del Mediterraneo, Italia compresa, nell’ultimo secolo si è verificata una
diminuzione delle precipitazioni estive pari a circa il 20%, accompagnata da un aumento
delle temperature di 1,5 gradi C. Gli scienziati ci dicono che il clima è di per sé una variabile
in continua evoluzione e che l’anomalia climatica che stiamo vivendo consiste nel fatto che,
diversamente dal passato, all’aumento della temperatura non corrisponde un incremento
delle precipitazioni. • E queste si concentrano in periodi di pioggia brevi ed intensi, provocando piene fluviali e inondazioni eccezionali.
•Penuria e improvvise e torrenziali abbondanze costi tuiscono una seria minaccia da
fronteggiare per uomini e cose, per l’ambiente e la natura, per l’economia e le produzioni agricole. • La cattiva gestione delle acque di scarto, d’altro verso, contaminate con sostanze chimiche e da altre scorie, sta inquinando le riserve idriche che pur essendo rinnovabili
rimangono sempre costanti. • La riserva idrica è impoverita dallo sfruttamento delle falde acquifere e dalla incapacità delle stesse di rigenerarsi. • Viene alterato l’ecosistema fluviale, impedito il deflusso regolare delle acque e dei sedimenti con effetti devastanti sugli equilibri del sistema idrogeologico e del ciclo naturale dell’acqua. • Nel recente passato in Italia l’acqua era gestita d a 7 mila enti e soggetti diversi attraverso 13 mila acquedotti.
 • Nonostante la riforma del sistema idrico approvata dal Parlamento nel 1994 gran parte di questa frammentazione è ancora presente con conseguenze letali per la gestione complessiva della risorsa acqua. • Il riciclo e il riutilizzo dell’acqua in Italia non esistono, non sono praticati.
La possibilità di disporre con facilità di un bene prezioso ne fa spesso sottovalutare l’importanza. Il problema della scarsità di acqua è sentito soltanto dalle popolazioni che vivono quotidianamente il dramma della siccità. In Italia, come negli altri Paesi europei e nordamericani, la maggior parte dei cittadini ritiene l’approvvigionamento idrico un fatto semplice e scontato. L’analisi delle risorse disponibili e la crescita dei fabbisogni indicano però che anche in molte aree di questi Paesi la penuria d’acqua sarà sempre più frequente, e crescerà anche il conflitto tra i vari settori di utenza: domestico, industriale, agricolo (e ricreativo).
Le limitazioni all’uso dell’acqua imposte dalle pubbliche amministrazioni hanno cominciato a sensibilizzare i cittadini verso il problema dell’approvvigionamento idrico, ma ancora non sono state messe in atto soluzioni di lungo periodo con l’urgenza che sarebbe necessaria.
Ecco alcuni fatti su cui meditare.
– Un essere umano riesce a sopravvivere con circa 2 litri di acqua al giorno.
– In Italia per gli usi domestici si consumano circa 220 litri d’acqua per abitante al giorno. Ma il consumo complessivo è di circa 2800 litri al giorno pro capite; più spreconi di noi sono solo gli Stati Uniti d’America.
– In Italia l’industria utilizza circa il 25% e l’agricoltura il 60% dell’acqua totale prelevata; il rimanente 15% è destinato a uso domestico. Se si considera il mondo intero, le cose cambiano: l’uso industriale copre il 22%, quello agricolo il 73% e quello domestico soltanto il 5%.
– La penuria d’acqua si è fatta sempre più evidente nel corso degli anni novanta del XX secolo. Le falde idriche si stanno abbassando in tutto il mondo; molti grandi fiumi si prosciugano prima di raggiungere il mare, e alcuni sono spariti del tutto.
– La costruzione di dighe e serbatoi e la trivellazione di pozzi sono diventate
estremamente costose perché la maggior parte dei siti adatti sono già stati utilizzati. Inoltre, l’impatto ambientale di queste opere causa ritardi e a volte ne impedisce la realizzazione.
– Gli sprechi sono spaventosi: in Italia quasi il 30% dell’acqua erogata viene dispersa a causa del cattivo stato degli acquedotti.
Zone con scarsità d’acqua. La scarsità d’acqua è distinta in fisica ed economica. Si intende per «scarsità fisica d’acqua» quella che si verifica in Paesi dove viene prelevato oltre il 75% delle acque superficiali e sotterranee, superando così il limite di sostenibilità. L’espressione «scarsità economica d’acqua» viene utilizzata per quelle zone in cui c’è abbondanza di risorse idriche ma ciononostante la maggioranza della popolazione non ha acqua a sufficienza.
– Quasi tutta l’acqua dolce utilizzata rientra nel ciclo idrologico, ma può ritornare a un serbatoio non utilizzabile, e la sua qualità può peggiorare. Spesso, per esempio, le acque di irrigazione riciclate hanno una maggiore salinità e sono cariche di pesticidi. Le acque di rifiuto urbane inquinate finiscono in mare.
– L’acqua è una risorsa che ha un’importanza globale, e spesso è al centro di scontri politici ed economici; secondo alcuni autori, in futuro potrebbe diventare una delle principali cause di guerre. La privatizzazione delle risorse idriche si è diffusa in molti Paesi, ma è stata anche motivo di scontri e polemiche, anche internazionali. Il caso più famoso è quello di Cochabamba, in Perù, dove nel 2000 i cittadini hanno imposto che l’acqua privatizzata tornasse in mani pubbliche e non fosse gestita da imprese multinazionali. Il bacino acquifero Guarani, la terza riserva sotterranea di acqua dolce al mondo, è diviso tra Argentina, Brasile e Paraguay ed è oggetto di tensioni tra questi paesi.
– Un eventuale cambiamento del clima a livello mondiale può far diminuire le precipitazioni in territori di Paesi che già ne ricevono poche, aggravando la penuria di acqua. L’Australia, che ha vissuto diversi anni di grave siccità, ora ha messo clima e
acqua tra le priorità delle sue politiche anche internazionali.
Comunque, molti studiosi ritengono che il problema idrico riguardi non l’approvvigionamento, ma l’allocazione dell’acqua. Per esempio, il 16% dell’acqua della California, che sarebbe sufficiente per soddisfare le necessità di 30 milioni di
persone, viene utilizzato per l’irrigazione dei foraggi destinati all’alimentazione di bovini e cavalli. Con migliori politiche di allocazione, si potrebbero premiare gli utenti più efficienti e migliorare la funzionalità dell’intero sistema di approvvigionamento.

PRO O CONTRO

Discutete in classe sui vari modi per risparmiare acqua, sia nelle politiche pubbliche che nelle scelte individuali Per farlo potete dividervi in due gruppi (meglio se tirando a sorte i partecipanti):
– un gruppo cercherà esempi di risparmio ottenibile con interventi delle amministrazioni locali e dei governi,
– l’altro gruppo si occuperà dei comportamenti che i singoli cittadini oppure le famiglie possono adottare.
Per esempio, cercate su Internet quanta acqua viene utilizzata per produrre i diversi alimenti di cui ci cibiamo e i prodotti che utilizziamo. Oppure informatevi sulle tecnologie utilizzabili
per ridurre i consumi, dai rubinetti allo sciacquone. Cercate di capire quali sono le opere con un impatto ambientale più basso che permettano di razionalizzare l’uso dell’acqua.
Se volete sapere quanta acqua consuma ognuno di voi, potete calcolare la vostra impronta idrica cercando su Internet i siti legati al progetto Water Footprint dell’Unesco.
Sulle politiche dell’acqua cercate in biblioteca Acqua S.p.A., di Giuseppe Altamore, oppure Acqua. Il consumo in Italia, di Fabrizio Martire e Roberto Tiberi.
Terminata la fase di ricerca, ciascuno dei due gruppi esporrà all’altro le proprie conclusioni
e un «valutatore indipendente» giudicherà qual è stata l’esposizione migliore. Potranno essere utili delle presentazioni in PowerPoint, ma se non avete un videoproiettore in classe o in un’aula della scuola potrete realizzarle con un word-processor, stamparle e distribuirle ai compagni.
Dal dicembre del 2003 è in vigore un decreto legislativo che recepisce una direttiva europea e regolamenta il settore delle “acque destinate al consumo umano”. Le acque per il consumo umano devono essere pure, non devono conte nere microrganismi e parassiti, né altre sostanze in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute. In genere per le inchieste di Altroconsumo si fa una selezione dei parametri da controllare tra tutti quelli previsti dalla legge. Si tratta delle sostanze più rappresentative della qualità e della tipologia di acqua, come sodio, durezza, fluoruri, cloruri, solfati. Poi vi sono alcuni inquinanti che testimoniano una contaminazione riconducibile a cause precise.
Vediamo quali sono, da cosa dipende la loro presenza ed entro quali limiti è tollerata.
Nitrati.
Sono composti naturalmente presenti nell’ambiente, in quanto sono una del le forme che l’azoto assume nel suo ciclo di vita. La loro presenza nell’acqua potabile ha apporti naturali (dal terreno) piuttosto modesti, la maggior parte deriva da attività umane. L’inquinamento da nitrati è originato da allevamenti, fertilizzanti agricoli e rifiuti industriali o fogne. I nitrati non si legano stabilmente al suolo, non evaporano facilmente, ma hanno un’altissima affinità con l’acqua, sono molto solubili e si diffondono rapidamente in una falda.
Il problema dei nitrati in Italia ha un’origine prevalentemente agricola, per l’uso indiscriminato di fertilizzanti in agricoltura. Purtroppo però, i nitrati hanno in molti casi addirittura origine fognaria. Dove la rete fognaria è in cattivo stato o in zone dove abbondano fosse biologiche e altre forme di dispersione dei liquami, può verificarsi una contaminazione della falda o di alcuni pozzi proprio a causa dei liquami.
Limite di legge: 50 mg/l. Nelle più recenti analisi svolte da Altroconsumo, nessun campione si avvicinava al limite, il valore massimo è stato rilevato a Viterbo di circa 13 mg/l.
Cloruri. Derivano dalla decomposizione di rocce, ma anche da scarichi industriali e urbani. In concentrazioni elevate possono essere corrosivi per le tubature, ma l’effetto negativo principale è sul sapore. I cloruri tendono a dare un sapore salato all’acqua, specialmente per concentrazioni superiori a 200-300 mg/l.
Limite di legge: 250 mg/l, necessario per garantire buone caratteristiche di sapore. Nelle inchieste di Altroconsumo non sono mai stati trovati valori fuori limite. Solfati. Possono essere sia di origine naturale (da rocce sulfuree come le acque termali) sia sintomo di inquinamento organico da scarichi. Non sono tossici, al peggio sono lassativi o danno irritazioni gastrointestinali (se in elevate concentrazioni).
Limite di legge: 250 mg/l, per gli stessi motivi dei cloruri. Nelle inchieste di Altroconsumo non sono mai stati trovati valori fuori limite. Cloriti. I cloriti sono tipici sottoprodotti di disinfezione, dovuti all’uso di biossido di cloro (ClO 2 ) come disinfettante. Non ci sono forti preoccupazioni rispetto agli effetti sulla salute di questi composti, tuttavia l’Organizzazione mondiale della sanità individua in 700 μg/l un valore-guida provvisorio. In Italia, in alcuni casi, si clora ancora molto l’acqua di rete e questo avviene perché le reti sono in gran parte vecchie e, di fronte a un pericolo di contaminazione dell’acqua distribuita, il gestore preferisce aumentare un po’ la pressione in rete (e questo causa perdite) e la disinfezione.
Limite di legge: 200 μg/l. È molto stringente, il ministero della Salute italiano si è reso conto subito che molti acquedotti non ce l’avrebbero fatta a rispettarlo, così fino al 25 dicembre 2006 (3 anni dopo l’entrata in vigore della legge) sono state tollerate concentrazioni fino a 800 μg/l. Nelle inchieste di Altroconsumo non sono state trovate tracce di cloriti. Ora passiamo ai metalli. Oltre a ferro e manganese, che possono dare cattivo sapore, odore e o colore all’acqua ma non sono particolarmente pericolosi (i limiti sono rispettivamente di 200 μg/l e 50 μg/l), vi sono altri metalli che meritano la nostra attenzione.
Alluminio. Non è nota una particolare tossicità dell’alluminio. La sua presenza può essere dovuta a cause naturali (terreno) o, più frequentemente, è attribuibile a trattamenti di potabilizzazione delle acque superficiali: è utilizzato per eliminare altri inquinanti più pericolosi. In forti dosi, perciò, l’alluminio può essere la spia della precedente presenza di altre sostanze.
Limite di legge: 200 μg/l. Nelle inchieste di Altroconsumo ne sono state trovate tracce, in particolare a Civitavecchia e Viterbo, ma molto inferiori ai limiti.
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