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Svalutazione yuan: l’Italia corre pochissimi rischi

Perché la svalutazione dello yuan cinese non dovrebbe arrecare seri rischi alla nostra economia

La triplice svalutazione dello yuan realizzata dalla banca centrale cinese nel giro di 72 ore ha lasciato l’interno mondo degli economisti esterrefatto. Soprattutto per i problemi che tale deprezzamento ha comportato sulle economie degli stati che sulla Cina fanno molto affidamento in termini di produzione e di esportazione.

Ma vediamo nello specifico il nostro paese e quali saranno i danni prodotti da uno yuan più debole.

Il cosiddetto “made in china”, presente sulla maggior parte delle etichette dei beni di consumo, comporterà un calo nei prezzi, che può agevolare le tasche dei consumatori. Un altro considerevole vantaggio può derivare dal costo del petrolio e quindi della benzina, dal momento che la Cina consuma molte commodities che vengono scambiate in dollari, questo passaggio ci farà risparmiare qualche centesimo in più per litro ai distributori.

Di contro il prezzo di tutti i prodotti esportati in Cina diventano più cari e dunque risulti più difficile a conti fatti venderli. Per il nostro paese, che esporta soltanto il 2,6% dei suoi prodotti il danno resta contenuto, tanto più che i maggiori esportatori in italiani in Cina rimangono al momento Tod’s e Ferragamo. Questi due marchi però si rivolgono ad una clientela alta che risentendo poco della crisi economica, non avrà considerevoli problemi nell’effettuare i propri acquisti.

Possiamo così dire che, al meno per il momento, non dobbiamo fasciarci la testa più del dovuto, e possiamo serenamente lasciare che la nostra crisi interna assorba la parte maggiore delle nostre più grigie preoccupazioni.

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