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Sigaretta elettronica aumenta la tassa alla vendita, non fanno meno male delle sigarette

Si prospettano tempi difficili per le sigarette elettroniche, gli svapatori e i produttori di e-cig. Lo Stato italiano ha deciso di tassare anche le e-cig. Era nell’aria, comunque, un balzello su tali dispositivi, poiché il settore è alquanto florido. Per chi fuma sigarette elettroniche e i produttori sarà un problema perché dovranno sopportare costi maggiori. Intanto i commercianti e tanti ‘svapatori’ sono già sul piede di guerra e attaccano la prima firmataria dell’emendamento al decreto fiscale, ossia l’ex sottosegretario Simona Vicari (Ap). L’emendamento prevede la competenza dei Monopoli su un settore che concorre con quello dei classici tabacchi.

Più soldi nelle casse dello Stato

L’emendamento al decreto fiscale sulle sigarette elettroniche prevede che dal prossimo anno entreranno nelle case dello Stato 9,5 milioni di euro in più. Dal prossimo anno, chi vorrà acquistare e-cig dovrà spendere di più. Il rischio di un ritorno alle classiche ‘bionde’ c’è.

Mercoledì 29 novembre il fumo elettronico non sarà più una nuvola di vapore. Produttori, commercianti e consumatori in carne e ossa manifesteranno dalle 8.30  in Piazza Montecitorio, davanti a quella Camera che per loro è il luogo di un delitto delitto. L’intero settore, denunciano, morirà per effetto di un emendamento al decreto fiscale che ripone tutto ciò che riguarda la sigaretta elettronica sotto il Monopolio dello Stato e di una sentenza della Corte Costituzionale che consente allo stesso di supertassare le e-cig, perfino i liquidi senza nicotina, cioé l’acqua e gli aromi alimentari.Con un impatto complessivo di 9,5 milioni di euro e una corsa dei prezzi che può trasformarsi in un disincentivo al consumo. Così, con un emendamento e una sentenza lo Stato mette in ginocchio un settore che oggi coinvolge almeno 30mila persone, 2.500 punti vendita, 600 milioni di fatturato. A dare notizia della manifestazione è il sito del bimestrale Sigmagazine che nei giorni scorsi ha anche pubblicato centinaia di testimonianze di consumatori e commercianti adirati. In piazza, si legge nel comunicato, “ci saranno tutte le sigle associative del settore, ci saranno gli esponenti politici che ci hanno supportato sino ad ora, ci saranno i media che riprenderanno e daranno enfasi alla protesta legittima e condivisa”.

I gesti sono gli stessi, l’esperienza sensoriale ugualmente appagante, possono dare dipendenza e attivare gli stessi meccanismi comportamentali: per questo i ragazzi che provano le sigarette elettroniche, anche se non a rischio di fumare, spesso finiscono col passare alle sigarette vere.

Una probabilità che può triplicarsi come hanno dimostrato alcuni studi americani e inglesi, la cui revisione è descritta da Costantino Panza, pediatra dell’Associazione culturale pediatri (Acp), in un articolo pubblicato sui QuaderniAcp. Un recente studio fatto negli Stati Uniti, su una popolazione di 14-30 anni, ha mostrato infatti che per chi usa la sigaretta elettronica, anche saltuariamente c’è una probabilità del 30.4% di iniziare a utilizzare le sigarette, rispetto al 7.9% di chi non le ha mai utilizzate.

«Nel caso dello studio americano il rischio di passare alle sigarette triplica, mentre in quello inglese è aumentato di quattro volte», spiega Panza. Lo svapo, scrive il pediatra, «è un forte predittore del successivo uso della sigaretta, un fattore di rischio indipendente da altri fattori noti come l’abitudine al fumo di amici, familiari, la ricerca di sensazioni emozionanti o il piacere di correre dei rischi».

In Italia, lo svapo è percepito come «esente da danni alla salute dal 53% della popolazione, mentre solo il 17,3% segnala la possibilità di rischi legati alle e-cig – continua Panza – Percentuale che ci mette agli ultimi posti in Europa sulle conoscenze dei possibili rischi, soprattutto per la fascia più vulnerabile della popolazione, gli adolescenti». A questa età la errata consapevolezza sulla salute e la pubblicità potrebbero essere fattori determinanti per l’iniziazione alla sigaretta elettronica.

Ma oltre a marketing e scarsa consapevolezza, ci sono altri elementi che possono facilitare il passaggio dalla sigaretta elettronica a quella vera. L’uso della e-cig di fatto imita quello della sigaretta tradizionale, dalla gestualità della mano all’inalazione nei polmoni ed espirazione, anche con liquidi senza nicotina. «Il passaggio dallo svapo al fumo di sigaretta è un atto che si può definire spontaneo», commenta ancora Costantino Panza. Inoltre «l’aspirazione di aerosol con nicotina può portare ad una forma di dipendenza». Le sigarette elettroniche di seconda generazione riescono infatti a far raggiungere i livelli di nicotina nel sangue in modo simile a quello delle sigarette tradizionali, e indurre livelli di soddisfazione e dipendenza che finiscono col favorire l’assunzione di nicotina in altre modalità, quella appunto delle sigarette.

Il fumo di tabacco è la principale causa evitabile di decessi prematuri. Da alcuni anni la modalità di svapare per assumere la nicotina o i cannabinoidi, per esempio tramite sigarette elettroniche o vaporizzatori, ha suscitato un interesse crescente. Il Monitoraggio Svizzero delle Dipendenze riporta che nel 2016 il 15% della popolazione ha utilizzato almeno una volta la sigaretta elettronica. La prevalenza di questa modalità di assunzione è particolarmente diffusa sotto i 35 anni di età. Sul consumo di cannabis tramite vaporizzatori in Svizzera non ci sono dati disponibili.
I ricercatori si stanno occupando intensamente del tema. Soprattutto le evidenze più recenti indicano che le modalità di consumo senza combustione, e in particolare la sigaretta elettronica, meritano una maggiore attenzione almeno in ambito sanitario: con la vaporizzazione non si sviluppano le sostanze nocive presenti con la combustione di tabacco o cannabis. Le ricerche indicano che con l’utilizzo della sigaretta elettronica e con la vaporizzazione di cannabinoidi vengono causati pericoli in misura minore per i consumatori e per i terzi rispetto al fumare tabacco rispettivamente la miscela di tabacco e cannabinoidi.

La sigaretta elettronica offre la possibilità di ridurre le attuali conseguenze negative per la salute e l’economia nazionale causate dal fumo di tabacco, nel caso di un passaggio di un numero importante di fumatori dal fumo con combustione alla vaporizzazione.

Per un nuovo orientamento nella politica in materia di tabacco
La sigaretta elettronica rappresenta un mezzo efficace per la riduzione dei danni – individuali e sociali – per i consumatori di prodotti del tabacco con combustione. La Federazione dei professionisti delle addiction è quindi favorevole ad un cambiamento di orientamento nella politica e nella prevenzione in materia di prodotti del tabacco. La politica sul tabacco si è orientata finora su obiettivi orientati all’astinenza: questi sono da completare con obiettivi e misure orientati alla riduzione del danno.
‘‘Le persone fumano per la nicotina, ma muoiono per il catrame”: il consumo di nicotina porta rapidamente ad una dipendenza, ma esso non è la causa della mortalità provocata dal consumo di tabacco. Questa è causata principalmente dal fumo che si produce con la combustione e che contiene migliaia di sostanze, tra le quali 69 cancerogene. Con le modalità alternative di consumo della nicotina – per esempio sigaretta elettronica, snus oppure anche gomme alla nicotina – non vi è nessuna combustione. Di conseguenza il consumo di questi prodotti è da considerare meno dannoso per la salute rispetto al consumo di sigarette. In Svizzera, al contrario per esempio dell’Inghilterra, non vi sono attualmente misure volte a discutere e promuovere queste modalità di consumo.

1. Riduzione dei danni nella politica sul tabacco
La Federazione dei professionisti delle addiction richiede l’integrazione della modalità di consumo tramite vaporizzazione nei vari programmi ed attività della politica svizzera sulle dipendenze e sul tabacco. Ciò che è già previsto in teoria nella strategia nazionale dipendenze va concretizzato nella pratica. Le tre associazioni dei professionisti richiedono quindi alle autorità federali di agire in tal senso. Richiedono inoltre ai Cantoni di integrare il consumo tramite sigaretta elettronica nelle loro strategie cantonali in materia di tabacco e mettere in atto le relative misure.
2. Passaggio alla sigaretta elettronica: comunicazioni della Confederazione e dei Cantoni
Le tre associazioni chiedono alla Confederazione e ai Cantoni di riconoscere la sigaretta elettronica rispettivamente la vaporizzazione quali mezzi di riduzione dei danni per le persone che già consumano tabacco o cannabinoidi. La sigaretta elettronica è da promuovere presso le persone che non riescono
0 non vogliono smettere ed in particolare modo presso i forti consumatori, per esempio nelle istituzioni psichiatriche e nei centri a bassa soglia.
Il passaggio alla sigaretta elettronica è da integrare quale elemento aggiuntivo allo smettere di fumare nelle attuali misure di salute pubblica in materia di tabacco della Confederazione e sono da realizzare adeguate attività informative alla popolazione.
3. Coinvolgimento dei consumatori
1 consumatori di sigarette elettroniche sono da coinvolgere nell’elaborazione delle misure relative alla vaporizzazione. La loro esperienza è particolarmente significativa soprattutto per comprendere le motivazioni per il passaggio dal fumo di tabacco alla sigaretta elettronica.
4. Regolamentazione differenziata di tabacco e sigaretta elettronica
Le sigarette e i dispositivi HNB sono disponibili in Svizzera per i maggiori di 18 anni o addirittura 16 anni, mentre la vendita dei liquidi contenenti nicotina per le sigarette elettroniche resta tuttora vietata.

Le associazioni dei professionisti chiedono che la regolamentazione dei prodotti (tabacco, sostituti del tabacco, nicotina, ecc.) sia definita in base al loro grado di rischio, nell’ottica di una coerente politica delle dipendenze.
Le conoscenze scientifiche attuali indicano la necessità di una maggiore regolamentazione dei tabacchi e dei prodotti Heat not Burn da una parte e un accesso regolamentato adeguatamente alle sigarette elettroniche e ai loro liquidi contenenti nicotina nei punti vendita svizzeri dall‘altra.
Nella definizione della regolamentazione dei prodotti sostitutivi del tabacco è da prestare particolare attenzione ad un’efficace protezione della gioventù (compresa l’età minima fissata a 18 anni), come anche vanno previste le avvertenze sugli imballaggi e garantite le misure di protezione dal fumo passivo.
5. Promuovere ricerche indipendenti e approfondire la tematica
La Federazione dei professionisti delle addiction richiede alla Confederazione di promuovere e sostenere finanziariamente progetti di ricerca indipendenti sugli effetti del consumo di sigaretta elettronica e snus. Le ricerche dovrebbero considerare sia gli aspetti individuali (tasso di successo per astinenza o riduzione del fumo di tabacco; effetti sullo stato di salute dati dal passaggio dai tabacchi alla sigaretta elettronica rispettivamente ai vaporizzatori; effetti a lungo termine del consumo con sigaretta elettronica; analisi delle sostanze nocive e dei loro rischi per la salute; ecc.) che quelli sociali (diffusione; età dei consumatori; passaggio alla sigaretta elettronica rispettivamente esordio con la sigaretta elettronica).
I risultati sono da rendere pubblici e la popolazione va informata in modo trasparente anche sui possibili effetti indesiderati della sigaretta elettronica. Le disposizioni sulla produzione, sul commercio e sul consumo di sigarette elettroniche, liquidi contenenti nicotina, vaporizzatori e snus, rispettivamente le informazioni e comunicazioni accompagnatorie, vanno costantemente aggiornate in base agli sviluppi della ricerca.

Difficile parlare di fumo senza rischiare di essere ripetitivi e inefficaci. Sì, perché per chi si occupa di campagne di informazione e divulgazione contro il fumo, la situazione è disarmante. Dopo anni di lavoro, di dati, di convegni, di prove scientifiche, di interventi anche normativi importanti, i risultati sono decisamente limitati: nel nostro Paese si contano più di 10 milioni di fumatori, e 4 milioni sono donne. Eppure tutti sanno che il fumo fa male, moltiplica per dieci la possibilità di sviluppare un tumore polmonare, malattia spesso incurabile, ed è la causa di malattie respiratorie e cardiovascolari. Ogni anno oltre 6 milioni di persone muoiono a causa del fumo; solo in Italia sono tra 70.000 e le 83.000 le morti per patologie correlate al fumo. Nonostante tutto, si continua a fumare e secondo le casistiche più recenti è soprattutto tra i più giovani che la diffusione sta aumentando. Ci aspettano quindi anni con una crescita epidemiologica delle malattie tipiche del fumatore, con i conseguenti costi umani e socio-economici.

C’è da chiedersi se abbiamo sbagliato e dove. Anche l’enorme lavoro per la disassuefazione dal tabagismo, attraverso i centri antifumo, ha dato sinora risultati che definire molto limitati è eufemistico. Solo il 35% dei fumatori italiani dichiara di conoscere i centri antifumo. Nel 2010, nei 300 centri antifumo distribuiti in tutto il territorio nazionale sono stati seguiti 28.000 fumatori. Ancora troppo pochi rispetto al numero di potenziali fumatori che desiderano smettere ma non riescono o non sanno come fare.
I primi a crederci poco sono, spesso, proprio i dottori, dato che meno di un terzo di chi si rivolge a un centro antifumo è indirizzato da un medico; inoltre, in molti casi prevale la certezza di potercela fare da soli, senza aiuti, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Anche la prospettiva a livello mondiale non è rosea. Se le multinazionali del tabacco hanno perso terreno in America e in Europa, l’hanno ampiamente riguadagnato nei paesi in via di sviluppo: il mercato non è stato intaccato di molto, si è solo spostato geograficamente.
Cosa possiamo fare per invertire la rotta?
Vale la pena di riflettere su quanto è stato fatto e sull’efficacia delle azioni svolte sinora, per mirare meglio le nostre politiche in futuro e concentrarle in modo efficace. E, forse, agire il prima possibile, fin dalle scuole elementari, quando si riesce ancora a colpire l’immaginazione e a educare davvero, dedicare una giornata all’anno in tutte le scuole all’educazione sanitaria e all’importanza degli stili di vita, informare senza terrorizzare ma creando sensibilità e attenzione, senza mai abbassare la guardia, come da anni fa la Fondazione Veronesi.

Ma anche continuare una battaglia politica, tutta in salita, per limitare il fumo in ambienti particolari, come le aree ospedaliere, le aree gioco dei parchi e giardini pubblici, tutelare i molti che sono ancora esposti al fumo passivo, promuovere una tassa di scopo sui pacchetti di sigarette da devolvere alla ricerca e all’assistenza sanitaria, sostenere la diffusione della spirometria, un semplice esame non invasivo che permette di misurare la funzionalità dei nostri polmoni.
La spirometria, in un minuto, fornisce informazioni molto importanti: consente la diagnosi di asma e bronchite cronica ostruttiva, predice anche il rischio cardiovascolare e di sviluppare un tumore polmonare, rappresenta un indicatore completo dello stato della nostra salute.
Solo da una forte azione di sensibilizzazione e prevenzione sviluppata su più fronti, coinvolgendo in prima fila anche i decisori politici, sarà possibile imporsi in una battaglia che è ancora tutta da giocare e, in un giorno non troppo lontano, vincere la guerra contro il fumo.

FUMO. LE ILLUSIONI DIVENTANO OTTIME SCUSE PER NON SMETTERE.

■ Fumare mi rilassa e abbatte lo stress che sarebbe altrettanto dannoso per la mia salute.
■ Fumo poche sigarette al giorno. Vivere in città piene di smog non è più dannoso per i miei polmoni?
■ Conduco una vita sana, faccio sport e sono attento all’alimentazione. Perché dovrei rinunciare al piacere di qualche sigaretta?
■ Quando prendo una decisione non mi ferma nessuno. Sono certo di riuscire a smettere quando voglio…
Ho scelto di fumare light perché è meno dannoso rispetto alle altre sigarette…
■ La scuola, gli amici… questi sono gli esempi che seguono i miei figli, non certo quello dei genitori che, come me, fumano regolarmente…
■ Mi sottopongo ogni 2 anni ad una radiografia ai polmoni. Così posso fumare in totale sicurezza…
Fumo da una vita, ma talmente poco. Che danni potrò avere?
Quando fumo non aspiro profondamente, ma butto subito fuori il fumo: in questo modo i miei polmoni sono al sicuro
Ho sentito dire che la sigaretta elettronica non fa male alla salute… quindi si può fumare in tranquillità?
lo credo che i tumori siano scritti nel nostro DNA, quindi tanto vale fumare, se una malattia viene è perché era destino.

I fumatori sono bravissimi a raccontare e raccontarsi storie che li autorizzano a continuare sfuggendo abilmente ai sensi di colpa.
Perché qualche dubbio serio che riguarda la salute è passato, almeno una volta anche nella testa dei più accaniti, lasciando tracce sepolte immediatamente sotto una valanga di facili illusioni.
Queste domande, queste affermazioni sono alcune delle più comuni tra fumatori. Molte sono di natura retorica, ovvero prevedono una risposta forzatamente affermativa: nessun fumatore vuole sentirsi a rischio di malattia, pur sapendo razionalmente di correre pericoli molto gravi. La scienza, ancora una volta, parla chiaro: che fumare faccia male è talmente accertato da risultare ormai quasi una banalità. Che non siano solo i polmoni a rischio ma molti altri organi non connessi all’atto della respirazione è una certezza. E che sia difficile smettere a causa della dipendenza, fisica e psicologica, indotta dalla nicotina è altrettanto certo.
La scienza senza moralismi offre un panorama lucido.
Confrontarsi con i dati reali derivati da studi e ricerche potrà sorprendere anche i fumatori di lunga data.

Uno studio scientifico ha dimostrato che il vapore rilasciato dalle sigarette elettroniche contiene sostanze tossiche e nanoparticelle che uccidono le cellule delle cavità orale con il rischio di aumento delle malattie e tumori alla bocca. I test di laboratorio hanno dimostrato che i vapori della sigaretta elettronica indeboliscono il meccanismo di difesa della cavità orale diminuendo a sua volta i livelli del più potente antiossidante e disintossicante prodotto dal nostro corpo, il glutatione. Livelli bassi di glutatione causano parecchi effetti negativi tra cui un aumento del rischio di cancro alla bocca, accumulo di metalli pesanti e nanoparticelle nei tessuti. Un’analisi effettuata dall’istituto tumori di Milano ha rilevato la presenza di metalli pesanti tossici in queste sigarette, determinando anche una maggiore dipendenza dei fumatori.

I risultati di un lavoro condotto dal team del Dr. Mahmoud Rouabhia all’Università Laval in Quebec, pubblicato sulla rivista Journal of Cellular Physiology, ha dimostrano che il vapore della sigaretta elettronica è mortale per le cellule del cavo orale.

Infatti, nonostante non contenga catrame, principale composto contenuto nel fumo del tabacco, la sigaretta elettronica espone i tessuti della bocca e dei polmoni a composti prodotti dal riscaldamento di glicerina, propylene glycol e aromi di nicotina contenuti nel liquido delle sigarette elettroniche. inoltre, il vapore emesso da queste sigarette non è costituito da sola acqua.

Nell’esperimento in laboratorio, sono state messe in vitro delle cellule epiteliali e un liquido simile alla saliva umana, effettuando una simulazione l’esperimento prevedeva delle nebulizzazioni di vapori di sigaretta elettronica dalla durata di 5 secondi ogni minuto, per 15 minuti totali al giorno. Si è potuto costatare che dopo un giorno moriva il 18% delle cellule, dopo due giorni il 40% e dopo tre moriva ben il 53% delle cellule epiteliali. La rigenerazione fisiologica, in condizioni normali, prevede che  cellule del cavo orale muoiano in una rapporto del 2% al giorno. Viene colpito  in particolare il tessuto epiteliale delle gengive che rappresenta la prima difesa contro le infezioni batteriche nella bocca. I danni causati dal vapore di queste sigarette devono ancora essere documentati ma, secondo il Dr. Rouabhia, i risultati ottenuti dall’esperimento sono allarmanti, infatti in tempi brevi si è assistito ad un aumento del rischio di infezioni, infiammazioni e malattie alle gengive; mente nel lungo termine un probabile aumento del rischio di cancro.

Quindi conviene fumare la sigaretta elettronica o la classica sigaretta convenzionale? Ovviamente, nessuna delle due.

MA OGGI, CHI FUMA?

In Italia, secondo gli ultimi dati del 2015, oggi fumano il 25,1% degli uomini e il 16,9% delle donne: per un totale di circa 11 milioni di persone. Un numero impressionante, che a pieno titolo elegge il tabagismo come a una vera e propria epidemia.
Il dato più allarmante riguarda proprio le donne: l’Italia è uno dei paesi europei in cui il fumo al femminile è in costante crescita. Al contrario, i fumatori uomini sono diminuiti di circa 20 punti nel corso di questi ultimi decenni: nel 1980 fumava il 54% degli uomini, nel 1995 il 34%. Aumentando il numero di donne fumatrici sono aumentate, di conseguenza, anche le patologie legate al fumo: in Italia, nel 1970 morivano 2.300 donne per tumore al polmone, oggi questo numero è salito superando i 3.600 casi all’anno.
Nel 2015, in una nazione di forti fumatrici come il Regno Unito, si stima che il numero di donne morte per tumore al polmone abbia superato quello di donne morte per tumore al seno, la neoplasia più difftisa al mondo nel sesso femminile.
È in aumento, purtroppo, anche il numero di adolescenti che
iniziano a fumare: fra i 15 e i 17 anni fuma quasi il 7% delle ragazze (nel ’90 fumava il 4,5%) tra i 18 e 19 anni il 15%, rispetto al 12,7% del ’90 e fra i 20 e 24 anni la percentuale cresce ancora, raggiungendo quasi il 20%.
Spesso la prima sigaretta è accesa a soli 11 anni e oltre l’80% dei fumatori ha iniziato entro i 20 anni: questo significa che si abbassa notevolmente l’età dei fumatori più a rischio, cioè coloro che fumano da almeno 20 anni ai quali sono destinate solitamente le raccomandazioni di controllo medico ogni anno per verificare lo stato di salute e prevenire così il più possibile l’insorgere di malattie connesse al fumo. Non più quindi sopra i 50 anni, ma intorno ai 35.
Questi numeri rappresentano in breve il quadro di una realtà drammatica che in Italia miete ogni giorno nuove vittime.

Pochi fumatori si sono soffermati davvero a domandarsi quante sostanze si trovano all’interno di una singola sigaretta.
Sui pacchetti di qualunque marca, per legge, ne sono indicate tre: nicotina, monossido di carbonio e catrame. Non dobbiamo farci trarre in inganno: durante la combustione, sono oltre 4.000 i composti che si sprigionano da ogni sigaretta, di cui 80 sono cancerogeni, cioè in grado di provocare tumori neH’uomo. Altre 250 sono nocive per la salute in altra maniera o “soltanto” irritanti. Le 4000 sostanze si dividono in agenti volatili (circa 500) nella fase acquosa (vapore) e semivolatili – non volatili (circa 3.500) nella fase particolata. Infine, vale la pena di ricordare che le principali sostanze dannose sono note, ma molte altre non ancora perché la composizione di ogni singola sigaretta è coperta dal segreto industriale.
Quali sono i principali componenti dannosi presenti in ogni sigaretta?
■ NICOTINA: sostanza tossica e psicoattiva contenuta nelle foglie del tabacco. È una delle più potenti droghe conosciute: in pochi secondi raggiunge il cervello, dove crea rapidamente dipendenza ma con effetti tossici limitati nel breve periodo, se confrontata agli effetti dirompenti di cocaina, eroina, marijuana, alcol. Per questo, può essere considerata la “droga perfetta” perché innesca la dipendenza illudendo di essere innocua. Agisce sul sistema nervoso e su quello cardiocircolatorio, sul sistema ormonale e sul metabolismo.
■ MONOSSIDO DI CARBONIO: lo stesso che esce dai gas di scarico delle macchine o delle stufette intossicanti. Si lega in maniera irreversibile all’emoglobina del sangue al posto dell’ossigeno, con conseguente ridotto apporto di ossigeno ai tessuti che si traduce in danno della pelle e dei capelli, del sistema circolatorio, e nel senso di affaticamento e mancanza di fiato.
■ POLVERI SOTTILI: quando ne sentiamo parlare al telegiornale per quanto riguarda l’inquinamento deH’aria siamo giustamente molto preoccupati per la nostra salute. Quando accendiamo una sigaretta, inaliamo polveri sottili in concentrazioni 10 volte superiori a quelli dei fumi di scarico delle auto. Sono irritanti per le vie respiratorie e per le mucose. Provocano tosse e catarro, e interferiscono con lo sviluppo dei polmoni dei bambini. Le polveri sottili permangono neH’aria anche dopo che la sigaretta è stata spenta.
■ NAFTALENE : principale costituente delle palline di naftalina antitarme.
■ ARSENICO: altamente tossico, usato come veleno per topi.
■ CLORURO DI ETILE: componente dei tubi di PVC
■ AMMONIACA la stessa sostanza dall’odore acre e pungente che usiamo per disinfettare la casa.
■ BENZENE: additivo per gasolio e solventi industriali, cancerogeno collegato a un più alto rischio di leucemia, un tumore del sangue.
■ BUTANC : già noto ai fumatori – è il gas degli accendini – che però forse non sanno di aspirarlo anche dalla sigaretta.
■ ESAMMINA: si usa come ingrediente per esplosivi.
■ ACIDO STEARICO: presente in natura in vari tipi di grassi, viene usato fra l’altro nella produzione di candele di cera e nell’industria cosmetica.
■ ACROLEINA: è un liquido incolore, irritante e tossico, usato anche

nella produzione di pesticidi.
■ FORMALDEIDE: irritante per le mucose e le vie aeree; usato anche in diversi materiali e prodotti per la casa, è cancerogeno: provoca in particolare tumori naso-faringei e leucemie. Si origina dalla combustione del tabacco e della carta che lo avvolge.
■ ACETONE: liquido incolore e infiammabile, usato come solvente, ad esempio per rimuovere vernici e smalto dalle unghie.
■ ACIDO ACETICO: corrosivo, può essere irritante per occhi, polmoni e vie aeree.
■ TOLUENE: solvente nei processi di stampa e nelle vernici, e come antidetonante nella benzina; ha un’azione nociva sul sistema nervoso, sui reni e sugli occhi.
■ ACIDO CIANIDRICO: usato nelle armi chimiche, lo conoscevano anche i nazisti che lo impiegarono per produrre lo Zyklon B delle camere a gas. Nell’organismo ostacola i meccanismi di rimozione delle tossine, distruggendo le ciglia delle cellule che rivestono le vie respiratorie.
■ AMMINE AROMATICHE: sono utilizzate nelle industrie dei coloranti; cancerogene, sono fra i fattori di rischio riconosciuti per i tumori della vescica.
■ METANOLO: usato come solvente industriale, molto tossico.
Nelle sigarette sono contenuti anche metalli, particolarmente pericolosi per la salute, tra cui:
■ POLONIO-201 sostanza che emette radioattività.
■ NICHEL: può provocare irritazioni e dermatiti, e vere e proprie allergie.
■ CADMIO: un metallo pesante, fra i più tossici componenti delle batterie
■ MERCURIO: altamente tossico, inquinante e nocivo anche per l’ambiente.

LA DIPENDENZA DA NICOTINA È UNA VERITÀ. A PROVA DI SCIENZA!

Le sostanze che si aspirano dalle sigarette sono moltissime: ognuna di queste causa danni più o meno gravi. La nicotina può sembrare meno dannosa di altre sostanze presenti nella sigaretta, come il monossido di carbonio o il benzene, ma è una delle molecole più pericolose: è la responsabile della dipendenza per cui il fumatore, una volta iniziato, non riesce più a fare a meno delle sigarette.
La nicotina (alcaloide presente nelle foglie di tabacco) è contenuta nella sigaretta in concentrazione variabile dal 2 all’8% e produce due tipologie di effetto: uno attivante e quindi eccitante, il secondo sedativo e rilassante. Oltre aN’aumento dei battiti cardiaci che sottopongono il cuore a un lavoro maggiore, gli effetti più gravi (e anche quelli più duraturi) si verificano sul sistema nervoso: le alterazioni a livello psichico causate dalla nicotina inducono la dipendenza ormai accertata da tutti i medici e gli scienziati che si sono occupati degli effetti del fumo sul corpo umano. La nicotina viene assorbita a livello polmonare, entra nel circolo sanguigno e raggiunge il cervello in 8/10 secondi stimolando la liberazione di un mediatore chimico (dopamina) e modificando la trasmissione degli impulsi nervosi.
Le conseguenze di questo processo sono l’eccitazione, l’attivazione delle funzioni cerebrali legate all’attenzione, alla concentrazione, aN’umore, favorendo anche il rilassamento e la riduzione dello stress.
Una sensazione complessiva di benessere generale che, una volta svanita, è sostituita da una sensazione di depressione che spinge ad accendere nuovamente una sigaretta e ad aumentare la dose di fumo per mantenere costante il livello di nicotina nel sangue.
Il cervello del fumatore si abitua infatti ad avere alti livelli di dopamina, quando smette di fumare ci sono delle vere e proprie crisi di astinenza, si diventa nervosi e tristi.

Passare alla sigaretta elettronica rappresenta secondo i nostri studi il metodo più efficace per smettere di fumare o per ridurre la dipendenza. Il fumo di sigaretta è causa nota di molte malattie spesso mortali tra cui cancro al polmone, malattia cronico-ostruttiva del polmone, coronaropatie e infarto del miocardio. Se il numero di fumatori dovesse ancora aumentare nel 21esimo secolo, un miliardo di persone morirà a causa delle malattie fumo-correlate. Nonostante questo quadro desolante, i fumatori continuano a fumare. Visto il contesto, allora, è nostro intento spiegare ai fumatori quali sono i vantaggi della sigaretta elettronica. Il Comitato Scientifico per la ricerca applicata alla sigaretta elettronica della Lega Italiana Anti Fumo – composto, tra i primi fondatori, anche dall’illustre e compianto prof. Umberto Veronesi – ha più volte dichiarato che le ecig rappresentano un’alternativa valida ed efficace come porta di uscita dal tabagismo. Molti Paesi che hanno adottato lo strumento come metodo ufficiale nella lotta al tabagismo hanno ridotto il tasso di fumatori con percentuali mai viste prima. L’Inghilterra è l’esempio più importante.
Ma perché svapare è meglio di fumare? Questa è una domanda che in tanti si pongono, soprattutto all’inizio di un percorso di smoking cessation.

Come ha recentemente concluso Public Health England (l’ente esecutivo del Dipartimento della salute del Regno Unito), il vapore elettronico è per almeno il 95% più sicuro del fumo di tabacco. Svapare, anche vapori nicotinizzati, è comunque più sicuro che continuare a fumare. Molti fumatori provano spinti dalla curiosità, sentono parlare di ecig e iniziano ad usarla. Alcuni lo fanno nel tentativo di smettere del tutto, altri perché magari hanno già smesso e combattono così i fastidiosi sintomi di astinenza. Molti di quelli che passano alle elettroniche, in un primo momento diventano dual user (ovvero fumano e svapano) facendo doppio uso ma, dopo un periodo di tempo, perdono solitamente interesse per la sigaretta convenzionale e diventano esclusivamente svapatori. Uno studio internazionale di Drug Science (Comitato scientifico indipendente sulle droghe) pubblicato nella rivista scientifica European Ad- diction Research, confrontando i danni provocati dai vari prodotti contenenti nicotina, ha stimato che la sigaretta elettronica ha un indice di rischio pari a 4, dove quello delle bionde tradizionali è considerato 100. Inoltre, grazie agli studi più recenti condotti nei laboratori dell’Università degli Studi di Catania, è stato possibile dimostrare che le ecig rappresentano un metodo sicuro anche per far ridurre le sigarette per smettere di fumare pazienti fumatori affetti da particolari patologie come: ipertensione arteriosa, asma, broncop- neumopatia cronica ostruttiva, schizofrenia. Per loro passare alle ecig significa apportare enormi benefici nel trattamento della patologia.

Ma quanta nicotina deve essere usata per un risultato efficace? Innanzitutto è utile specificare che la nicotina non è la componente nociva del fumo. Il vero problema è rappresentato dai prodotti della combustione del tabacco tra cui il catrame e il monossido di carbonio. Detto questo, ai forti fumatori che passano alle ecig è consigliato soprattutto di utilizzare nicotina per il periodo di tempo necessario alle singole esigenze. Se la quantità di nicotina scelta è troppo bassa si possono sperimentare sintomi di astinenza (come irritabilità, irrequietezza, tensione psichica e voglia spasmodica di accendere una sigaretta), se invece è eccessivamente alta si corre il rischio di andare incontro ad ansia e tachicardia.

La giusta dose è quella equilibrata e la si trova per tentativi.
Quali possono essere, invece, i rischi legati all’utilizzo dello strumento? Le sigarette elettroniche hanno chiaramente delle componenti elettroniche per questo è indicato non utilizzare batterie o carica-batterie non compatibili per evitare il rischio di incendi o scoppi. Tutti i vapers dovrebbero controllare che i liquidi siano conservati in contenitori ben chiusi, che bisogna tenere sempre fuori dalla portata dei bambini. Non è mai stato dimostrato, invece, il rischio paventato da qualcuno di contrarre polmonite tramite lo svapo. Alcune tipologie di aromi nei liquidi elettronici, però, possono potenzialmente causare irritazione e ipersensibilità. Gli esseri umani entrano in contatto con una grande varietà di sostanze e possono verificarsi reazioni irritative o allergiche (ipersensibilità) in soggetti predisposti. Il glicole propilenico (PG) e il sottoprodotto della sua pirolisi, la formaldeide, non fanno eccezione. Negli svapatori che si sono sensibilizzati, il contatto diretto con il PG può causare delle piccole (1-2 mm) papule, pustole e vescicole intorno alla bocca o nella mucosa orale, associate a bruciore, sensazione di puntura nelle zone colpite. Il mio consiglio in questi casi è quello di evitare l’agente incriminato e di orientarsi verso prodotti contenenti solo glicerina vegetale.

Molti svapatori, il più delle volte, tendono a difendere i vari attacchi sulla salute ricevuti da persone che non svapano e che si sentono in diritto di affermare che la Sigaretta Elettronica faccia più male rispetto ad una Sigaretta Tradizionale e, questa “difesa”, ha lo scopo di coprire o perlomeno minimizzare gli effetti collaterali dello svapo.
Precisando che a tutt’oggi non esiste ancora uno studio approfondito sull’argomento capace di svelare gli effetti nocivi della Sigaretta Elettronica a lungo termine, ma sappiamo comunque che il danno è inferiore fino al 95%, in questa guida ci soffermeremo sugli effetti a Breve Termine segnalati dagli stessi utilizzatori.
Ma andiamo ad analizzare gli effetti collaterali, cause probabili e rimedi possibili da attuare.

Disidratazione
Come primo effetto c’è da notare un aumento della sete dovuto alla disidratazione.
Dopo lunghe sessioni di svapo, spesso e volentieri ci troviamo con la famosa “lingua felpata” dovuto da due fattori importanti:
1. I liquidi della sigaretta elettronica sono igroscopici e tendono a disidratare il nostro organismo e in buona parte la nostra bocca e la nostra gola.
2. Svapare troppo a lungo creerà un sorta di “patina” che non ci farà assimilare più le particelle di Acqua contenute negli E-Liquid e quindi il nostro organismo ricercherà quella % di H2o necessaria a rendere Idratate le parti in causa.
Rimedio: Bere molta acqua per sopperire a questa mancanza.
Calo della Percezione Aromatica
Proprio per il discorso della Disidratazione e della patina formatasi per mancanza di acqua, le nostre papille gustative saranno avvolte da questo sottile strato che annullerà i recettori gustativi e quindi si avrà la netta sensazione che il nostro liquido perda di sapore e consistenza facendoci percepire un sapore completamente differente e quindi ci sarà appunto il cosiddetto “calo della percezione aromatica”. Sarà la nostra memoria cognitiva a farci notare la variazione aromatica del liquido.

Assuefazione
Su questo effetto ci sarebbe molto da dire, ma ci soffermiamo su un solo aspetto fondamentale: l’assuefazione Aromatica. Svapare sempre lo stesso liquido, per molto tempo e per tutto l’arco della giornata, porterà le nostre papille gustative ed i nostri recettori del gusto ad essere assuefatti a quel determinato tipo di gusto e quindi a non sentirlo più come la prima volta.
Se ad esempio siamo noi a preparare il nostro liquido con la Base e con l’aroma, nel tempo capiterà che la soddisfazione nel svaparlo ad esempio al 10% risulterà calare e quindi ci porterà inevitabilmente ad aumentare la % di Aroma da inserire nella base perché ci sarà stata appunto l’assuefazione aromatica dove il nostro cervello andrà alla ricerca di più sapore rispetto al primo assaggio.
Rimedio 1: anche se quel liquido è il vostro preferito, come rimedio si può alternare con altri liquidi al fine di rieducare i percettori a quel sapore ma facendolo cambiando di categoria aromatica differente…se svapi in continuazione un tabaccoso dovrei alternarlo con un fruttato, un cremoso, un mentolato…e non con un altro tabaccoso.
Rimedio 2: mangiare una caramella alla menta o al caffè aiuterà a fare il reset gustativo.
Affaticamento da Svapo eccessivo
Si dice che anche le cose buone, se ne facciamo un uso improprio o eccessivo, possono fare male. Vale anche per la sigaretta elettronica durante lunghissime sessioni di svapo, quindi entriamo nel dettaglio. Il senso di fiato corto, difficoltà nel respirare, senso di pesantezza nel petto, sono i sintomi che ci fanno capire che il nostro organismo è saturo “di vapore”, quindi si trova nella fase di affaticamento provvisorio, infatti avrà bisogno di un tempo breve per riprendere la sua regolare funzionalità. In pratica i nostri polmoni devono avere il tempo di assimilare e metabolizzare le particelle di vapore depositate negli alveoli polmonari e, in quel lasso di tempo si avranno quei sintomi descritti sopra, ma non è nulla di preoccupante!
Rimedio: diminuire o smettere di svapare per il tempo necessario in cui l’effetto svanirà da solo.
Nausea
A seguito dell’affaticamento da svapo eccessivo, potrebbe insorgere l’effetto “nausea”, quindi il problema è proprio un eccessivo accumulo di vapore nell’organismo il quale si difende dicendo “basta” procurandovi il voltastomaco che molte volte vi potrebbe portare a rigettare.
Altro motivo della possibile nausea, potrebbe essere dovuta dal sapore nauseabondo di alcuni liquidi, motivo per cui il vostro “gusto” li rifiuta a tal punto da creare un effetto disgustoso!

La sigaretta elettronica è stata inventata in Cina nel 2003 (Lee et al. 2011), con lo, scopo di imitare il sistema di inalazione delia nicotina con sigaretta convenzionale senza avere gli effetti dannosi derivanti dalla combustione del tabacco. La sigaretta elettronica ha un aspetto e un sapore simile a una sigaretta convenzionale. Negli ultimi anni si è diffusa in tutto il mondo, specialmente attraverso Internet. Attualmente sono disponibili in commercio sigarette, sigari e pipe elettroniche.

Le sigarette elettroniche sono pubblicizzate in Internet come il modo più sicuro, più saggio e più economico di fumare sostanze chimiche volatilizzate come la nicotina ovunque, anche in luoghi pubblici in cui vige il divieto di fumo (Weinberg and Segelnick 2011). Numerosi siti web e blog per la vendita di varie marche di questi dispositivi elettronici pubblicizzano tutti i presunti vantaggi nel passare al fumo di sigaretta elettronica: “non contengono tabacco e quindi non sono regolamentate nei vari paesi”, “sono facili da tenere in mano e non lasciano cattivi odori sulle dita”, “non ingialliscono i denti”, “il vapore emesso è innocuo e non irrita gli occhi”, “non necessitano di accendini o fiammiferi”, “contengono solo poche sostanze chimiche meno pericolose in confronto alle più di 3600 presenti nelle sigarette convenzionali”, “le cartucce dì nicotina hanno vari livelli di concentrazione” (eSmoke Shak 2012).

Inoltre questi dispositivi sono pubblicizzati come metodo per ridurre i danni derivanti da fumo di seconda mano (fumo passivo), emettendo solo vapore, o come ausilio per smettere di fumare, in quanto attraverso il rilascio di nicotina riducono il craving da astinenza da nicotina. Le sigarette elettroniche possono essere acquistate su Internet o nei punti vendita al dettaglio (Weinberg and Segelnick 2011).

Modalità di funzionamento
Quando si preme il pulsante di una sigaretta elettronica, il liquido contenente nicotina o gli aromi e le sostanze chimiche presenti nel tubo di plastica sono scaldate e un nebulizzatore (aerosol) le trasforma in vapore che può essere aspirato o inalato. Il vapore entra nelle vie aeree ed i principi attivi in esso contenuti vengono assorbiti. Sotto la cartuccia c’è una batteria agli ioni di litio, uno smart-chip controller con sensore di modalità di funzionamento ed un LED “cenere” che si accende quando si aspira (Weinberg and Segelnick 2011). La cartuccia, che può essere monouso o ricaricabile, è aperta alle estremità e contiene il liquido (e-liquid) che verrà vaporizzato.
Il liquido è costituito per lo più da nicotina, glicerina, glicole propilenico, glicerolo, aromi e acqua (Caponnetto et al, 2012; Cahn and Siegei 2011; eDripping 2012). Sono in vendita diversi
prodotti sia ricaricabili che monouso. Di solito un kit acquistabile per iniziare (starter kit) include sigarette rìcaricabìli, un caricabatteria che include anche una presa USB per collegare la sigaretta da ricaricare al computer e un flacone con il liquido per ricaricare le cartucce. In alternativa possono essere acquistate sigarette elettroniche usa e getta (durano circa 3 giorni e sono contenute in pacchetti del tutto simili a quelli delle sigarette convenzionali) e cartucce monouso. Le cartucce delle sigarette elettroniche possono contenere nicotina oppure esserne prive. Vi sono inoltre due tipi di sigaretta elettronica: manuale e automatico, Le sigarette automatiche richiedono solo di inalare o prendere una boccata per attivare il vaporizzatore. Il modello manuale riscalda il vaporizzatore e crea vapore solo quando si preme il pulsante e si inala (Weinberg and Segelnick 2011).

Sigarette elettroniche con nicotina

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito i dispositivi elettronici che imitano la sigaretta come sistemi elettronici di somministrazione della nicotina (ENDS: Electronic Nicotine Delivery Systems) (WHO 2010).
Per fumare una sigaretta elettronica, si possono scegliere cartucce e liquidi per la ricarica a base di nicotina, senza nessun aroma o con diversi aromi: mentolo, vaniglia, gomma da masticare, brandy, liquirizia, caramello, cappuccino, whiskey, champagne, svariati tipi di frutta (ciliegia, mirtillo, fragola, mela, cocco, arancia, banana, ecc), dolci, caffè, cioccolato, sigaro, tabacco di varie marche e molti altri. E’ stata anche trovata al posto della nicotina, la lobeiia che è un prodotto erboristico simile alla nicotina contenuta in alcune sigarette elettroniche (Freiberg 2012). Sono disponibili cartucce di nicotina con, oltre agli aromi, anche vitamine (a, b, c, d), collagene, coenzima Q1Q.
La concentrazione di nicotina mediamente varia tra 4 e 24 mg (concentrazione forte: 16-24 mg; media: 12-16 mg; leggera: 4-8 mg) per cartuccia. L’idea è di cominciare con un dosaggio medio e poi calibrarlo secondo le personali esigenze. Successivamente, per eliminare la dipendenza da nicotina, il dosaggio dovrebbe essere lentamente ridotto fino ad arrivare alle cartucce prive di nicotina (Weinberg and Segelnick 2011). Alcuni siti per la vendita di sigarette elettroniche e liquidi per la ricarica riportano anche dosaggi più forti di nicotina equivalenti a 36 mg e a 48 mg.
I liquidi venduti per la ricarica e pubblicizzati su internet riportano che in un flacone di 10 mi da 24 mg di nicotina, sono contenuti 240 mg di nicotina. Ad esempio, una sigaretta Marlboro Red contiene approssimativamente 1.2 mg di nicotina e un pacchetto intero 24 mg. Quando si ricarica una cartuccia, bisogna sapere quanta nicotina c’è neWe-liquid, A un millilitro equivalgono circa 20 gocce; usando un flacone da 24 mg di nicotina, ci sarebbero 1.2 mg di nicotina per goccia (24mg/20 gocce); 3 gocce nella cartuccia o direttamente nel vaporizzatore,corrispondono ad un consumo di 3.6 mg di nicotina. L’assorbimento di nicotina non è totale e dipende da vari fattori quali il sistema di vaporizzazione della sigaretta elettronica, la frequenza e la durata con cui si fuma, quanto profondamente si inala, ecc. (E-Cig 2012).

Una indagine su Web tra consumatori di sigarette elettroniche appartenenti alle aree geografiche degli USA (62%), Francia (14%), Regno Unito (6%), Svizzera (4%), Canada (3%) e altri paesi (11%), pubblicata nel 2011, ha rilevato che la concentrazione utilizzata di 18 mg/ml di nicotina nel liquido, era uniforme tra differenti marche di sigarette elettroniche, indicando probabilmente che i produttori hanno raggiunto un consenso.

Sigarette elettroniche senza nicotina

Le sigarette con cartucce senza nicotina possono avere aromi simili a quelle con nicotina; menta, vaniglia, cappuccino, miele, propoli, pesca, mango, ecc. Inoltre possono contenere vitamine A, B, C, E, ginseng, valeriana. E’ stato osservato, in uno studio, che sono pochi i consumatori di sigarette elettroniche senza nicotina (3%). Questo potrebbe indicare che, nonostante alcuni studi abbiano dimostrato un assorbimento molto basso di nicotina, questo ingrediente è importante, probabilmente per le proprietà farmacologiche e psicoattive. In alternativa, i consumatori potrebbero avere maggiori aspettative dai prodotti contenenti nicotina, che dunque sono venduti più frequentemente (Etter and Bullen 2011).

Utilizzo della sigaretta elettronica e motivazioni

La ricerca sulla percezione del pubblico della sigaretta elettronica è a tutt’oggi ancora limitata. Negli Stati Uniti la conoscenza della sigaretta elettronica tra gli adulti di età maggiore o uguale a 18 anni è raddoppiata dal 2009 al 2010, raggiungendo il 32%. Uno studio con l’obiettivo di monitorare le richieste su Google tra gennaio 2008 e settembre 2010 ha riportato che l’interesse online per le sigarette elettroniche, ha superato quello per i trattamenti sostitutivi a base di nicotina o altri prodotti a base di tabacco senza fumo (Goniewicz and Zielinska-Danch 2012).

L’ultimo rapporto richiesto dalla Commissione Europea a TNS Opinion & Social sulle attitudini degli Europei verso il tabacco, ha un capitolo dedicato alla sigaretta elettronica. Circa il 70% degli europei conosce la sigaretta elettronica, in particolare la fascia d’età più giovane, dai 15 ai 24 anni la conosce molto bene. I cittadini europei (38%) sono incerti riguardo ai pericoli sulla salute della sigaretta elettronica, mentre il 27% ritengono che sia dannosa verso chi la usa. L’analisi socio-economica rivela che studenti e rispondenti di età 15-24 anni ed ex-fumatori sono quelli che più credono alla nocività della sigaretta elettronica. In generale, l’uso della sigaretta elettronica nei paesi europei è recentemente aumentato ma rimane comunque bassa la percentuale, tra quelli che negli ultimi 12 mesi hanno cercato di smettere di fumare da soli, che ha usato la sigaretta elettronica (7%) (European Commìssion (a) 2012).

Utilizzo tra i giovani

Attualmente, gli studi sull’uso e la diffusione di sigarette elettroniche tra bambini e adolescenti, in Europa o Stati Uniti, sono piuttosto scarsi.
Un recente studio statunitense, basato su 11 focus group, ha esaminato la percezione che i giovani adulti (18-26 anni d’età) hanno della sigaretta elettronica e di altri prodotti a base di tabacco e la loro intenzione a provarli. Alcuni dei partecipanti ritenevano questi prodotti meno pericolosi delle sigarette e utili come aiuto a smettere di fumare, altri pensavano l’opposto specialmente riguardo le sigarette elettroniche, che ritenevano invece rappresentare la porta d’ingresso al fumo di sigaretta convenzionale. Metà dei partecipanti, fumatori e non fumatori, hanno ammesso di voler provare questi prodotti se offerti da una persona amica. Nel complesso, i giovani adulti consideravano la sigaretta elettronica come accessibile, conveniente e moderna (Choi et al, 2012).
In Polonia, le sigarette elettroniche sono sul mercato dal 2008 e ne viene consentita la vendita secondo la legislazione vigente, sebbene sia vietata la vendita di prodotti a base di tabacco ai minori di 18 anni. E’ stata valutata la conoscenza, l’uso sporadico e attuale delle sigarette elettroniche, la percezione della loro sicurezza tra studenti universitari e liceali in Polonia negli anni 2010-2011. I dati si riferiscono a circa 14.000 studenti dai 15 ai 24 anni d’età. Tra gli studenti di liceo, dai 15 ai 19 anni, il 23.5% ha usato almeno una volta la sigaretta elettronica e l’8.2% lo ha fatto nei 30 giorni precedenti. Tra quelli universitari, dai 20 ai 24 anni, il 19% ha usato almeno una volta un ENDS e il 5.9% lo ha fatto nei 30 giorni precedenti. Nel complesso il 3.2% di studenti che non avevano mai fumato hanno riportato di aver provato almeno una volta la sigaretta elettronica. Non è stato possibile verificare se l’uso della sigaretta elettronica fosse continuo o occasionale. In generale, circa 1 studente polacco su 5 ha usato la sigaretta elettronica e la maggior parte di loro avevano già fumato sigarette convenzionali (Goniewicz and Zielinska-Danch 2012).
In Corea del Sud, l’uso di sigarette elettroniche è crescente, soprattutto tra i giovani che contribuiscono per il 20% delle vendite totali, secondo quanto riportato dai media. I giovani utilizzatori di sigarette elettroniche, sono spesso iniziati all’uso da altri amici, le fumano in classe, si scambiano cartucce per provare i diversi sapori. Le attività di diffusione pubblicitarie e commerciali delle sigarette elettroniche sono molto intense in Corea e spiegano l’aumento sempre maggiore dell’uso di questo prodotto (Lee et al. 2011).

In Italia si fuma sempre di meno Entro tre anni consumo giù del 10%

Saranno quelle immagini (raccapriccianti) sui pacchetti o il divieto di accendersi una sigaretta al bar sotto casa, ma da qualche anno gli italiani fumano meno. Il 2016, cioè, si è chiuso con un calo di vendite del 2,3%, ma dal 2010 a oggi un fumatore su dieci ha abbandonato la paglia dopo il caffè ed Euromonitor (una società intemazionale di statistiche e ricerche sui consumi) stima che entro il 2020 il fatturato del mercato tricolore del tabacco subirà una perdita di almeno il 10% del totale. Mettetevi l’anima in pace e tenete l’accendino in tasca: domani sarà la giornata mondiale senza tabacco e 6,7 milioni di connazionali si sono già liberati del “vizio dei vizi”.Al punto che adesso, a tenere in vita rivendite e tabaccai dello Stivale, ci sono i fumatori dell’Est.

Della serie: rumeni, polacchi, albanesi. Loro si, a smettere non ci pensano proprio. E se i gusti nazionali si stanno a poco a poco spostando verso i cigarillos e i mini-sigari da taschino, compresi quelli aromatizzati (negli ultimi dodici mesi i pacchetti da dieci hanno subito un rialzo di vendita del 6%), per quanto riguarda cicche e bionde sono gli stranieri dalla Bulgaria in poi a farla da padroni.

«Si tratta di un fenomeno ormai consolidato», racconta Giovanni Risso, presidente della Fit, la Federazione italiana tabaccai, «ciò che manca veramente però sono i controlli: queste persone, spesso, si procurano altrove le sigarette che fumano perché sono abituate alle loro e cosi si alimenta la piaga del mercato nero».

Già. Anche perché ogni anno, e specialmente al Sud, vanno in fumo (nel vero senso della parola) più di 800 milioni di euro. Sei sigarette su cento sono vendute sotto banco, nel 2015 gli addetti ai lavori hanno calcolato che il fatturato (illecito) del settore tabacchi sia stato di 4,6 miliardi di euro e abbia causato un ammanco di cassa all’erario di 822 milioni catalogabili come introiti mai versati. Il 26,6% delle paglie di contrabbando arriva dagli Emirati Arabi (che poi ci siano fior fiori di studiosi musulmani che pontificano il divieto religioso di fumo, ovvio, è altro discorso); il 13,9% dalla Grecia e il 12% dall’Ucraina.

Niente da fare, insomma: il nostro è il ventunesimo Paese al mondo per “spaccio” di sigarette e a sentire i diretti interessati c’è davvero da mettersi le dita nei capelli. «Ci sono città, la principale è Napoli, dove questo problema è oramai incontrollabile», sbotta Risso: «In Campania si può tranquillamente affermare che la percentuale del fatturato illecito oscilli tra il 30 e il 40%. La Guardia di Finanza fa quello che può, ma servono norme più severe e controlli più stringenti: aver depenalizzato il contrabbando semplice è stato un grave errore e rischiamo di pagarne le conseguenze».

Non è un caso, allora, che a scorgere le cronache giornaliere delle operazioni targate Fiamme Gialle sia un continuo di segnalazioni, arresti e maxi retate. A inizio mese, all’ombra di piazza del Plebiscito, le forze dell’ordine hanno sequestrato mezza tonnellata di stecche che non aveva i bolli statali; la settimana dopo hanno messo le mani su altri 50mila pacchetti e pochi giorni prima in una sola macchina hanno trovato 90 chili di prodotto stipati sotto i tappetini. Nel quartiere partenopeo di Bagnoli c’è pure chi si è creato dei piccoli punti vendita “al dettaglio” sfruttando cassette di plastica del mercato e scatoloni raffazzonati alla meno peggio. A Napoli, tirando le somme, quasi un pacchetto su tre (cioè il 28% delle sigarette in circolazione) viene dal mercato nero: «E per certi versi queste percentuali sono anche sottostimate», chiosa Risso.

Una indagine su Web tra consumatori di sigarette elettroniche appartenenti alle aree geografiche degli USA (62%), Francia (14%), Regno Unito (6%), Svizzera (4%), Canada (3%) e altri paesi (11%), pubblicata nel 2011, ha rilevato che la concentrazione utilizzata di 18 mg/ml di nicotina nel liquido, era uniforme tra differenti marche di sigarette elettroniche, indicando probabilmente che i produttori hanno raggiunto un consenso.

Sigarette elettroniche senza nicotina

Le sigarette con cartucce senza nicotina possono avere aromi simili a quelle con nicotina; menta, vaniglia, cappuccino, miele, propoli, pesca, mango, ecc. Inoltre possono contenere vitamine A, B, C, E, ginseng, valeriana. E’ stato osservato, in uno studio, che sono pochi i consumatori di sigarette elettroniche senza nicotina (3%). Questo potrebbe indicare che, nonostante alcuni studi abbiano dimostrato un assorbimento molto basso di nicotina, questo ingrediente è importante, probabilmente per le proprietà farmacologiche e psicoattive. In alternativa, i consumatori potrebbero avere maggiori aspettative dai prodotti contenenti nicotina, che dunque sono venduti più frequentemente (Etter and Bullen 2011).

Utilizzo della sigaretta elettronica e motivazioni

La ricerca sulla percezione del pubblico della sigaretta elettronica è a tutt’oggi ancora limitata. Negli Stati Uniti la conoscenza della sigaretta elettronica tra gli adulti di età maggiore o uguale a 18 anni è raddoppiata dal 2009 al 2010, raggiungendo il 32%. Uno studio con l’obiettivo di monitorare le richieste su Google tra gennaio 2008 e settembre 2010 ha riportato che l’interesse online per le sigarette elettroniche, ha superato quello per i trattamenti sostitutivi a base di nicotina o altri prodotti a base di tabacco senza fumo (Goniewicz and Zielinska-Danch 2012).

L’ultimo rapporto richiesto dalla Commissione Europea a TNS Opinion & Social sulle attitudini degli Europei verso il tabacco, ha un capitolo dedicato alla sigaretta elettronica. Circa il 70% degli europei conosce la sigaretta elettronica, in particolare la fascia d’età più giovane, dai 15 ai 24 anni la conosce molto bene. I cittadini europei (38%) sono incerti riguardo ai pericoli sulla salute della sigaretta elettronica, mentre il 27% ritengono che sia dannosa verso chi la usa. L’analisi socio-economica rivela che studenti e rispondenti di età 15-24 anni ed ex-fumatori sono quelli che più credono alla nocività della sigaretta elettronica. In generale, l’uso della sigaretta elettronica nei paesi europei è recentemente aumentato ma rimane comunque bassa la percentuale, tra quelli che negli ultimi 12 mesi hanno cercato di smettere di fumare da soli, che ha usato la sigaretta elettronica (7%) (European Commìssion (a) 2012).

Utilizzo tra i giovani

Attualmente, gli studi sull’uso e la diffusione di sigarette elettroniche tra bambini e adolescenti, in Europa o Stati Uniti, sono piuttosto scarsi. Un recente studio statunitense, basato su 11 focus group, ha esaminato la percezione che i giovani adulti (18-26 anni d’età) hanno della sigaretta elettronica e di altri prodotti a base di tabacco e la loro intenzione a provarli. Alcuni dei partecipanti ritenevano questi prodotti meno pericolosi delle sigarette e utili come aiuto a smettere di fumare, altri pensavano l’opposto specialmente riguardo le sigarette elettroniche, che ritenevano invece rappresentare la porta d’ingresso al fumo di sigaretta convenzionale. Metà dei partecipanti, fumatori e non fumatori, hanno ammesso di voler provare questi prodotti se offerti da una persona amica. Nel complesso, i giovani adulti consideravano la sigaretta elettronica come accessibile, conveniente e moderna (Choi et al, 2012).

In Polonia, le sigarette elettroniche sono sul mercato dal 2008 e ne viene consentita la vendita secondo la legislazione vigente, sebbene sia vietata la vendita di prodotti a base di tabacco ai minori di 18 anni. E’ stata valutata la conoscenza, l’uso sporadico e attuale delle sigarette elettroniche, la percezione della loro sicurezza tra studenti universitari e liceali in Polonia negli anni 2010-2011. I dati si riferiscono a circa 14.000 studenti dai 15 ai 24 anni d’età. Tra gli studenti di liceo, dai 15 ai 19 anni, il 23.5% ha usato almeno una volta la sigaretta elettronica e l’8.2% lo ha fatto nei 30 giorni precedenti. Tra quelli universitari, dai 20 ai 24 anni, il 19% ha usato almeno una volta un ENDS e il 5.9% lo ha fatto nei 30 giorni precedenti. Nel complesso il 3.2% di studenti che non avevano mai fumato hanno riportato di aver provato almeno una volta la sigaretta elettronica. Non è stato possibile verificare se l’uso della sigaretta elettronica fosse continuo o occasionale. In generale, circa 1 studente polacco su 5 ha usato la sigaretta elettronica e la maggior parte di loro avevano già fumato sigarette convenzionali (Goniewicz and Zielinska-Danch 2012).

In Corea del Sud, l’uso di sigarette elettroniche è crescente, soprattutto tra i giovani che contribuiscono per il 20% delle vendite totali, secondo quanto riportato dai media. I giovani utilizzatori di sigarette elettroniche, sono spesso iniziati all’uso da altri amici, le fumano in classe, si scambiano cartucce per provare i diversi sapori. Le attività di diffusione pubblicitarie e commerciali delle sigarette elettroniche sono molto intense in Corea e spiegano l’aumento sempre maggiore dell’uso di questo prodotto (Lee et al. 2011).

Tipologie di consumatori

Alla luce di quanto descritto si delineano quindi diverse tipologie di consumatori: i fumatori di sigarette convenzionali che passano alla sigaretta elettronica per i motivi per i quali è pubblicizzata, in particolare per ridurre i danni derivanti dall’inalazione del fumo prodotto dalla combustione della sigaretta e/o per cercare di smettere di fumare; altri che la utilizzano per fumare in luoghi dove oggi la legislazione lo vieta, continuando a fumare anche sigarette di tabacco. Infatti, secondo i dati di 2 indagini condotte negli Stati Uniti nel 2010, la sigaretta elettronica è ampiamente utilizzata specialmente tra giovani adulti fumatori ed è molto diffuso anche l’uso duplice di sigaretta elettronica e di sigaretta di tabacco (Pearson et al. 2012).

La tipologia di consumatori per lo più costituita dai giovani che navigano maggiormente in Internet rispetto agli adulti più anziani, sceglie la sigaretta elettronica per curiosità o per la novità del prodotto e per farne un uso voluttuario, anche a causa della pubblicità di questi prodotti che li rendono sempre più attraenti con design e colori e per la varietà molto ampia disponibile di sapori o gusti. Un giovane che ha un amico che usa la sigaretta elettronica è probabile che decida di iniziare anche lui (Lee et al 2011).

Effetti degli ENOS

Le problematiche degli effetti sulla salute della sigaretta elettronica sono state sollevate relativamente a certi parametri clinici che devono essere valutati rispetto a quelli dei fumatori convenzionali. Tali parametri includono i livelli di nicotina nel plasma, la risposta cardiovascolare (frequenza cardiaca), il coinvolgimento nella malattia parodontale, e l’incidenza di cancro orale, E’ noto che le sigarette convenzionali causano o aumentano l’incidenza di cancro orale, alla testa e alla gola e delle malattie parodontali. La sigaretta elettronica non dovrebbe essere usata in gravidanza a causa della nicotina in essa presente (Weinberg and Segelnick 2011). Sono necessari altri studi che ne rilevino la tossicità prenatale, in quanto uno studio ha evidenziato citotossicità non della nicotina ma delle sostanze chimiche utilizzate per aromatizzare i liquidi per la ricarica delle cartucce (Bah) et al. 2012). Rispetto alle normali sigarette, le sigarette elettroniche non sono risultate essere un fattore di rischio per lo sviluppo di cancro al polmone e ictus. Gli effetti avversi più comuni riportati sono irritazione alla bocca e alla gola, mal di gola, tosse secca, afte della bocca, nausea, vertigini (specialmente dopo una dose di 16 mg di nicotina), mal di testa, aumento della sudorazione (Weinberg and Segelnick 2011 ; Caponnetto et al. 2012). Una indagine via Internet su circa 3.500 utilizzatori di sigarette elettroniche riporta che il 22% di essi hanno segnalato effetti quali bruciore alla gola o secchezza alla bocca o in gola, da accertare se siano dovuti alla nicotina o anche agli umettanti (Etter and Bullen 2011).

Sigaretta elettronica: aspetti tossicologici

Come funziona? La sigaretta elettronica e le varie parti che la compongono sono rappresentate nella figura sottostante. Quando il fumatore aspira attraverso la sigaretta elettronica il passaggio d’aria aziona un sensore collegato ad un condensatore alimentato a batteria. La resistenza, riscaldata dalla batteria determina un innalzamento della temperatura in grado di far si che il glicole propilenico (gp), presente nella cartuccia, passi dalla fase liquida a quella gassosa (temperatura di ebollizione 188,2 °C). Sia la nicotina che il glicerolo restano in fase liquida ma danno origine ad un aerosol grazie all’azione del gp che agisce come carrier. La temperatura di ebollizione della nicotina è di 247 °C, quella del glicerolo di 290 °C. I modelli più recenti dispongono del cartomizzatore che è un unico elemento che svolge le funzioni dell’ atomizzatore e della cartuccia. E’ un cilindro contenente un tessuto di materiale assorbente e una resistenza. La spugnetta svolge la funzione di trattenere il liquido e la resistenza lo scalda vaporizzandolo.

Quali sono le sostanze normalmente presenti nella sigaretta elettronica?

Le sostanze, più rilevanti dal punto di vista tossicologico, normalmente contenute nella miscela che alimenta la sigaretta elettronica sono: la nicotina e il glicole propilenico (gp). Possono essere presenti anche altre sostanze quali per esempio il glicerolo e sostanze aromatizzanti, la cui tossicità, per il momento non è messa in discussione.

Che cosa si sa riguardo la tossicità delle sostanze presenti nei liquidi delle sigarette elettroniche ?

Le sostanze che destano maggiore preoccupazione dal punto di vista tossicologico sono: la nicotina e il glicole propilenico. La tossicità della nicotina è nota. La dose letale 50 nel ratto è pari a 50 – 60mg/kg1 . E’ in grado di legarsi ad una sottoclasse di recettori colinergici, i recettori nicotinici localizzati nei gangli, nel giunzioni neuromuscolari ed anche a livello del sistema nervoso centrale ove risiedono le proprietà psicoattive e di dipendenza. Il fumo e le dosi “farmacologiche di nicotina” accelerano il battito cardiaco, aumentano la pressione sanguigna e determinano la vasocostrizione a livello cutaneo. La nicotina determina anche una sensazione di “rilassamento”. Questi effetti sono correlati al legame della nicotina con i recettori nicotinici del sistema nervoso centrale. La nicotina determina un sovraccarico di lavoro per il cuore dovuto all’accelerazione del battito cardiaco ed al rialzo della pressione, fattori che sembrano aver un ruolo nell’insorgenza dell’ischemia del miocardio (Casarett &Doulls, 1993). Il glicole propilenico è una sostanza utilizzata come additivo per alimenti, prodotti farmaceutici e in cosmetica. E’ stato testato, nel corso degli anni, per questi usi specifici. Sono pochi, invece, gli studi che ne valutano l’esposizione per via inalatoria. Due di questi hanno esaminato l’esposizione dei lavoratori. Nel primo sono stati considerati gli effetti acuti su lavoratori del comparto aviazione che, periodicamente, durante le esercitazioni, sono esposti ai fumi generati da gp. In questo caso 27 lavoratori, non asmatici, sono stati esposti, per un minuto, nel corso di una simulazione di volo, a gp. La concentrazione media della sostanza aerodispersa era di 309 mg/m3 (il range variava da 176 a 851 mg/m3 ). Gli effetti sulla salute, misurati con test validati e riproducibili, sono stati valutati 15 minuti dopo l’esposizione. Si è rilevata un’irritazione oculare con conseguente diminuzione della stabilità del film lacrimale, oltre all’irritazione delle vie aeree superiori (Wieslander et al, 2001).

Oltre agli effetti acuti, sono stati esaminati anche quelli a lungo termine. I lavoratori dello spettacolo, chi lavora nei set cinematografici, televisivi e nell’allestimento di concerti dal vivo è spesso esposto ai fumi di gp usato per creare il fumo artificiale. Lo studio di Varughese del 2005 ha valutato gli effetti sulla salute del gp su 111 lavoratori. E’ stata calcolata l’esposizione cumulativa per 2 anni e i risultati confrontati con una popolazione di controllo (non esposta).

Si è rilevata la presenza di tosse cronica e senso di oppressione al torace in relazione all’incremento dell’esposizione cumulativa alla nebbia generata sia da glicole propilenico sia da oli minerali nel corso dei precedenti 2 anni, tosse e secchezza della gola sono risultate associate all’esposizione acuta a nebbie generate da glicole propilenico. Infine le funzioni polmonari misurate come rapporto FEV1/FVC2 sono più basse tra chi lavora più vicino alle fonte della nebbia.

Quali sono le quantità di nicotina presenti nelle sigarette elettroniche?

La quantità di nicotina presente nelle cartucce della sigaretta elettronica varia secondo la tipologia. In un recente studio (Goniewicz et al, 2013(a)) è stata misurata la quantità di nicotina in 20 cartucce e 15 miscele per la ricarica. Per questo studio sono stati selezionate le marche più popolari nel mercato europeo, polacco e americano. I test eseguiti sulle 20 cartucce mostrano che 9 su 20 differiscono per più del 20% rispetto ai valori di nicotina dichiarati dalla casa produttrice. La nicotina è stata analizzata anche nell’aerosol generato dalla sigaretta elettronica durante il suo utilizzo. La maggior parte di quelle analizzate rilasciano nicotina durante i primi 150-180 “puff”. In media circa il 50-60% della nicotina contenuta nella cartuccia è vaporizzata. La resa, in termini di nicotina rilasciata durante l’uso è molto variabile e dipende dalle caratteristiche della sigaretta. In alcune, dopo 300 “puff” che corrispondono alla vita media di una normale cartuccia, l’80% della nicotina è rilasciata, in altri casi, il quantitativo di nicotina scende al 30%. I dati di questo studio mostrano come sia estremamente variabile il contenuto di nicotina sia nelle cartucce sia nella fase vapore durante il suo utilizzo.

E’ possibile che i non fumatori siano esposti a fumo passivo?

Un altro aspetto da considerare è il fumo passivo, ovvero la possibilità che i non fumatori possano essere esposti ai livelli di nicotina simili a quelli dei non fumatori esposti a fumo di sigaretta tradizionale. Un recente studio (Flouris et al, 2013) ha valutato il livello di cotinina, che è un metabolita della nicotina, nel siero sanguigno in 4 gruppi di persone: a) 15 fumatori di sigaretta tradizionale b) 15 fumatori di sigaretta elettronica c) 15 non fumatori esposti a fumo di sigaretta tradizionale d) 15 non fumatori esposti a fumo di sigaretta elettronica Entrambe le tipologie di sigarette avevano lo stesso livello di nicotina. I risultati mostrano che le sigarette tradizionali e quelle elettroniche generano uguali livelli di cotinina nel sangue sia nei fumatori sia nei non fumatori (fumo passivo). Non si osserva alcuna riduzione della funzionalità respiratoria nei fumatori di sigaretta elettronica e nei non fumatori esposti a fumo passivo (misurata come rapporto tra FEV1/FVC). Si osserva, invece, una ridotta funzionalità respiratoria nei fumatori di sigaretta tradizionale e nessuna riduzione significativa nei non fumatori esposti a fumo passivo. Questi risultati confermano uno studio precedente (Etter & Bullen, 2011) in cui è stata analizzata la concentrazione di cotinina nella saliva di 30 fumatori di sigaretta elettronica. Il livello di questo metabolita era paragonabile a quello riscontrato nei fumatori di sigaretta tradizionale.

Tra i composti carbonilici è stata riscontrata la formaldeide che è classificata dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogena per l’uomo (gruppo 1), l’acetaldeide come possibile cancerogeno per l’uomo (gruppo 2B) mentre l’acroleina può causare irritazione delle cavità nasali e danni alla pleura e si ritiene possa contribuire alla generazione di problemi cardiovascolari tra i fumatori di sigarette tradizionali (anch’essi esposti a questa sostanza). L’esposizione a composti carbonilici causa irritazione delle mucose della bocca e della gola che è considerato uno degli effetti collaterali più segnalati fra chi usa la sigaretta elettronica. Le tre sostanze potrebbero derivare dal processo di pirolisi del glicerolo che ne determina la disidratazione. È importante sottolineare che tale processo avviene a temperature molto elevate (290 °C) , tuttavia è dimostrato che l’aggiunta di acidi alla miscela fa sì che esso possa avvenire anche a temperature più basse. Le due nitroso amine specifiche del tabacco (NNN, NNK) sono entrambe classificate come cancerogene dalla IARC. E’ da notare che le concentrazioni riscontrate sono molto basse (dell’ordine dei nanogrammi). Per quanto riguarda i metalli, viene precisato che tutti e tre sono stati rilevati anche nel campione di riferimento e nell’inalatore Nicorette. Anche in questo caso le concentrazioni sono molto basse. Nella tabella sottostante si vede un confronto fra le concentrazioni di alcuni degli inquinanti più significativi riscontrati in questo studio e quelle presenti nel fumo delle sigaretta tradizionali. Si vede che il rapporto è a favore della sigaretta elettronica. Le concentrazioni, ad esempio di formaldeide sono 9 volte superiori nel fumo di sigaretta tradizionale rispetto a quella elettronica, quelle di N’-nitrosonornicotine (NNN) di 380 volte.

La sigaretta elettronica sta diventando l’oggetto dei desideri di molti irriducibili del tabacco. Invece di riempirci i polmoni di catrame, come fanno le classiche sigarette, questi apparecchietti sembrano soddisfare chi ha il vizio del fumo, senza averne i pessimi effetti sulla salute. Ma non sono solo rose e fiori: essendo un sistema nuovo, ancora non si sa se inalarne i vapori, in termini gergali “svapare”, a lungo termine sia una pratica completamente innocua. L’altro timore è che questa moda possa cancellare il difficile lavoro di prevenzione previsto dalle leggi antifumo, e diventi popolare anche tra chi non ha mai preso in mano una vera sigaretta, giovani inclusi. Aiutano a smettere? Le sigarette elettroniche dovrebbero essere uno strumento che aiuta le persone a smettere di fumare, almeno, secondo la fama veicolata da pubblicità e passaparola di ex fumatori convertiti. Eppure, stando ai risultati delle ricerche scientifiche condotte fi no ad ora, scarseggiano dati affidabili sulla loro efficacia come metodo di disassuefazione. Gli studi condotti in tutto il mondo sono piuttosto recenti – quindi nulla possono dire sull’efficacia a lungo termine di questi apparecchi – e hanno indagato perlopiù su alcuni aspetti specifici, come il contenuto delle cartucce o la composizione dei vapori.

In Italia è stato condotto un piccolo studio su 40 fumatori, che non avevano intenzione di smettere, cui è stata data da provare la sigaretta elettronica. Di questi, nel giro di due anni, nove hanno abbandonato completamente il tabacco. Si tratta di un dato promettente, che però non rappresenta una prova definitiva dell’efficacia dissuasiva della sigaretta elettronica (inoltre la ricerca è stata finanziata da una nota marca di sigaretta elettronica). Bisogna ancora esplorare a pieno le potenzialità di questo mezzo. Svapare fa male? Se confrontiamo la sigaretta elettronica con quella tradizionale non ci sono dubbi: la prima è sicuramente meno dannosa della seconda. Ma che sia completamente innocua è ancora da dimostrare. Svapando non si aspirano certo le sostanze cancerogene derivanti dalla combustione del tabacco, ma si inalano vapori di altre sostanze, come il glicole propilenico e la glicerina vegetale, già ampiamente utilizzate nell’industria alimentare, cosmetica e farmaceutica, di cui non si conoscono però gli effetti in questa modalità d’uso.

Lo stesso discorso vale per gli aromi alimentari, che possono essere aggiunti alla miscela da aspirare. Un piccolo studio, privo però di importanza clinica, ha rilevato un lieve aumento della resistenza delle vie respiratorie dopo l’uso della sigaretta elettronica, dovuto probabilmente all’effetto irritativo del glicole propilenico. Da qui a dire che questo crei un danno permanente ai polmoni è ancora tutto da dimostrare, ma sicuramente è la spia del fatto che bisogna ancora indagare sui possibili effetti a lungo termine del fumo elettronico. Alcuni studi condotti recentemente negli Stati Uniti su sigarette elettroniche in vendita oltreoceano, inoltre, hanno rilevato la presenza nei loro vapori di sostanze irritanti e tossiche, come formaldeide e nitrosammine, presenti anche nel fumo di sigaretta tradizionale. La buona notizia è che la loro quantità era però notevolmente inferiore rispetto a quella contenuta nel fumo classico. Il vuoto da colmare Le sigarette elettroniche non sono mai state approvate da alcuna agenzia regolatoria.

Nell’attesa di una normativa europea che stabilisca regole precise sul loro commercio, l’Italia ha posto alcuni paletti a tutela dei soggetti più a rischio. Da pochi mesi, per esempio, la loro vendita è stata vietata ai minori di 18 anni. Inoltre, per evitare che la moda si propaghi tra i giovani (anche non fumatori) alcuni presidi ne hanno vietato l’uso nelle scuole. Continuano, inoltre, i ritiri di prodotti cinesi non conformi.

Le sigarette elettroniche sono sempre più vendute. Si calcola che i convertiti alla e-cig siano circa 400mila, e sono in forte aumento. Il boom si tocca con mano: a Milano, per esempio, si contano decine di negozi a pochi metri l’uno dall’altro. Dalle periferie al centro, i rivenditori monomarca di questi prodotti stanno letteralmente invadendo gli spazi commerciali sfitti. Il falso fumo piace tantissimo, per diversi motivi, non ultimo il fatto che grazie a questo mezzo si risparmia sull’acquisto delle sigarette tradizionali.

Sì, ma quanto? Abbiamo fatto un giro per negozi e chiesto i prezzi Le marche di sigarette elettroniche sono moltissime e i prezzi variano anche di decine di euro. La spesa iniziale è piuttosto sostenuta: per un kit iniziale, composto da una sigaretta, una batteria, alcuni filtri o una ricarica, a seconda del modello, e il cavo per ricaricare il tutto può costare da 39 a 130 euro a seconda della marca e del tipo (e se il kit è doppio, cioè contiene due sigarette). Per chi vuole solo provare il fumo a vapore senza impegnarsi in una spesa elevata, si può iniziare con i modelli monouso: sigarette elettroniche che durano in media tre giorni e che costano circa 12 euro.

E-CIG TRA DUBBIOSI E CONVINTI L’ESPERIENZA DI CHI L’HA PROVATA Abbiamo raccolto, attraverso un questionario sul nostro sito internet, l’esperienza di alcuni fumatori di sigaretta elettronica. La maggior parte dei racconti sono positivi. “Sono passata alla sigaretta elettronica perché fumando tabacco avevo seri problemi ai bronchi”, ci dice per esempio una donna, “adesso ho risolto anche il problema della tosse notturna, ma devo trattenermi dallo svapare continuamente!”. E ancora un’altra utente: “Prima fumavo un pacchetto di sigarette al giorno e la e-cig mi ha aiutato a smettere. Inoltre con il tempo ho perso anche il desiderio di svapare: consiglio di scegliere un sapore non troppo piacevole, per smettere del tutto”. Ma non mancano le voci dubbiose: “Anche con la e-cig non sono riuscito a rinunciare alle mie 15 sigarette tradizionali. Con il risultato che ora fumo di più e ho un maggiore fastidio alla gola”.

■ Fumare mi rilassa e abbatte lo stress che sarebbe altrettanto dannoso per la mia salute. ■ Fumo poche sigarette al giorno. Vivere in città piene di smog non è più dannoso per i miei polmoni? ■ Conduco una vita sana, faccio sport e sono attento all’alimentazione. Perché dovrei rinunciare al piacere di qualche sigaretta? ■ Quando prendo una decisione non mi ferma nessuno. Sono certo di riuscire a smettere quando voglio… ■ Ho scelto di fumare light perché è meno dannoso rispetto alle altre sigarette… ■ La scuola, gli amici… questi sono gli esempi che seguono i miei figli, non certo quello dei genitori che, come me, fumano regolarmente… ■ Mi sottopongo ogni 2 anni ad una radiografia ai polmoni. Così posso fumare in totale sicurezza… ■ Fumo da una vita, ma talmente poco. Che danni potrò avere? ■ Quando fumo non aspiro profondamente, ma butto subito fuori il fumo: in questo modo i miei polmoni sono al sicuro ■ Ho sentito dire che la sigaretta elettronica non fa male alla salute… quindi si può fumare in tranquillità? ■ Io credo che i tumori siano scritti nel nostro DNA, quindi tanto vale fumare, se una malattia viene è perché era destino. I fumatori sono bravissimi a raccontare e raccontarsi storie che li autorizzano a continuare sfuggendo abilmente ai sensi di colpa. Perché qualche dubbio serio che riguarda la salute è passato, almeno una volta anche nella testa dei più accaniti, lasciando tracce sepolte immediatamente sotto una valanga di facili illusioni. Queste domande, queste affermazioni sono alcune delle più comuni tra fumatori. Molte sono di natura retorica, ovvero prevedono una risposta forzatamente affermativa: nessun fumatore vuole sentirsi a rischio di malattia, pur sapendo razionalmente di correre pericoli molto gravi. La scienza, ancora una volta, parla chiaro: che fumare faccia male è talmente accertato da risultare ormai quasi una banalità. Che non siano solo i polmoni a rischio ma molti altri organi non connessi all’atto della respirazione è una certezza. E che sia difficile smettere a causa della dipendenza, fisica e psicologica, indotta dalla nicotina è altrettanto certo. La scienza senza moralismi offre un panorama lucido. Confrontarsi con i dati reali derivati da studi e ricerche potrà sorprendere anche i fumatori di lunga data.

In Italia, secondo gli ultimi dati del 2015, oggi fumano il 25,1% degli uomini e il 16,9% delle donne: per un totale di circa 11 milioni di persone. Un numero impressionante, che a pieno titolo elegge il tabagismo come a una vera e propria epidemia. Il dato più allarmante riguarda proprio le donne: l’Italia è uno dei paesi europei in cui il fumo al femminile è in costante crescita. Al contrario, i fumatori uomini sono diminuiti di circa 20 punti nel corso di questi ultimi decenni: nel 1980 fumava il 54% degli uomini, nel 1995 il 34%. Aumentando il numero di donne fumatrici sono aumentate, di conseguenza, anche le patologie legate al fumo: in Italia, nel 1970 morivano 2.300 donne per tumore al polmone, oggi questo numero è salito superando i 3.600 casi all’anno. Nel 2015, in una nazione di forti fumatrici come il Regno Unito, si stima che il numero di donne morte per tumore al polmone abbia superato quello di donne morte per tumore al seno, la neoplasia più diffusa al mondo nel sesso femminile. È in aumento, purtroppo, anche il numero di adolescenti che iniziano a fumare: fra i 15 e i 17 anni fuma quasi il 7% delle ragazze (nel ’90 fumava il 4,5%) tra i 18 e 19 anni il 15%, rispetto al 12,7% del ’90 e fra i 20 e 24 anni la percentuale cresce ancora, raggiungendo quasi il 20%. Spesso la prima sigaretta è accesa a soli 11 anni e oltre l’80% dei fumatori ha iniziato entro i 20 anni: questo significa che si abbassa notevolmente l’età dei fumatori più a rischio, cioè coloro che fumano da almeno 20 anni ai quali sono destinate solitamente le raccomandazioni di controllo medico ogni anno per verificare lo stato di salute e prevenire così il più possibile l’insorgere di malattie connesse al fumo. Non più quindi sopra i 50 anni, ma intorno ai 35. Questi numeri rappresentano in breve il quadro di una realtà drammatica che in Italia miete ogni giorno nuove vittime.

Pochi fumatori si sono soffermati davvero a domandarsi quante sostanze si trovano all’interno di una singola sigaretta. Sui pacchetti di qualunque marca, per legge, ne sono indicate tre: nicotina, monossido di carbonio e catrame. Non dobbiamo farci trarre in inganno: durante la combustione, sono oltre 4.000 i composti che si sprigionano da ogni sigaretta, di cui 80 sono cancerogeni, cioè in grado di provocare tumori nell’uomo. Altre 250 sono nocive per la salute in altra maniera o “soltanto” irritanti. Le 4000 sostanze si dividono in agenti volatili (circa 500) nella fase acquosa (vapore) e semivolatili – non volatili (circa 3.500) nella fase particolata. Infine, vale la pena di ricordare che le principali sostanze dannose sono note, ma molte altre non ancora perché la composizione di ogni singola sigaretta è coperta dal segreto industriale. Quali sono i principali componenti dannosi presenti in ogni sigaretta?

■ NICOTINA: sostanza tossica e psicoattiva contenuta nelle foglie del tabacco. È una delle più potenti droghe conosciute: in pochi secondi raggiunge il cervello, dove crea rapidamente dipendenza ma con effetti tossici limitati nel breve periodo, se confrontata agli effetti dirompenti di cocaina, eroina, marijuana, alcol. Per questo, può essere considerata la “droga perfetta” perché innesca la dipendenza illudendo di essere innocua. Agisce sul sistema nervoso e su quello cardiocircolatorio, sul sistema ormonale e sul metabolismo.

■ MONOSSIDO DI CARBONIO: lo stesso che esce dai gas di scarico delle macchine o delle stufette intossicanti. Si lega in maniera irreversibile all’emoglobina del sangue al posto dell’ossigeno, con conseguente ridotto apporto di ossigeno ai tessuti che si traduce in danno della pelle e dei capelli, del sistema circolatorio, e nel senso di affaticamento e mancanza di fiato.

■ POLVERI SOTTILI: quando ne sentiamo parlare al telegiornale per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria siamo giustamente molto preoccupati per la nostra salute. Quando accendiamo una sigaretta, inaliamo polveri sottili in concentrazioni 10 volte superiori a quelli dei fumi di scarico delle auto. Sono irritanti per le vie respiratorie e per le mucose. Provocano tosse e catarro, e interferiscono con lo sviluppo dei polmoni dei bambini. Le polveri sottili permangono nell’aria anche dopo che la sigaretta è stata spenta.

■ NAFTALENE: principale costituente delle palline di naftalina antitarme.

■ ARSENICO: altamente tossico, usato come veleno per topi.

■ CLORURO DI ETILE: componente dei tubi di PVC

■ AMMONIACA: la stessa sostanza dall’odore acre e pungente che usiamo per disinfettare la casa.

■ BENZENE: additivo per gasolio e solventi industriali, cancerogeno collegato a un più alto rischio di leucemia, un tumore del sangue.

■ BUTANO: già noto ai fumatori – è il gas degli accendini – che però forse non sanno di aspirarlo anche dalla sigaretta.

■ ESAMMINA: si usa come ingrediente per esplosivi.

■ ACIDO STEARICO: presente in natura in vari tipi di grassi, viene usato fra l’altro nella produzione di candele di cera e nell’industria cosmetica.

■ ACROLEINA: è un liquido incolore, irritante e tossico, usato anche nella produzione di pesticidi.

■ FORMALDEIDE: irritante per le mucose e le vie aeree; usato anche in diversi materiali e prodotti per la casa, è cancerogeno: provoca in particolare tumori naso-faringei e leucemie. Si origina dalla combustione del tabacco e della carta che lo avvolge.

■ ACETONE: liquido incolore e infiammabile, usato come solvente, ad esempio per rimuovere vernici e smalto dalle unghie.

■ ACIDO ACETICO: corrosivo, può essere irritante per occhi, polmoni e vie aeree.

■ TOLUENE: solvente nei processi di stampa e nelle vernici, e come antidetonante nella benzina; ha un’azione nociva sul sistema nervoso, sui reni e sugli occhi.

■ ACIDO CIANIDRICO: usato nelle armi chimiche, lo conoscevano anche i nazisti che lo impiegarono per produrre lo Zyklon B delle camere a gas. Nell’organismo ostacola i meccanismi di rimozione delle tossine, distruggendo le ciglia delle cellule che rivestono le vie respiratorie.

■ AMMINE AROMATICHE: sono utilizzate nelle industrie dei coloranti; cancerogene, sono fra i fattori di rischio riconosciuti per i tumori della vescica.

■ METANOLO: usato come solvente industriale, molto tossico. Nelle sigarette sono contenuti anche metalli, particolarmente pericolosi per la salute, tra cui:

■ POLONIO-201: sostanza che emette radioattività.

■ NICHEL: può provocare irritazioni e dermatiti, e vere e proprie allergie.

■ CADMIO: un metallo pesante, fra i più tossici componenti delle batterie

■ MERCURIO: altamente tossico, inquinante e nocivo anche per l’ambiente.

LA DIPENDENZA DA NICOTINA È UNA VERITÀ. A PROVA DI SCIENZA! Le sostanze che si aspirano dalle sigarette sono moltissime: ognuna di queste causa danni più o meno gravi. La nicotina può sembrare meno dannosa di altre sostanze presenti nella sigaretta, come il monossido di carbonio o il benzene, ma è una delle molecole più pericolose: è la responsabile della dipendenza per cui il fumatore, una volta iniziato, non riesce più a fare a meno delle sigarette. La nicotina (alcaloide presente nelle foglie di tabacco) è contenuta nella sigaretta in concentrazione variabile dal 2 all’8% e produce due tipologie di effetto: uno attivante e quindi eccitante, il secondo sedativo e rilassante. Oltre all’aumento dei battiti cardiaci che sottopongono il cuore a un lavoro maggiore, gli effetti più gravi (e anche quelli più duraturi) si verificano sul sistema nervoso: le alterazioni a livello psichico causate dalla nicotina inducono la dipendenza ormai accertata da tutti i medici e gli scienziati che si sono occupati degli effetti del fumo sul corpo umano. La nicotina viene assorbita a livello polmonare, entra nel circolo sanguigno e raggiunge il cervello in 8/10 secondi stimolando la liberazione di un mediatore chimico (dopamina) e modificando la trasmissione degli impulsi nervosi. Le conseguenze di questo processo sono l’eccitazione, l’attivazione delle funzioni cerebrali legate all’attenzione, alla concentrazione, all’umore, favorendo anche il rilassamento e la riduzione dello stress. Una sensazione complessiva di benessere generale che, una volta svanita, è sostituita da una sensazione di depressione che spinge ad accendere nuovamente una sigaretta e ad aumentare la dose di fumo per mantenere costante il livello di nicotina nel sangue. Il cervello del fumatore si abitua infatti ad avere alti livelli di dopamina, quando smette di fumare ci sono delle vere e proprie crisi di astinenza, si diventa nervosi e tristi.

COSA SUCCEDE AL NOSTRO CORPO QUANDO FUMIAMO? Come abbiamo detto più volte, la dipendenza da tabacco deve essere considerata una malattia a tutti gli effetti. Una malattia che comporta danni ormai accertati per la salute. Più di un quarto di tutte le forme di cancro sono causate dal fumo: non solo i tumori polmonari, la cui insorgenza è connessa per il 90% a questa abitudine, ma anche i tumori dell’esofago, laringe, corde vocali, vescica, pancreas, rene, colon stomaco, sangue (leucemia mieloide). Il fumo aumenta del 27% il rischio di tumore del colon, di 3-4 volte quelli del cavo orale in chi fuma fino a 15 sigarette al giorno e ben di 9-10 volte per quantità maggiori. Raddoppia il rischio di ictus e infarto, e aumenta di 10 volte la probabilità di sviluppare un enfisema polmonare. Nessun organo del nostro corpo è al sicuro dai danni del fumo. IL FUMO IN BOCCA ■ È responsabile dell’ingiallimento dei denti; ■ irrita le mucose del cavo orale; ■ abbassa le difese immunitarie facendo aumentare la placca e il tartaro, fertile terreno per i batteri responsabili della carie e produttori di solfuri che provocano l’alito cattivo, porta al ritiro delle gengive (parodontite) e alla caduta dei denti; ■ stimola le cellule irritate a produrre sulle gengive e sulla lingua placche bianche e ruvide di cheratina, la stessa sostanza che compone unghie e capelli. Questa condizione si chiama leucoplachia ed è considerata precancerosa.

IL FUMO SULLA PELLE ■ Ingiallisce dita e unghie a causa della presenza della nicotina; ■ causa guance flaccide e poco toniche, colorito pallido e “zampe di gallina”. Il fumo infatti produce i radicali liberi, molecole dannose che sono responsabili dell’invecchiamento precoce e rallentano i processi rigenerativi nel nostro organismo. Inoltre, le tossine del fumo restringono i capillari che portano il sangue ricco di ossigeno alla pelle che assume così un colorito pallido e si disidrata; ■ fa diminuire la quantità di collagene, una proteina che ha funzione di supporto ed è responsabile della forma e della resistenza della nostra pelle. Il fumo è in grado di distruggerlo favorendo la comparsa di rughe e pelle flaccida. IL FUMO SUGLI OCCHI ■ Danneggia la macula, una zona molto importante della retina, causando gravi problemi alla vista fino alla cecità; ■ danneggia il cristallino, una lente che manda le immagini che vediamo alla retina. Quando il cristallino non è più trasparente insorge una malattia che si chiama cataratta; nei fumatori questo succede più spesso che nei non fumatori; ■ provoca la sindrome dell’occhio secco: il sottile strato di lacrime si asciuga, facendo sì che non appena qualcosa entra in contatto con gli occhi questi diventino rossi. Il fumo riduce il flusso di sangue agli occhi; in questo modo i tessuti ricevono meno ossigeno e meno nutrienti. Inoltre, produce radicali liberi che hanno effetti negativi sulla capacità delle cellule nell’occhio di svolgere al meglio le loro funzioni. IL FUMO SUL CERVELLO ■ Accelera la morte dei neuroni, peggiorando la memoria e altre funzioni cerebrali. Il cervello di un fumatore si comporta in media come se fosse 10 anni più vecchio della sua età reale; ■ la nicotina, contenuta nelle foglie di tabacco e fumata attraverso la sigaretta, agisce direttamente sul cervello innescando la dipendenza. In particolare, stimola il rilascio di dopamina, neurotrasmettitore responsabile dei meccanismi di ricompensa e gratificazione, creando una sensazione di benessere che svanisce in fretta e che il fumatore tende a ricercare accendendo di un’altra sigaretta (rinforzo).

IL FUMO SUI POLMONI ■ Annerisce i polmoni: il catrame contenuto nella sigaretta si deposita lungo le pareti degli alveoli polmonari dei fumatori causandone perdita di elasticità ed efficienza nella respirazione; ■ provoca la metaplasia squamosa, una condizione in cui le cellule ciliate che ricoprono le pareti di trachea e bronchi e che hanno il compito di filtrare l’aria grazie alle ciglia e al muco, si danneggiano per la costante infiammazione causata dal fumo. A lungo andare si modificano e il tessuto cambia completamente perdendo le ciglia e la propria capacità di pulire l’aria che raggiunge i polmoni; ■ è la prima causa di sviluppo dei tumori al polmone (carcinoma a cellule squamose e tumore del polmone a piccole cellule): le sostanze cancerogene contenute del fumo sono in grado di modificare il DNA delle cellule causando questo tipo di tumore; ■ provoca l’enfisema, una malattia che rende molto faticoso respirare, in quanto a causa del fumo le pareti degli alveoli polmonari si dilatano fino a rompersi. I polmoni affetti da enfisema sono più rigidi e scambiano con difficoltà ossigeno e anidrite carbonica. IL FUMO SUL CUORE ■ Provoca aterosclerosi: nell’organismo di un fumatore i grassi si depositano più facilmente lungo le pareti delle arterie formando placche aterosclerotiche che ne riducono il diametro, il sangue fa più fatica a circolare, le placche possono staccarsi formando i trombi che vanno ad ostruire le arterie. Quando il trombo blocca una coronaria, una delle arterie che rifornisce di ossigeno e nutrienti il cuore, provoca un infarto. Quando il trombo ostruisce una delle carotidi, le arterie che portano sangue al cervello, provoca un ictus; ■ provoca gravi problemi circolatori: quando un trombo ostruisce un’arteria periferica può essere alla base di dolori, gonfiori e, nei casi più gravi, cancrena degli arti. IL FUMO SULLA VESCICA Pochi lo sanno, ma il principale fattore di rischio del tumore alla vescica è proprio il fumo: le sostanze tossiche contenute nelle sigarette vengono filtrate dai reni ed eliminate con l’urina. L’urina viene accumulata nella vescica dove si concentrano quindi tutte queste sostanze tossiche e cancerogene.

Sono 11,7 milioni i fumatori in Italia (22,3% della popolazione). “Il fumo è, infatti, la prima causa di morte nei Paesi industrializzati: secondo l’American Cancer Society è responsabile di circa il 30% di tutti i decessi“. In Italia questa stima corrisponde a piu’ di 180mila morti evitabili l’anno, decessi in larga parte riconducibili a malattie cardiovascolari, tumori e malattie dell’apparato respiratorio. La LILT, da sempre, si occupa di educare per “debellare” la dipendenza dal fumo ed informare sui danni causati dalla sigaretta. A dimostrare che l’educazione ai corretti stili di vita e la comunicazione sono strumenti centrali nel costruire la consapevolezza sul rischio per la salute sono i dati che riguardano l’impatto delle immagini shock sui fumatori. “Smettere di fumare, invece, riduce, dopo 5 anni, del 50% il rischio di sviluppare tumori del cavo orale, dell’esofago e della vescica e, dopo 10 anni, di morire per carcinoma del polmone”. Il numero verde contro il Fumo dell’Osservatorio Fumo Alcol Droghe dell’Istituto Superiore di Sanità (800.554088).

In Svizzera i fumatori non sono più in calo Stando alle cifre registrate dal Monitoraggio svizzero delle dipendenze, dal 2011 la percentuale della popolazione svizzera (sopra i 15 anni) che fuma è rimasta stabile, attestandosi a un quarto degli abitanti. Sono ancora gli uomini (26%), rispetto alle donne (18%), i detentori del primato del fumo. Il 60% ha dichiarato che è aumentato il desiderio di smettere e il 36% ha rinunciato ad accendersi una sigaretta. La maggioranza degli intervistati (63%) pensa che l’uso di sigarette elettroniche dovrebbe essere vietato in luoghi dove esistono divieti di fumo e il 46% è favorevole al ‘plain packaging’ per le sigarette, vale a dire i pacchetti uniformi ed anonimi senza marchi e colori. Pubblicato sulla rivista Scientific Reports-Nature, è stato realizzato da un gruppo di ricerca multidisciplinare del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna, coordinato da Moreno Paolini.

Tra gli effetti dei vapori c’è una diminuzione della capacità antiossidante del tessuto polmonare, l’aumento della produzione di radicali liberi e un aumento dei livelli di colesterolo e degli acidi grassi saturi. Nel 2016 le chiamate complessive sono state 7.767. Tra le sostanza nocive va evidenziato il benzene, che favorisce l’insorgenza di leucemie. E sottolinea come meno pericoloso non significhi privo di rischio.

Intanto, in Europa, sale il numero degli adolescenti che fuma.

R. – Il fumo è un comportamento che si acquisisce nella transizione tra la fanciullezza e l’adolescenza. E se le direttive della Legge Sirchia si sono ormai consolidate con successo, la più recente Circolare Lorenzin- Dlgs. n. 6/2016 che recepisce la direttiva 2014/40/UE – fatica a farsi strada soprattutto rispetto alle indicazioni che tutti i cittadini dovrebbero seguire. Ciascuno di loro ha spiegato quanto può essere dannoso il fumo:

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