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Diretta Napoli – Juventus Streaming Gratis Online.

All’Olimpico ci aspettiamo una partita a senso unico tra due squadre che lottano per obiettivi opposti, in quanto posizionate agli antipodi della classifica. Alle 20:45 di oggi domenica 2 aprile 2017 scenderanno in campo quindi Napoli – Juventus, partita valida per la giornata 30 di Serie A 2016-2017. Potete vedere la partita in diretta tv e live streaming sui canali digitali di Sky e Mediaset. Scopriamo insieme le ultime notizie sul match e nello specifico dove guardarla in tv con le possibili alternative per vedere Roma Empoli streaming gratis.

Diretta Napoli- Juventus a partire dalle ore 20:45 di oggi domenica 2 aprile 2017 sui canali digitali di Premium Sport, Sky Sport 1, Sky Sport Mix, Sky Super Calcio e Sky Calcio 1, anche in HD. Match fruibile in streaming calcio gratis (per gli abbonati) con Sky Go e con Premium Play, servizi on-demand per seguire le partite di calcio streaming su iPhone, iPad, Android o Samsung Apps e quindi smartphone, tablet e pc. Now TV per tutti, a pagamento. Roma Empoli non viene trasmessa in chiaro.

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L’ultima volta in cui Daniele Orsato (sezione di Schio) ha incrociato la Juventus era il 17 dicembre: 1-0 bianconero alla Roma, Higuain a segno e Stadium bollente. Ma il fischietto veneto ha già diretto numerose sfide fra il Napoli e i campioni d’Italia negli ultimi 4 anni. La prima della serie: 1° marzo 2013, 1-1 al San Paolo con reti di Chiellini e Inler, a corredo di una prestazione arbitrale incolore. Altro giro, altro precedente: 30 marzo 2014, Napoli-Juve 2-0 con gol di Callejon e Mertens. Voto a Orsato: 5. Più che sufficiente, invece, la direzione della partita fra azzurri e bianconeri in programma il 26 settembre 2015: 2-1 per il Napoli, reti di Insigne, Higuain (allora padrone di casa) e Lemina.
E pure il match scudetto griffato da Zaza allo Stadium il 13 febbraio 2016 fu arbitrato da un eccellente Orsato che ormai conosce bene i segreti delle due contendenti.

Questa sera andrà in scena il 165° match fra Napoli e Juventus, considerando tutti i confronti diretti in qualsiasi competizione sia a Torino sia a Fuorigrotta. Il bilancio è di 77 vittorie bianconere, 51 pareggi e 36 sconfitte, con 256 gol segnati e 183 subiti. Quanto alle sole sfide del San Paolo, l’ultimo successo dei campioni d’Italia è datato 11 gennaio 2015: 3-1 con reti di Pogba, Britos, Caceres e Vidal. Oltre un anno e mezzo fa, ecco l’ultimo precedente a Napoli: 2-1 per i campani nel periodo di maggiori difficoltà patite dai bianconeri prima della straordinaria rimonta scudetto. Il pareggio, invece, non si verifica dal 1° marzo 2013: 1-1 il risultato finale con polemiche legate a un rigore non concesso alla Juve e alla mancata espulsione di Cavani che con il gomito si era “liberato” di Chiellini, il marcatore juventino di quella sera.

NAPOLI  «Spero di far passare una brutta giornata alla Juventus», lo spirito di Maurizio Sarri è un condensato dei sentimenti sprigionati da tutti i napoletani che fanno il tifo per il Napoli. Rivalità, acerrima e sportiva, quella che nutre ognuno che guarda chi vince e comanda con l’occhio acceso dal desiderio di fargli uno sgambetto per prendere il suo posto. In tutto e per tutto. Nella conferenza stampa del tecnico tosco-partenopeo non c’è traccia di liquidi infiammabili, così da prendere le distanze dagli incoscienti che hanno incendiato il prepartita al San Paolo: i politici. Fortunatamente i tifosi napoletani sono ignifughi, sanno essere più moderati di quelli che hanno votato e che, probabilmente, oggi non sceglierebbero più tornando alle urne. Anche Sarri ha preso elegantemente le distanze da chi dovrebbe pensare a risolvere i problemi della città, invece di crearne di nuovi, nel caricare oltremodo una partita già elettrica di suo. E non solo per le ragioni calcistiche. Sarri conosce bene il contesto ed è stato abile ad usare l’ironia per disinnescare col sorriso quelle domande che avrebbero potuto contenere al loro interno la trappola per una risposta al napalm. Anche in questi momenti si nota la crescita di un allenatore, scaltro con i media quanto sulla tattica di gioco, grazie al lavoro quotidiano che svolgono su di lui i suoi angeli custodi: il ds Cristiano Giuntoli ed il capo della comunicazione Nicola Lombardo. E poi la pretattica, che si traduce nel dire e non dire, spiegando senza annunciare chi giocherà oppure no. «Deciderà Reina se ce la farà a scendere in campo»: non è un modo per togliersi la responsabilità di una decisione che gli spetta a prescindere, più semplicemente è il modo per lasciare ad un uomo esperto ed assennato la scelta di una presenza che sembrerebbe essere ridotta al minimo. Sono 20, massimo 30 per cento le possibilità che il portiere giochi stasera contro la Juventus, perché il fastidio al polpaccio è stato clinicamente superato. Toccherà a lui stabilire quanti rischi possono esserci, per uno che non si è allenato nelle ultime due settimane, di bloccarsi in campo al primo intervento un po’ più atletico.

L’altro dubbio, che Sarri non ha fatto emergere nel corso della conferenza stampa di ieri, riguarda il mediano da schierare al fianco di Jorginho e Hamsik. Poche chance per Zielinski, il reparto sarebbe troppo esposto alle ripartenze bianconere, quindi la scelta finale cadrà su Allan o Rog. Il brasiliano ha più esperienza e pure qualche pericolosa amnesia come quella nell’occasione del vantaggio di Higuain all’andata, il croato ha più freschezza e qualità, però si fa ammonire con eccessiva frequenza. Decisioni che Sarri prenderà oggi, dopo la rifinitura del mattino e nella convinzione che la sua squadra, chiunque dovesse giocare, possa ripetere la prestazione ed il risultato del campionato scorso, quando finì 2-1 al San Paolo.

JUVENTUS – Una sola idea in testa, sempre la stessa. La bonipertiana «unica cosa che conta»: vincere. E non vincere per zittire i dietrologi, per replicare alle polemiche, per rispondere a chi prova a gettare ombre sui successi. No, solo vincere. Perché quello è da sempre l’unico obiettivo della Juventus e pensare soltanto a quello è il miglior modo per raggiungerlo.

E’ un Massimiliano Allegri in versione maestro Yoda, quello che si avvicina al doppio confronto con il Napoli di stasera in campionato e di mercoledì in Coppa Italia. Attento, come il Gran Maestro dei Jedi nella saga di Guerre Stellari, a evitare che la rabbia possa condizionare i suoi “allievi”. E la rabbia potrebbe tranquillamente fare capolino nelle teste bianconere stasera al San Paolo, dopo che nell’ultimo mese la Juventus è stata oggetto prima delle solite polemiche legate agli arbitraggi, poi di quelle relative al rientro anticipato di alcuni giocatori dagli impegni con le loro Nazionali e in mezzo è stata tirata in ballo con dichiarazioni da curva dall’onorevole Taglialatela, membro della commissione antimafia. Il tutto in attesa dell’annunciato clima infuocato che accoglierà al San Paolo Gonzalo Higuain e compagni.
La pioggia di attacchi potrebbe legittimamente far straripare l’orgoglio bianconero, magari facendolo diventare un’arma in più sul piano delle motivazioni. Essere mossi dallo spirito di rivalsa nei confronti dei detrattori, rappresenterebbe però comunque un condizionamento e come tale potrebbe portare a un approccio sbagliato alla partita. Quello che Allegri non vuole assolutamente.

«Sereni e belli come il sole, pensando soltanto a vincere perché i tre punti portano un altro pezzo di scudetto». Questo è l’atteggiamento che il tecnico bianconero ha chiesto ai suoi giocatori questa sera. Impermeabili a tutto ciò che è stato detto così come a tutto ciò che sarà urlato, concentrati unicamente sull’espressione delle proprie qualità al loro massimo livello, con cattiveria agonistica ma anche con grande lucidità e freddezza. Il contorno la squadra e l’allenatore bianconero lo lasciano volentieri agli avversari, affamati soltanto del piatto forte: i tre punti stasera, la qualificazione alla terza finale di Coppa Italia consecutiva mercoledì, con annessa la possibilità di centrare un tris senza precedenti.

Un atteggiamento, quello invocato da Allegri, perfettamente in linea con la storia della Juventus. Abituata a lasciarsi scivolare addosso le polemiche sollevate dagli avversari sconfitti e preoccupata soltanto di mietere vittorie. Proprio quella storia insegna come la refrattarietà alle tensioni extracalcistiche sia un ingrediente fondamentale per raggiungere il successo. Lo sforzo mentale che attende i bianconeri nei prossimi 21 giorni, con sette partite tra le quali spiccano il big match di campionato di stasera, il ritorno della semifinale di Coppa Italia di mercoledì e il doppio confronto con il Barcellona nei quarti di Champions, sarà di per sé elevatissimo. Senza bisogno di utilizzare ulteriori energie pensando a come ridurre al silenzio le polemiche. Nella testa dei suoi giocatori, ordina Allegri, deve esserci spazio per un’idea sola.

D’improvviso la coperta bianconera sembra corta proprio alla vigilia di uno dei passaggi più caldi della stagione. Il grave infortunio di Marko Pjaca (stagione finita per il croato, finito ko in Nazionale) mette Massimiliano Allegri alle strette e lo pone davanti ad un bivio filosofico. Spremere i suoi attaccanti titolari facendoli giocare senza soluzione di continuità, ma rinunciando anche alla possibilità di poter cambiare le partite in corso d’opera (una delle qualità migliori dimostrate in questa stagione dal tecnico e dalla Juventus tutta); o adattarsi alle diverse caratteristiche dei giocatori a disposizione, accettando anche di modificare il sistema di gioco?

Il doppio confronto ravvicinato a Napoli e gli acciacchi rimediati da Paulo Dybala e Mario Mandzukic potrebbero costringere Allegri a percorrere questa seconda strada, conoscendo anche quanto il tecnico labronico sia attento alla gestione delle risorse e aperto a sperimentare anche soluzioni inesplorate e coraggiose.
Come anticipato già ieri in conferenza stampa da Allegri stesso la Juventus potrebbe mantenere il 4-2-3-1 anche senza alcuni dei suoi attaccanti nell’undici iniziale.
Se dovesse rimane fuori dall’inizio Dybala è facile immaginare l’avanzamento di Miralem Pjanic con Claudio Marchisio in mediana al fianco di Sami Khedira. Questa idea è la più logica pensando anche al tipo di partita che si prefigura al San Paolo. Il bosniaco può “marcare” Jorginho mentre Marchisio si occuperebbe di intercettare Marek Hamsik quando si alza oppure Lorenzo Insigne quando si accentra. Un crocevia, quello sul centro-destra dei bianconeri, essenziale sull’esito della sfida. Lì il Napoli sviluppa circa il settanta per cento del suo volume di gioco contando anche sulla costante proiezione offensiva di Faouzi Ghoulam. I bianconeri dovranno accompagnare l’avversario diretto per poi consegnarlo al compagno senza abbandonare la propria zona di competenza per non cadere nella trappola che sa costruire il Napoli con la sua rete di passaggi propedeutica proprio ad aprire spazi in profondità con gli interscambi dei suoi giocatori.

Questo scenario, con pochi adattamenti, potrebbe far virare la squadra al 4-3-3, con Pjanic e Khedira mezzali e Marchisio ancora più bloccato davanti alla difesa, in questo caso col compito prioritario di intercettare il movimenti incontro di Mertens. I due back-centre bianconeri dovranno infatti stare più bassi preoccupandosi soprattutto dei contro movimenti sul lungo del rapido attaccante belga o degli inserimenti da dietro di Hamsik.
Se invece non dovesse essere della partita uno dei due esterni i cambi sarebbero in entrambi in casi difensivi con Dani Alves possibile alter ego di Jun Cuadrado e Alex Sandro di Mario Mandzukic.
Sono due opzioni percorribili ma che forse farebbero passare un segnale troppo speculativo nella testa dei giocatori: potrebbero leggerlo come la scelta dell’allenatore di scendere in campo soltanto per il pareggio.
Improbabile appare, infine, il ritorno al 3-5-2 che garantì ai bianconeri una maggior copertura nel mezzo al campo e il presidio delle fasce laterali nella sfida allo Juventus Stadium di campionato ma che decisamente non ebbe lo stesso effetto nella gara d’andata di Coppa Italia, tanto da indurre Allegri a tornare rapidamente sui suoi passi prima ancora della fine del primo tempo.

Tutti questi disegni alternativi sarebbero propedeutici, per Allegri, ad avere dei cambi offensivi a partita in corso e a conservare qualche giocatore per il ritorno di Tim Cup in programma mercoledì prossimo ancora al San Paolo. Allegri durante la stagione – al di là delle dichiarazioni di circostanza in conferenza… – ha spesso pianificato le scelte di formazione pensando alle strisce di partite.
Per cui, nonostante la delicatezza della sfida di questa sera e la riconosciuta forza dell’avversario, mi aspetto di vedere in campo una line up bianconera con delle sorprese.
Non ci saranno verosimilmente invece grosse novità nella formazione partenopea. Maurizio Sarri ha un modo di vedere le cose diametralmente opposto rispetto al collega juventino. Giocherà con la squadra migliore senza pensare al domani. I dubbi sono tutti dentro la partita di stasera. Diawara-Jorginho rappresenta il ballottaggio più intrigante.
La presenza del primo sottende a una partita più fisica e verticale, mentre quella del secondo lascia prefigurare una gara maggiormente orientata al palleggio e al ragionamento.
Questa via potrebbe dare al Napoli un predominio nel possesso palla e nel controllo dei ritmi di gioco. Potrebbe essere anche una strategia difensiva efficace. Non dare la palla agli avversari significa del resto anche, evidentemente, concedere meno chance di pungere.

Quanto alzare la linea della difesa rappresenta un altro aspetto tattico su cui Sarri avrà lavorato parecchio durante la settimana. All’andata la Juve eluse spesso il pressing alto degli azzurri scavalcandone le barriere con improvvisi lanci lunghi. Alzarsi a metà campo, come succede di solito, implicherebbe accettare il grande rischio di regalare la profondità ai vari Higuain, Dybala, Mandzukic. Stare troppo bassi, al contrario, consentirebbe ai bianconeri di muoversi con più libertà tra le linee, cosa che il Napoli concede spesso quando la linea ripiega a protezione della porta sugli attacchi laterali, dove la Juve potrebbe avere la superiorità numerica se saprà cambiare gioco con velocità sul lato debole del Napoli.

Sergio Ramos in rete di testa, su sviluppi di calcio d’angolo, in Napoli-Real (lapresse)
Una partita che potrebbe decidersi anche sui calci piazzati. Il gol di Sergio Ramos brucia ancora in casa Napoli. L’eliminazione dalla Champions passa attraverso la testa del fuoriclasse madridista bravo ad attaccare il primo palo sopra le sagome statiche dei difensori azzurri posizionati a zona ma ignari dell’arrivo di gran carriera dell’avversario. Una decina di giorni prima era stato Higuain ad approfittare della massima libertà concessa dalla difesa azzurra sempre su schema d’angolo.

Il bilancio negativo del Napoli sui calci piazzati (38% dei gol subiti) è però molto appesantito dai rigori (6) e dalle punizioni dirette (2). Se si stringe il focus alle palle inattive laterali, dove il Napoli difende a zona integrale, i gol subiti, tra campionato e Coppe, scende a 11, il 22% di 50 gol complessivi incassati. La Juve, con un gara in più (la finale di Super Coppa) ne ha subiti 7 su un totale di 26, pari al 27% (il 5% in più del Napoli). Allegri difende a uomo e con giocatori mediamente più dotati fisicamente.

Quindi meglio “marcare” o “coprire”? Non esiste una via più efficace in assoluto. “dipende” è la risposte banale ma corretta.
Il Napoli è una squadra strutturalmente meno dotata della Juventus. Il vantaggio competitivo che ha nello sviluppo del gioco ad avere giocatori piccoli e veloci si ribalta in negativo quando si tratta di arrampicarsi per aria o fare a spallate per intercettare cross e lanci lunghi. I bianconeri hanno, invece, un grande contributo difensivo da centrocampisti e attaccanti dotati di esperienza, muscoli e centimetri come Khedira, Marchisio, Mandzukic, Higuain. Anche tra i due portieri ci sono 5 centimetri di differenza e si vedono tutti.
Io difenderei “a zona” se fossi Allegri e “a uomo” se fossi Sarri. Come arrivo a questa paradossale conclusione? La riflessione è semplice. Se ho una squadra abile nel gioco aereo posso anche permettermi di lasciare all’avversario il vantaggio di prendere la rincorsa e staccare in libertà e quindi concentrarmi sulla copertura razionale degli spazi e sull’attacco alla palla, sarebbe il caso della Juve.
Al contrario se ho una squadra “bassa” è senz’altro meglio marcare a uomo. Magari il difendente non prende lo stesso il pallone ma almeno può rallentare la corsa e squilibrare lo stacco dell’avversario per impedirgli di arrivare alla battuta aerea nelle condizioni ideali, sarebbe il caso del Napoli.

Molti i giocatori col piede caldo anche sulle punizioni dirette, quasi tutti bianconeri. Pjanic e Mertens sono i killer da palla ferma entrambi già a quota 3 su punizione diretta. Seguono Dybala (2) e Dani Alves (1). Ancora a secco invece Insigne e Ghoulam che spesso tentano la conclusione da fermo. Reina e Buffon sono avvertiti. Attenti a quei due!

I giorni di sosta per le nazionali non hanno permesso a Sarri e Allegri di svuotare l’infermeria. Entrambi devono fronteggiare situazioni in bilico fino all’ultimo, anche con un occhio alla sfida di mercoledì: stesse squadre, stesso stadio, stesso orario, ma con in palio un posto per accedere alla finale di Coppa Italia. Prima però il Napoli deve rispondere all’ultima chiamata (o quasi) per riaprire un campionato che la Juventus finora ha controllato con autorevolezza. I bianconeri di Allegri hanno stasera una sorta di match point scudetto nella fase più delicata della stagione, per di più all’inizio di un mese della verità che andrà a determinare il destino della Juventus su tutti e tre i fronti. Ecco perché nessuno vorrebbe perdersi la grande sfida del San Paolo davanti a oltre 50 mila spettatori. Ecco perché anche chi non è al top sta provando di tutto per essere della partita. Le motivazioni del resto sono alle stelle: gli azzurri si trovano davanti ai due match più importanti della stagione, gli juventini sono consapevoli dell’importanza di tornare da Napoli con un doppio risultato positivo, soprattutto per affrontare con maggiore serenità lo stratosferico quarto di finale di Champions League contro il Barcellona.

Sarri ha un grattacapo non da poco: il portiere. Pepe Reina non è solo difficilmente sostituibile a livello tecnico nell’organico partenopeo. E’ anche uomo di temperamento e carisma, caratteristiche decisive in sfide di questo calibro. Ecco perché a Napoli l’ambiente resta con il fiato sospeso: noie muscolari lo hanno costretto a rientrare subito dalla nazionale, ma la sua posizione rimane in bilico. Lo stesso Sarri non ha dato certezze, in un senso come nell’altro. Deciderà questa mattina, anche se la sensazione sembra pendere per la presenza da titolare di Reina, nonostante il problema fisico. La prudenza è dovuta al fatto che si torna in campo mercoledì e per il Napoli la finale di Coppa Italia vale tanto. Reina è un simbolo della tifoseria azzurra e, nella partita di andata di Coppa Italia condita dalle polemiche arbitrali, era stato uno dei critici più accesi dell’operato del signor Valeri.

Ma anche Allegri deve sfogliare la margherita e valutare la situazione con prudenza. Possibile per non dire probabile che la Juventus decida di rinunciare dal primo minuto a Paulo Dybala, un po’ perché l’argentino non è al meglio della condizione, un po’ perché il tecnico livornese ha bisogno (specialmente dopo l’infortunio di Pjaca) di tenere delle alternative in panchina per cambiare ritmo a partita in corso. Stesso motivo per cui pure Juan Cuadrado è in ballottaggio: il colombiano è tra gli elementi più in forma, ma va gestito con attenzione e sa “spaccare” le gare entrando negli ultimi 30 minuti. Rischia pure Mario Mandzukic, tenuto in dubbio dallo stesso Allegri. Il croato, non al meglio, ha stretto i denti e sta facendo di tutto per giocare titolare stasera: difficile che l’allenatore bianconero possa rinunciare anche a lui, ma una decisione definitiva verrà presa solo a poche ore dal fischio di Orsato.

Un blitz di trenta ore, minuto più, minuto meno. Sarà davvero una toccata e fuga quella della Juventus a Napoli, con bis due giorni dopo. Scelta ponderata, programma di routine, con qualche accortezza in più, come un maggior numero di bodyguard al seguito, visto il clima incandescente che i bianconeri troveranno nel capoluogo campano.
Alla storica rivalità nella lotta scudetto, quest’anno si è aggiunto anche il fattore Higuain, il core ‘grato che ha lasciato Napoli per i soldi – l’accusa dei tifosi partenopei – e che Torino ha accolto a braccia aperte per dare l’assalto alla Champions.

Il Pipita l’ha messo in conto, quel pomeriggio di fine luglio in cui si è affacciato dalla sede juventina con la maglia numero 9 bianconera, che sarebbe dovuto tornare a Napoli da avversario. All’andata, al J Stadium, è andato in scena l’abbraccio con Maurizio Sarri – del resto Higuain ha sempre avuto parole d’affetto verso il tecnico, i tifosi e la città di Napoli, non per il presidente De Laurentiis – e il gol senza esultanza, stasera sarà un’altra storia: fischi e pernacchie sono stati annunciati “urbi et orbi” da tifosi comuni ma anche da istituzioni varie, tanto per rendere ancora più arroventato l’ambiente, ogni volta che toccherà palla voleranno sul San Paolo scroscioni di insulti, ma il bomber argentino è un giocatore navigato, che sa gestire le pressioni, è capace di isolarsi e non farsi impressionare dall’accoglienza. Anzi, proprio l’ambiente ostile potrà essere uno stimolo in più – per lui e l’intera squadra – per centrare il colpaccio.

Higuain sarà l’osservato speciale, ma anche per il resto della squadra è previsto un servizio d’ordine più solerte. Fin da quando – ieri verso le 19.30 – la Juventus è atterrata a Napoli, all’aeroporto di Capodichino, sebbene ieri fosse circolata la voce che il charter bianconero potesse arrivare all’aeroporto Costa d’Amalfi di Salerno. Nessun stravolgimento invece, il club bianconero ha deciso per la continuità: Buffon e compagni hanno poi raggiunto corso Vittorio Emanuele, nel cuore della città dove c’è l’albergo del ritiro, con un pullman bianco e anonimo. E’ ormai da quattro anni che a Napoli la Juventus non viaggia sul mezzo personalizzato, con tutti gli scudetti sulle fiancate, proprio per evitare episodi di violenza da parte dei tifosi partenopei (anche se l’accorgimento non è bastato tre anni fa ad evitare il lancio di uova).

Davanti all’Hotel Parker’s, un cinque stelle requisito dal club e presidiato dalle forze dell’ordine, già nel pomeriggio di ieri sono state posizionate le transenne per tenere lontana la gente. I bianconeri – con Beppe Marotta, Fabio Paratici e Massimiliano Allegri seduti in prima fila – ci sono arrivati verso le 20.30, accolti più che altro da fotografi e curiosi: soltanto lungo il percorso ci sono stati cori contro. Poi tutti a cena e dopo a nanna, con i titolari nelle stanze verso l’interno per evitare la “movida” riservata dagli ultrà per disturbare il sonno dei campioni d’Italia. Stamattina nessuna rifinitura, soltanto un risveglio muscolare in palestra, nel pomeriggio la riunione tecnica e verso le 19 la partenza per Fuorigrotta. Saranno 700 gli agenti impegnati nel servizio d’ordine oltre a 300 steward all’interno dello stadio. Una partita blindata e un replay tra 72 ore.

E adesso provate a dire che sono solo due partite di calcio. Napoli-Juventus di domani e il bis di mercoledì per la semifinale di Coppa Italia sono diventate una “guerra dei mondi” generata da un pernicioso crescendo di dichiarazioni, ragionamenti e interventi. Gli ultimi arrivati ieri mattina, quando l’intervista del sindaco di Napoli Luigi De Magistris al “Fatto Quotidiano” è rimbalzata sul web, provocando il solito roboante eco di dibattiti tossici. Invece di stemperare il clima di una doppia sfida che (anche sul fronte dell’ordine pubblico per esempio) non aveva esattamente bisogno di essere affilata, De Magistris ha lasciato che il tifoso parlasse al posto dell’uomo delle istituzioni.

E così giustificando come fatto goliardico la sciarpa “Juve Merda” esibita con orgoglio dal parlamentare e suo concittadino Taglialatela, spiega: «Per quanto discutibile, non è paragonabile all’inchiesta Juve. E trovo scandaloso il silenzio dei giornali. Ne parlate solo voi del Fatto. La ‘Ndrangheta nel cuore della Juve è un fatto gravissimo». Insomma, per il sindaco De Magistris non è vero quello che ha stabilito la Procura di Torino (che ha escluso che ci siano connivenze o collaborazioni fra la ‘Ndrangheta e la Juventus) ed è già vero quello che vorrebbe dimostrare il procuratore federale Pecoraro, il quale tuttavia non ha ancora iniziato il suo processo e per il momento ha solo deferito Agnelli e altri tre dipendenti bianconeri con quell’accusa.

D’altra parte, Pecoraro sembra esserne fermamente convinto, visto che circola una voce romana secondo la quale la richiesta che farà il 26 maggio, in sede di Tribunale federale, sarà di tre anni di inibizione per il presidente della Juventus Andrea Agnelli: se fosse vera, una richiesta enorme che dovrebbe essere giustificata con prove clamorose e schiacchianti della continguità fra la società bianconera e la criminalità organizzata.

La Juventus, insomma, è sotto attacco. Da una parte le illazioni, dall’altra le accuse. Senza che nessuno si premuri di portare una prova solida e inequivocabile per associare il club a qualcosa di mostruosamente serio come la ‘Ndrangheta. E’ un salto di qualità inquietante rispetto al solito “la Juve ruba”, perché se un tribunale dovesse dimostrare la veridicità dei collegamenti fra la Juventus e le mafie, allora bisognerebbe davvero scandalizzarsi, approfondire, riflettere seriamente sulla questione in ogni sede. Ma fino ad ora non ci sono elementi concreti per fare quell’associazione e ipotizzare una collaborazione con la ‘Ndrangheta è diverso che discutere di un rigore.

Tant’è che fra i tifosi bianconeri striscia un sentimento di rancoroso fastidio per il dilagare di un antijuventinismo sempre più urticante. E con questo sentimento nasce una richiesta, sempre più diffusa sul web, che la società prenda le sue contromisure, che respinga le accuse in modo altrettanto rumoroso, che porti in tribunale chi parla a vanvera, che prenda iniziative anche clamorose per esigere rispetto. La Juventus, da parte sua, resta silente. Forse non inerte, ma certamente silente. «Le querele si fanno, non si annunciano» è il motto di Corso Galileo Ferraris, dove vige la filosofia che dare una risposta a chi ti insulta è un modo per dare ulteriore risalto all’insulto stesso.

Intanto la squadra si appresta ad affrontare due partite infuocate. Ieri l’ultima del “Mattino” è stata acquistata da un gruppo di tifosi che hanno annunciato l’inizio delle “Quattro giornate di Napoli”, citazione di un’eroica insurrezione della città durante la Seconda Guerra mondiale che per quanto colta, si inserisce in un clima in cui citare fatti di guerra non è forse il massimo. Mentre il tifo organizzato della Curva B ha diffuso un vademecum per ignorare il traditore Higuain. Così il sindaco De Magistris diventa più oltranzista degli ultrà quando afferma: «Higuain può tornare a Napoli, ma deve accettare fischi e pernacchie».

L’urlo “The Champions” che veniva rilevato dai sismografi non ci sarà, perché non ci sarà quella musica, ma la carica con cui il San Paolo spingerà il Napoli domani sera contro la Juventus sarà la stessa con cui l’aveva lanciato all’inseguimento del Real Madrid nel ritorno degli ottavi di finale di coppa. E la stessa sarà l’energia con cui i giocatori di Maurizio Sarri si avventeranno sulla partita, quell’energia che aveva fatto tremare anche i blancos: «Nel primo tempo abbiamo sofferto», ammise Zidane.

Questo è l’attacco, doppio, da cui la squadra di Massimiliano Allegri dovrà difendersi domani sera. Polemiche e deferimenti sul caso biglietti, dichiarazioni di sindaci e parlamentari, tutto questo probabilmente scivolerà sopra la corazza di esperienza e personalità dei giocatori della Juventus senza neppure sfiorare la loro mente. Esperienza e personalità serviranno anche a respingere l’attacco ambientale. Il San Paolo certamente esalterà il Napoli, difficilmente intimidirà i bianconeri: per quanto impressionante possa essere la cornice dello stadio di Fuorigrotta, non rappresenterà un qualcosa di mai visto per chi, da Buffon in giù, ha affrontato gli stadi più caldi del mondo, dal Bernabeu al Celtic Park, dal Signal Iduna Park all’Ali Sami Yen.
Un discorso a parte riguarda Gonzalo Higuain, atteso da bordate di fischi ogni volta che toccherà la palla. Un trattamento a cui il Pipita arriverà però di certo mentalmente preparato ed è difficile pensare che anche lui, 29 anni e più di 500 partite in carriera, si metta a tremare. Anzi, il clima speciale e ostile potrebbe anche esaltare gli uomini di Allegri, spingendoli a tirare fuori il meglio di loro stessi per ribadire di essere più forti.

E il meglio della Juventus servirà, domani e mercoledì in Coppa Italia. Per il Napoli le due sfide sono adesso le più importanti dell’anno, quella di campionato per tornare a giocare la Champions League appena abbandonata e quella di Coppa per provare a vincere un trofeo. Titolo che sarebbe il primo per il Napoli di Sarri, esaltante nel gioco ma non ancora riuscito a scrivere il nome in un albo d’oro, come Gigi Buffon ha sottolineato mercoledì. Altro aspetto che potrebbe dare uno stimolo in più a entrambe le squadre: agli azzurri per dimostrare di essere anche i vincenti, ai bianconeri per frustrare di nuovo glo applausi ai rivali, dopo i tre successi ottenuti nei quattro confronti delle ultime due stagioni.
Quattro confronti, tre in campionato e uno in Coppa Italia, in cui il Napoli ha però segnato altrettante reti (vittoria 2-1 e sconfitta 1-0 nello scorso campionato, sconfitte per 2-1 in questo e in coppa). Numeri che poche squadre possono vantare contro Buffon, battuto in media 0,65 volte a partita in campionato e addirittura 0,25 in Champions. Sull’attacco il Napoli punterà anche nella doppia sfida in arrivo, provando a sorprendere di nuovo la difesa bianconera con gli inserimenti di Callejon (letali nei due precedenti di quest’anno) e la rapidità di Mertens e Insigne. I due gol quasi identici subiti dallo spagnolo dovrebbero essere garanzia di maggiore attenzione juventina nella sua zona, mentre dalla parte opposta del campo gli acciacchi di Mandzukic e Dybala (oltre al ko di Pjaca) saranno di aiuto ai difensori di Sarri. Che però, in una partita votata all’attacco, dovranno comunque coprire con grande attenzione spazi ampi. Per evitare l’incubo di tutto il San Paolo: il gol di Higuain, già a segno due volte su due contro la sua ex squadra.

La Juventus si avvicina alla prima delle due sfide al San Paolo – quella di domani sera – con un piano A e un piano B. Massimiliano Allegri sceglierà dopo la rifinitura di quest’oggi, ultimo allenamento prima della partenza per Napoli. I dubbi riguardano l’attacco e in particolare tre giocatori: Paulo Dybala, Mario Mandzukic e Juan Cuadrado, per motivi diversi non al top della condizione. Ragion per cui il “Conte Max” ha cominciato a provare anche una Juventus alternativa con Mario Lemina e Claudio Marchisio titolari. La decisione verrà presa in extremis.

Schierare Dybala e Cuadrado significherebbe affrontare una tappa decisiva per lo scudetto con i titolarissimi. Allegri è tentato, ma visto il ciclo di ferro di aprile non si correranno rischi inutili. Si trattasse di una finale, probabilmente giocherebbero tutti i big. Ma siccome il campionato non finisce domani a Napoli e al San Paolo i campioni d’Italia saranno di scena anche mercoledì in Coppa Italia (semifinale di ritorno, andata 3-1 per la Juventus), il tecnico toscano sta valutando nei dettagli ogni possibile scenario. Ieri Dybala e Cuadrado, al rientro dal Sudamerica assieme a Rincon, hanno svolto il primo allenamento con i compagni. L’incertezza sul fantasista argentino è legata alle condizioni fisiche. Prima della sosta, a Marassi, era uscito per un fastidio alla coscia e in Argentina non ha messo piede in campo nelle due gare di qualificazione al Mondiale. Nessuna forzatura, ma pure qualche allenamento differenziato e tante ore di volo. Cuadrado si è sciroppato la stessa full immersion aerea, ma rispetto al compagno è stato protagonista in entrambi i match della Colombia. La rifinitura di oggi stabilirà il colore del semaforo, al momento segnalato sul giallo. Tonalità simile – ma ieri a Vinovo l’ottimismo era in crescita – anche per Mario Mandzukic. L’attaccante croato, che giovedì non si era allenato per una infiammazione al ginocchio, ieri è tornato in campo. Per indole è un giocatore abituato a stringere i denti e non stupirebbe se anche stavolta desse la propria disponibilità per giocare al San Paolo domani sera. Al netto della rifintura di questo pomeriggio, la sensazione è che Allegri potrebbe risparmiare uno tra Mandzukic e Cuadrado.

A quel punto su una delle due fasce potrebbe agire Mario Lemina, già testato come tornante al posto di Cuadrado in uno spezzone di gara contro la Sampdoria. Il gabonese è un jolly in grado di muoversi indifferentemente a destra o a sinistra. Non è un’ala pura, ma garantisce forza e dinamismo. La candidatura di Lemina è reale, ma per diventare concreta dovrà superare la rifinitura. Come detto, dipenderà dalle condizioni di Mandzukic e Cuadrado. L’ex Marsiglia al San Paolo è già stato protagonista: dei suoi due gol juventini, uno lo ha realizzato lo scorso anno nella sconfitta per 2-1 in casa del Napoli. Ma più che per il ricorso storico, Allegri sta valutando l’impiego di Lemina per una questione di freschezza, muscoli e intensità.
L’altra alternativa allo studio è quella relativa all’eventuale sostituto di Dybala. L’idea più gettonata è quella di avanzare Pjanic nel ruolo di trequartista alle spelle di Higuain, con Claudio Marchisio in mediana assieme a Sami Khedira. Un 4-2-3-1 tendente al 4-5-1, dal momento che il bosniaco avrà il compito di abbassarsi tra l’azzurro e il tedesco in fase di impostazione.

A meno di cambi dell’ultima ora, Allegri pare orientato a puntare sulla difesa a quattro, utilizzata al massimo in corsa nei due precedenti stagionali contro il Napoli. Nell’ultimo incrocio, quello di Coppa Italia, il “Conte Max” tornò a quattro tra un tempo e l’altro dando il via alla rimonta. La coppia centrale dovrebbe essere composta da Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini, con Andrea Barzagli possibile sostituto di uno dei due. Se a sinistra toccherà a Alex Sandro, per la fascia destra è ballottaggio Lichtsteiner-Dani Alves.

Per qualcuno vale solo 3 punti, per tutti quelli che andranno al San Paolo conterà anche per l’orgoglio. Napoli-Juventus vista a 360 gradi, nella prima di due notti (in quattro giorni) da 100mila spettatori, tutti di fede partenopea per la chiusura del settore ospiti al San Paolo motivata dalle solite ragioni di ordine pubblico. Gli occhi puntati sul campo di gioco, aspettando che il grande ex spunti dalla scaletta degli spogliatoi. Accoglienza per Higuain? Ovviamente sonora, fatta di 50mila fischi che certamente colpiranno nel segno: nessun calciatore avversario che ha ricevuto identico trattamento, ha poi giocato una partita serena. Fischi, tanti, fragorosi e poco altro, perché nel tifoso napoletano alla fine prevale il senso dell’ironia e quello dell’appartenenza. Ironia che si è tramutata in un gruppo Facebook con il chiaro intento di derisione nei confronti del Pipita. Alcuni tifosi hanno lanciato una provocazione sui social, facendo ricorso alla grande vena artistica degli artisti intramontabili: “O’ Pernacchio a Higuain direttamente dallo stadio di Napoli”, un gruppo che nella presentazione svela le proprie intenzioni: “Lasciate a casa ogni intento violento, il popolo napoletano, da civile qual è, risolve con la non violenza e in modo pacifico gli eventuali torti morali. Un grande singolo pernacchio sincronizzato da tutto lo stadio e poi ci si lascia tutto alle spalle, addio al rancore, anche perché la vita continua”. L’iniziativa, frutto dell’insegnamento del grande Eduardo De Filippo ne “L’oro di Napoli”, in poche ore ha fatto migliaia di proseliti. Appartenenza, perché la fede calcistica ha sempre la priorità sugli avversari. E’ questo il messaggio che i gruppi della Curva B hanno voluto lanciare attraverso un volantino apparso nelle strade di Napoli. “Estranei alle diatribe legate a presunti traditi e traditori – si legge – ricordiamo a tutti che questa Curva è legata solo alla maglia ed ai suoi colori. Rinnoviamo l’invito ad indossare il massimo simbolo dell’appartenenza (sciarpa rigorosamente azzurra) nelle prossime sfide che vedranno impegnata la nostra squadra e mostrarla con fierezza ed orgoglio”.

La tanto temuta (altrove) reazione violenta, sarà eventualmente scongiurata del tutto anche dalla presenza di circa mille uomini (700 agenti e 300 steward) a garantire la sicurezza allo stadio e per la quale anche il Napoli si è speso con un messaggio apparso sul sito ufficiale: «Rispettate le norme in materia di sicurezza, con particolare osservanza alle prescrizioni previste nel regolamento d’uso dello stadio, la cui violazione potrebbe comportare pesanti sanzioni fino alla squalifica del campo, compromettendo così altri impegni casalinghi».

Il campo

Il count-down all’inizio della supersfida comincerà oggi alle 14,45, quando Maurizio Sarri terrà la conferenza stampa di presentazione a quella gara che a Napoli viene sempre considerata la madre di tutte le partite e nel resto dell’Italia non juventina viene vissuta come l’ultima possibilità per riaprire il campionato. Sarri ha recuperato completamente Hysaj, che domani festeggerà le cento presenze in serie A, e chissà se riuscirà a fare lo stesso con Reina. Anche ieri il portiere ha svolto allenamento differenziato e soltanto nella odierna rifinitura pomeridiana, si sottoporrà al test decisivo. Al momento c’è solo il 50 per cento di possibilità che vada in campo, percentuale che potrebbe cambiare in positivo in giornata. C’è ottimismo, ma intanto Rafael e Sepe sono in preallarme, per le condizioni dello spagnolo che saranno valutate con attenzione. Al pari di quelle di Giaccherini, che ieri ha interrotto anzitempo la partitina in famiglia per un problema muscolare che oggi sarà verificato attraverso un’ecografia di controllo. In mediana Jorginho è favorito su Diawara e Allan su Zielinski, con capitan Hamsik che raggiungerà quota 350 presenze nella massima serie.
Davanti toccherà al tridente Callejon-Mertens-Insigne, aspettando la migliore condizione di Milik e Pavoletti, anche domani presumibilmente in panchina. Il resto si saprà al fischio d’inizio dell’arbitro Orsato che dirigerà il big match davanti a 50mila spettatori sugli spalti (record stagionale di presenze in campionato al San Paolo) ed un miliardo davanti alla tv.

Alex Sandro Lobo Silva, 26 anni, esterno sinistro brasiliano alla sua seconda stagione con la maglia della Juventus
roberto colombo

Chiamatelo: il coltellino… paulista. Alex Sandro Lobo Silva, per i tifosi della Juventus soltanto Alex Sandro, ventiseienne brasiliano di Catanduva, stato di San Paolo, è, calcisticamente parlando, una versione verdeoro del coltellino svizzero, quello in grado di risolverti più d’un problema trasformandosi da coltello a cacciavite, quindi ad apriscatole, cavatappi e via discorrendo. Il compito in campo dell’ex Santos e Porto, è proprio quello: può essere impiegato sia come esterno basso in difesa, sia come laterale a centrocampo, sia come esterno alto nel tridente offensivo.

Insomma, l’importanza di Alex Sandro nello scacchiere bianconero che si prepara alla sfida del San Paolo contro il Napoli di Sarri rischia di aumentare esponenzialmente. Le ultime indiscrezioni riportano la possibilità che il paulista venga riportato da Allegri a guardia della parte sinistra della difesa: una presenzam quella del brasiliano che non lascerebbe dormire sonni tranquilli nè a José Maria Callejòn, né ad Allan, i partenopei che transiteranno nella sua zona. Tutti sanno che il verdeoro è devastante quando spinge e proprio per questo né Callejòn né Allan potranno dedicarsi esclusivamente alla fase offensiva tralasciando quella difensiva rischiano così di lasciare via libera al bianconero…

Quella col Napoli è gara cruciale. Per lui, certo, per la Juventus ovviamente. Ma soprattutto sarà sfida, aprticolare, speciale, sui generis, se vogliamo pure “del cuore” soprattutto per Gonzalo Gerardo Hiaguaìn, uno che a Napoli ha dato tanto in termini di reti e ha lasciato tantissimo in termini di amarezza e risentimento (nei tifosi azzurri) per la scelta di concedersi in sposo alla Vecchia Signora. Alex Sandro ha fede nel Pipita, lo sostiene al 100% e senza esitazioni: «E’ un campione, un giocatore esperto, uno che sa gestire situazioni del genere. Lo ha già dimostrato. El Pipita si è allenato bene – ha detto l’ex Porto a Sky Sport – e arriverà pronto per questa partita». L’esterno passa poi alla squadra: «Sappiamo l’importanza di questo match, però vale 3 punti come le altre e non sarà decisiva. Giocheremo contro calciatori bravi, con qualità. Sarà una partita molto bella». Infine sul suo ruolo, Alex Sandro non ha problemi: «Sono pronto a cambiare posizione, anche a giocare in attacco. L’importante è scendere in campo concentrati. Ho giocato con Allan nella sezione giovanile del Brasile, ha molta forza e qualità ed è un giocatore molto intelligente». Allan si rassegni, però. Siamo in Italia e non nella Seleçao, un mal di pancia, un dispiacere a un compagni di nazionale si può pure dare…

L’esplosione attesa per tutta la stagione dai tifosi juventini e da Massimiliano Allegri, quella di Marko Pjaca nel pieno delle sue potenzialità, è rimandata. Solo rimandata: ci sarà e non sarà ridimensionata dalla rottura del crociato anteriore del ginocchio destro, riportata martedì dall’attaccante croato durante l’amichevole giocata in Estonia con la sua Nazionale. Magari non sarà facile rendersene conto, visto che il “prima” di Pjaca lo si è solo potuto intravedere, ma lo juventino tornerà ai livelli precedenti all’infortunio e la sua carriera si svilupperà come avrebbe fatto senza il ko.

Sul futuro di quello che Allegri ha definito «un predestinato» avevano allungato ombre non solo l’infortunio in sé, ma anche le parole del responsabile dello staff medico della Croazia, Boris Nemec: «Dopo lesioni di questo tipo c’è un 55 per cento di possibilità che un giocatore torni come prima, ma anche un 45 per cento di probabilità che questo non accada». Parole che ieri hanno allarmato il mondo bianconero, accompagnate a previsioni pessimistiche sui tempi di recupero: «Il metodo utilizzato per l’operazione dal professor Mariani prevede 4-5 mesi, ma la Fifa ne raccomanda 7-8. Io non permetterei a un giocatore di tornare in campo prima di sei mesi».
Chiamato in causa, il professor Pierpaolo Mariani, che ieri ha ricostruito i legamenti di Pjaca nella sua clinica di Villa Stuart, assistito dal dottor Claudio Rigo, responsabile medico bianconero, ha allontanato le nubi dalla carriera del croato: «Mi vengono in mente una marea di giocatori la cui carriera non è stata compromessa da un infortunio di questo tipo. E non sarà compromessa quella di Pjaca. Aldair a sei mesi dall’operazione vinse il Mondiale e di recente, a Milano, un giocatore è venuto ringraziarmi dicendomi che grazie a me ha avuto 15 anni di carriera ad alto livello. Ma non si tratta solo dei miei pazienti, basta vedere il recupero di quelli operati dai colleghi». A proposito di recupero, il professor Mariani precisa che i tempi della Fifa citati da Nemec «Sono basati su dati medi. Comunque oggi fare una previsione è molto difficile. Io sono ottimista per quanto riguarda la prossima stagione, mi auguro che Pjaca sia pronto per iniziarla. Però questo andrà valutato di mese in mese e la tempistica può variare da un atleta a un altro».
Non varia, invece, l’ottimismo sul pieno recupero di Pjaca nelle parole del professor Franco Benazzo, direttore del dipartimento di ortopedia e traumatologia del Policlinico San Matteo di Pavia e tra i chirurghi italiani preferiti dagli atleti di alto livello, calciatori in primis: «Tornerà lo stesso di prima, il professor Mariani in questo senso è una garanzia e in generale in Italia siamo all’avanguardia su questo tipo di interventi. I precedenti confortanti sono molti. Anche i tempi di recupero potrebbero essere più brevi di sei mesi».

Che siano sei mesi, quattro o sette, il cammino di Marko Pjaca verso il ritorno in campo inizia già oggi. Per dieci giorni si tratterrà a Roma, a Villa Stuart, dove svolgerà la prima parte della riabilitazione. Poi si trasferirà a Torino, al J Medical, dove inizierà a intensificare l’attività. Niente ritorno a casa, in Croazia, approfittando della sosta forzata. Il croato vuole lasciarsi alle spalle il prima possibile questa stagione nera, in cui aveva già subito, sempre in Nazionale e sempre alla gamba destra, un’infrazione al perone, e lavorerà da subito nel centro bianconero. Ma non gli mancherà comunque il conforto della famiglia: i suoi genitori sono già in Italia e si fermeranno a Torino, mentre il suo agente, Marko Naletelic farà la spola con la Croazia. Ma adesso è anche lui a Roma: «A Marko sono arrivati moltissimi messaggi d’affetto». Una spinta in più.

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