Spese sanitarie, gli italiani ricorrono a prestiti finanziari per curarsi

Da un'analisi condotta da Facile.it in collaborazione con Prestiti.it emerge che le domande presentate per pagare le spese sanitarie hanno un controvalore di circa 340.000 euro. L'11% dei richiedenti è un pensionato

Si va dagli impianti di ortodonzia per sé o per i figli alla gestione di terapie di lunga durata fino, anche, ai trattamenti di bellezza e alle operazioni dichirurgia estetica. In Toscana e Friuli, ovviamente, i ricorsi sono più numerosi ed elevati, mentre Puglia e Calabria vedono ancora poca fiducia dei cittadini ma il fenomeno esiste e presto potrebbe riguardare tutta l’Italia. La fiducia nelle banche per finanziare le cure è un passo difficile, soprattutto in un Paese dove il rapporto cittadini-istituti di credito non è stato mai roseo, ma l’incoraggiamento che viene soprattutto dalle regioni del Nord fa ben sperare.

L’11 per cento delle domande finalizzate all’ottenimento di prestiti arriva da pensionati mentre quando lo scopo del prestito è quello di coprire spese mediche, sono le donne a richiederlo maggiormente (il 39 per cento).

Quali sono le regioni da cui giungono più richieste?

Indagine del sito comparatore Facile.it: l’importo medio richiesto del prestito “sanitario” è di 6.600 euro. L’età media al momento della domanda di finanziamento è di 44 anni. In numeri, nel periodo considerato sono stati erogati oltre 28mila prestiti a sostegno di pratiche estetiche o sanitarie, con un volume complessivo di oltre 340mila euro. Sempre secondo Facile.it e Prestiti.it, su oltre 20.000 richieste di finanziamento presentate in Italia da giugno a novembre 2015 il 4% presenta come finalità dichiarata “spese mediche“. “Nel dettaglio, le donne mirano ad ottenere cifre leggermente inferiori (6.100 euro contro 6.900 euro) perché possono ripagare il finanziamento facendo affidamento su uno stipendio di soli 1.200 euro mensili, contro i 1.700 degli uomini”. Lo stipendio medio dichiarato è di 1500 euro. In conclusione, la crisi morde e riduce sensibilmente la capacità reddituale degli italiani, tuttavia, a giudicare le abitudini e le esigenze “primarie” che emergono dalle motivazioni dietro le richieste dei prestiti personali, emerge una sostanziale predisposizione “non negativa” e quindi il governo ha buona possibilità di accelerare le riforme giacché lo stato d’animo sembra essere ancora sufficientemente “accogliente”.

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