Sigarette, 20 cent in più per Marlboro e Merit

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ROMA La Philip Morris apre il fronte dei rincari delle sigarette. Da oggi buona parte dei marchi gestiti dal big del tabacco in Italia, subiranno un rincaro. Le Marlboro aumenteranno di 20 centesimi, passando da 5,20 a 5,40 euro per il pacchetto da venti sigarette. Stessi aumenti anche per le Merit e le Chester- field. Rincari ci saranno anche per le Diana e le Muratti (l’elenco completo dei nuovi prezzi si può leggere su tabaccai.it). Come nasce questa decisione? È il frutto dell’aumento automatico delle accise scattato a gennaio di quest’anno. Le norme stabiliscono, infatti, che l’accisa debba essere proporzionale al prezzo medio ponderato delle sigarette. Questo prezzo viene calcolato di anno in anno. Quello del 2015, calcolato appunto a gennaio di quest’anno, è risultato più alto, passando da 226 euro al chilogrammo a 233 euro. Dunque anche l’accisa, che è una percentuale calcolata sul prezzo, è aumentata. Dopo due mesi Philip Morris ha deciso di recuperare parte di questo incremento sui consumatori, aumentando il prezzo finale delle sigarette.

La domanda principale, a questo punto, è cosa faranno i concorrenti. Se cioè, seguiranno le mosse del leader di mercato, oppure proveranno a sfidarlo lasciando inalterato il prezzo dei loro prodotti. C’è da considerare, che anche i produttori che hanno nel loro portafoglio marchi «low cost», quelli compresi nella fascia di prezzo tra i 4,20 euro e i 4,40 euro, hanno subito un aumento delle accise. In questo caso, tuttavia, su decisione del governo, che ha aumentato il cosiddetto onere fiscale minimo, quello che grava maggiormente sui produttori a basso costo, portandolo da 170 a 170,54 centesimi. Tra i marchi interessati dalla misura ci sono le John Player Special, le Gauloises, le Davidoff.
Intanto c’è da rilevare che nel 2015 gli incassi dello Stato per le accise hanno registrato un risultato soddisfacente. Gli incassi complessivi sono arrivati a 10,75 miliardi di euro, contro i 10,3 miliardi dell’anno precedente. Si tratta in pratica, di quasi 500 milioni di euro di gettito in più rispetto a quanto lo stesso governo contava di incassare.

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