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Strage Afghanistan, militare americano arruolato dopo truffa

Non sono ancora chiare le dinamiche che lo scorso 11 marzo, in provincia di Kandahar, hanno portato allo sterminio di 17 civili inermi, tra cui 9 bambini. L’esercito e il governo Usa, subito dopo la strage, hanno addossato tutte le responsabilità a tale Robert Bales. Possibile che abbia agito da solo? La versione ufficiale è molto lacunosa e contraddetta dai testimoni oculari. Le autorità afghane, non fidandosi degli americani, hanno aperto un’inchiesta per appurare la verità. Ciò che sta emergendo è che ad agire non sarebbe stato un solo “pazzo scatenato”, bensì un gruppo di marines – più di una dozzina – probabilmente ubriachi e drogati. Per le autorità afghane, fra l’altro, è assurdo pensare che un soldato, senza l’aiuto di colleghi, abbia potuto sterminare 17 persone di due villaggi diversi e in meno di mezz’ora.

Gli Stati Uniti, anche tramite il presidente Barack Obama, hanno annunciato pene severissime contro i responsabili. Ma è chiaro che si si guarda alla storia recente, è difficile credere che gli Usa puniranno in maniera esemplare chi si è macchiato di questa strage immonda. Quella di Kandahar, d’altronde, non è che l’ultima (?) delle atrocità commesse dai soldati a stelle e strisce nei paesi occupati.

Il governo statunitense, prima di dare lezioni di democrazia agli altri e parlare di lotta al terrorismo, farebbe bene a selezionare con criteri ben diversi le sue truppe. Chi è tal Robert Bales? Un eroe? Un uomo che vuole portare la pace del mondo? Una persona con un’alta etica, che improvvisamente è impazzita e ha sterminato 17 poveri cristi? Ovviamente no. Come scrive Il Fatto Quotidiano, “faceva il consulente finanziario. Un’attività che gli ha permesso di far sparire 600mila dollari dal fondo pensione di due anziani coniugi dell’Ohio e per la quale è stato condannato a pagare 1.490.875 dollari fra danni e spese legali. Una cifra mai corrisposta grazie all’ingresso nell’U.S. Army”.

Anche dopo essersi arruolato, Robert Bales ha avuto una vita assai poco tranquilla e difficilmente compatibile con quella di un “esportatore di democrazia”. Come riporta il Corriere della Sera, il militare nel 2002 “era stato arrestato per aggressione nei confronti di una fidanzata in un hotel a Tacoma, nello Stato di Washington. (…) Il soldato si dichiarò non colpevole e dovette sottoposti a 20 ore di terapia per la gestione della rabbia, dopo le quali il caso fu archiviato. Nel 2008 Bales fu coinvolto in un incidente automobilistico. (…) Il suo veicolo danneggiò una proprietà privata e Bales fu visto da testimoni mentre fuggiva sanguinante dalla testa. Le autorità lo ritrovarono nei boschi, dove disse di aver avuto un colpo di sonno alla guida. Dovette pagare circa 800 dollari di multa e altri costi giudiziari. Il caso fu archiviato l’anno dopo”.

Ammesso che il terrorista che ha ammazzato i civili afghani sia lui: com’è possibile che una persona del genere sia investita del compito di “esportare la democrazia” nel mondo?  Che credibilità può pretendere di avere il governo americano? Siamo certi, noi “occidentali”, di essere eticamente superiori ai talebani, che già gridano vendetta? E ancora: quando la smetteremo, gli italiani, di chiamare quella in Afghanistan una “missione di pace”?

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