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Si può prevenire l’ipoglicemia con un sofisticato ‘algoritmo’

Il diabete di tipo 1 è una patologia che concerne l’incapacità del pancreas di produrre insulina: e per ovviare alla mancanza di questo ormone che sovrintende alla regolazione dei livelli di glucosio nel sangue, i pazienti sono costretti ad assumere insulina per via iniettiva o attraverso l’utilizzo di microinfusori. Tale forma di diabete, che colpisce circa 300 mila italiani, insorge in età piuttosto precoce ed è diagnosticata tendenzialmente prima dei 20 anni, inaugurando così un lungo periodo di convivenza con la patologia e di gestione delle sue complicanze. Da qualche tempo esistono, per fortuna, una serie di supporti tecnologici della gestione del diabete di tipo 1 che hanno contribuito nel corso del tempo a rendere sempre migliore la qualità della vita dei pazienti attraverso l’impiego dei microinfusori per la somministrazione dell’insulina e sistemi di misurazione in continuo dei livelli di glucosio nel sangue. L’innovazione deriva dall’introduzione di sistemi integrati, ossia dispositivi che oltre a provvedere al fabbisogno di insulina, sono anche in grado di interromperne il flusso qualora la quantità erogata possa risultare eccessiva. Infatti, un costante ed accurato monitoraggio delle glicemie è supportato da un sofisticato algoritmo il quale è in grado di prevedere l’insorgenza di eventuali episodi ipoglicemici e di evitarli interrompendo la somministrazione di insulina per il tempo necessario, fino al rientro dei valori delle glicemie.

Il sistema integrato Medtronic MiniMed 640g fornito della tecnologia SmartGuard rappresenta un importante passo avanti sulla strada verso il pancreas artificiale, lavorando efficacemente sulla prevenzione dell’ipoglicemia (la complicanza a breve termine più comune e temuta). La profonda accuratezza del sistema, inoltre, ha contribuito fortemente ad aumentare la percentuale di adolescenti che hanno iniziato a fare uso del monitoraggio in continuo del glucosio, come sottolinea Andrea Scaramuzza, responsabile del reparto di Diabetologia pediatrica dell’Asst di Cremona: “Fino a poco tempo fa, l’utilizzo di questi dispositivi, e in particolare dei sistemi di monitoraggio in continuo del glucosio, secondo le stime più ottimistiche non interessava più del 30 per cento dei ragazzi tra i 13 e i 18 anni. Le principali resistenze sono dovute alla necessità di indossare costantemente questi dispositivi che vengono quindi vissuti come ‘protesi’ e, non di meno, dalla scarsa accuratezza dei primi sensori. Un recente studio pubblicato sulla rivista Acta Diabetologica ha interessato 38 adolescenti con diabete di tipo 1 che utilizzavano il sistema integrato MiniMed 640G che durante un campo estivo, hanno seguito un percorso educativo e motivazionale e sono stati monitorati per un anno per valutarne i miglioramenti clinici e nella qualità di vita. Dopo 6 mesi dalla fine del campo, 25 ragazzi su 38 stavano ancora utilizzando il sensore per il 70–100 per cento del tempo registrando per il 74 per cento del tempo valori glicemici all’interno del target tra 70-160 mg/dL. L’ottima accettazione di questo sistema da parte dei ragazzi dipende innanzitutto da fattori intrinseci alla tecnologia di questo sistema, quale l’accuratezza molto alta del sensore e l’algoritmo SmartGuard per evitare le ipoglicemie prima che si verifichino, evitando ai ragazzi di interrompere le loro attività per correggere il valore glicemico”.

Il confortante esito dello studio, unito alla volontà di conferire linee guida omogenee per quanto concerne la fase di approccio al sensore ed al suo utilizzo, ha portato alla stesura di un documento di consenso per l’impiego del sensore glicemico nel sistema integrato, redatto attraverso la collaborazione di 8 centri diabetologici pediatrici di tutta Italia. Le raccomandazioni saranno presentate per la prima volta alla comunità scientifica in occasione del XXI Congresso nazionale Siedp in corso a Padova. “Questo documento – afferma Scaramuzza – vuole essere un riassunto della buona pratica clinica per l’uso del MiniMed 640G con un utilizzo del sensore per il 100 per cento del tempo. Altro punto fondamentale è però il coinvolgimento e la reazione positiva dei ragazzi all’inizio di questo percorso: abbiamo infatti verificato che una buona esperienza durante il primo mese di utilizzo è fondamentale per garantire un’aderenza ottimale e continuativa alla terapia”.

La strada verso il pancreas artificiale continua nella sua evoluzione come dimostrato dai risultati della ricerca Medtronic presentati da Ohan Cohen, professore associato di medicina all’istituto di endocrinologia al Chaim Sheba medical center dell’Università di Tel-Aviv, e direttore medico di Medtronic diabete, risultati che hanno rivelato l’esistenza di un sistema ancora più avanzato negli Stati Uniti, il MiniMed 670g, un sistema ibrido ad ansa chiusa in grado di dosare l’insulina automaticamente durante le 24 ore, lasciando al paziente la sola gestione dell’insulina ai pasti. Questo sistema rappresenta l’evoluzione di quello disponibile in Italia e ha ricevuto un’accoglienza positiva dalle associazioni pazienti e dalle comunità scientifiche. I primi dati real life infatti confermano gli studi clinici pre-market dimostrando come l’utilizzo del sistema nella modalità Auto-Mode permetta di mantenere valori di glicemia nell’intervallo di normalità per il 74 per cento del tempo con un utilizzo continuativo del sensore (più del 95 per cento).

Stando alle dichiarazioni di Luigi Morgese, direttore della divisione Medtronic diabete, “L’utilizzo di tecnologie avanzate per la gestione del diabete insulino dipendente in Italia è inferiore a quello della media europea, di per sé inferiore alla media statunitense. Nel nostro paese solo il 10 per cento delle quasi 300 mila persone con diabete di tipo 1 ricorre al microinfusore di insulina (ma senza sensore integrato) contro una media europea del 20 per cento e una americana che sale al 40 per cento. Le percentuali italiane si abbassano ulteriormente se guardiamo all’utilizzo del sistema integrato microinfusore e sensore per il controllo glicemico in continuo. Intraprendere un percorso tecnologico per una persona con diabete e per il sistema sanitario significa investire in costo-efficacia analizzando gli esiti clinici raggiunti come risultato dell’investimento. Stimiamo che la tecnologia intelligente rappresenti oggi in Italia circa il 5 per mille della spesa per il diabete, la sua adozione può contribuire a migliorare in appropriatezza la vita di molte persone e la gestione dei percorsi di cura riducendo complicanze e migliorando esiti e costi”.

Lo sviluppo di un pancreas artificiale implica la creazione di un sistema che riproduca fedelmente la funzione biologica del pancreas umano, dunque che si occupi della regolazione dei livelli di glucosio nell’organismo, consentendo alle persone con diabete di tipo 1 una gestione generale della patologia sempre più ottimale. Il pancreas artificiale non è posto all’interno del corpo umano e comprende tre elementi: un microinfusore di insulina, ossia un dispositivo che somministra in modo continuo piccoli quantitativi di insulina; un sistema di monitoraggio continuo della glicemia (Cgm) che rivela ogni cinque minuti i valori di glicemia nel liquido sotto cute attraverso un piccolissimo sensore e algoritmi avanzati, complesse formule matematiche all’interno del microinfusore di insuline, che calcolano quanta ne vada momenti della giornata, in base alle letture del Cgm.

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