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smoking, fumo elettronico, uno dei nuovi negozi aperti in via san Vincenzo

Sigaretta elettronica più care alla vendita e inutile contro il vizio

Gli italiani non rinunciano alle sigarette: il numero dei fumatori attivi in Italia rimane sostanzialmente invariato rispetto al 2014. Sono quasi 11 milioni (10,9 milioni), pari al 20,8% della popolazione, gli amanti delle “bionde”: 6,3 milioni sono uomini (il 25,1% della popolazione), mentre sono quasi 5 milioni (4,6 milioni) le connazionali fumatrici (il 16,9%).
Rilevati per la prima volta i dati nel mondo dello sport: 1 atleta su 10 fuma. In diminuzione l’uso della sigaretta elettronica, un dato che si dimezza ancora.

A che età si inizia. Si inizia a fumare mediamente a 17,9 anni con un gap tra uomini e donne di due anni e 1 mese (17,0 gli uomini, 19,1 le donne). Oltre il 72,7% dei fumatori ha iniziato a fumare tra i 15 e i 20 anni e il 12,9% anche prima dei 15 anni. La motivazione principale all’iniziazione al fumo di sigaretta rimane, costantemente nel tempo, l’influenza degli amici; ma aumenta il numero di chi ha iniziato a fumare per colpa dello stress (il 2,2% nel 2015 contro lo 0,8% del 2013), cercando un senso di sicurezza e conforto nella sigaretta.

Mercoledì 29 novembre il fumo elettronico non sarà più una nuvola di vapore. Produttori, commercianti e consumatori in carne e ossa manifesteranno dalle 8.30  in Piazza Montecitorio, davanti a quella Camera che per loro è il luogo di un delitto delitto. L’intero settore, denunciano, morirà per effetto di un emendamento al decreto fiscale che ripone tutto ciò che riguarda la sigaretta elettronica sotto il Monopolio dello Stato e di una sentenza della Corte Costituzionale che consente allo stesso di supertassare le e-cig, perfino i liquidi senza nicotina, cioé l’acqua e gli aromi alimentari.Con un impatto complessivo di 9,5 milioni di euro e una corsa dei prezzi che può trasformarsi in un disincentivo al consumo. Così, con un emendamento e una sentenza lo Stato mette in ginocchio un settore che oggi coinvolge almeno 30mila persone, 2.500 punti vendita, 600 milioni di fatturato. A dare notizia della manifestazione è il sito del bimestrale Sigmagazine che nei giorni scorsi ha anche pubblicato centinaia di testimonianze di consumatori e commercianti adirati. In piazza, si legge nel comunicato, “ci saranno tutte le sigle associative del settore, ci saranno gli esponenti politici che ci hanno supportato sino ad ora, ci saranno i media che riprenderanno e daranno enfasi alla protesta legittima e condivisa”.

I gesti sono gli stessi, l’esperienza sensoriale ugualmente appagante, possono dare dipendenza e attivare gli stessi meccanismi comportamentali: per questo i ragazzi che provano le sigarette elettroniche, anche se non a rischio di fumare, spesso finiscono col passare alle sigarette vere.

Una probabilità che può triplicarsi come hanno dimostrato alcuni studi americani e inglesi, la cui revisione è descritta da Costantino Panza, pediatra dell’Associazione culturale pediatri (Acp), in un articolo pubblicato sui QuaderniAcp. Un recente studio fatto negli Stati Uniti, su una popolazione di 14-30 anni, ha mostrato infatti che per chi usa la sigaretta elettronica, anche saltuariamente c’è una probabilità del 30.4% di iniziare a utilizzare le sigarette, rispetto al 7.9% di chi non le ha mai utilizzate.

«Nel caso dello studio americano il rischio di passare alle sigarette triplica, mentre in quello inglese è aumentato di quattro volte», spiega Panza. Lo svapo, scrive il pediatra, «è un forte predittore del successivo uso della sigaretta, un fattore di rischio indipendente da altri fattori noti come l’abitudine al fumo di amici, familiari, la ricerca di sensazioni emozionanti o il piacere di correre dei rischi».

In Italia, lo svapo è percepito come «esente da danni alla salute dal 53% della popolazione, mentre solo il 17,3% segnala la possibilità di rischi legati alle e-cig – continua Panza – Percentuale che ci mette agli ultimi posti in Europa sulle conoscenze dei possibili rischi, soprattutto per la fascia più vulnerabile della popolazione, gli adolescenti». A questa età la errata consapevolezza sulla salute e la pubblicità potrebbero essere fattori determinanti per l’iniziazione alla sigaretta elettronica.

Ma oltre a marketing e scarsa consapevolezza, ci sono altri elementi che possono facilitare il passaggio dalla sigaretta elettronica a quella vera. L’uso della e-cig di fatto imita quello della sigaretta tradizionale, dalla gestualità della mano all’inalazione nei polmoni ed espirazione, anche con liquidi senza nicotina. «Il passaggio dallo svapo al fumo di sigaretta è un atto che si può definire spontaneo», commenta ancora Costantino Panza. Inoltre «l’aspirazione di aerosol con nicotina può portare ad una forma di dipendenza». Le sigarette elettroniche di seconda generazione riescono infatti a far raggiungere i livelli di nicotina nel sangue in modo simile a quello delle sigarette tradizionali, e indurre livelli di soddisfazione e dipendenza che finiscono col favorire l’assunzione di nicotina in altre modalità, quella appunto delle sigarette.

Il fumo di tabacco è la principale causa evitabile di decessi prematuri. Da alcuni anni la modalità di svapare per assumere la nicotina o i cannabinoidi, per esempio tramite sigarette elettroniche o vaporizzatori, ha suscitato un interesse crescente. Il Monitoraggio Svizzero delle Dipendenze riporta che nel 2016 il 15% della popolazione ha utilizzato almeno una volta la sigaretta elettronica. La prevalenza di questa modalità di assunzione è particolarmente diffusa sotto i 35 anni di età. Sul consumo di cannabis tramite vaporizzatori in Svizzera non ci sono dati disponibili.
I ricercatori si stanno occupando intensamente del tema. Soprattutto le evidenze più recenti indicano che le modalità di consumo senza combustione, e in particolare la sigaretta elettronica, meritano una maggiore attenzione almeno in ambito sanitario: con la vaporizzazione non si sviluppano le sostanze nocive presenti con la combustione di tabacco o cannabis. Le ricerche indicano che con l’utilizzo della sigaretta elettronica e con la vaporizzazione di cannabinoidi vengono causati pericoli in misura minore per i consumatori e per i terzi rispetto al fumare tabacco rispettivamente la miscela di tabacco e cannabinoidi.

La sigaretta elettronica offre la possibilità di ridurre le attuali conseguenze negative per la salute e l’economia nazionale causate dal fumo di tabacco, nel caso di un passaggio di un numero importante di fumatori dal fumo con combustione alla vaporizzazione.

Per un nuovo orientamento nella politica in materia di tabacco
La sigaretta elettronica rappresenta un mezzo efficace per la riduzione dei danni – individuali e sociali – per i consumatori di prodotti del tabacco con combustione. La Federazione dei professionisti delle addiction è quindi favorevole ad un cambiamento di orientamento nella politica e nella prevenzione in materia di prodotti del tabacco. La politica sul tabacco si è orientata finora su obiettivi orientati all’astinenza: questi sono da completare con obiettivi e misure orientati alla riduzione del danno.
‘‘Le persone fumano per la nicotina, ma muoiono per il catrame”: il consumo di nicotina porta rapidamente ad una dipendenza, ma esso non è la causa della mortalità provocata dal consumo di tabacco. Questa è causata principalmente dal fumo che si produce con la combustione e che contiene migliaia di sostanze, tra le quali 69 cancerogene. Con le modalità alternative di consumo della nicotina – per esempio sigaretta elettronica, snus oppure anche gomme alla nicotina – non vi è nessuna combustione. Di conseguenza il consumo di questi prodotti è da considerare meno dannoso per la salute rispetto al consumo di sigarette. In Svizzera, al contrario per esempio dell’Inghilterra, non vi sono attualmente misure volte a discutere e promuovere queste modalità di consumo.

1. Riduzione dei danni nella politica sul tabacco
La Federazione dei professionisti delle addiction richiede l’integrazione della modalità di consumo tramite vaporizzazione nei vari programmi ed attività della politica svizzera sulle dipendenze e sul tabacco. Ciò che è già previsto in teoria nella strategia nazionale dipendenze va concretizzato nella pratica. Le tre associazioni dei professionisti richiedono quindi alle autorità federali di agire in tal senso. Richiedono inoltre ai Cantoni di integrare il consumo tramite sigaretta elettronica nelle loro strategie cantonali in materia di tabacco e mettere in atto le relative misure.
2. Passaggio alla sigaretta elettronica: comunicazioni della Confederazione e dei Cantoni
Le tre associazioni chiedono alla Confederazione e ai Cantoni di riconoscere la sigaretta elettronica rispettivamente la vaporizzazione quali mezzi di riduzione dei danni per le persone che già consumano tabacco o cannabinoidi. La sigaretta elettronica è da promuovere presso le persone che non riescono
0 non vogliono smettere ed in particolare modo presso i forti consumatori, per esempio nelle istituzioni psichiatriche e nei centri a bassa soglia.
Il passaggio alla sigaretta elettronica è da integrare quale elemento aggiuntivo allo smettere di fumare nelle attuali misure di salute pubblica in materia di tabacco della Confederazione e sono da realizzare adeguate attività informative alla popolazione.
3. Coinvolgimento dei consumatori
1 consumatori di sigarette elettroniche sono da coinvolgere nell’elaborazione delle misure relative alla vaporizzazione. La loro esperienza è particolarmente significativa soprattutto per comprendere le motivazioni per il passaggio dal fumo di tabacco alla sigaretta elettronica.
4. Regolamentazione differenziata di tabacco e sigaretta elettronica
Le sigarette e i dispositivi HNB sono disponibili in Svizzera per i maggiori di 18 anni o addirittura 16 anni, mentre la vendita dei liquidi contenenti nicotina per le sigarette elettroniche resta tuttora vietata.

Le associazioni dei professionisti chiedono che la regolamentazione dei prodotti (tabacco, sostituti del tabacco, nicotina, ecc.) sia definita in base al loro grado di rischio, nell’ottica di una coerente politica delle dipendenze.
Le conoscenze scientifiche attuali indicano la necessità di una maggiore regolamentazione dei tabacchi e dei prodotti Heat not Burn da una parte e un accesso regolamentato adeguatamente alle sigarette elettroniche e ai loro liquidi contenenti nicotina nei punti vendita svizzeri dall‘altra.
Nella definizione della regolamentazione dei prodotti sostitutivi del tabacco è da prestare particolare attenzione ad un’efficace protezione della gioventù (compresa l’età minima fissata a 18 anni), come anche vanno previste le avvertenze sugli imballaggi e garantite le misure di protezione dal fumo passivo.
5. Promuovere ricerche indipendenti e approfondire la tematica
La Federazione dei professionisti delle addiction richiede alla Confederazione di promuovere e sostenere finanziariamente progetti di ricerca indipendenti sugli effetti del consumo di sigaretta elettronica e snus. Le ricerche dovrebbero considerare sia gli aspetti individuali (tasso di successo per astinenza o riduzione del fumo di tabacco; effetti sullo stato di salute dati dal passaggio dai tabacchi alla sigaretta elettronica rispettivamente ai vaporizzatori; effetti a lungo termine del consumo con sigaretta elettronica; analisi delle sostanze nocive e dei loro rischi per la salute; ecc.) che quelli sociali (diffusione; età dei consumatori; passaggio alla sigaretta elettronica rispettivamente esordio con la sigaretta elettronica).
I risultati sono da rendere pubblici e la popolazione va informata in modo trasparente anche sui possibili effetti indesiderati della sigaretta elettronica. Le disposizioni sulla produzione, sul commercio e sul consumo di sigarette elettroniche, liquidi contenenti nicotina, vaporizzatori e snus, rispettivamente le informazioni e comunicazioni accompagnatorie, vanno costantemente aggiornate in base agli sviluppi della ricerca.

Difficile parlare di fumo senza rischiare di essere ripetitivi e inefficaci. Sì, perché per chi si occupa di campagne di informazione e divulgazione contro il fumo, la situazione è disarmante. Dopo anni di lavoro, di dati, di convegni, di prove scientifiche, di interventi anche normativi importanti, i risultati sono decisamente limitati: nel nostro Paese si contano più di 10 milioni di fumatori, e 4 milioni sono donne. Eppure tutti sanno che il fumo fa male, moltiplica per dieci la possibilità di sviluppare un tumore polmonare, malattia spesso incurabile, ed è la causa di malattie respiratorie e cardiovascolari. Ogni anno oltre 6 milioni di persone muoiono a causa del fumo; solo in Italia sono tra 70.000 e le 83.000 le morti per patologie correlate al fumo. Nonostante tutto, si continua a fumare e secondo le casistiche più recenti è soprattutto tra i più giovani che la diffusione sta aumentando. Ci aspettano quindi anni con una crescita epidemiologica delle malattie tipiche del fumatore, con i conseguenti costi umani e socio-economici.

C’è da chiedersi se abbiamo sbagliato e dove. Anche l’enorme lavoro per la disassuefazione dal tabagismo, attraverso i centri antifumo, ha dato sinora risultati che definire molto limitati è eufemistico. Solo il 35% dei fumatori italiani dichiara di conoscere i centri antifumo. Nel 2010, nei 300 centri antifumo distribuiti in tutto il territorio nazionale sono stati seguiti 28.000 fumatori. Ancora troppo pochi rispetto al numero di potenziali fumatori che desiderano smettere ma non riescono o non sanno come fare.
I primi a crederci poco sono, spesso, proprio i dottori, dato che meno di un terzo di chi si rivolge a un centro antifumo è indirizzato da un medico; inoltre, in molti casi prevale la certezza di potercela fare da soli, senza aiuti, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Anche la prospettiva a livello mondiale non è rosea. Se le multinazionali del tabacco hanno perso terreno in America e in Europa, l’hanno ampiamente riguadagnato nei paesi in via di sviluppo: il mercato non è stato intaccato di molto, si è solo spostato geograficamente.
Cosa possiamo fare per invertire la rotta?
Vale la pena di riflettere su quanto è stato fatto e sull’efficacia delle azioni svolte sinora, per mirare meglio le nostre politiche in futuro e concentrarle in modo efficace. E, forse, agire il prima possibile, fin dalle scuole elementari, quando si riesce ancora a colpire l’immaginazione e a educare davvero, dedicare una giornata all’anno in tutte le scuole all’educazione sanitaria e all’importanza degli stili di vita, informare senza terrorizzare ma creando sensibilità e attenzione, senza mai abbassare la guardia, come da anni fa la Fondazione Veronesi.

Ma anche continuare una battaglia politica, tutta in salita, per limitare il fumo in ambienti particolari, come le aree ospedaliere, le aree gioco dei parchi e giardini pubblici, tutelare i molti che sono ancora esposti al fumo passivo, promuovere una tassa di scopo sui pacchetti di sigarette da devolvere alla ricerca e all’assistenza sanitaria, sostenere la diffusione della spirometria, un semplice esame non invasivo che permette di misurare la funzionalità dei nostri polmoni.
La spirometria, in un minuto, fornisce informazioni molto importanti: consente la diagnosi di asma e bronchite cronica ostruttiva, predice anche il rischio cardiovascolare e di sviluppare un tumore polmonare, rappresenta un indicatore completo dello stato della nostra salute.
Solo da una forte azione di sensibilizzazione e prevenzione sviluppata su più fronti, coinvolgendo in prima fila anche i decisori politici, sarà possibile imporsi in una battaglia che è ancora tutta da giocare e, in un giorno non troppo lontano, vincere la guerra contro il fumo.

FUMO. LE ILLUSIONI DIVENTANO OTTIME SCUSE PER NON SMETTERE.

■ Fumare mi rilassa e abbatte lo stress che sarebbe altrettanto dannoso per la mia salute.
■ Fumo poche sigarette al giorno. Vivere in città piene di smog non è più dannoso per i miei polmoni?
■ Conduco una vita sana, faccio sport e sono attento all’alimentazione. Perché dovrei rinunciare al piacere di qualche sigaretta?
■ Quando prendo una decisione non mi ferma nessuno. Sono certo di riuscire a smettere quando voglio…
Ho scelto di fumare light perché è meno dannoso rispetto alle altre sigarette…
■ La scuola, gli amici… questi sono gli esempi che seguono i miei figli, non certo quello dei genitori che, come me, fumano regolarmente…
■ Mi sottopongo ogni 2 anni ad una radiografia ai polmoni. Così posso fumare in totale sicurezza…
Fumo da una vita, ma talmente poco. Che danni potrò avere?
Quando fumo non aspiro profondamente, ma butto subito fuori il fumo: in questo modo i miei polmoni sono al sicuro
Ho sentito dire che la sigaretta elettronica non fa male alla salute… quindi si può fumare in tranquillità?
lo credo che i tumori siano scritti nel nostro DNA, quindi tanto vale fumare, se una malattia viene è perché era destino.

I fumatori sono bravissimi a raccontare e raccontarsi storie che li autorizzano a continuare sfuggendo abilmente ai sensi di colpa.
Perché qualche dubbio serio che riguarda la salute è passato, almeno una volta anche nella testa dei più accaniti, lasciando tracce sepolte immediatamente sotto una valanga di facili illusioni.
Queste domande, queste affermazioni sono alcune delle più comuni tra fumatori. Molte sono di natura retorica, ovvero prevedono una risposta forzatamente affermativa: nessun fumatore vuole sentirsi a rischio di malattia, pur sapendo razionalmente di correre pericoli molto gravi. La scienza, ancora una volta, parla chiaro: che fumare faccia male è talmente accertato da risultare ormai quasi una banalità. Che non siano solo i polmoni a rischio ma molti altri organi non connessi all’atto della respirazione è una certezza. E che sia difficile smettere a causa della dipendenza, fisica e psicologica, indotta dalla nicotina è altrettanto certo.
La scienza senza moralismi offre un panorama lucido.
Confrontarsi con i dati reali derivati da studi e ricerche potrà sorprendere anche i fumatori di lunga data.

Uno studio scientifico ha dimostrato che il vapore rilasciato dalle sigarette elettroniche contiene sostanze tossiche e nanoparticelle che uccidono le cellule delle cavità orale con il rischio di aumento delle malattie e tumori alla bocca. I test di laboratorio hanno dimostrato che i vapori della sigaretta elettronica indeboliscono il meccanismo di difesa della cavità orale diminuendo a sua volta i livelli del più potente antiossidante e disintossicante prodotto dal nostro corpo, il glutatione. Livelli bassi di glutatione causano parecchi effetti negativi tra cui un aumento del rischio di cancro alla bocca, accumulo di metalli pesanti e nanoparticelle nei tessuti. Un’analisi effettuata dall’istituto tumori di Milano ha rilevato la presenza di metalli pesanti tossici in queste sigarette, determinando anche una maggiore dipendenza dei fumatori.

I risultati di un lavoro condotto dal team del Dr. Mahmoud Rouabhia all’Università Laval in Quebec, pubblicato sulla rivista Journal of Cellular Physiology, ha dimostrano che il vapore della sigaretta elettronica è mortale per le cellule del cavo orale.

Infatti, nonostante non contenga catrame, principale composto contenuto nel fumo del tabacco, la sigaretta elettronica espone i tessuti della bocca e dei polmoni a composti prodotti dal riscaldamento di glicerina, propylene glycol e aromi di nicotina contenuti nel liquido delle sigarette elettroniche. inoltre, il vapore emesso da queste sigarette non è costituito da sola acqua.

Nell’esperimento in laboratorio, sono state messe in vitro delle cellule epiteliali e un liquido simile alla saliva umana, effettuando una simulazione l’esperimento prevedeva delle nebulizzazioni di vapori di sigaretta elettronica dalla durata di 5 secondi ogni minuto, per 15 minuti totali al giorno. Si è potuto costatare che dopo un giorno moriva il 18% delle cellule, dopo due giorni il 40% e dopo tre moriva ben il 53% delle cellule epiteliali. La rigenerazione fisiologica, in condizioni normali, prevede che  cellule del cavo orale muoiano in una rapporto del 2% al giorno. Viene colpito  in particolare il tessuto epiteliale delle gengive che rappresenta la prima difesa contro le infezioni batteriche nella bocca. I danni causati dal vapore di queste sigarette devono ancora essere documentati ma, secondo il Dr. Rouabhia, i risultati ottenuti dall’esperimento sono allarmanti, infatti in tempi brevi si è assistito ad un aumento del rischio di infezioni, infiammazioni e malattie alle gengive; mente nel lungo termine un probabile aumento del rischio di cancro.

Quindi conviene fumare la sigaretta elettronica o la classica sigaretta convenzionale? Ovviamente, nessuna delle due.

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