In principio fu la Grecia, dove l’economia resta al collasso e lo scontro sociale è ancora attuale. Ora è la volta della Spagna, paese appena andato alle elezioni e che con il nuovo governo di centrodestra sta portando avanti una politica durissima. Una politica economica che in breve tempo rischia di spazzare via completamente quel che è rimasto del ceto medio. La situazione nel paese iberico è già drammatica, con tassi di disoccupazioni saliti al 25% e stipendi fra i più bassi dell’Ue.

Il governo spagnolo guidato da Rajoy ha ammesso di non avere “un euro in cassa” e che le misure saranno durissime. Già bloccate le tredicesime dei dipendenti pubblici, welfare state abbattuto. Ma non è tutto, visto che potrebbero esserci licenziamenti in massa nella pubblica amministrazione. La monarchia ha voluto fare la sua parte, tagliando del 7% le spese, ma tutto ciò non basta al popolo spagnolo, che giustamente teme di sprofondare nella miseria.


Da giorni a Madrid soprattutto lo scontro sociale è altissimo. Da una parte la polizia, dall’altra decine di migliaia di manifestanti (tra cui anche medici, insegnanti e ovviamente disoccupati) che si fronteggiano in quella che potrebbe sfociare in una guerra civile. Il governo spagnolo è sordo rispetto alle richieste della popolazione e dice che non si può tornare indietro. Anche da quelle parti la retorica è la stessa: “Ce lo chiede l’Europa, ce lo chiedono i mercati”.

La situazione è dunque incandescente e a protestare contro le pesanti misure dell’esecutivo sono anche i pompieri, che si sono schierati apertamente dalla parte dei manifestanti. Alcuni di essi si sono fatti fotografare nudi. Altri vigili del fuoco hanno cercato di mediare con la polizia. Altri ancora sono stati manganellati e uno di essi è stato addirittura arrestato.

La casta spagnola (i cui stipendi sono comunque più bassi di quella italiana) rimane sorda e Rajoy ha già perso tutto il consenso che si era guadagnato nei mesi scorsi. Non sono pochi a rimpiangere Zapatero.

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