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Streaming Gratis Juventus – Fiorentina Rojadirecta

La partita Juventus – Fiorentina   inizierà alle 20:45 allo Stadium di Torino, è l’anticipo della terza giornata di serie A.   Come Vedere Juventus – Fiorentina Streaming Gratis è possibile per tutti oggi Sabato 09 Settembre alle ore 18:00 grazie a Mediaset e Sky che trasmetteranno la partita su Sky Super Calcio, Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, anche in HD (alta definizione), e su Premium Sport e Premium Sport HD.

Juventus – Fiorentina è la quinta giornata del campionato di Seriae A.  Alle 20:45 il match tra Juventus– Fiorentina. Si gioca per la Serie A  edizione 2017-18. streaming gratis per gli abbonati con Sky Go e Premium Play, app alle quali possiamo accedere con laptop, computer, smartphone e tablet.

Come possibili alternative dove vedere Juventus – Fiorentina, ci sarebbero, in via non del tutto ufficiale, Video YouTubeFacebook LiveStream e Periscope. Il raccoglitore internet di links online gratuiti Rojadirecta non è più da considerarsi valido, perchè dichiarato illegale in Italia già da un bel po’ di tempo.  La gara che si giocherà domani alle ore 18:00 potrà essere seguita in tv come al solito sui dispositivi di Sky e Premium,oppure collegando il proprio personal computer alla tv con il cavo HDMI grazie al servizio in streaming delle due emittenti, Sky Go e Premium Play. Tuttavia, per vedere in streaming gratis Genoa-Juventus senza pagare bisogna andare su Rojadirecta oppure siti alternativi ad esso se non funziona: sono però siti pirata illegali, e non possiamo fare altro che sconsigliarne la fruizione.

Non so se contro la Fiorentina Higuain giocherà», Massimiliano Allegri dixit. Ieri. In conferenza stampa.
Ora, al di là del fatto che poi il Pipita scenda effettivamente in campo (come sembrava, dopo l’allenamento di ieri) o meno, resta l considerazione che la dichiarazione – dubbiosa – del tecnico non può passare inosservata: finora nella stagione più un pezzettino che l’attaccante argentino ha trascorso in maglia bianconera, si partiva dal postulato che l’11 titolare bianconero era di volta in volta composto da Higuain più altri dieci giocatori. Vuoi perché Higuain è bomber di razza come ce ne sono pochi altri in giro, vuoi perché è cosa nota che per caratteristiche e morfologia Higuain tende a migliorare il suo stato di forma giocando, vuoi perché comunque – anche se Allegri mai confermerà una riflessione del genere – prima di mettere volontariamente in panchina 90 milioni di euro, un po’ ci pensi… Tutte riflessioni che rendevano (ormai la declinazione al passato è d’obbligo) Higuain intoccabile. Come peraltro dimostrano, dati alla mano, le 55 presenze collezionate la scorsa stagione.

La svolta

Da ieri, però, evidentemente, quello status di intoccabile è venuto meno. Tant’è che Allegri ha poi specificato anche che in realtà il giocatore «fisicamente sta bene», a significare che una eventuale esclusione sarebbe ascrivibile esclusivamente alla voce “scelte tecniche”.

sulla terra

La decisione di riportare, se così vogliamo dire, Higuain “sulla terra” insieme con gli altri comuni mortali, può implicitamente rientrare nella strategia prettamente motivazionale che Allegri ha messo in atto da qualche settimana nei confronti del suo giocatore di maggior… valore. Ha iniziato rimarcando che la mancata convocazione del Pipita in Nazionale avrebbe dovuto rappresentare uno stimolo in più, con l’obiettivo di riconquistare l’albiceleste. A seguire, al Camp Nou, ha sostituito l’attaccante – autore probabilmente di una delle sue peggiori prestazioni in bianconero – con Caligara al 41’ della ripresa: mossa che evidentemente aveva uno scopo più dimostrativo che tattico, visto il modo in cui la partita era già compromessa. E ieri, appunto, ha inserito il Pipita nel limbo dei giocatori che dovevano giocarsi il posto.
Un limbo molto affollato, peraltro, visto che il tecnico juventino – Szczesny a parte: lui già sa che giocherà – vuole tenere tutti sulla corda, probabilmente proprio con l’intento di suscitare e fomentare quella fame, quella ferocia, quello spirito di sacrificio e quella attitudine alla sofferenza che in certe fasi delle partite di questa stagione sono parse venire meno, a tratti.

FIDUCIA

Strategie motivazionali a parte, però, è doveroso ricordare che la fiducia di Massimiliano Allegri nei confronti di Higuain resta alta e quando il livornese dichiara che «Gonzalo deve stare tranquillo e giocare come sa, normalmente perché i gol prima o poi arriveranno e una fase d’astinenza è fisiologica», beh, lo fa con convinzione. Semplicemente, vuole che l’attaccante ci metta quella giusta dose di cattiveria e perseveranza, per provare ad interrompere il digiuno. Senza «abbassare la testa», come Allegri aveva imputato proprio dopo la sfida contro il Barcellona, ma semmai gonfiando il petto. Anche perché ora – in un ciclo di ferro senza soste e con avversari di livello – i gol di Higuain, alla Juventus, serviranno come il pane…

Orbene, posto che Allegri non è ancora completamente persuaso dell’opportunità di lasciare Higuain in panca contro la Fiorentina 8anzi…), la domanda è: chi può rilevarne il posto? Una risposta l’ha data il tecnico col Sassuolo quando nel finale ha avvicendato l’argentino con Douglas Costa e avanzato Mandzukic (coadiuvato da Dybala e Douglas Costa sulla trequarti). E’ la scelta più naturale e meccanica, viste le caratteristiche del croato. Ma c’è una seconda opzione, che peraltro tiene conto della quasi inedita – oltre che strepitosa – vena realizzativa di Paulo Dybala in questo avvio di stagione: la Joya, appunto. Che dopo aver gradualmente arretrato il raggio d’azione (da seconda punta a trequartista) può fare un balzo in avanti e cimentarsi nel ruolo di falso 9.

Alla quarta di sette partite in 23 giorni, Massimiliano Allegri doserà le forze della sua Juventus: «Qualcosa cambierò sicuramente», ha anticipato il tecnico nella conferenza di ieri, prima dell’allenameto di rifinitura decisivo per valutare le condizioni dei giocatori impiegati con il Sassuolo e decidere a chi concedere un turno di riposo. Riposo di cui beneficierà sicuramente Gigi Buffon: «Lo abbiamo programmato dopo Barcellona, contro la Fiorentina giocherà Szczesny. Wojciech è un portiere da primi sette o otto club del mondo e infatti è alla Juventus, dove raccoglierà l’eredità di Gigi».
I dubbi iniziano con i difensori che proteggeranno il polacco, anche se gli elogi allo Sturaro terzino fanno pensare che sarà lui a coprire la fascia destra: «Quando è entrato al posto di De Sciglio a Barcellona ha fatto bene ed è un ruolo dove può crescere molto, anche perché Lichtsteiner non può giocare una partita ogni tre giorni». Oltre allo svizzero dovrebbe riposare anche Chiellini, rientrato domenica dopo il problema muscolare a un polpaccio, con Rugani, Barzagli e Benatia a contendersi i due posti da centrale. A sinistra Asamoah leggermente favorito su Alex Sandro, che dovrebbe poi affrontare Torino e Olympiacos.

cambi in corsa

Meno cambi da metà campo in avanti, dove però è più probabile che Allegri ricorra al turn over a partita in corso: «In questo momento i cambi sono determinanti, altrimenti rischiamo di fondere i giocatori già a inizio stagione». Inizialmente potrebbe rifiatare Pjanic, con Bentacur pronto all’esordio da titolare in campionato dopo quello in Champions, accanto a Matuidi. Davanti a loro Douglas Costa scalpita, ma Allegri potrebbe confermare inizialmente il quartetto visto con il Sassuolo, con il brasiliano e Bernardeschi pronti a sprigionare la loro velocità nella ripresa.

AAA Higuain cercasi anche perché da adesso in poi non si scherza più. L’avvio di stagione bianconero ha finora contemplato, per la Juventus, 4 partite di campionato più che abbordabili contro squadre (nessuno si offenderà) oggettivamente ascrivibili alla categoria delle medio-piccole: nell’ordine Cagliari, Genoa, Chievo e Sassuolo che – per carità – rappresentano sempre e comunque ossi duri da spolpare, ma che non richiedono sforzi sovraumani per squadroni come la Juventus, con campioni come Dybala. Quanto al “contorno”, la stagione ha preso il via con altri due impegni di livello più alto – in Supercoppa italiana contro la Lazio e in Champions League contro il Barcellona – che la Juventus ha… toppato in entrambi i casi. Di buono c’è che in fin dei conti la Supercoppa Italiana non è esattamente in vetta alla lista degli obiettivi di un club e che il ko del Camp Nou non è in grado di compromettere le sorti del girone di qualificazioni per la Juventus: le possibilità di passare il turno restano ben alte e peraltro non è ancora dato sapere se arrivare primi nel gruppo sia effettivamente un vantaggio oppure no.
Da questa sera, però, tutto cambia: sale il livello delle avversarie (una Fiorentina giovane, ma sbarazzina e pericolosa al punto giusto; a seguire il derby con un Toro tra i più competitivi degli ultimi decenni) e diminuiscono le possibilità di etichettare eventuali passi falsi come poco influenti: sarà uno scudetto combattuto punto a punto, ogni errore può costare caro….

Con la Juventus non è mai una sfida come le altre. Figurarsi per Firenze che la vive come un derby, per la Fiorentina che vuol sfatare il tabù-Stadium, per Stefano Pioli che da ex giocatore bianconero e oggi al timone viola sogna l’impresa proprio nella gara di campionato numero 500 in panchina (245 in A, 250 in B, 4 playoff, 176 vittorie, 158 pari). Lui che da tecnico mai ha battuto Massimiliano Allegri e neppure la Signora: 11 ko in 14 match, compresa la finale di Coppa Italia del 2015 persa ai supplementari alla guida della Lazio. «E’ stata la volta cui sono stato più vicino a un trofeo. Rivincita? Ho soltanto voglia di far bene con la Fiorentina: più l’alleno e più mi piace».
Stasera però non basterà una prova normale. «Se c’è una gara in cui bisogna andare oltre le nostre capacità è questa, per la forza dell’avversario e per quanto ci tiene Firenze. Pure i nuovi l’hanno capito. Occorrono passione e personalità e non fallire l’approccio perché la Juve spinge subito, si difende unita e ha pochi punti deboli. Noi però siamo in crescita». Basterà a fermare Dybala? «E’ in forma strepitosa ma guai focalizzarsi su un singolo, la Juventus ha tante armi e i due successi interni per 3-0 confermano che ha zero problemi in difesa».
Partita speciale per Chiesa che allo Stadium debuttò 18enne un anno fa, per Théréau che lì ha già segnato e vinto, per Simeone che alla Juve ha fatto la prima doppietta. E pure per l’ex Bernardeschi: «Più rimpianti nostri o suoi visto che gioca poco? Io non ne ho di particolari. Al mio arrivo la situazione era già piuttosto chiara, Io chiamai per salutarlo come con tutti gli altri giocatori. Gli dissi che casomai ci saremmo sentiti più avanti ma il telefono – ride Pioli – non ha più squillato. Federico è un giocatore di qualità ma io mi godo i miei». Ventitrè convocati, c’è pure Riccardo Saponara. Discorso formazione: ci saranno novità o sarà la stessa che ha battuto Verona e Bologna? «Faccio come Allegri: ha detto che Buffon non giocherà, io rispondo che ci sarà Sportiello». Juventus-Fiorentina è già iniziata.

In comune hanno il nome di battesimo. Entrambi Federico, entrambi promesse e (si spera) future certezze della Nazionale. Entrambi in passato allevati da Paulo Sousa e coccolati da Firenze, che non è stata solo culla del Rinascimento ma anche piazza produttrice di grandi calciatori. Solo un Federico è rimasto idolo della Fiesole: Chiesa, figlio di Enrico, al quale si aggrappa una città intera per coltivare la speranza di un tipo diverso di rinascimento, quello Viola. L’altro Federico, Bernardeschi, ha compiuto il salto al quale nessun tifoso gigliato vorrebbe mai assistere: dalla Fiorentina alla Juventus, la rivale più detestata. Non è la prima volta che succede nella storia ed è capitato anche a campioni indimenticabili come Roberto Baggio. Però non è una consolazione riflettere sul passato, perché l’addio di Bernardeschi fa male a Firenze per ciò che Federico, quello di Carrara, rappresentava: era il simbolo della rinnovata ambizione, né più né meno ciò che adesso l’altro Federico, il figlio d’arte, incarna, ovvero il futuro luminoso per la Viola. Ecco perché il pensiero di Bernardeschi è una staffilata al cuore. La medicina, dalle parti di Firenze, è rappresentata proprio da colui che ne ha raccolto il testimone. «Chiesa non sarà un nuovo Bernardeschi», è la certezza del popolo fiorentino che lo ha issato a bandiera. Tuttavia è indubbio che Marotta e Paratici analizzeranno la prova del talento viola anche con una prospettiva di mercato: del resto a chi non interessa un ragazzo di 20 anni titolare in una squadra di Serie A importante e già protagonista anche nell’Under 21?

agli antipodi

Amici fuori dal campo, i più classici dei “gemelli diversi”, Federico & Federico vivono anche momenti agli antipodi sotto il profilo professionale. Chiesa è in rampa di lancio e segue, di fatto, le orme di Bernardeschi nella scorsa stagione, decisivo con giocate di classe e fondamentale nel dare una svolta alla squadra. Bernardeschi è invece ancora alla ricerca di una dimensione stabile nella Juventus. Che avesse bisogno di tempo per l’inserimento era un dato di fatto, però magari sarebbe stato lecito aspettarsi un approccio meno in sordina. Invece il Federico da poco juventino sta faticando a trovare spazio. Nessun problema secondo Max Allegri: «Presto per vedere titolare Bernardeschi? No, presto non è. Ma devo valutare alcune situazioni e soprattutto abbiamo la partita sabato molto ravvicinata contro il Torino. Quindi Federico potrebbe essere titolare, potrebbe anche partire dalla panchina ed entrare eventualmente a partita in corso: in questo momento i cambi diventano determinanti perché altrimenti rischio di fondere i giocatori già all’inizio della stagione. Invece c’è bisogno di tutti». Anche di Bernardeschi che sta crescendo a tutti i livelli: dalla conoscenza del gioco bianconero fino al feeling sempre più solido in campo con i compagni. Allegri ha bisogno del Bernardeschi che aveva fatto innamorare Firenze. E del nuovo idolo Viola, l’altro Federico, il tecnico livornese apprezza le grandi qualità e il potenziale sconfinato: «Chiesa è un ragazzo giovane, uno dei più bravi che abbiamo in Italia e nel campionato italiano. Avrà sicuramente un futuro importante. E la Fiorentina è una squadra temibile, ben organizzata e allenata molto bene».

Lasciare il segno

Amici e rivali, uno nella scia dell’altro: lo Stadium aspetta l’esplosione definitiva di Bernardeschi e intanto “studia” Chiesa da rivale, provando anche a mettere il giovane talento sotto pressione. E se il viola è certo di un posto per la supersfida, il Federico bianconero è in bilico. Ma pronto, eventualmente, a lasciare il segno da ex.

Juventus macchina da gol, trascinata da un Dybala in forma ditirambica che segna come mai aveva fatto fino ad ora. Tuttavia, anche, Juventus insolitamente soggetta a defaillance difensive e reti incassate in quantità superiore all’auspicabile: perché sarà pur vero che – in campionato – i bianconeri sono in linea con i numeri della passata stagione, di questi tempi, in quanto a marcature al passivo; ma è altrettanto indiscutibile il fatto che il bilancio degli ultimi 180 minuti di gioco riferisca di 4 gol incassati. Nonché è indiscutibile il fatto che un assetto difensivo vero e proprio, un quartetto “tipo”, non sia ancora stato individuato e si proceda con esperimenti, invenzioni (Sturaro terzino destro, soluzione che probabilmente sarà attuata anche questa sera), giochi delle coppie. Coppie centrali, per la precisione: Rugani con Chiellini, Barzagli con Chiellini, Rugani con Benatia etc. etc. E peraltro da oggi nel calderone può rientrare anche Höwedes, che ha terminato la tabella di lavoro appositamente studiata per avvicinare il tedesco ai livelli fisici/atletici dei giocatori già abituati ai ritmi del calcio italiano e che è tornato a campeggiare nella lista dei convocati. Lo aveva detto lo stesso Sami Khedira, del resto, amico e connazionale di Höwedes: «La Juve ha fatto un affare, perché Benedikt ha qualità e carisma, bisognerà però dargli tempo affinché si abitui ai ritmi di lavoro italiani. Io non avevo mai faticato, in carriera, come durante gli allenamenti di Allegri…».
Sotto a chi tocca, insomma, ma con l’obiettivo precipuo di invertire la tendenza: non riaprite quella porta. Ché in un campionato tanto combattuto ed equilibrato – al vertice – la porta inviolata negli scontri diretti servirà più di valangate di gol contro le squadre neopromosse.

Untraguardo prestigioso a portata di mano: quaranta partite utili di fila allo Stadium. La Juventus, infatti, è imbattuta in casa da 39 partite, avendo perso l’ultima volta contro l’Udinese il 23 agosto 2015: segnò Cyril Thereau, che tornerà stasera con la maglia della Fiorentina.

IMBATTIBILITÀ. Da allora, una sequenza impressionante: 36 vittorie e appena 3 pareggi, strappati da Chievo, Frosinone e Torino. I granata sono stati gli ultimi a tornare con un punto, interrompendo, lo scorso 6 maggio, la serie-record di 33 successi interni consecutivi: andarono vicinissimi, a dire il vero, a interrompere l’imbattibilità, ma Gonzalo Higuain, in pieno recupero, infranse il sogno acceso da Adem Ljajic.
DOMINIO. La statistica, riferita al campionato, somma le 16 vittorie e i 2 pareggi del 2015-2016, dopo l’impresa friulana nella giornata inaugurale, i 18 successi e l’unico pari dell’anno scorso e le due vittorie ottenute quest’anno, entrambe per 3-0 contro Cagliari e Chievo. Un dominio assoluto, testimoniato anche dal rapporto tra gol fatti e subiti nella striscia di partite in esame: la Juventus, nelle 39 partite felici davanti ai suoi tifosi, è andata a segno infatti 91 volte e ha subito invece appena 14 reti.

PERCENTUALE. La Fiorentina spera di spezzare l’incantesimo, s’affida alla scaramanzia legata a Thereau, decisivo con la maglia dell’Udinese, la Juventus vuole continuare la sua marcia spedita e confermare la legge dell’Allianz Sta- dium. Che fin dal giorno dell’inaugurazione ufficiale, avvenuta l’11 settembre 2011 (Serie A, prima giornata: Juventus-Parma 4-1), al di là dell’ultima sequenza s’è rivelato un bunker inespugnabile: il dato complessivo è di 158 partite giocate con 126 vittorie (79,75per cen- ______ to), 27 pareggi e 5 sconfitte, 341 gol segnati e 87 subiti. In campionato, numeri ancora più schiaccianti, con la percentuale di vittorie che sale a 84,48: su 116 partite, la Juventus ne ha vinte infatti 98, pareggiandone 15 e perdendone 3, realizzando 259 reti e incassandone 57.

AllAllianz Stadium, in questa stagione, la Juventus non ha subito reti: due partite, due vittorie per 3-0. La solidità difensiva resta tuttavia un problema che Massimiliano Allegri non può ignorare, perciò contro la Fiorentina che ha segnato 7 gol negli ultimi 180,’ contro Giovanni Simeone che lo scorso anno gli rifilò una doppietta con il Genoa, il tecnico chiede massima concentrazione. Al di là dell’oasi casalinga, i numeri inchiodano la Juve: in 6 partite ufficiali, ha incassato 9 reti, compensati da un attacco scatenato ma insoliti per una linea difensiva che per sei campionati di fila è risultata la meno battuta. Pensate che non succedeva dal 1990- ’91, l’anno di Gigi Maifredi, e che allora sul bilancio incise il clamoroso 5-1 subito in Supercoppa contro il Napoli.
EQUILIBRI. L’anno scorso, nelle prime sei partite ufficiali, i gol al passivo erano stati 5, quasi metà, e comunque laminore copertura è testimoniata dai tiri concessi in campionato: in quattro giornate sono stati 34, 10 in più rispetto all’anno scorso quando oltretutto, di questi tempi, erano state affrontate Lazio, Inter e Fiorentina. Non è un problema di reparto, ma di equilibri complessivi: il 4-2-3-1, per scongiurare sbilanciamenti, presuppone il sacrificio dei calciatori più offensivi, e in questo avvio di campionato, a causa della condizione approssimativa di alcuni uomini, non tutti i meccanismi sono scattati alla perfezione. Ma oltre alle sincronie, più delle sincronie, sotto accusa c’è la concentrazione: troppi black out, troppe distrazioni, anche a Reggio Emilia contro il Sassuolo, al di à dello scivolone di Lichtsteiner, comunque fuori posizione, il gol è nato da un’incertezza collettiva.
TEST. Oggi, quindi, un nuovo test. Affrontato con volti nuovi rispetto alTultimaparti- ta perché il turnover non risparmia la difesa: annunciato che giocherà Szczesny (riflesso della gestione di Buffon, che giocherà nel derbye conl’Olympiacos: è la seconda staffetta in cinque turni), è probabilisismo il ritorno dall’inizio di Andrea Barzagli. Scalpitano Benatia e Asamoah e persino Licht- steiner potrebbe lasciare il posto a Sturaro nel quasi inedito ruolo di terzino destro. A centrocampo, nella rifinitura, è sttao provato Bentancur al posto di Pjanic. Cambi possibili anche in avanti: difficile che riposi Higuain, ipotesi pure ventilata, mentre Douglas Costa può fare respirare uno tra Mandzukic e Cuadra- do. Per Bernardeschi più facile immaginare uno spezzone in corso, ma le scelte finali saranno prese solo stamani.

Stefano Pioli ne è convinto: «Più alleno questa squadra e più la mia squadra mi piace, ma per fare risultato contro la Juventus non basterà giocare una partita normale». Il tecnico viola, ex bianconero da giocatore, la gara l’ha studiata da tutti i punti di vista: «Servirà una prestazione precisa dal punto di vista tecnico, provando ad avere maggiore possesso di palla di loro, e tattico. Occorrerà passione, cuore e tanta personalità contro un avversario molto forte, ma più di ogni altra cosa non potremo sbagliare approccio perché la Juve sa spingere da subito».
E poi ancora, tutto d’un fiato: «Conosciamo la loro forza e per questo sappiamo che ci sarà tanto da lottare e soffrire, ma siamo pronti: andiamo a Torino con convinzione, consapevoli che dovremo andare oltre le nostre capacità. Anche i nuovi hanno capito l’importanza di questa gara».

LA FORZA DEL GRUPPO. Non vede problemi in difesa nel gruppo di Allegri – «In casa hanno vinto due gare su due, entrambe con un 3-0 secco – confessa – Difendono tutti insieme, si sacrificano anche i grandi calciatori e questo deve essere un esempio per tutti». Ma, «se c’è una partita in cui dobbiamo provare a mettere ancora qualcosa in più, è questa». Concreto e sensibile come sempre, il tecnico viola, parlando della sua Fiorentina, punta sulla forza del collettivo: gli otto gol a firma di altrettanti giocatori diversi ne sono una riprova. A dispetto della Juve, i cui riflettori sono accesi soprattutto su Dybala: «E’ il giocatore maggiormente in condizione, i numeri sono dalla sua e le qualità incredibili. Ma focalizzarsi su un singolo non è corretto, perché la Juve ha tante armi offensive a disposizione. Dovremo prima di ogni altra cosa impedire, o comunque limitare al massimo, che arrivino palloni pericolosi ai loro fuoriclasse».

TELEFONO SILENZIOSO. Ritro – verà pure Federico Bernar- deschi, figlio del vivaio viola, passato in estate in bianconero, e addirittura sdrammatizza: «L’ho chiamato appena sono arrivato, giusto per un saluto di presentazione, come feci con tutti i miei giocatori. La situazione, però, era abbastanza chiara, non ho rimpianti. Gli dissi che, casomai, ci saremmo risentiti più avanti, ma il telefono (ride, ndr) non ha mai più suonato». Lui, però, il bicchiere lo vede assolutamente tutto pieno: «Bernardeschi è un giocatore di qualità, ma io mi godo quelli che ho». Perché la qualità non manca. Quanto alle parole di Diego Della Valle, Pioli ribadisce il solito pensiero: «Sento la proprietà tutte le settimane, i Della Valle sono sereni e vogliosi di iniziare un nuovo percorso. Vogliono cercare unità, perché crescere in un ambiente sereno e coeso non può che essere l’ideale per una squadra giovane come la nostra». Oggi per lui in panchina saranno 500nel calcio professionistico, tra Serie A, B e play off del campionato cadetto: contro la Juve Pioli non ha mai vinto, toccai ai giovani provare a cambiare la storia.

FIRENZE – A Firenze i simboli sono sempre stati amati. Pensate al Calcio storico, ai figuranti, agli sbandieratori, pensate anche a quelli calcistici, ad Antognoni e a Batistuta, per fare i due veri e giganteschi esempi. Entrambi ancora «sventolano», per l’unico capitano, Giancarlo, il bandierone che recita: «Onora il padre».
Per Gabriel addirittura la statua portata sotto la curva Fiesole e realizzata per gli ultra dai maestri viareggini. E loro eternamente legati, con il sangue. Anto- gnoni non ne ha mai fatto mistero: «Il mio scudetto è stato l’amore della gente…». Ha ragione, oggi l’amore è lo stesso di sempre, anche come dirigente. Nelle scorse ore anche Batistuta ha voluto rispondere a quell’immenso affetto per Bati-gol e la sua mitraglietta. Lo ha fatto in un intervista su YouTube della FIFA: «Il mio miglior gol? Non saprei sceglierne uno. Il miglior portiere che abbia affrontato? Toldo. La miglior decisione presa? Restare alla Fiorentina per 10 anni…».

RE DEL GOL. Gabriel è come Firenze, non dimentica. Lui eternamente schivo, che non cercava mai di «arruffianarsi» la gente. Se Antognoni è l’unico 10, Gabriel è il 9, re del gol. Senza dimenticarsi che fu lui, tanti anni fa a dire: «Per rispetto di Firenze non andrei mai alla Juve».
Le stesse parole di Gian carlo. Bastistuta, che prima di andarsene alla Roma, volle dirlo direttamente ai «suoi» tifosi, in un incontro nella sede di uno dei club più antichi (insieme al Viola Club 7bello) della città, il Vieus- seux. Arrivò e, un po’ impacciato, spiegò che vicino alla fase calante della sua carriera voleva andare a vincere qualcosa e la Roma, che inseguiva lo scudetto con una squadra formidabile, era la sua ultima occasione. Molti capirono, così come era stato

capito il suo: «Vincere a Firenze, anche la Coppa Italia o la Supercoppa di Lega vale dieci, venti, cento volte più che in altri club…».
E ora quella sua confessione, pubblica, per tutto il mondo del calcio, lui che non aveva mai voluto la cittadinanza italiana, la famiglia veniva dal Friuli, perché si sentiva argentino dentro, che ha detto senza mezze misure che «Restare alla Fiorentina per 10 anni è stata la migliore scelta che abbia fatto…».

Qui è più questione di certezze che di vecchi adagi legati al calcio se Pioli stasera conferma la formazione che ha cominciato contro il Bologna quattro giorni fa, che poi era già stata la stessa a Verona la domenicaprecedente: certezze di aver individuato gli uomini giusti nei moli giusti che pesano più delle due vittorie di fila conquistate conio stesso undici iniziale. Un po’, certo, c’entra il secondo aspetto, ma poi uno considera che la settimana in corso sarà chiusa dal posticipo serale, in casa, contro l’Atalanta e allora qualche inevitabile dubbio viene, e di sicuro l’ha avuto anche il tecnico viola nelle scelte (com’è naturale che sia) avendo più soluzioni a disposizione in ogni reparto.

SICUREZZE. Intanto, però, l’idea di Fiorentina da presentare al cospetto della Juventus non può prescindere dalla Fiorentina vista contro Verona prima e Bologna poi, e non solo per i sei punti messi insieme con sette gol segnati e uno solo incassato. Buona solidità, buona costruzione della manovra, buon impatto offensivo: tutto ciò è stata la squadra di Pioli nelle gare chiuse col massimo del profitto e allora è logico ripartire da quella. Quindi, con Bruno Gaspar e Biraghi ai lati della coppia centrale composta da Pezzella e Astori nella linea difensiva a protezione di Sportiello; con Veretout e Badelj coppia centrale a metà campo ad assolvere il compito fondamentale nelle due principali fasi di gioco; con Chiesa, Thereau e Benas- si a scambiarsi le posizioni per non dare riferimenti agli avversari e per sostenere Simeone che al solito sarà il punto più avanzato dell’attacco. Chiesa, che a Verona è partito sulla fascia destra e con il Bologna, invece, dalla sinistra, potrebbe ritornare a destra, cambiando a partita in corso. Tutto molto lineare e tutto perfino molto scontato, ma in casa della Juventus serve che Astori e compagni ci vadano appunto con più sicurezze possibili.

DUBBI. Questo non significa che non esistano alternative. Anzi, Pioli le ha considerate e continuerà a considerarle fino all’ultimo minuto, proprio per arrivare alla formula definitiva. E migliore. Ad esempio, sono sotto osservazione le fasce del reparto arretrato, dove Laurini, più bravo nella fase difensiva rispetto al portoghese, è più di un’ipotesi per Bruno Ga- spar e dove pure Maxi Olivera non è del tutto tagliato fuori dal discorso nei confronti di Biraghi che tuttavia rimane favorito.
Siccome il modulo 4-2-3-1 sembra al di sopra di eventuali modifiche che riguarderebbero invece soltanto i singoli calciatori, ecco che anche i dubbi rimanenti più o meno tali non sono altro che possibilità dentro uno schema collaudato, in cui Sanchez per Veretout e Eys- seric per Thereau rappresentano varianti da tenere in considerazione.
Perché comunque possono tornare utili per rimescolare le carte, magari a gara in corso.

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